di Sergio Pastena

Parlavamo ieri delle superfici e di come possano influire sul risultato di una partita di Davis. A volte, però, ci riescono anche i capitani. Sì, quelle strane entità che secondo alcuni servono solo a passare le bottigliette ai giocatori e a dirgli “Come on”, “Vamos”, “Allez” o “มาเมื่อ” (sennò i thailandesi si offendono). In alcuni casi è davvero così: voglio dire, pensate al povero Gavin Siney che allenava lo Zimbabwe, nazione con tre tennisti (i Black e Ullyett) con i primi due titolari per diritto divino. Altri, però, hanno più problemi, specie dove c’è abbondanza di atleti bravi.

Un capitano può sbagliare già con le convocazioni anche se, va detto, in molti evitano tranquillamente la buca facendo prima gli exit poll in stile X-Factor oppure seguendo sistematicamente la classifica salvo eccezioni clamorose. In generale, quindi, l’unico momento nel quale un capitano può mandare a peripatetiche la Davis è quando sceglie quelli da mettere in campo. L’esempio più recente è quello di Shamil Tarpischev.

Scrivo, mettendoci la faccia, mentre la Russia è sotto 2-1 e ha ancora la possibilità di rimontare contro l’Austria. Tarpischev è un gigante: capitano dei russi dal 1997, il giorno prima di questo turno ha festeggiato i 15 anni nel ruolo, visto che esordì il 9 febbraio 1997 beccandole dal Sudafrica. Ecco, il caro Shamil è un gigante perché ha portato tre volte in finale i russi e ha due coppe in bacheca, spesso facendo le mosse giuste al momento giusto: pensiamo al 2002, quando decise di schierare l’allora sbarbatello Youzhny al posto di Kafelnikov nell’ultimo singolare contro i francesi e Misha lo ripagò con una memorabile rimonta. Kafelnikov era l’ex numero 1, aveva vinto il Roland Garros, si giocava sulla terra di Bercy: per toglierlo e mettere un ragazzino, per quanto di belle speranze, ci vogliono le pelotas.

Bene, l’impressione è che in Tarpischev, che in fondo ha solo 63 anni, negli ultimi anni si stia facendo strada qualche precoce segno di demenza senile. Oppure di delirio di onnipotenza, a scelta.

Israele 2009: Tarpischev deve rinunciare alle punte di diamante, Davydenko e Tursunov. Titolarissimo Andreev, al tempo in gran forma, c’è da scegliere il secondo singolarista: le opzioni sono Kunitsyn, all’epoca nel momento migliore della carriera, un Safin a fine carriera (ma pur sempre un Safin) e un Youzhny che sta tirando il fiato ed è reduce da due stese contro Benneteau e Ferrero. Tarpischev sceglie Misha, che le becca. Decisione discutibile, non un orrore comunque: se Levy fa la partita della vita contro Andreev, poco può fare Shamil.

Argentina 2010 (in casa): sui titolari stavolta non c’è da discutere, Davydenko e Youzhny, che nel singolare d’apertura liquida facilmente Leonardo Mayer. Ora, va spiegato che il punto debole dei russi è il doppio: non hanno una coppia forte e affiatata dai tempi di Metreveli. Sapendo che Misha nell’ultimo singolare avrebbe Nalbandian, uno che in Davis è puntualmente mostruoso, che Davydenko non dovrebbe avere troppi problemi a portare il secondo singolare a casa e che gli avversari in doppio schierano Schwank e Zeballos, vi verrebbe mai per la testa di schierare Kunitsyn al posto di Youzhny nel doppio? Ecco, qui già siamo a livello di “Art Attack”, ma ancora leggero. Un errore umano, anche se forse decisivo.

Austria 2012: l’Art Attack pesante. Quando Tarpischev ha annunciato che il primo singolare l’avrebbe giocato Kunitsyn, ridevano i polli. L’unica logica possibile era: risparmio Youzhny contro Melzer, così lui e Bogomolov battono Haider-Maurer e col doppio fanno tre. Bello, peccato che non abbia considerato che Melzer è in fase calante e Bogomolov in ritardo di condizione. Risultato? Due singolari regalati agli austriaci con Capitan Shamil che in conferenza stampa blaterava di “Risparmiare Youzhny”. Siamo di fronte a un processo degenerativo: quelli che una volta erano procedimenti mentali si sono trasformati in pippe mentali. Come si fa ad eclissare il proprio miglior singolarista, regalando il singolare d’apertura agli avversari? E tutto per risparmiarlo in vista del match con Haider-Maurer, mica McEnroe! Per inciso, Kunitsyn ha portato Melzer al quinto e quasi se la sfangava.

Le parole di Melzer al sorteggio dicono tutto: “Non me l’aspettavo, credo che non se l’aspettassero nemmeno i giocatori russi. Ad ogni modo Kunitsyn è forte, ha un record positivo contro di me, quindi magari alla fine è la mossa giusta”. Breve pausa, i giornalisti lo guardano sorridendo a mezza bocca e Melzer sbotta: “Sì, comunque preferisco giocare contro Kunitsyn piuttosto che contro Youzhny”. Ora l’hai detta, Jurgen!

P.S. mentre scrivo Melzer sta allegramente demolendo Bogomolov: ecco cosa succede a Tarpischare fuori dal vaso…

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3 Commenti to “Il Potere delle Shamilate”

  • 1.

    grande articolo, ma le Barazza-caxxate non le elenchi?… ;-)

  • 2.

    Ti dirò… io ho criticato spesso e volentieri Barazzutti, ma quest’anno sto zitto. Le convocazioni contro i cechi erano giuste, anche se una simpatia istintiva mi portava a tifare per Cipolla: e per convocare Bolelli ci volevano le palle, perché se Berdych gli avesse lasciato tre games sarebbero partite critiche da tutti.

  • 3.

    certo che il resto dei capitani di coppa davis rapportati a “mister supercool in giacca e cravatta” Jim Courier fanno una figura che nemmeno il nonnetto panciuto nella tutina champion al parchetto con il giornalino etc.

    si potrebbe anche stilare una classifica ma ai primi posti ci sarebbero troppi ex aequo, sicuramente tra i primi ci sarebbero Tarpischev con quella panza che fa tanto sport professionistico, Navratil il ceco con mullet stagionato che nemmeno ritorno al futuro e Barazza anche se era più speciale quando aveva quei quattro pelazzi unti lunghi tirati indietro

    ho appena sentito josefa idem (da fazio fabio) che ha detto che i suoi due figli gioano a tennis, beh non sarebbe male eh con quei geni, ma dubito che non vengano distratti da altro quando cresceranno

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