Diario di Bordo da Napoli

di - 6 Aprile 2014

Andy Murray e Colin Fleming

da Napoli, Emanuele De Vita

Coventry. Ricoh Arena. Tutto è partito da lì. La maggior parte dei vivaci e coloriti tifosi inglesi/scozzesi che in questi giorni stanno mettendo a ferro e fuoco le tribune della Tennis Napoli Cup a colpi di tennent’s, sono sicuramente gli stessi che assistettero a quell’impresa incredibile. Sotto 0-2 contro la Russia, la Gran Bretgna (senza Murray) portò a termine una spettacolare rimonta grazie all’eroe di Birmingham Daniel Evans, e al figlio del tassista londinese, James Ward (giustiziere di Tursunov in cinque set). Come in un disegno celeste già scritto negli astri, dopo aver battuto anche gli Usa, i tifosi britannici si sono catapultati in questa contesa, con la sfrontatezza e la presuzione di espugnare anche un territorio come Napoli, già depauperato ai tempi del florido Regno delle Due Sicilie. E purtroppo stanno avendo la meglio, spinti dall’enurgumeno che in ogni cambio di campo incita Murray e soci con il verso “uahhh”.

Napoli è una città che ha vissuto e vive di tennis. Il challenger che si è disputato fino allo scorso anno ha richiamato grandi giocatori, e non accetto che si dica che il pubblico sia stato freddo e che non abbia dato una mano ai giocatori. Non ci sono stati i presupposti, vuoi per i prezzi esorbitanti, vuoi per l’inerzia e la freddezza dei giocatori scesi in campo. Piuttosto sarebbe stato più caldo se in campo fosse entrato Potito Starace, un trascinatore di folle partenopee e non, un giocatore dalle tecnica sopraffina, un giocoliere che con le sue palle corte avrebbe mandato in visibilio il pubblico e avrebbe dato una mano anche in doppio. Ma le cose sono andate diversamente, il mare di un color indaco intenso, dopo la mini rimonta della coppia italica, era foriero di speranze, subito naufragate a causa della Waterloo della nostra coppia che ieri ha ampiamente deluso le aspettative. Dopo i primi due set letteralmente regalati, c’è stato un moto d’orgoglio, una voglia di riscatto, e anche grazie a Eolo, il dio dei venti, si è riusciti a togliere il servizio all’inossidabile coppia inglese e a mettergli paura nel quarto set. Purtroppo tutto questo non è bastato, anche a causa del black out della nostra coppia al momento di chiudere il parziale, perdendo la partita in maniera anche sorprendente in quattro set. Ora, sotto 2-1, bramiamo l’impresa di Fogna contro Murray, per sperare, per crederci, perché in fondo tutti quanti noi, nel posto più recondito del nostro cuore, coviamo ancora una piccola, grande speranza….

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