Campi Veloci: (pian piano) si cresce..

di - 6 Ottobre 2012

di Alessandro Nizegorodcew

Il Progetto Campi Veloci della Federtennis sta iniziando a vedere i primi risultati di rilievo. Dal 2010 l’incremento dei campi rapidi in Italia è stato del 25%. Nonostante una partenza a rilento, la volontà di far sì che nel nostro paese ci fosse una maggiore versatilità nelle superfici per l’allenamento e la crescita dei giovani sta decisamente prendendo piede.

Un esempio significativo di come anche i circoli storici del centro italia stiano facendo l’occhiolino al cemento è il Circolo Canottieri Aniene, che ha installato recentemente un campo in Greenset (nella foto di apertura, con in campo il coach Vincenzo Santopadre e il top-100 Flavio Cipolla). Queste le parole di Vincenzo Santopadre: “La disponibilità di campi di superfici diverse è ormai un requisito indispensabile per la crescita tecnica, non solo per gli atleti di vertice, come Flavio Cipolla e Nastassija Burnett, ma anche per i 160 giovani allievi della nostra scuola. E poi devo dire che anche le resistenze e i pregiudizi dei soci, che pure erano molto forti all’inizio, sono venute meno. Sempre più soci, anche cinquantenni, iniziano a giocarci su e ne sono entusiasti! Del resto non stiamo parlando di un campo scomodo, come erano le vecchie superfici rapide di una volta: i campi sintetici di oggi sono perfetti e confortevoli”.

La FIT dimostra di credere nel progetto con la costruzione di ulteriori campi sia a Tirrenia che a Castel di Sangro e nella programmazione dei tornei degli under all’estero, che sono certamente in crescita rispetto alla tanto amata terra rossa del passato. Per quanto riguarda invece le competizioni giovanili nazionali si è disputata sul veloce la Coppa D’Inverno, il Master finale del Circuito Nazionale Giovanile e le competizioni a squadre under 11. Ma rispetto allo scorso anno nessun campionato italiano individuale under si è disputato, purtroppo, sul veloce. E, in questo caso, ci sentiamo di dire che la scelta avrebbe potuto essere diversa.

Ma veniamo prettamente ai numeri. Il bilancio parla di 250 campi costruiti in due anni. Occorrerà ora capire se questo tipo di sforzo (compresa la campagna mediatica che pian piano sta dando i suoi frutti) si tramuterà in un maggior numero di tornei junior, futures e challenger da disputarsi sul cemento.

Abbiamo chiesto di spiegarci la situazione attuale nel dettaglio a Massimo Puci di Greenset. “La verità è come sempre nel mezzo” – spiega Puci – “e credo di poter parlare anche per Play.it e Mantoflex, con i quali abbiamo un ottimo rapporto. L’attenzione verso le superfici rapide è cresciuta tantissimo e credo che le campagne mediatiche promosse dalla FIT e da Roberto Commentucci, grazie anche alla figura di Nicola Pietrangeli, abbia dato i suoi frutti. Tantissimi circoli vorrebbero un campo veloci e le richieste di preventivo sono certamente aumentate. E’ pur vero che, in un tale momento di crisi, i campi che poi andiamo realmente a costruire non sono così tanti, seppur in crescita innegabile. Il motivo? La maggior parte dei circoli chiede di convertire un campo da terra (o sintetico) in Greenset e la spesa è praticamente il doppio. Un campo ex novo può costare intorno ai 15.000/20.000 euro mentre una riconversione può arrivare a 40.000. Non manca quindi la volontà dei circoli, che grazie a questo Progetto Campi Veloci hanno cambiato mentalità, ma concretamente mancano i soldi.”

Il trend però è positivo” – aggiunge Massimo Puci – “e la crescita lenta ma costante. Purtroppo i grandi circoli in Italia non sono tanti e la maggior parte non può permettersi, in periodi come questo, di spendere tanti soldi. Insomma non si può parlare di “boom” campi veloci ma certamente si può parlare di una mentalità diversa. Ed è da quella che si deve partire…

Il Progetto Campi Veloci ha cambiato la mentalità degli addetti ai lavori italiani, dei gestori e presidenti di circolo, sta prendendo piede in maniera lenta e costante, come ha detto anche Massimo Puci di Greenset. Il percorso è tortuoso, ma la sensazione è che la strada sia giusta e necessaria.

Cambiare la mentalità esclusivamente “terraiola”, radicata direi quasi a livello genetico in molti addetti ai lavori nostrani, non è stato e non sarà facile. A prescindere dai meriti e i demeriti di questa federazione, questo progetto merita un supporto costante. Non si può dimenticare la frase di Filippo Volandri durante una conferenza stampa al Foro Italico. “Cosa mi è mancato per fare ancora di più nella mia carriera? Ho visto il primo campo in cemento a 16 anni, se lo avessi visto 4-5 anni prima…” 

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14 commenti

  1. andrew's

    comunque, non sei obbligato a firmare le veline che scrive “colui-che-non-posso-nominare-sennò-mi-accusa-di-stalking”…

    il diniego può andare da un brusco “firmati tu i tuoi cazzo di pamphlet propagandistici” a un più delicato “coraggio, solo andrew oserà insultare per questa marea di cazzate, prenditi le tue responsabilità…”

    bell’articolo…

  2. “La disponibilità di campi di superfici diverse è ormai un requisito indispensabile per la crescita tecnica”
    E io che pensavo che i requisiti fondamentali per la crescita tecnica dei nostri giocatori passasse dalla formazione di tecnici e pf di valore, dall’incremento dei bambini che si affacciano al tennis, dalla diminuzione dei costi…e invece bastava costruire un campo in sintetico all’Aniene!
    Sono proprio un coglione…

  3. Madmax

    Ale, ho sempre detto che quello che conta è cosa si insegna e non dove…

    Certo che se poi per vincere da under con la scusa che si gioca sulla terra si insegnano kick e lobboni allora..

    Poi ovvio che i campi in veloce servono e sono importanti ma non sono certo la priorità.

    Anche perchè fino a che tennis amatoriale e agonistico convivono sarà sempre un bel problema per i circoli.. Da noi nel bergamasco i circoli con campi in veloce sono completamente deserti in quanto ad amatori al contrario di chi ha campi in terra..

  4. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    @Davide
    In genere sono d’accordo con te, ma perdonami queste polemica non la capisco. Vincenzo ha semplicemente detto che è requisito indispensabile non unico. Quelli che citi tu sono altri requisiti indispensabili. Tutto qui… Io anche credo che saper giocare su tutte le superfici, nel tennis maschile, sia assolutamente fondamentale. In quello femminile probabilmente meno. Tanti nostri giocatori hanno iniziato a capire come si giocava sul veloce troppo tardi, per mancanza di campi su cui allenarsi/crescere. Esempio lampante potrebbe essere Renzo Furlan, che poi in carriera ha fatto benissimo ma nei primi anni non ci capiva nulla. Oggi si potrebbe fare un paragone con Paolo Lorenzi e ancor di più con Flavio Cipolla, che indoor fino a tre anni fa non avrebbe vinto nemmeno con me. Se fossero cresciuti su campi in veloce oltre che su terra avrebbero scalato il ranking (che si fa anche e soprattutto sul veloce) più velocemente…

    @Max
    Ovvio che la priorità è imparare a giocare a tennis prima. Però è anche vero che se abituarsi a giocare con rimbalzi diversi da subito può aiutare molto. Io ricordo che le prime volete che dalla terra ho giocato su erba sintetico non ci capivo nulla. Pian piano ho imparato e anzi mi divertivo di più sul veloce da mancino…. Diciamo che l’aumento di campi in veloce è comunque una buona notizia. Aggiungo anche che, come detto prima, lo è soprattutto per il tennis maschile. Le femmine, ad alto livello, giocano in maniera identica su tutte le superfici salvo rarissimi casi…

  5. Per Davide

    Davide,

    volevo farti i miei più sinceri complimenti per l’articolo che hai scritto in risposta a quello di Arcelli. Chiaro, preciso, senza fronzoli inutili e senza parolone incomprensibili, molto divulgativo.
    Qualcuno dovrebbe prendere esempio da te.
    Veramente complimenti.

  6. Prendere esempio da me?
    Sarebbe meglio prendesse esempio da qualcuno che è riuscito, non da uno che ha fallito…
    Almeno che questo qualcuno non ti stia sulle palle 🙂
    Quello e altri articoli mi hanno tenuto lontano dai pochi(ssimi) circoli che qua fanno un minimo di agonismo: purtroppo non ho considerato che questi dinosauri vogliono sentirsi dire esattamente il contrario!
    Dire quello che la gente vuole sentirsi dire: questa è la chiave del successo.
    Quelli bravi e preparati sono pregati di andare dove la meritocrazia conta qualcosa, cioè lontano dall’Italia.
    Oppure sono pregati di farsi una figlia e di allenarsela 🙂
    Il mio prossimo articolo sarà sulla bontà delle ripetute lattacide, sulla specificità dei 1000 metri in pista, sulla sicurezza dei salti con rimbalzo dai tavolini del bar a 12 anni, sull’indubbia utilità di un’ora a settimana di pf: ma forse è tardi…

  7. andrew's

    attenti che sta cambiando la mentalità del circolo…ormai è sotto gli occhi di tutti…

  8. Ale,
    ho preso pretesto per animare il dibattito. Anch’io sono d’accordo che un circolo che fa agonismo serio (?) dovrebbe avere campi di almeno tre superfici diverse.
    Non ho dubbi di quello che intendi tu….ma non mi venire a dire che questo la fanno anche ai pianialti, perchè non ci credo!
    Ci danno in pasto questa falsa priorità (che dovrebbe stare al 5° posto) come l’obiettivo principale, noi ci scanniamo come cretini sui blog postando centinaia di commenti e nessuno parla deille vere priorità.
    Obiettivo raggiunto: distrarre il popolo (tennistico)

  9. giovanni

    Premesso e dato per scontato che i ragazzi siano seguiti come si deve dai tecnici preposti, a mio avviso lavorare già da under su superfici diverse è importante, e non poco, per sviluppare la sensibilità personale dei giocatori e anche delle giocatrici.
    Mia figlia benedetta, per esempio, da quest’anno lavora sia su terra che su greenset, ed è molto contenta.

  10. bernie

    Anche da noi allenamenti su terra e green set, open e indoor in entrambe le opzioni. Durante l’inverno quasi sempre green set (ovviamente indoor).

  11. Monet

    i campi veloci nei ns circoli servono durante le feste dei club…si …per POSTEGGIARCI!!!!!

  12. mik

    Buongiorno a tutti
    Io trovo giusto far abituare i ragazzi a superfici diverse anche perchè poi si trovano a giocare, per esempio la Coppa delle Province, al 90% su sintetico o, altro esempio, il raduno tecnico a Castel di Sangro 100% sintetico.
    Nel nostro circolo hanno due campi in erba sintetica e gli altri in terra. All’inizio è stata dura ma poi abituarsi a giocare su superfici diverse non è poi così negativo…

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