L’ITIA risponde a Vondrousova: “Le conseguenze del rifiuto le erano state spiegate”

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Marketa Vondrousova - Foto Yannick Legare/ZUMA Press Wire/Shutterstock

La vicenda che ha coinvolto Marketa Vondrousova continua a far discutere. L’ex numero 6 del mondo e campionessa di Wimbledon 2023 è stata infatti sospesa per quattro anni dopo aver rifiutato un controllo antidoping, decisione che ha posto fine, almeno per il momento, alla sua carriera professionistica.

IL MESSAGGIO DI VONDROUSOVA

Nelle ore successive all’ufficialità della sanzione, la tennista ceca aveva pubblicato un lungo messaggio sui social per raccontare la propria versione dei fatti. Vondrousova aveva ribadito di non essersi mai dopata e di non essere mai risultata positiva a un test antidoping, sottolineando inoltre come un controllo effettuato pochi giorni dopo l’episodio contestato avesse dato esito negativo. La ceca aveva poi raccontato la sofferenza vissuta negli ultimi mesi, trascorsi nell’incertezza e nell’attesa di conoscere quale sarebbe stato il suo futuro professionale.

LA RISPOSTA DELL’ITIA

Alle dichiarazioni della giocatrice ha però risposto Nicole Sapstead, Senior Director of Anti-Doping dell’ITIA, che ha fornito ulteriori dettagli sull’accaduto. “Era presente una sola funzionaria antidoping. La giocatrice ha firmato il modulo di rifiuto all’esterno della propria abitazione. È uscita per portare a passeggio il cane e ha chiarito all’addetta al controllo che non intendeva sottoporsi al test. A quel punto le è stato chiesto di firmare il modulo che attestava il rifiuto”.

Sapstead ha inoltre spiegato che alla giocatrice erano state chiaramente comunicate le possibili conseguenze della sua decisione: “Chiediamo ai nostri funzionari di essere il più chiari possibile quando interagiscono con i giocatori. Non spetta a loro indicare quale sarà la sanzione o cosa accadrà in caso di rifiuto, ma viene sempre spiegato in modo molto chiaro che il rifiuto di un controllo può comportare conseguenze anche molto significative. Questo è stato comunicato chiaramente alla giocatrice. Era evidente che non volesse prendere parte alla procedura”.

 

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