Stefano Semeraro ad Ho Scelto la Radio, “I tecnici attaccano la Fit”

di - 3 Aprile 2008

Domani mattina, alle ore 11.15 circa, durante la trasmissione di Nuova Spazio Radio “Ho Scelto la Radio”, interverrà Stefamo Semeraro del quotidiano “La Stampa“. L’argomento dell’intervista sarà l’articolo di Stefano pubblicato su “La Stampa” di mercoledi 2 aprile, che potete leggere qui di seguito. Da segnalare anche l’articolo di Roberto Commentucci che potete leggere cliccando qui.

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(Scoppia la polemica; i tecnici dei nostri migliori giocatori accusano la FIT di dilettantismo)

Stefano Semeraro, la stampa del 2-04-08

II match di Coppa Davis con la Croazia è alle porte, e il tennis italiano – illuso da qualche focherello invernale, riammosciato dalla trasferta americana – è di nuovo in subbuglio. I coach dei nostri giocatori di punta si sentono snobbati dalla federazione, che per allenare il talento emergente Trevisan a dicembre ha scelto il tecnico argentino Edoardo Infantino. Vogliono contare di più, i coach privati, essere coinvolti. Accusano la Fit di dilettantismo, di non capire le regole e le logiche del tennis professionistico. Fabrizio Fanucci (coach di Volandri), Claudio Pistolesi (Simone Bolelli), Umberto Rianna (Potito Starace), e Massimo Sartori (Andreas Seppi), con l’appoggio morale di Riccardo Piatti (che ora segue Fabio Fognini) a Miami si sono incontrati, presente anche il capitano di Davis Corrado Barazzutti. Stanno preparandosi ad alzare la voce, anche sulla gestione della Coppa, forse produrranno un documento scritto. «Il disagio è innegabile», spiega Fanucci. «Io non ho nulla contro Infantino, che è un bravo tecnico, anche se lo stipendio che prende (pare 130 mila euro lordi all’anno, ndr) mi sembra esagerato. Il problema è che nessuno ci ha coinvolti. Alleniamo il vertice del tennis italiano, gestiamo accademie, io ne sono anche proprietario, ma pare che alla Fit questo non interessi. Promettono soldi, aiuti, ma poi non se ne fa nulla. La gestione degli under di interesse nazionale è spesso confusa, e i soldi investiti nel Club Italia, che sono stanziati dal Coni per i giocatori, forse sarebbe meglio spenderli diversamente che in cene e pranzi durante i tornei». Fanucci, da buon toscano, non la manda a dire. Ma non si tratterà di una class action corporativa, di una crociata dal sapore vagamente leghista (e molto pecuniario) contro lo «straniero»? Se il tennis italiano non riesce a produrre un top-ten da più di 30 anni, un po’ di colpa non sarà anche dei nostri (cattivi) maestri? «Accetto la critica», replica sereno Massimo Sartori. «Ora però la situazione è cambiata. Intendiamoci: stimo Infantino, da cui ho anche imparato delle cose. Nessuno ce l’ha con lui. Ma se dieci anni fa solo Riccardo Piatti fra gli italiani poteva vantare una statura internazionale, oggi siamo in cinque o sei, molto uniti. Siamo cresciuti, alleniamo atleti fra i primi 50 al mondo, potremmo dare un sostegno alla Fit. Un emergente come Thomas Fabbiano, ad esempio, avrebbe potuto aggregarsi con il suo coach a Seppi: Andreas lo avrebbe spinto. L’Italia non può più sbagliare con i giovani, i Trevisan, i Lopez. Noi coach di alto livello sapremmo come impostare la loro carriera. Ma la Fit ci snobba». Claudio Pistoiesi al telefono da Miami conferma: «Da parte della Fit c’è una irriconoscenza ingiustificata e autolesionista nei nostri confronti. Se Seppi e Bolelli sono cresciuti e ora sono utili in chiave Davis è anche merito nostro. Il problema più grave è la frattura fra il tennis amatoriale, rappresentato dai dirigenti che dilettanti lo sono per statuto, e il tennis professionistico. Raccogliere le deleghe dai circoli per farsi votare è una cosa, conoscere la realtà dei circuiti Atp e Wta un’altra. Mi chiedo, fra l’altro, se il Coni sia a conoscenza di come sono stati spesi i soldi del Club Italia. Si tratta di trovare delle soluzioni insieme, noi vogliamo parlare da pari a pari. Ringrazio Barazzutti per la disponibilità che ci ha dimostrato, ora però pensiamo al match con la Croazia, che sarà durassimo». Già, la Davis. Che i nostri giocheranno, ma che resta una zona sensibile. «In serie B i ragazzi sarebbero disposti a giocare anche gratis», puntualizza Sartori. «Ma noi lavoriamo per tornare in Serie A, e se ci riusciremo chiederemo alla Fit di studiare nuove regole. Più adatte a dei professionisti, e uguali per tutti».

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