WTA: embrionali impressioni e una sfera di cristallo


di Michele Galoppini

Sono passati solo due giorni dall’inizio del gioco nei primi tabelloni principali della stagione WTA 2015, eppure è già tempo di bilanci… No, sto quasi scherzando, ma volevo, prima o poi, usare una prima volta l’inflazionata espressione “tempo di bilanci”.

È davvero troppo presto per un bilancio, ma queste prime due giornate di tornei hanno già fornito qualche spunto su quello che potranno essere i prossimi tornei e soprattutto il primo slam stagionale, l’Australian Open di scena a Melbourne. SpazioTennis vuole quindi darvi un’idea di cosa sta succedendo in questi primi match e quali sono i fattori che sembrano caratterizzare i primi tornei. Innanzitutto, tutte le migliori al mondo, eccetto la russa Ekaterina Makarova, scendono in campo nella prima settimana di tornei che, con l’eccezione di Shenzhen in Cina, sono giocati in Oceania: il Premier di Brisbane, l’International di Auckland e l’importante Hopman Cup a Perth.

La citata russa Makarova, peraltro, è la prima giocatrice ad ottenere un importante traguardo nella nuova stagione, pur, ironia della sorte, essendo l’unica a riposo. Ekaterina infatti, grazie ai risultati non certo sfavillanti delle sue colleghe di pari classifica, raggiungerà a fine settimana, per la prima volta in carriera, la top10 in singolare, sorpassando Dominika Cibulkova.

Sono proprio i risultati non sfavillanti della maggior parte delle top20 la prima e principale caratteristica di queste prime due giornate. Cercando di fare un po’ di ordine, partiamo con le top10: se Radwanska e Kvitova hanno chiuso senza alcun problema il loro match di esordio, Halep e Serena Williams se la sono vista particolarmente brutta (senza parlare di Eugenie Bouchard, sconfitta a mani basse da Lucie Safarova). Sul cemento cinese, la rumena si è trovata un set ed un break sotto contro Annika Beck, prima di ritrovare tennis, punti e game che le hanno permesso, non senza difficoltà, di chiudere la partita al terzo; invece, Serena ha rischiato addirittura di più: contro Flavia Pennetta, nella Hopman Cup, la statunitense, sotto un grosso attacco di jet-lag (come lei stessa ha confessato), ha subito tantissimo il gioco dell’azzurra, tanto da finire in svantaggio per 0-6 2-3 (0-30), prima di svegliarsi all’improvviso e surclassare l’azzurra con 10 game consecutivi, per 0-6 6-3 6-0. Viste l’ora mattiniera e l’atmosfera rilassata di un’”amichevole”, tra i “bagel” nel punteggio ed un caffè espresso clamorosamente richiesto dalla Williams al giudice di sedia a fine primo set, sembrava di essere ad una colazione tra amici più che ad un match di tennis.

Tra alti e bassi, scorrendo la classifica, sono poi le giocatrici dalla posizione 10 alla 22 a segnare discreti disastri. Di queste infatti, Cibulkova, Pennetta, Petkovic, Errani, Jankovic, Stosur e Peng hanno perso il match d’esordio, chi con più chi con meno drammi sportivi annessi (di cui però si parlerà qualche riga più giù). Di conseguenza, sembra essere l’idea del “tutto è possibile” a regnare incontrastata in queste prime giornate. Parlando di WTA, il tifoso attento sa benissimo che il “tutto è possibile” è una caratteristica chiave del tennis femminile, ma sembra che anche le giocatrici stesse, sfavorite inizialmente dal sorteggio, si stiano convincendo sempre di più a ribaltare pronostici e rendere imprevedibile ogni singola partita. Non sono solo le top player o le giocatrici del torneo di Brisbane a subire la maledizione dell’essere favorita sulla carta. In generale infatti, c’è stata una vera e propria moria di teste di serie, anche nei tornei di Shenzhen ed Auckland: dopo il primo turno, hanno già salutato la Cina la Peng, la Koukalova, la Niculescu e la Begu, mentre sono già in viaggio dalla Nuova Zelanda la già citata Errani e la Barthel.

Un secondo fil-rouge di inizio anno è la precaria condizione fisica di numerose atlete, che hanno o meno già esordito in stagione. Ferme in infermeria ci sono certamente la Cetkovska (che salterà gli Australian Open), la Muguruza (cancellata da Brisbane per un caviglia distorta), la Giorgi (in recupero dall’operazione ai denti del giudizio) ed Oprandi e Cirstea, cancellatesi dalle liste dei tornei in corso e della prossima settimana. Chi invece ha giocato, mostrando in ogni caso una carente condizione fisica, sono Errani, Jankovic e Barthel. L’azzurra ha sofferto di infortuni e malanni per tutta la off-season (bronchite, influenza e microfrattura a due costole) e ne ha mostrato le conseguenze contro una buona Hantuchova. La Jankovic, che addirittura ha pensato al ritiro definitivo dal tennis, si trascina un infortunio alla schiena dalla stagione 2014, ed ha quindi perso subito contro la Tomljanovic. La Barthel infine, infortunata abbastanza gravemente ad una caviglia, ha tentato un recupero lampo, ma contro la Konjuh ha racimolato tre miseri game.

C’è chi sta male, ma c’è chi invece segna il ritorno alle competizioni ufficiali. Con l’inizio del 2015, sono tornate a giocare due grandi del tennis degli ultimi anni, ferme ai box da qualche mese. Vika Azarenka, tra acciacchi vari, è tornata a Brisbane, ma è subito stata sorpresa da un’ottima Karolina Pliskova, mentre Vera Zvonareva, dopo un quarto di finale in un ITF $10.000, si è presentata a Shenzhen da numero 251 delle classifiche ed ha superato la Peng in tre lottati set, evitando un clamoroso recupero finale della cinese, in grado di annullare quattro match point, di cui tre consecutivi.

Terzo fattore, tipico di questa parte di stagione, è descritto dalla lotta per conquistare una testa di serie agli Australian Open (che saranno decise dalla classifica di lunedì prossimo), tra le quali, sicuramente, non ci sarà Vika Azarenka, che quindi sarà la vera e propria mina vagante del tabellone, potendo addirittura capitare al primo turno contro Serena Williams (se il maligno caso volesse, sarebbe alquanto particolare come match di primo turno, considerando che è stato più di una volta una finale Slam in tempi recenti…).

Evitando una carrellata di ragionamenti che tengano conto delle indicativamente infinite alternative, ci si limita ad elencare le situazioni più “scottanti”. Le prime 8 teste di serie sono già decise e sono le giocatrici tra Serena Williams e Caroline Wozniacki, scorrendo la classifica. L’unica che può entrare nelle prime 16, importantissime per gli abbinamenti degli ottavi di finale, è Carla Suarez Navarro, che necessita di una finale a Brisbane per sostituirsi nel contingente a Lucie Safarova.

La lotta più interessante è quella per l’ottenimento di uno degli ultimi tre posti rimasti disponibili, il 30esimo, il 31esimo ed il 32esimo. Per ora, stando alla classifica live, questi posti sono di Belinda Bencic (1391 punti), Madison Keys (1390 punti) e Sloane Stephens (1372 punti), ma dietro di loro scalpitano Zarina Diyas (1371 punti), Varvara Lepchenko (1350 punti) e Coco Vandeweghe (1236 punti). Se alla Vandeweghe serve una finale ad Auckland per assicurarsi il posto, e la Bencic può solo sperare di non essere superata da tre giocatrici, in quanto non in gioco, Keys, Stephens, Diyas e Lepchenko sono in un fazzoletto di punti, ed il superamento di un turno in più rispetto alle altre potrebbe determinare l’ingresso tra le magnifiche-32 per una delle suddette.

Ultima caratteristica peculiare è il dramma sportivo, anche se questa caratteristica, come detto, non è necessariamente distintiva di questo periodo dell’anno. Sono bastate 48 ore per collezionare “braccini”, vantaggi dilapidati, urla, match point sprecati e risultati caramboleschi. Cinque momenti (esatto, ben cinque) meritano di essere brevemente raccontati.

Stosur contro Lepchenko merita il primo posto: l’australiana, ad ennesima conferma del pessimo feeling con i tornei di casa, avanti prima 4-0 e quindi 5-1 nel set decisivo, manca un match point, spegne la luce, regala l’impossibile e consegna sei game consecutivi alla statunitense, che ringrazia e vola al secondo turno. In vena di regali è stata anche Alison Riske contro Daria Gavrilova: avanti 5-4 40-0 e servizio nel primo set, la giovane statunitense è riuscita nell’impresa di segnare quattro doppi falli consecutivi, che hanno annullato i set point a favore e dato il via alla vittoria della russa.

Il risultato di Pennetta vs Williams sorprende certamente, visto che un 0-6 6-3 6-0 non si vede proprio tutti i giorni, ma maratone fisiche e psicologiche come quelle tra Schmiedlova e Koukalova e quindi Azarenka e Pliskova sono decisamente più apprezzabili. La prima si risolve in favore della slovacca Schmiedlova al tiebreak del terzo: in un valzer di break e contro break, dopo 2h30 arriva il primo match point, proprio a favore della Schmiedlova, sul 6-5 del tiebreak. Un rovescio praticamente vincente della Koukalova atterra in campo ma, chiamato fuori dal giudice di linea, poi sconfessato del falco, non porta il punto alla ceca, nonostante le copiose lamentele. Il punto viene rigiocato, ed una risposta fulminante della Schmiedlova lascia la Koukalova a bocca asciutta e con la rabbia di essere stata a suo parere derubata della possibilità di proseguire il match.

Nessuna ruberia nella seconda maratona di Brisbane, durata ben 3h15, tra la Azarenka, campionessa uscente, e Karolina Pliskova. La Azarenka sembra avere in mano le redini della partita, ma dal 5-1 del primo set, l’assoluto equilibrio torna a regnare. Attacchi fulminei e servizi potentissimi della Pliskova si alternano a più studiate trame di gioco della Azarenka, comunque meno efficace a chiudere gli scambi costruiti. In un match con pochissimi break, sono proprio due break della ceca a segnare il destino della partita. Il primo, per recuperare dal 4-6 4-5, quando la bielorussa ha servito per il match, capitolando alla quarta palla break dopo essersi vista annullare un match point (ne ha avuto un secondo nel tiebreak successivamente perso); il secondo sul 4-4 del terzo set, quando la Pliskova ha finalmente sfruttato una delle numerose occasioni break concesse, in un parziale decisivo che ha lasciato col fiato sospeso giocatrici e pubblico, fino all’ultimo punto (la Pliskova vincerà poi 4-6 7-6 6-4, in un match segnato da un centinaio di vincenti e qualche errore non forzato in meno).

Prima di chiudere, è d’obbligo una nota meteorologica. Chi ha scelto le mete dell’emisfero australe avrà sicuramente un piccolo vantaggio sulle altre giocatrici: sarà già acclimatato. Infatti, l’estate da quelle parti si sta facendo particolarmente sentire e l’abitudine a certe temperature sarà certamente un vantaggio nelle prime giornate di match. Basti pensare che a Perth, nella giornata di oggi, si è giocato col tetto del campo chiuso, perché all’esterno si sono toccate punte di 45°C!

Infine, un plauso all’unica vera clamorosa sorpresa: Natalia Vikhlyantseva, classe 1997 e WC a Shenzhen, numero 588 del ranking, ha sorpreso in tre set la nettamente favorita Anna-Lena Friedsam, guadagnandosi la prima vittoria di carriera a livello WTA (nel primo match WTA) e la possibilità di giocare contro la numero 3 del mondo, Simona Halep. Forse SpazioTennis ci ha messo lo zampino, portandole un po’ di fortuna, con un intervista fattale a metà dicembre 2014, che potrete trovare qui.

A chiusura di questa carrellata, è necessaria una piccola sintesi. L’imprevedibilità del circuito WTA sembra poter dare del suo meglio in questi primi tornei, in cui le top players sembrano pagare un generale stato di forma non eccelso, probabilmente dovuto ad una preparazione fisica più mirata ad un picco di forma nei prossimi Australian Open, distanti meno di due settimane. A questo si aggiungono giovani rampanti, pronte a ribaltare i pronostici più contrari, e la lotta, col coltello tra i denti, di quelle giocatrici che hanno nel mirino obiettivi di brevissimo termine, con chiaro riferimento all’ottenimento di una testa di serie a Melbourne o di una migliore testa di serie a Melbourne, rispetto a quella già assicurata. A coronamento, ci sono condizioni meteorologiche a cui mezzo mondo (non metaforico) non è abituato in questo periodo dell’anno e di conseguenza le reazioni fisiche ad un tale caldo possono essere meno prevedibili e fare da ciliegina sulla torta a quel “tutto è possibile” che alla WTA tanto piace.

PS: volete sapere chi vince gli Australian Open? Mi spiace, non mi azzardo, sarebbe più facile vincere al SuperEnalotto.

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