Raonic, Nadal, Serena e l’IPTL: i 50 indimenticabili giorni di Matteo Fago

di - 3 Gennaio 2016

Nadal Matteo Fago

di Matteo Mosciatti

L’avevamo lasciato a metà ottobre con in mano il trofeo dei Campionati Assoluti Regionali del Lazio, titolo vinto per il secondo anno consecutivo al Circolo Tennis Oasi di Pace di Roma. Quel giorno, una volta conclusa la finale, Matteo Fago l’intervista ce l’aveva concessa direttamente sul treno verso Torino, dove l’indomani sarebbe sceso in campo per un incontro di Serie A1 con la maglia del Parioli. Di lì in avanti nessun programma preciso e nessun impegno preso per la preparazione invernale, ma di certo dalla sua abitazione di Ceprano, vicino Frosinone, tutto si sarebbe aspettato meno di passare le settimane seguenti tra Montecarlo e… Asia!

Una chiamata inaspettata, una proposta allettante e alcuni siparietti imperdibili nel suo racconto in esclusiva per gli amici di Spazio Tennis.

“A inizio novembre mi ha contattato Andrea Volpini, maestro che fa parte del team di Riccardo Piatti a Bordighera, dicendomi che avevano bisogno di un giocatore da far allenare con Milos Raonic e da far partire con il canadese per l’IPTL in Asia. In quei giorni il mio unico impegno era la Serie A1 con il Parioli, che tra l’altro era quasi finita, così ci siamo messi d’accordo per un periodo di prova di 10 giorni a Montecarlo nel quale avrei conosciuto di persona Riccardo, il suo staff e lo stesso Raonic, cominciando ad allenarmi con loro.

Una volta lì, le giornate trascorrevano tra allenamenti focalizzati su ciò che Riccardo vuole migliorare nel suo allievo, obiettivi che volta per volta mi spiegava consapevole del fatto che in Asia avremmo continuato lo stesso lavoro senza di lui. C’è stata subito grande sintonia con tutti, compresi preparatore atletico ed osteopata. Così, a fine mese sono salito con Milos sull’aereo per il Giappone.

A Tokyo, Kobe e Manila ero ufficialmente suo ospite, ma in sostanza ci siamo allenati tutte le mattine perché la particolare formula dei match dell’IPTL non toglieva troppe energie ai giocatori. Abbiamo proseguito gli esercizi svolti a Montecarlo e durante quegli allenamenti si intravedeva la possibilità di una nuova collaborazione con Carlos Moya, molto attento al gioco del ragazzo. Non posso non raccontarti che la prima cosa che ho detto a Carlos è stata che a Virtua Tennis alla Play Station sceglievo sempre lui, aveva un rovescio allucinante. Lui mi ha risposto “eh, giusto alla Play Station ero così forte!”

image2Giorno dopo giorno ho conosciuto tanti top come Nadal, Gasquet, Monfils, Serena Williams e un’ex giocatore che ammiravo da piccolo, Mark Philippoussis. Tutti di un’umiltà incredibile. Dopo tutti questi anni a guardare le loro imprese in televisione, trovarmi a cena con loro e parlare ‘da tennista a tennista’ è stato molto emozionante, e se ciò è avvenuto è stato grazie alla cordialità che li caratterizza. Mi hanno fatto sentire uno di loro.

Quando poi sono sceso in campo con Rafa ho vissuto, soprattutto all’inizio, sensazioni uniche: il pubblico sugli spalti, zio Toni a bordo campo e lui dall’altra parte della rete… che spettacolo. Per fortuna dopo i primi palleggi mi sono concentrato e abbiamo svolto una normalissima sessione d’allenamento, che lui qualche ora dopo aveva un match.

L’episodio che mi ha colpito di più è avvenuto durante un warm up tra Milos e Serena. Stavano facendo un’esercitazione a punti in cui lei doveva rispondere ai suoi attacchi cercando di passarlo con il rovescio. Dopo aver sbagliato un passante lungolinea, Serena mi ha guardato e io, che ero lì in campo con loro, le ho consigliato di provarlo incrociato, ma onestamente non pensavo mi avrebbe dato retta. Da quel momento, invece, mi ha ascoltato per tutto il prosieguo della seduta, riuscendo anche a tirarlo vincente quel passante incrociato! Lei, numero uno del mondo e giocatrice più forte di sempre a dare retta a me, che fino a tre giorni prima ero un perfetto sconosciuto. Faticavo a crederci.

Il mini-tour tra Giappone e Filippine, quindi, è andato più che bene. Mi ha gratificato parecchio il fatto che dopo i suoi incontri Milos chiedesse sia a me che a Moya (sempre quello che prendevo alla Play Station) cosa era andato bene e cosa meno, sempre sulla scia del lavoro iniziato insieme a Montecarlo. Tornati a casa, gli ho confermato che se nel corso della stagione avrà nuovamente bisogno di me sarò ben contento di raggiungerlo. Intanto sono soddisfatto di questa fantastica esperienza proprio a ridosso delle feste. Per quanto mi riguarda è stato davvero un Buon Natale!”

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