A 27 anni il primo Slam, il diario verso Wimbledon di Andrea Guerrieri

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Andrea Guerrieri - Foto Napoli Tennis Cup

Non troppi giorni fa, mentre il microcosmo del tennis orbitava tra il ritiro di Vacherot, che lasciava Berrettini fuori di un posto dal main draw di Wimbledon, il folle tie-break tra Bellucci e Bublik e l’indifferenza di chi aspetta il ritorno di quello che il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi definisce il prodotto “premium”, faceva timidamente capolino nelle qualificazioni dei Championships Andrea Guerrieri.

Fino a pochi mesi fa un nome sconosciuto ai più, se non a chi conservasse qualche ricordo del circuito junior. Adesso vanta una classifica di numero 230 ATP e i tre titoli vinti nel 2026: gli ITF M25 di Trento e Reggio Emilia e, soprattutto, il Challenger del Garden di Roma — il risultato che gli ha spalancato le porte delle qualificazioni Slam. Per tanti un purgatorio, per lui la terra promessa dopo un lungo esodo nel sottobosco del professionismo.

Aver scalato l’entry list fino a entrare nelle qualificazioni di Wimbledon è stata una sorpresa solo fino a un certo punto. I calcoli sulle cancellazioni non erano difficili né per lui né per il suo team, che non a caso aveva già programmato la trasferta sull’erba di Dublino. Lì Guerrieri ha sconfitto Filippo Romano, che si era scoperto un erbivoro nelle settimane precedenti, prima di arrendersi a Charles Broom nel turno decisivo.

Guerrieri a Wimbledon non sarà una notizia da copertina. Eppure, vuoi anche perché mio coetaneo del ’98, l’idea di vederlo esordire nelle qualificazioni di uno Slam così “tardi” non riesce proprio a lasciarmi indifferente. Da qui l’idea e il piacere di dargli voce. Paradossalmente proprio per il suo percorso tardivo, non ho mai avuto modo di costruire quella conoscenza o quell’aneddotica di cui avrei potuto usufruire in altri casi, da questo punto di vista sarà una scoperta anche per il sottoscritto.

Se dovessi tornare indietro di appena un anno, sul suo conto avrei probabilmente potuto raccontare quanto di buono mi era stato detto sul suo rovescio da più di qualche tecnico. Per questo, quest’anno a Napoli, mi ha sorpreso vederlo così efficace anche di dritto nel match contro Travaglia. Forse è anche così che si spiega questa fioritura “fuori stagione”, dopo anni in cui, evidentemente, quel rovescio da solo non bastava.

Sapendo un po’ come funziona questo ambiente, non mi viene difficile immaginare quante volte, tra serietà e crudele ironia, gli sia stato chiesto “perché non smetti?”. Una domanda alla quale tanti nostri coetanei, bravi e forti, alcuni sfortunati, hanno finito per arrendersi, scegliendo di andare avanti in un’altra direzione. Ma è anche per questo che, nel tennis del “tutto e subito”, la storia di Andrea rappresenta un piccolo miracolo da difendere e da raccontare. Oltre un post social, oltre un trafiletto, oltre una semplice riga di risultati.

Così, dalla notizia arrivata mentre si in un hotel di Dublino agli imminenti primi passi sui campi di Roehampton, la palla passa ad Andrea.

Il diario di Andrea Guerrieri: “Primo Slam a 27 anni? Sentivo di non aver finito” (a cura di Lorenzo Ercoli)

“Quando siamo andati a Dublino non c’era la certezza di entrare al 100%, però un buon 90% c’era, dai. Già la domenica, quando ho giocato il primo turno di qualificazioni, avevamo visto qualche ritiro e poi l’ufficialità l’ho avuta lunedì sera, quando mi ha scritto il tour manager dell’ATP. Quando abbiamo avuto la conferma ero in camera con il mio maestro, Riccardo (Maiga, ndr), e leggere quel messaggio è stata sicuramente una bella emozione. Tanta carica ed energia positiva in un unico momento.

Per quanto riguarda completini e scarpe ci eravamo ovviamente mossi in precedenza, che era la cosa giusta da fare a prescindere dalle certezze. Alle brutte avrei avuto un paio di scarpe da erba da tenere a casa. Purtroppo non ho trovato la calzatura Asics che uso da sempre: non c’è stato modo, neanche contattando vari fornitori e scrivendo all’azienda. Quindi al momento sto usando una scarpa da erba Lotto che mi è stata fornita da un negozio di Reggio e poi ho portato qui anche una calzatura Head: le ho pronte tutte e due. Per l’abbigliamento, invece, avevo dato al mio sponsor (Erreà) la notizia che avrei probabilmente giocato a Wimbledon e loro si sono mossi mandandomi una fornitura tutta bianca, con gli adeguamenti alle dimensioni dei loghi richiesti dal regolamento.

Avevo giocato sull’erba una volta, a Gaiba, ma è stata un’esperienza a sé. Ovviamente loro avevano fatto il massimo, però a volte il rimbalzo era proprio un jolly. L’erba di Dublino è stata molto diversa e l’approccio non è stato male. Alla fine avevo avuto solo un giorno di allenamento perché sono arrivato direttamente da Cattolica. Sono abbastanza contento di come ho approcciato la superficie. La prima partita con Filippo Romano, che stava facendo benissimo e magari era un po’ stanco, è stata buona. Nella seconda, persa con Charles Broom, ci sono state cose positive che abbiamo preso per continuare ad affinare il mio gioco.

In questi giorni passati in Irlanda ho cercato di insistere tanto sul taglio al servizio. Sull’erba tanto passerà dalla possibilità di sfruttare il fatto di essere mancino e di poter andare a rete. Adesso sono in aeroporto, verso Londra, e mi sono già messo d’accordo con dei giocatori per gli allenamenti a Roehampton. Venerdì giocherò con Maestrelli e Travaglia, sabato con Kym e Moro Canas e domenica con Martin Tiffon. Da quanto ho sentito ti danno al massimo 40 minuti per allenamento e solo una volta al giorno è possibile giocare sui campi di gara. In famiglia c’è un bell’entusiasmo, hanno condiviso con me tante emozioni di questo percorso. Ma rimaniamo sempre con i piedi per terra. Mi raggiungeranno qui il preparatore atletico Fabrizio Roscini, la mia ragazza Giulia e mia sorella Elisa.

Come la sto vivendo? Nella vita non si sa mai, per questo proverò a godermi l’esperienza, traendo energia positiva da un contesto che vivo per la prima volta. Allo stesso tempo, però, sono concentrato sul lavoro perché, con un po’ di fortuna e facendo le cose giuste, sono fiducioso di poter giocare altri Slam. Se penso al passato, ho trovato tanta fiducia con i match vinti e il click in parte è arrivato grazie all’esperienza. Quest’anno ho vinto a Trento, un torneo dove avevo sempre fatto fatica, e questo mi ha fatto capire che i miglioramenti c’erano stati sia sul piano tecnico sia su quello mentale.

Come avevo accennato anche nell’intervista che avevo fatto a Spazio Tennis, negli ultimi anni c’è stato qualche momento in cui mi è passato per la testa il pensiero: “Sono a questa classifica, sento che sto giocando bene, però magari non ho fatto passi in avanti. Quanto sono disposto ancora a provarci con tutto me stesso per cercare di arrivare più in alto?”. Allo stesso tempo, però, sentivo che progredivo, che miglioravo. Lavorando bene qualche risultato arrivava, però mancava un po’ di continuità per salire in classifica. Grazie alla famiglia, al team, alla ragazza, a tutto il contorno che mi ha sempre spinto e spronato, ho sempre mantenuto la fiducia di poter salire. Era come se non avessi ancora finito, come se potessi ancora esprimere tanto: me lo sentivo.

Sorteggio? Se sono col maestro o con la mia ragazza mi piace che siano loro a dirmelo. Ma poi non faccio nessun calcolo, nessun “spero questo, spero quello”. No. Quando esce il tabellone mi faccio dire il primo turno e poi mi focalizzo su quello”.

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