L’ATP 500 Dallas per Ben Shelton rappresenta un punto importante in avvio di stagione. Il tennista statunitense ha conquistato il primo titolo del 2026 superando in finale Taylor Fritz per 3-6 6-3 7-5 dopo una battaglia chiusa salvando tre match point. Per il classe 2002 si tratta del quarto titolo ATP in carriera, arrivato al terzo torneo stagionale dopo i quarti di finale all’Australian Open, dove si era arreso a Jannik Sinner. A Dallas, però, Shelton ha trovato continuità e solidità, eliminando nell’ordine Gabriel Diallo, Adrian Mannarino, Miomir Kecmanovic, Denis Shapovalov e infine Fritz.
LA SETTIMANA VINCENTE
In conferenza stampa ha parlato di una settimana durissima, soprattutto sotto il profilo fisico: “Sono molto felice per questo titolo, per aver chiuso così. È stata una settimana molto intensa anche a livello fisico, tanti match lunghi, però sono contento di come ho giocato, di come ho lottato e di come ho accettato le difficoltà”.
Un passaggio chiave del suo intervento riguarda il valore del gruppo che lo accompagna nel circuito. Shelton non ama staff troppo numerosi, preferisce un ambiente ristretto ma solido: “Per me significano tutto. Ho un gruppo di persone molto unito intorno a me. Preferisco poche persone, ma quelle giuste. Avere vicino mio padre, la mia famiglia e i miei amici significa tanto. In una vita come quella del tennista, sempre in viaggio, è fondamentale”.
La finale contro Fritz resterà una delle immagini simbolo del torneo. Tre match point annullati che anche lui, a caldo, ha ammesso di non avere una spiegazione razionale: “Non so come ci sia riuscito. Sono stato molto attento in quei punti, molto determinato. Ho continuato a fare il mio gioco anche quando ero a un passo dalla sconfitta”.
L’EVOLUZIONE DEL GIOCO
Nel 2026 si è visto uno Shelton più propositivo, più aggressivo verso la rete. Un’evoluzione cercata e studiata insieme al team: “Mi sto evolvendo. Giocare di più a rete era un obiettivo mio e del mio team. È un’area in cui credo di poter fare la differenza. Sto investendo anche nel doppio, perché aiuta a trovare confidenza con il gioco di tocco”.
Ma il cuore del suo tennis resta il servizio, un’arma che nei momenti complicati lo tiene aggrappato alle partite: “Quando gioco e servo bene credo sia difficile battermi in due set. Il servizio è un colpo fondamentale per me, è quello che spesso mi tiene dentro i match anche quando non sto giocando al meglio”.
LA MATURITÀ MENTALE
In chiusura, uno sguardo più profondo, quasi introspettivo. Shelton ha parlato di maturità, di gestione delle emozioni e di una mentalità sempre proiettata al prossimo obiettivo: “Sento di avere ancora molto margine di miglioramento e una grande passione per questo sport. A volte, se festeggio troppo dopo una vittoria, mi sento quasi in colpa. Il mio obiettivo è diventare la migliore versione possibile di me stesso. È per questo che lavoro ogni giorno, dentro e fuori dal campo”.
