Paolo Ferrando: “Orgoglioso di mia figlia Cristiana”

di - 7 Febbraio 2016

Ferrando ITF Brescia

di Paolo Angella

Cristiana Ferrando è stata meritatamente eletta la migliore under 21 femminile d’Italia, vincendo l’Ace Cube 2015, grazie alla straordinaria progressione di risultati dello scorso anno che l’hanno portata dalla posizione 750 del ranking fino al numero 353 dello scorso dicembre e con ampi margini di miglioramento secondo tutti gli addetti ai lavori che l’hanno vista giocare.

Se Cristiana diventerà una delle giocatrici più brave d’Italia e del mondo, buona parte del merito va sicuramente a papà Paolo, maestro di tennis, che l’ha guidata sui campi da tennis, plasmandone il gioco fin da quando era piccola, ma in modo molto diverso da quello che abbiamo sentito e raccontato in tante altre storie di famiglie composte da tennisti e ex tennisti. Cristiana non ha iniziato prestissimo a giocare, per molti anni per lei il tennis era un passatempo o al limite un gioco da fare un’oretta per tre volte alla settimana, giusto per distrarsi un attimo mentre preparava le verifiche di latino e matematica, come fanno milioni di ragazzine in Italia. A un certo punto Cristiana voleva smettere, cambiare sport, praticare forse pallavolo o danza, ma papà Paolo, che di tennis ne capisce parecchio, e ha sempre creduto che Cristiana avrebbe avuto il talento per poter sfondare nel tennis, ha insistito perché non lasciasse la racchetta e ora siamo qua a parlare di qualificazioni del Grande Slam da raggiungere entro l’anno.

Paolo, la storia di Cristiana è piuttosto diversa da tante ragazze che sono già “piccole professioniste” da bambine.

È vero. Cristiana ha preso in mano la racchetta non piccolissima, credo verso i 6-7 anni e comunque giocava un’oretta un paio di volte la settimana, non di più. La domenica, se ero libero, la portavo in giro ma mai sui campi. Per lei il tennis era solo un passatempo, un gioco, nulla di più. Ogni tanto si stufava e voleva smettere, io piano piano la convincevo a continuare.

Vedevi comunque già del talento il Cristiana?

Certamente vedevo che aveva una predisposizione naturale per il tennis, per questo fino ai suoi 16 anni l’ho quasi “obbligata” a continuare a giocare, almeno ogni tanto e a fare dei tornei, anche per farla rendere conto che era molto più forte di tante sue coetanee che magari si allenavano a tempo pieno. È capitato più volte che riuscissi a iscriverla a tornei anche senza che avesse ranking, grazie a wild card che mi avevano concesso gli organizzatori e stupisse tutti per la facilità con cui batteva le avversarie.

Quindi secondo te i ranking giovanili hanno un valore relativo?

Dipende dal singolo caso. Cristiana è comunque un caso limite. È evidente che più giochi e più fai tornei più sali nel ranking. Essere ben posizionati in classifica da giovani porta alcuni indubbi vantaggi, che vanno ben al di là dell’essere testa di serie nei tornei. Ad esempio prendi alcuni contributi federali che noi non abbiamo mai avuto, vieni convocata nei vari raduni nazionali che Cristiana, da ragazzina, non ha mai fatto e hai molta più visibilità. In generale io credo che sia molto più importante e aiuti la crescita fare i tornei “giusti” dove ci sono le più brave per confrontarti con loro e capire il tuo vero livello. Cristiana ha fatto pochi tornei, ma ha partecipato prima al Lemon Bowl, poi all’Avvenire, poi al Bonfiglio, ed è stato vederla confrontarsi alla pari con le migliori proprio in questi tornei che mi ha fatto capire le sue grandi potenzialità e probabilmente lo ha fatto capire anche a lei stessa.

A quel punto è stata la stessa Cristiana a decidere di allenarsi con maggiore continuità?

A 16 anni credo che Cristiana abbia capito definitivamente che sarebbe potuta diventare una tennista professionista e che il tennis era meno noioso di quello che pensava un paio di anni prima. Ha iniziato ad apprezzare l’ambiente dei tornei importanti, ha fatto i nazionali a squadre con altre ragazze con cui si è trovate molto bene. Però eravamo tutti convinti in famiglia, lei per prima, che la scuola avesse ancora la priorità assoluta. Cristiana ha frequentato un liceo scientifico pubblico, non poteva fare molte assenze, si allenava con maggiore continuità rispetto a prima, ma sempre e solo di pomeriggio, con pochissime sedute di atletica, sempre nelle “pause studio” e i tornei erano sempre centellinati con criterio per non farle perdere ore di scuola e di studio. Fino alla maturità siamo andati avanti in questo modo e le sue soddisfazioni sono state soprattutto di tipo scolastico, infatti è sempre stata promossa a giugno senza debiti.

Dopo la maturità, e siamo nel 2014, c’è stata la scelta definitiva si dedicarsi esclusivamente al tennis?

Comunque non è stata una scelta facile. Cristiana aveva tre possibilità, le ha valutate attentamente tutte. Iscriversi all’Università, lasciando perdere il tennis, trasferirsi negli Stati Uniti, in Virginia, a fare l’Università e magari a praticare College Tennis e infine dedicarsi a tempo pieno al tennis in Italia scegliendo come e dove allenarsi. È stata molto tentata dagli States, aveva vinto la borsa di studio per andare in una prestigiosa Università, Virginia Tech, ma alla fine ha preso la decisione di prendersi due anni di tempo giocando a tennis a tempo pieno in Italia per vedere se ha le possibilità di diventare una professionista.

E tu sei stato l’uomo più felice del mondo quando hai sentito la sua decisione.

Ovviamente mi ha fatto piacere e speravo scegliesse in questa direzione, ma le ho sempre lasciato piena autonomia di decisione. Avrei rispettato e appoggiato ogni sua scelta. Non ho voluto interferire in alcun modo. Anzi, al limite, sono stati altri a spingerla verso il tennis in Italia. Ad esempio Tathiana Garbin, che ha sempre avuto una grandissima fiducia nelle sue possibilità, ha insistito parecchio perché andasse ad allenarsi a Tirrenia e credo che Cristiana sia stata favorevolmente impressionata dall’opinione che la Garbin aveva su di lei.

A fine 2014 quindi avete programmato il percorso tecnico per Cristiana e mi pare di capire che ti sei fatto un po’ da parte.

Io ho il mio lavoro di maestro di tennis a Santa Margherita Ligure, Cristiana aveva bisogno di essere seguita in spazi e tempi più consoni al professionismo e allora abbiamo deciso di creare un gruppo di lavoro, che credo stia funzionando molto bene. Cristiana è seguita principalmente negli allenamenti e nei tornei da Daniele Ceraudo, che ha la mia completa e totale fiducia. Come base del lavoro “a casa” Cristiana ha scelto di trasferirsi ad Anzio da Alessandro e Francesco Piccari, nella loro Tennis Acadamy, che ha tutte le strutture per poter preparare al meglio una professionista. Ovviamente Cristiana partecipa ogni volta che viene invitata a tutti i raduni federali che organizza Tathiana Garbin e spesso nelle trasferte, come in quella recente di Grenoble, è seguita anche da Tathiana. Siamo un gruppo di lavoro molto affiatato, ognuno con il proprio compito e speriamo di poter contribuire ad aiutare Cristiana a raggiungere il suo obiettivo, che è quello di entrare nel tennis che conta. La scelta è stata di Cristiana, io forse avrei preferito che andasse stabilmente a Tirrenia, ma lei ha deciso per la Piccari Academy e io ne sono felice lo stesso.

La figura di Tathiana Garbin resta sempre un riferimento importante per voi anche se Cristiana non si è trasferita a Tirrenia?

Tathiana Garbin è un riferimento importantissimo per svariati motivi. Intanto è una donna e credo sia importante per Cristiana sentire anche un punto di vista femminile in mezzo a tanti allenatori maschi. Poi anche dal punto di vista tecnico, Tathiana è preparatissima e credo possa aiutare molto la crescita di Cristiana. Si sentono spesso, sono convintissimo che Cristiana segua molto di più i consigli di Tathiana che i miei (ride)

Non ti dispiace seguire meno tua figlia ora che stanno arrivando i frutti di tanti anni di lavoro con lei?

Assolutamente no. Io le ho trasmesso l’amore per questo sport, l’ho plasmata dal punto di vista tecnico, ora sono convintissimo che il suo gioco possa migliorare con altri allenatori. Non è facile scindere la figura del padre da quello dell’allenatore. Se le dovessi fare un rimprovero non sarebbe semplice per lei capire se è un’osservazione del tecnico o del genitore. Lei stravede per me, ma ha ormai sviluppato una barriera nei miei confronti, così come accade in tutte le famiglie con figli adolescenti. Ti faccio un esempio: se io le suggerisco qualcosa di tecnico, devo dirglielo 5 volte prima che si convinca ad applicarlo, se la stessa osservazione le viene fatta da Daniele Ceraudo, Francesco Piccari o Tathiana Garbin la mette subito in pratica. Poi è evidente che Cristiana sa benissimo che può sempre contare su di me e ogni volta che ha bisogno di un mio consiglio io ci sono sempre.

E il rapporto tra Cristiana e tua sorella Linda, grande campionessa del recente passato, come è?

È un rapporto molto simile a quello che ha con me e ti ho appena spiegato. Non è una questione di pressione o di aspettative che qualcuno potrebbe avere, è semplicemente il fatto che una figlia o una nipote vedono i consigli del padre o della zia in modo diverso da quelli dell’allenatore. Comunque Linda e Cristiana hanno un ottimo rapporto e anche mia sorella, come me, è molto orgogliosa di quello che sta facendo Cristiana.

Parliamo un po’ di Cristiana dal punto di vista tecnico, quali sono secondo te i suoi punti di forza e dove invece ha ancora margini di miglioramento?

Cristiana è una giocatrice completa, ha una buona sensibilità di palla, sa fare tutto bene, ora deve cercare di migliorare in almeno qualche fondamentale. Sono convinto che abbia tantissimi margini di miglioramento, per il semplice motivo che, per molti anni, avendola poche ore alla settimana a disposizione, abbiamo lavorato solo sui fondamentali per cercare di non lasciare indietro nulla, ma non siamo mai riusciti a specializzare qualche colpo, proprio per motivi di tempo. Deve anche migliorare dal punto di vista tattico. Ora lei fa sempre il suo gioco, deve imparare a saperlo variare, almeno in certe circostanze, a seconda dell’avversaria che si trova di fronte. In questa fase storica del tennis femminile tutte le giocatrici sono simili e alla fine vince chi tira più forte. Ecco mi piacerebbe che Cristiana potesse imparare a fare qualche variazione ogni tanto per poter mettere in difficoltà chi basa tutto sulla potenza. La vittoria di Roberta Vinci su Serena Williams credo che possa insegnare molto a tante giovani ragazze.

Gli obiettivi per questo 2016 che vi siete posti quali sono?

Come dicevamo già da quando ha iniziato seriamente a fare tennis, a fine 2014 ci eravamo presi due anni di tempo per capire a fine 2016 se fosse in grado di poter fare bene oppure no e da questo punto di vista direi che siamo a buon punto, anche più avanti di quello che potessimo prevedere. Poi Cristiana ha detto recentemente che il suo obiettivo è arrivare a gennaio 2017 a fare le qualificazioni degli Australian Open. Sono molto contento che lo abbia detto, perché i tornei dello Slam credo facciano la differenza tra una tennista di rango e una delle tante. È giusto che sia quello l’obiettivo. Detto questo non sarà semplice perché ormai il tennis è molto livellato. I tornei da 50.000 dollari, ma anche quelli da 25.000 ormai sono difficilissimi e si trovano tenniste veramente forti che magari si sono impantanate in classifica per vari motivi e non è per nulla semplice batterle. Poi crescere in classifica è anche difficile perché l’attuale sistema di ranking è molto bloccato. Chi riesce a fare punti, magari per un colpo di fortuna, un ritiro dell’avversaria, in pochi tornei ma “pesanti” ti resta davanti per tutto l’anno. E comunque tutte le attuali giocatrici che sono tra il 200 e il 400 nel ranking più o meno si equivalgono e certamente tra di loro non ci sono giocatrici scarse che è facile battere. Anche nei primi turni bisogna sempre fare molta attenzione.

La programmazione è comunque pianificata su tornei di alto livello.

Sì, decisamente. Su questo punto siamo tutti concordi, che per crescere bisogna confrontarsi con quelle brave. Ormai non le serve più giocare e nemmeno vincere tornei da 10.000 dollari. Forse con una programmazione di un certo tipo, alternando tornei facili ad altri più impegnativi, sarebbe più facile salire nel ranking, ma quello che più ci interessa è la crescita nel livello di gioco e questa si ottiene confrontandosi solo con le più brave a costo di rischiare di restare fermi in classifica.

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47 commenti

  1. bogar67

    Ad esempio prendi alcuni contributi federali che noi non abbiamo mai avuto, vieni convocata nei vari raduni nazionali che Cristiana, da ragazzina, non ha mai fatto e hai molta più visibilità. In generale io credo che sia molto più importante e aiuti la crescita fare i tornei “giusti” dove ci sono le più brave per confrontarti con loro e capire il tuo vero livello.

    Quoto in pieno quanto sopra, anzi la rincorsa ai risultati immediati per le convocazioni o altro è molto deleteria perchè si accumula pressione nella ragazza e soprattutto si esprime un gioco più propenso alla vittoria immediata che alla crescita.

    Ti faccio un esempio: se io le suggerisco qualcosa di tecnico, devo dirglielo 5 volte prima che si convinca ad applicarlo, se la stessa osservazione le viene fatta da Daniele Ceraudo, Francesco Piccari o Tathiana Garbin la mette subito in pratica.

    Quoto in pieno quanto sopra perchè se uno ha la figlia che non è un robottino ma ha carattere è normale nel rapporto genitore figlia. Giocare per se stessi è fondamentale!!

  2. Nicoxia

    Bogar è normale perchè tua figlia non ha fiducia in te ma la fiducia là si deve meritare dimostrando con i fatti il proprio valore cerca insieme a lei le soluzioni diventa suo complice non fare il maestro prima Di aver dimostrato di esserlo la figura del papà c e a prescindere ma quella del coach presuppone un esperienza di un certo tipo

  3. stefano grazia

    cero che i figli di nicoxia hanno avuto un bel culo ad aver avuto un papa’ cosi’ …😎😇😎

  4. stefano grazia

    certo…
    scusami nicox, ma detta come l’hai detta tu si meritava una battuta cosi’…😇😂😂😎

  5. stefano grazia

    qqqecche ci vuoi fare, i nostri hanno avuto genitori peccatori agnostici scettici incapaci e che non credono che il mental si pissa insegnare se non a quelli che non ne avevano bisogno ( delenda carthago, mod.)

  6. rikys

    bogar67…..non è poi mica matematico che se vinci vinci subito per forza di cose sviluppi un gioco che non ti fa vincere dopo. E per quanto riguarda la pressione……se un tennista anche in tenera età non sopporta la pressione ( chissà poi di che pressione stiamo parlando ) meglio che cambi sport da subito.

  7. Cataflic

    Rikys
    Ma infatti…questo mito di vincere subito o dopo riguarda solo i giocatori di seconda fascia, mentre i top vincono prima, subito, tanto ed anche dopo.
    Io sono anche convinto contrariamente a quello che afferma Pablo che se vuoi diventare un top player il committement col tennis deve essere totale e da subito e devi pure reggere agli urti ormonali e alle sirene della vita normale…la scuola “seria” è un impegno che apre troppe prospettive ed è come una palla alta vicino rete: meglio sapere subito in maniera inconscia dove tirarla, sennò se stai lì a pensare la direzione, il taglio la lunghezza e la velocità, la tiri fuori o in rete.

  8. rikys

    La ragazza di cui si parla l’ho vista giocare da under da senior e da ultimo non più tardi di una settimana fa in un 25k, gioca bene ha potenzialità di un certo livello ma non credo si possa dire che è 300 wta perchè ha vinto poco da giovane non ha avuto pressioni da piccola e non ha preso contributi, probabilmente ha avuto tempi di maturazione psicofisiche diversi da alcune sue coetanee e magari adesso sorpasserà chi fino a un paio di anni fa le era davanti. Non per questo la Bencic la Kasatkina o la Konju che da giovani hanno vinto l’impossibile d’ora in poi non vinceranno più una partita, anzi mi pare esattamente il contrario.

  9. Diego

    Io penso che senza il confronto e l’esperienza ad alto livello Under difficilmente arrivi pro ( prime cento).
    Le eccezzioni ci possono essere e spero per la Ferrando, che ha fatto un percorso diverso, di essere una di queste.
    Ricordo, annche se molti lo sanno, che entrare nelle prime 400 Wta per una ragazza portata e’ relativamente facile.Il difficile viene dalle 200 in su (o in giu’).

  10. Pablo Emilio

    Diego..

    Detto da chi ci è passato più volte attraverso questi percorsi..

    Il livello più alto del circuito under è molto indicativo perchè lo giocano praticamente tutti, ma questo accade in quanto le federazioni ti chiedono e ti portano a giocarli, perchè nei gradi 1 e in Italia danno l’ospitalità e perchè se sei molto forte fin da subito considerato che gli Itf Pro hanno un numero limitato di tornei che puoi giocare, a un certo punto o giochi under o non giochi, ma non è che se fai un altra programmazione e sei forte non arrivi… Spagna docet…(o almeno dovrebbe)

    Lo dico poichè da ciò che scrivi passa quasi il concetto che se non giochi e fai esperienza nel circuito under/jr non puoi arrivare… Cosa che è assolutamente priva di ogni fondamento e mi permetto di dire anche di logica…

    Le cose in realtà mutano continuamente (così rispondo anche a Cataflic) e con i nuovi metodi di allenamento il ricambio generazionale sarà sempre più arduo e più in là con l’età (ovviamente i fuoriclasse non fanno statistica in quanto facenti parte di una specie eletta, ci sono sempre stati, sempre ci saranno e sempre sfonderanno prima degli altri, ma di sicuro non vedremo più le Capriati giocarsi la semifinale degli US Open a 13 anni), per cui pagheranno sempre di più fattori come la consapevolezza, la maturità, il sapere cosa fare e il sapersi gestire perciò la scuola come qualsiasi altro tipo di percorso di crescita in generale saranno i must del futuro e saranno le cose che faranno la differenza anche su un campo da tennis…

    Di fatto anche lo sport dovrà maggiormente rispondere alle regole del lavoro ( essendolo diventato) e sarà sempre più importante vedere come carriera sportiva anche il dopo e quindi il fuori campo, sia che questo voglia dire diventare un coach, un telecronista o altro…..

  11. Diego

    Pablo
    Non ho detto che se non fai attivita’ under di livello (che vuole dire essere gia’ molto competitivi)
    non puoi arrivare nei primi 100.
    E’ molto piu’ difficile, soprattutto perche’ ti manca quel bagaglio di esperienze fatte in quegli anni che servono tantissimo.
    Se non sbaglio tutte le nostre tenniste (prime cento) hanno fatto attivita’ under di livello.

  12. Pablo Emilio

    Diego..

    Non sbagli ma non è per quello che ci sono arrivate.. Ci sarebbero arrivate anche giocando open sotto casa o sole contro il muro..

    Ma se sei tra i migliori della tua annata tra convocazioni, nazionali, contributi e fame di vittoria (dei giocatori e non solo) di fatto giochi under..

    Il punto è che hanno giocato under in quanto forti e non sono diventati forti per aver giocato under..

    Non so se mi sono spiegato…..

    Dal momento che ci si ritrova davanti un giocatore forte è interesse di tutti che giochi under…con buona pace di chi allenerà in seguito…

    Dai maestri e pseudo coach che raggiungono successi (da poter sbandierare ai quattro venti, non fa nulla se poi a noi arrivano giocatori che pensano di essere fenomeni..essendolo solo da baraccone…) altrimenti nemmeno perseguibili (giocando subito tra i pro), alle federazioni obbligate a raggiungere un certo tipo di risultati per ricevere i contributi dal Coni, finendo con gli sponsor tecnici che addirittura alla firma del contratto ti palesano la loro lista di premi in denaro a seconda delle varie vittorie e classifiche se raggiunte nei tornei juniores… e questo per ovvi e evidenti motivi…

    Una per tutte parlando delle nostre… Giorgi….

  13. rikys

    Però……ne sa di robe sto diavolo di un Pablo Emilio…..Sei veramente ben informato e conosci particolari che mi fanno sempre più pensare a un personaggio molto introdotto ma posso sicuramente sbagliarmi. Secondo me c’è una giusta via di mezzo fra quello che dice Diego e quello che afferma Pablo. Il circuito itf junior se prendiamo i gradi 1 e A è di altissimo livello e se fai strada in quei tornei è senz’altro di buon auspicio per la carriera futura anche se non è da considerarsi esatto al 100%. Si potrebbero fare tanti nomi di chi è stato nei primi 20 itf jr e non sono arrivati e altrettanti che invece sono arrivati. Io credo che l’aspetto più importante e formativo di questi tornei è il fatto di misurarsi con i Migliori Coetanei e questo spesso è il difficile. Se ad esempio un jr gioca 10k o 25k spesso per non dire quasi sempre, si scontra con giocatori anagraficamente più grandi e che altrettanto spesso li precedono in classifica e a quel punto testa libera e niente da perdere ti permettono di giocare al meglio. La stessa cosa non succede viceversa nel circuito jr e quello spesso è un bel banco di prova, oltre al fatto e mi ripeto che i G1 e i GA sono spesso di alto/altissimo livello.

  14. Pablo Emilio

    Rickys, non esiste la via di mezzo nel senso che io non ho mai scritto che giocare Jr non serva o che non ti faccia diventare forte… Questo l’ha scritto Diego degli altri tornei..

    Io ho scritto l’esatto contrario e cioè che se anche non li giochi ma sei forte non cambia nulla..

    Se invece non sei forte allora si che hai un grosso problema, a prescindere dai tornei che vai a giocare…

  15. Pablo Emilio

    Ma volendo cercare il pelo nell’uovo, mentre nei 10 o 25k trovi di tutto (dai giovani forti ai meno forti ma più grandi e quindi più esperti, fino a giocatori forti davvero che per infortuni o problemi vari si trova a dover ripartire dal basso), nei tornei jr l’esperienza ad esempio non puoi per forza di cose trovarla…

    E se consideri che il tennis professionistico non è uno sport che si gioca diviso per fasce di età, non è difficile capire cosa si meglio giocare (ovviamente un giusto mix con prevalenza per ciò che che servirà un domani è la cosa migliore)..

    Ma i coach di alto profilo queste cose lo sanno, è sufficiente seguire i programmi dei giovani che seguono.. Ad esempio a inizio anni Riccardo Piatti (per citarne uno bravo nominato da voi) al “suo” Gianmarco Moroni andato in Australia per lo Slam jr ha fatto prima giocare due challenger…

  16. bogar67

    rikys post 7
    forse potrei apparire il lupo che non arriva all’uva visto che mia figlia non ha il livello delle migliori coetanee, però in questi due anni a volte dopo una sconfitta di Irene mi sono chiesto, mia figlia rispetto all’avversaria serve meglio prima e seconda, mia figlia sa fare back, sa fare il chop, gioca bene entrambi i fondamentali, meglio il rovescio che il dritto, ha ottimo gioco al volo, sa smorzare però ha perso ha perso uguale con una che non aveva nulla di quanto sopra 🙁
    Mi chiedo dove sto sbagliando, cerco di darmi delle risposte, una è che molte di quelle che vincono in giovane età è perchè fanno un percorso personalizzato dal padre maestro o da una persona di fiducia istruttore o maestro. In questo loro percorso si entra in campo per vincere con un motto ben preciso, eliminare i gratuiti, mentre la mia di gratuiti nel tentativi di fare quanto elencato sopra sbagliava tantissimo due anni fa, sbagliava tanto due anni fa, continua a sbagliare ma meno da qualche mese a questa parte. Un paio di settimane fa, seguivo il livescore di Tarbes, ho visto due ragazze ben quotate fare una percentuale di prime in campo del 98%, secondo te è normale?

  17. Pablo Emilio

    Bogar67

    A mio modesto parere sono altre le domande che dovresti farti.. la prima è cosa accadrà quando anche le altre sapranno fare più cose e secondo come mai ci sono bambine di quell’età che riescono a sbagliare così poco al servizio nonostante servano bene..

    si perché al livello di un torneo come quello di Tarbes se tiri di la e basta ti torna un missile terra aria…

  18. rikys

    Bogar67….non conosco la tua bimba e non l’ho mai vista giocare quindi non mi sento in grado di esprimere un giudizio ma ti posso soltanto dire per esperienza che non sempre vale il la proporzione vincere da piccolissimi uguale non vincere da grandi. Piuttosto se mi permetti ti do un consiglio che è quello di andare avanti per la tua strada senza preoccuparsi troppo se al momento non ha il livello delle migliori coetanee, ogni persona ogni bambina ha tempi di maturazione diversi l’uno dall’altro. Tu dici che il problema sono i gratuiti, bene cerca di risolvere con l’allenamento questo aspetto e magari tra qualche mese quelle che prima erano davanti saranno dietro. Per quanto riguarda il 98% di prime…..bisognerebbe vedere e poi dare un giudizio, magari questa è veramente fortissima al servizio oppure per scelta si parte con l’idea di giocare due seconde, ma non credo centri molto, perchè conoscendo un po il livello delle giocatrici di quel torneo do ragione a Pablo.

  19. monkey71

    Bogar,
    in quanto sport di situazione il tennis è fondamentalmente uno sport di continue scelte…
    Scegliere vuol dire in ogni colpo cercare la soluzione col miglior rapporto Rischio/Efficacia in base anche alla situazione di punteggio di quel momento visto che i punti non hanno tutti la stessa importanza.
    La tecnica ti permette di avere una maggiore scelta e di poter attuare tali soluzioni,ma da sola non serve a niente se slegata da un contesto tattico del punto…per cui magari tua figlia sa fare ogni singolo colpo meglio dell’altra,ma se questi colpi vengono poi giocati con scelte sbagliate in situazioni sbagliate è naturale che magari perde contro una che fa tutto peggio tecnicamente ma fa quasi sempre le scelte giuste…col dovuto rapporto è quello che molto spesso vedi capitare anche nei circoli a livello basso,arriva il fichetto di turno che gioca anche tecnicamente benino ma ogni colpo che fa è un colpo sensa senso e sensa un fine,gioca col vecchio marpione che fa solo due tre cose ma le fa nel modo e al momento giusto e fa due games,poi ovviamente esce dal campo convinto che perde perchè l’altro non gioca il vero tennis,il vero tennis è solo quello che fa lui con i colpi splendidi tirati a tutto braccio…

  20. Nicoxia

    Bogar ti manca la consapevolezza del percorso che stai facendo quando invertirai le percentuali di tempo dedicate ad aspetti di crescita diventerà più solida e vincerà di più lavorare sulla mente e sulla consapevolezza gli permetterà di continuare senza pressioni altrimenti sarà uno dei tanti abbandoni attribuiti al carattere pensando di essere sfortunati

  21. Nicoxia

    Se si imposta un percorso basandosi su un volume di lavoro basato su continuità e intensità su una base tecnica personalizzata approssimativa e si fanno molti tornei sacrificando gli allenamenti la capacità ideomotoria aumenta i risultati sono una conseguenza ma se poi non si hanno altre capacità che sopperiranno alle carenze tecniche ci si ferma perché è vero che la tecnica serve per il dieci per cento ma senza quel dieci e più difficile le coppe si vincono in allenamento nei tornei si vanno solo a ritirare dipende a quali tornei sei interessato

  22. Nicoxia

    Poi c e chi fa tecnica giusta continuità e intensità giusta da quando è piccola perchè ha dedicato tutta la vita da quando è piccola e viene fuori la bencic

  23. bogar67

    Pablo
    Non potrà mai accadere se pensi solo a fare le cose semplici in campo non imparerai mai a fare le cose difficili. Infatti prima devi pensare alla tecnica e poi alla strategia, (rispondo a Monkey71) infatti il coach serve dopo i 14 anni non prima.
    Gaudenzi prima dei 14 anni mi dicono giocasse solo di serve and volley.
    Esempio, due anni fa abbiamo iniziato a insegnare il back, nelle prime volte in partita, la pallina o non si riusciva neanche a colpire con scene fantozziane oppure si infrangeva in rete, poi la pallina ha cominciato a passare la rete ma fermandosi alta a metà campo il punto veniva chiuso da avversaria, adesso il colpo arriva teso a pochi cm dal fondo mettendoti in una situazione di vantaggio.
    Stessa cosa per il servizio, la mentalità è stata sempre quella di spingere prima e seconda, siamo partiti da 20 doppi falli a gara, adesso siamo a sei/sette.
    Stessa cosa nel colpire la palla, anzichè pensare a fare il top spin di rimessa cosa cmq che si deve anche imparare si è pensato di insegnare a spingere la palla dall’alto verso il basso, due anni fa con 1,42 cm di altezza la palla finiva spesso sotto il nastro, adesso con 15 cm in più ne passano molte di più.

    Ti faccio delle statistiche, negli ultimi due anni, giocando spesso con le stesse bimbe anche a livello nazionale, cioè andando fuori regione, il rapporto sconfitte vittorie è passato da 1 a 2 a 1 a 5. Rapporto che secondo le teorie di Stefano Grazia è quello giusto Sconfitte che qualche mese prima erano nette adesso si vince o si perde al terzo. Ogni bimba come dice Rickys ha i suoi tempi fisici e mentali, per la tecnica ci devi lavorare senza pensare a vincere se no non la impari mai!!

  24. cataflic

    bogar67
    però non hai mai nascosto, anzi hai ripetuto spesso, che tua figlia farà quel che riuscirà a fare, tra serietà e divertimento, ma probabilmente il tennis resterà un bella esperienza di gioventù.
    Chiaro che più si alza il livello, più rimangono in pista quelle che san far tutto, bene, spesso, per non dire sempre…e ogni sei mesi si aggiunge velocità al palleggio.
    Le lobbatrici….out, le sparapalle sui teloni…fuori, le estete prive di mordente…fuori, quelle che non smaltiscono il fuso orario…fuori, quelle che si rompono ogni 2 mesi….fuori, quelle che hanno il raggio laser nel dritto e il rovescio putrefatto…fuori, quelle che si muovono come dei brontosauri…fuori, quelle che son tanto bravine ma sono 1,55…fuori, etcetcetc

  25. bogar67

    Esatto cataflic però non ho la sfera di cristallo io opportunità viene data senza far mancare la festa di compleanno o di carnevale. Il tennis dell’obbligo non esiste, esiste la scuola dell’obbligo. Quella si.

  26. Pablo Emilio

    Bogar credimi, ti stai sbagliando e di grosso..

    Le cose da fare sono più o meno sempre le stesse…. a velocità diverse… il resto sono cose in più che aggiungi a qualsiasi età…

    Nadal ha migliorato il servizio e il back a 25 anni, Sharapova ancora oggi volè e back (un po’ meglio nel 2015 a 27 anni) perfetti sconosciuti..

    Conta solo correre buttare di la la palla e lottare… man mano sempre più forte e vicino alle righe.. il resto è fuffa…. che è necessario allenare a livello propedeutico (per sentire la palla in buona sostanza) e per aprire la mente, ma sul campo o tu sei un giocatore molto vario e particolare tipo Vinci o Federer (ma quanti ce ne sono?) ma per il resto….

    E più alleni le cose che realmente contano e prima arrivi.. Il resto lo fai nei primissimi anni per creare una memoria motoria e per fare in modo che sapendolo fare anche solo un pochino ogni tanto lo provino (così un domani quando vorrai inserirlo ci metti meno tempo)..

    Le cose che servono credimi sono altre, poi ripeto serve tutto ma i tempi e le percentuali sono fondamentali…

  27. bogar67

    Pablo Emilio
    Non sono d”accordo, a 11 anni non ci si specializza su due tre cose perché nessuno ha la sfera di cristallo per sapere come sarai tra quattro anni fisicamente. La specializzazione precoce porta solo vittorie precoci. Ha ragione cataflic.

  28. bogar67

    Pablo Emilio
    Scrivi le stesse cose che scriveva mad Max anni fa. Per adesso non ho ancora visto punti wta, del resto se si pensa di andare al forte village a fare i 10000 a 14 anni giocando solo due tre colpi contro gente che ti sovrasta fisicamente se non sai fare tante altre cose che fare solo a chi tira più forte hai perso in partenza.

  29. rikys

    E comunque bogar67 senza voler entrare in polemica, ricorda che il tennis è 70 testa e 30 il resto e più andrai avanti con la bimba e più te ne renderai conto. Anch’io ragionavo un po come te ma ho cambiato idea.

  30. Pablo Emilio

    Onestamente Madmax non scriveva affatto questo me lo ricordo molto bene cosa scriveva… E forse è proprio per questo che è rimasto indietro.. 🙂

    Ma poi da come avevo visto la figlia ho scritto quale fosse il suo tallone d’achille e con il tennis poco aveva a che fare…

    D’altronde ci sono passato la prima volta un po’ di anni fa e so bene per esperienza personale cosa serva per arrivare.. almeno fino ai 20… oltre forse non lo so considerato che non sono stato in grado di portare oltre la mia giocatrice….

    Ma l’errore Bogar è proprio questo.. Voler competere quando non lo si può fare.. e così si inventa, e si fa confusione… D’altronde chi ci si ritrova per la prima volta deve andare per forza di cose a tentativi..

    Tu devi fare il tuo gioco migliorandolo sempre di più ed eventualmente integrando ma senza una base solida, senza degli schemi fissi persino su come fare il punto (soprattutto per questo ogni giocatore è completamente differente dall’altro) nessuno va nessuna parte… Non è che per caso tu pensi che si vada a istinto… Qui si parla di diventare professionisti non della Coppa Italia…

    Poi chi lo sa c’è sempre da imparare e lo si può fare da chiunque, magari quindi mi toccherà imparare anche da te, con tutta franchezza, però ci credo poco…

  31. cataflic

    Non stavo facendo un’ode al bel gioco vario, ma al fatto che più sali, più c’è chi vince e chi trova giustificazioni.
    Io penso solo che oggi, se si riuscisse ad “oscurare” la silhouette dei giocatori, sarebbe molto difficile riconoscerli durante un match da tanto che sono omologati in schemi e tecnica.(è un’iperbole)
    Chiaro che i più forti sono quelli che giocano più forte , più vicino alle righe e senza sbagliare….è l’abc.

  32. Pablo Emilio

    Ma infatti già fin da piccoli invece di lavorare sodo e migliorare lo sport preferito è trovare scuse…. Ancora oggi mi tocca sentire genitori che si informano sull’altezza e il peso dell’avversaria che ha appena battuto il loro, di ora giorno mese e anno di nascita (eh si perchè se ha sei mesi di più come facevo a batterlo..)

    Il tennis jr è questo purtroppo, poi quando i figli hanno 17/18 anno succede come qui sul blog dove i genitori spariscono e tocca leggere daccapo le stesse castronerie scrive dai nuovi genitori dei campioni del futuro…

  33. Diego

    Le possibilita’ di arrivare sono pochissime e quindi e’ inevitabile che la maggior parte spariscono.
    Prima si capisce che non ci sono possibilita’ di arrivare meglio e’, eviti di sprecare denaro e puoi pensare di fare una buona universita’.
    C’e’ chi lo capisce a 25 anni, peggio per loro. A chi piace continuare puo’ giocare negli open e studiare.

  34. giovanni

    Pablo Emilio,
    hai per caso, fra le altre, seguito anche una giocatrice slovacca top 20 ? Grazie.

  35. stefano grazia

    archie: no comprendo, io non sono mai andato via: ogni tanto scrivo, nessuno mi caga e quindi smetto ma in effetti non mi interesso piu’ ai giocatori/rici perche’ mio figlio non gioca vpiu’ e adesso e’ al college in US e quindi la mia curiosita’ e’ attratta dal ‘circo’ che gira attorno, al ‘come eravamo’, al ‘cosa siamo diventati’ … il dubbio semmai (vedi articolo su camila giorgi) e’ semmai chi si celi sotto Pablo e fosse davvero Mad Max come ne e’ sicuro il mio amico di penna elettronica, la faccenda, da un punto di vista psicopatologico, sarebbe davvero grave perche’ siamo allo sdoppiamento di personalita’ e dopo di quello ci potrebbe essere il passo successivo a serial killer :):):) … Siccome sto per venire in Italia stavo anche pensando ad una Reunion ma dopo aver letto l’ennesimo post di Nicoxia sulla consapevolezza del percorso mi e’ passata la voglia e le motivazioni … Pero’ quando il mio amico ha attirato la mia attenzione dicendo che eri ricomparso anche tu, se avessi avuto il tempo di postare immediatamente dopo il tuo avrei buttato li’ un beffardo ‘manca solo pp renella’ …meglio cosi’ che poi magari ti saresti offeso :):):) Scherzi a parte, un abbraccio, tutto bene dalle tue parti?

  36. Andi

    E però qui si sottovaluta che il fatto del giorno a proposito di junior è che nell’importantissimo (utilissimo) G5 (ahimè !) in Iran (Kish Island, posto bellissimo) il nostro grande G.Quinzi è stato battuto nei quarti! Ma , caro bogar , anche lui ha 14 anni, si farà , magari un giorno vincerà uno Slam (Junior) e tutti quanti saranno pronti a guardare al miraggio…. 😊 Questi sono i tornei giusti per arrivare in alto……

  37. Tutto procede secondo i piani, con le difficoltà già preventivate. Si tratti di tennis, atletica o (infine?) pallavolo il genitore evoluto (di cui noi siamo rari esemplari) è costretto a muoversi più di quanto vorrebbe… e con gli sport di squadra “lo scenario si deteriora”, come forse direbbe PP Renella, perché le società serie ed organizzate sono una rarità…
    Comunque, nelle nostre trasferte a Trento abbiamo lambito Bassano un paio di volte e mi sono chiesto se esistessero ancora i campetti del vaffantennis… l’Andrew polemico e lamentoso del blog non era certamente la persona vivace ed idealista che avevo potuto conoscere di persona, la cui buona volontà andava solo decodificata. Quello del primo tennis TG&F. Poi di tanto in tanto ci scambiamo qualche commento, o gli auguri, con Giorgio Errani, in attesa che io riesca ad inquadrare completamente la figlia, ma penso che dovrò attendere il suo ritiro. Ed infine il mio fiero avversario di tante partite dialettiche, non sempre elegantissime, ed aspetto ancora che tu mi sorprenda dall’alto, con l’elicottero delle tue piattaforme petrolifere, per un doveroso quanto ormai tardivo invito a cena (ed i soldi che attendo per tutte le mie preziose consulenze sportive sottobanco)….

  38. stefano grazia

    Preziose consulenze sportive le avrei date a qualcun altro non certo a me a meno di non considerare l’Invito alla Polivalenza come tale, su questo ti ho sempre dato ragione … Pero’ avessi mai richiesto i tuoi servizi ti avrei pagato a percentuale sui futuri guadagni ma siccome ne’ il mio ne’ il tuo figliolo ne’ nessun altro figlio/a della prima ondata di TGF ha mai raggiunto risultati eclatanti ( anche se la figlia di Atti e’ numero 8 in Italia U18, la figlia di MadMax numero 10 e la figlia di Nicox non lo so ma non sara’ molto lontano) non credo ti saresti mai potuto arricchire … E poi col petrolio a 29$ al barile son finiti i tempi delle vacche grasse e stanno tagliando posizioni di expats come alberi in amazzonia … No, non tagliano la mia ma sto considerando ugualmente di ritirarmi e andare a fare il trailing degli Appalachiani con mia moglie … O il Grand Canyon per la terza volta.
    Qui pero’, e mi rivolgo ad Andi, bisogna smetterla di pensare ai vari giocatori come a pedine del Grande Gioco della Vita di un Tifoso che aspetta il Messia Italiano da Tifare: se uno vuole andare a fare un torneo in Iran, saranno poi cazzacci suoi???? Non credo ci sia stato mandato dalla Federazione, magari, che ne sappiamo noi, il padre e’ andato la’ per lavoro e si e’ portato dietro il figlio perche’ c’era l’occasione di un torneo, che ne sappiamo noi? Magari non e’ andata nemmeno cosi’ ma sicuramente ognuno,e solo lui, e’ responsabile del proprio destino ma in gran parte quel destino e’ gia’ stato scritto, c’e’ poco da fare, e los cojones sono come il coraggio di Don Abbondio, e cioe’ Delenda Carthago ( il Mental si puo’ insegnare solo a chi non ne ha bisogno)

  39. nicoxia

    Stefano,il mental è un metodo per usare la testa meglio,cosi come gli esercizi sulla rapidita e esplosività per esaltare le proprie fibre al massimo,così come per tutto il resto,se il lavoro viene effettuato male non potrai mai arrivare al tuo massimo potenziale,una mente aperta cercherà nuovi esercizi o una nuova metodologia,altri diranno o si ha o non si ha.

  40. Pablo Emilio

    Gianni, straniera si, dell’Est si, slovacca no… Devi guardare parecchio più a nord… 🙂

  41. stefano grazia

    mah, semmai allora Pablo Giacopelli che pero’ effettivamente sembra la reincarnazione di Mad Max (separati alla nascita? uno e’ maturato, l’altro no?0
    Ma fosse davvero cosi’, sono piu’ felice: mi sarebbe dispiaciuto scoprire che Mad Max non aveva le palle per confessare che non la pensava piu’ come prima … Ammesso e non concesso che abbia cambiato modo di pensare. Vabbe’, vado a letto piu’ sereno …

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