Serie A, la festa del tennis!

di - 10 Dicembre 2014

Flavio Cipolla

di Jean-Christophe Cataliotti

L’Aniene è campione d’Italia. Ha vinto, al doppio di spareggio, contro il CT Genova il titolo di migliore squadra italiana nel campionato di serie A. Chi ha vinto e chi ha perso ormai lo sanno tutti. 2 pari dopo i singoli, 3 pari dopo i doppi, 4 a 3 per l’Aniene al match finale. I commenti, le foto e i video si sprecano ormai sul web, così come le critiche a una nuova formula regolamentare che non convince del tutto. Ebbene, visto che la dettagliata cronistoria della tre giorni genovese – protagoniste anche le ragazze! – è stata già offerta da prodighi e valenti giornalisti, a me – che giornalista non sono – non restano che le briciole, da commentare o tentare di commentare.

Eppure, io a Genova c’ero (nella giornata finale)! E allora perché non raccontare la mia giornata, quella di un appassionato di tennis?

Ringraziando Alessandro per lo spazio concessomi, ecco quello che ho visto, provato, condiviso nel corso di una giornata che sembrava non volerne sapere di mandarci a casa, spettatori “sequestrati” per un giorno in quel di Genova, all’interno del 105 Stadium per l’occasione trasformato in piccolo teatro del tennis nostrano.

Biglietto, dal costo modico, fatto. Seduto sulle poltroncine mi avvio ad assistere al primo singolo. Intorno a me tanti ragazzini con le felpe dell’Aniene vanitosamente indossate. Bella immagine questa cui fa da contraltare quella dei giovani tifosi di casa, ovviamente più numerosi anch’essi agghindati per l’occasione con i colori di appartenenza. Ecco in campo i primi due “duellanti”, da una parte Picco per il Genova e dall’altra Berrettini per l’Aniene di Roma. Vince il primo, forse più esperto, al terzo set. Seguo la vicenda tennistica che si consuma a partire dalle 11 del mattino con un interesse particolare verso le gesta del ragazzo più giovane, Matteo. Perderà al terzo set, dopo aver strappato il primo con caparbietà, voglia di vincere e servizi e dritti ben assestati. E’ coraggioso, ci prova fino alla fine, ma il sogno di portare un punto nella finale che conta svanisce lentamente. Bravo Picco, niente da dire. In fiducia negli ultimi due set porta in vantaggio la squadra che gioca in casa, davanti al  proprio pubblico mai avaro di applausi. Pausa panino veloce, come si conviene nelle occasioni in cui non ci si vuole perdere neppure un 15.

Entra in campo un amico, Flavio Cipolla. Dall’altra parte Eremin, Dodo per i tifosi. Non posso nascondere che a Genova sono andato per Cipo. Lo seguo da anni, da talmente tanti anni che forse ne ho perso il conto. La prima volta che lo vidi fu ad un challenger, a Sassuolo. Era B1, giocava le quali. Da allora non ho più smesso di seguirlo, a volte anche permettendomi di consigliarlo, seppure senza mai invadere il territorio marcatamente tecnico di papà-coach Quirino, un altro caro amico. Il livello della mia attenzione si alza notevolmente, il perché è già stato reso noto. Dopo le due recenti vittorie con Fognini nelle semifinali di serie A, voglio l’ennesima conferma che Cipo è in grande forma. Ed è così nel primo set. Magie, recuperi impossibili, attacchi a rete in controtempo, passanti lungolinea a tutto braccio, tocchi e dritti a chiudere. “Bravo Cipo, sei tornato!! Fregatene dell’attuale classifica…nel 2015 ritroverai l’ebbrezza dei tuoi migliori giorni…” penso fra me e me. Poi, all’improvviso, mi sveglio dal sogno. Dodo tira tutto, battuta e dritto. E, complice un Cipo per un attimo distratto, si va al terzo. Il campo è veloce, troppo veloce. Una critica al manto proviene da più parti. E anche lo spettacolo sembra risentirne. Il terzo set è di Cipo, noblesse oblige. Ma non voglio ulteriormente insistere nel mio essere di parte, di cui però, come detto, non faccio mistero.

Abbraccio Cipo e gli consiglio di non entrare in doppio subito. E, infatti, entrano le coppie del primo doppio ma non vedo Flavio. Da una parte Basso e Picco, portacolori del Genova e presumo anche amici visto che si sono allenati per anni insieme, dall’altra Bolelli e Berrettini, facilmente vittoriosi sui primi. Non è un doppio da commentare. Bolelli ha fatto la differenza, da vicino impressiona. Avevo cambiato posto. Prima fila. Mamma mia che braccio, dritto, rovescio, servizio, roba da non credere!

Potito Starace e Alessandro Motti

Pausa caffè. Entrano in campo, per il secondo doppio, Motti e Starace da una parte e Cipo/Santopadre dall’altra. Santopadre? Ha un solo anno meno di me e ancora gioca? Vincono Motti e Starace al terzo set, quello nuovo dove si arriva ai 10 punti (mah!). Ebbene, onore a Motti, il migliore dei quattro. Ha fatto la differenza questo ragazzo mancino di Reggio Emilia, con 35 titoli in doppio vinti in carriera. Lo specialista mette in campo velenosi servizi a uscire, pronti riflessi a rete e voglia di vincere. Chapeau ad Alle, che conosco da una vita, entrambi cresciuti nello stesso circolo tennis, quello di Villa Canali.

30 minuti di pausa in attesa dell’ultimo incontro, quello decisivo. Vago per il palazzetto e chi incrocio? Nicola Pietrangeli, una leggenda del tennis non solo italiano. Verrebbe voglia di salutarlo, di dargli una pacca sulla spalla…ma mi limito a un timido saluto che lui ricambia signorilmente.

Di nuovo seduto, tra i giovani dell’Aniene. Sono simpatici con i loro “coretti”, instancabili tifosi che con le vocine da Antoniano di Bologna incoraggiano i campioni romani dalla prima palla all’ultima. Mai una volgarità, una parolaccia, un gesto sopra le righe. Ugualmente dicasi dei tifosi dirimpettai. Tra quelli dell’Aniene noto la sagoma di Vagnozzi che, pur non sceso in campo (a causa delle nuove regole, mi dicono), è a tifare tra i ragazzini dell’Aniene, è uno di loro, sportivamente uno di loro. Grande Vagno, un esempio!

Ed ecco entrare le coppie che non ti aspetti. Chi mi aspettavo? Motti/Starace (repetita iuvant) vs Cipolla/Bolelli. E, invece, no. Per le nuove regole, devono scendere in campo da una parte e dall’altra un tennista tesserato da almeno 8 anni per la rispettiva squadra di appartenenza. Starace/Basso vs Bolelli/Santopadre fanno, pertanto, il loro ingresso in campo. Lo sapete già chi ha vinto. Ma alcune considerazioni sono tenuto a farle, in ultima analisi. Bravo Starace che hai giocato con concentrazione entrambi gli incontri di doppio, tu che di doppi e partite importanti in carriera ne hai giocati a bizzeffe. Eppure non hai sottovalutato la manifestazione, hai lottato fino all’ultima palla. Complimenti a Basso che è apparso giocatore pronto per platee più importanti non solo nazionali, ottimo servizio (nel mio taccuino ho registrato un 224 Km/H) e fondamentali sicuri e precisi, ma ancora sono doverosi i complimenti a Simone, il migliore tennista della giornata, quello che ha fatto la differenza senza voler togliere nulla a nessuno. A te, Simo, va un grosso in bocca al lupo per la stagione che sta per aprirsi, tu che puoi ambire a risultati di altissimo livello nei tornei che più contano al mondo.

Attenzione: la vittoria dell’Aniene è firmata anche da un altro grande protagonista, Vincenzo Santopadre. 43 anni e non sentirli. Ha fatto i suoi numeri, i “pitti” di un tennis che non c’è più, che lasciano con il fiato sospeso. Complimenti davvero Vincenzo, anche con un po’ di sana invidia te lo dico!

Arrivo alle conclusioni, quelle che faccio al ritorno in macchina con mio padre e un amico. E’ stata una giornata di tennis, e già questa annotazione potrebbe bastare. Non mi interessano le critiche alle nuove regole che per alcuni snaturerebbero il valore della competizione così come rimango indifferente alle sterili polemiche sulla bontà o meno della scelta di giocare a Genova piuttosto che a Rovereto o altrove. A me piace sottolineare che “una giornata a vedere il tennis” è sempre una festa, la festa del tennis. E’ quella di lun 8 dicembre 2014 è stata anche la festa della sportività in campo e fuori. Tennisti amici che si sono affrontati mettendo in campo chi l’esperienza frutto dei tanti anni di militanza nel tennis ATP e chi il coraggio di chi ci vuole provare a diventare un campione, ognuno a rappresentare orgogliosamente la propria generazione, dal tennista classe ’96 al tennista classe ’71. Sotto lo sguardo attento di un uomo con i capelli bianchi e di nome Nicola, che già è leggenda per tutti noi che amiamo il tennis!

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