Tre azzurri in Top 15: l’età dell’oro del tennis italiano continua

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Flavio Cobolli - Foto Alexander Bogatyrev / SOP/SIPA

Il tennis italiano sta vivendo la sua più cristallina età dell’oro: un’epifania partorita dai primi successi di Berrettini e coronata dai trionfi di Sinner, che è arrivata fin dove il tricolore non era mai approdato. Senza dimenticare i precursori, quasi genitori del nuovo movimento tennistico azzurro: Fabio Fognini e Andreas Seppi, che per anni hanno navigato da soli nell’immenso oceano del circuito ATP, tenendo saldo il timone tra le mani nonostante la burrasca.

Tre italiani in Top 15: un traguardo storico

Ma la quiete dopo la tempesta è arrivata anche per il tennis italiano. Anzi, oggi possiamo parlare di una vera e propria primavera, fiorita e più verde che mai, come quella che si prospetta per il 2026. A partire da lunedì 2 marzo, saranno ben tre gli italiani in Top 15: Jannik Sinner, numero 2 del mondo; Lorenzo Musetti, numero 5 e Flavio Cobolli, numero 15.

Con la vittoria nell’ATP 500 di Acapulco 2026, il tennista romano è entrato nei migliori 15 del mondo, risollevando una prima parte di stagione non priva di difficoltà. Flavio ha risposto nel modo più giusto, azzerando le critiche non con le parole, ma con i colpi della sua racchetta sul cemento messicano. E vincendo, a certificazione di un exploit continuo e mai in discesa.

Dal vuoto generazionale alla nuova aria del millennio

L’Italia tre tennisti nella Top 15 del mondo non li aveva mai avuti e, al momento, nessun’altra nazione può vantare tale risultato. Oggi è abitudine vedere il tricolore splendere stabilmente tra i vertici del ranking, ma per anni non è stato così.

Basti pensare che, dal 1979 al 2014, di Top 15 non ne abbiamo vista neanche l’ombra: 35 anni, intere generazioni saltate, da Barazzutti a Fognini. Poi l’avvento del nuovo millennio, una nuova aria. Sinner, Musetti e Cobolli sono tutti nati dopo il 2000: a dimostrazione che il tennis sia entrato nel cuore e nella passione delle nuove generazioni, nonostante l’incredibile vuoto a cui abbiano assistito negli anni della loro crescita.

Gioventù e prospettive future

La giovane età, oltre a essere sintomo di una freschezza necessaria in un ambiente come il tennis, è anche un ottimo segno premonitore che rassicura. Qualcuno nel tour — anzi, tanti (Djokovic, ad esempio) — dovrebbe senza dubbio ritirarsi prima del nostro triumvirato o, quantomeno, vivere una fase discendente prima di loro.

Il carro trainato per anni da Fognini e Seppi, alla fine, ha portato i suoi frutti. E ora, con Jannik, Lorenzo e Flavio al comando, le prospettive sono ancora migliori. I risultati di Luciano Darderi promettono — ben sperando — un altro ingresso azzurro in Top 20. Anche i più giovani, come Federico Cinà, danno segnali di maturità nei circuiti minori. Se l’intero momento positivo dovesse diffondersi a macchia d’olio anche agli altri ragazzi che lottano costantemente per venire fuori dall’oblio del ranking, allora sì, l’Italia potrebbe registrare numeri ancora più grandi, da far perdere la testa. Per il momento, piedi per terra e pedalare. Ma un sorriso, guardando quei tre lassù, scappa a tutti.

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