Luciano Darderi si è fermato sul più bello. Una settimana fantastica quella all’ATP 250 di Buenos Aires, dove l’azzurro ha offerto un ottimo livello di gioco conquistando la finale contro il beniamino di casa Francisco Cerundolo. Ma è proprio nell’atto conclusivo del torneo che al neo numero 21 del mondo (suo best ranking) è mancato il passo finale per la conquista del titolo, forse complici anche le difficili condizioni meteorologiche che hanno inciso sulla partita.
Il match con Cerundolo
“Con la pioggia il campo era un po’ più pesante. A Cerundolo scappava poco la palla. Lui ha giocato un po’ più aggressivo di me – afferma il classe 2002 nella conferenza stampa -. Magari ero un po’ teso all’inizio, ma ho avuto molte chance di break nel primo set che non si sono concretizzate. Ma questo è il tennis: mi sarebbe piaciuto lottare un set in più o poter rendere il punteggio un po’ più equilibrato, ma lui è stato sempre sopra e questo gli ha permesso di giocare bene”.
E, nonostante la sconfitta, non sono mancate le parole di stima da parte di Luciano nei confronti del rivale e amico argentino: “È un grande amico, giochiamo spesso in doppio. La verità è che sono contento che abbia vinto lui. È la sua terza finale qui ed è il numero uno in Argentina. È un bravo ragazzo, di una buona famiglia”.
Uno sguardo al futuro
Per quanto riguarda i propri obiettivi personali, volgendo uno sguardo al futuro, il traguardo primario rimare guadagnare un posto in Top 20: “Questo torneo è finito, bisogna chiudere il libro e andare avanti, continuando a pensare che sono molto vicino alla Top 20, che è il mio primo obiettivo principale. Martedì si ricomincia: il tennis è uno sport difficile perché giochi tutte le settimane, ma allo stesso tempo il bello è che ti dà sempre opportunità e nuove chance”.
Non è sfuggita l’occasione per tornare sul tema caldo della convocazione in Coppa Davis, tra Argentina e Italia: “Io in questo momento sto rappresentando l’Italia. Vorrei giocare la Davis per la squadra italiana, però fin qui non sono stato convocato. Se mi chiama l’Italia sono disponibile, però non posso prevedere il futuro. Il livello in Italia è molto alto”.
Il rapporto con il padre
Ha poi concluso spendendo parole di profondo affetto nei confronti del padre, Gino, da sempre mentore e primo sostenitore nel corso della sua carriera: “Mio padre è tutto. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto smettere di giocare a tennis, soprattutto dopo la scomparsa di mia nonna. Lui invece mi ha sempre spronato e mi sostiene ogni giorno, senza mai aspettarsi nulla in cambio. Merita un grande riconoscimento, gli devo tutto”.
