“Sono felice di poter competere un’altra volta, di cercare di trovare il mio miglior tennis e la mia miglior condizione fisica e mentale; abbiamo ritenuto che questo fosse il posto esatto per provare a trovare tutte queste cose”. Matteo Berrettini ha bisogno di ripartire, e quale modo migliore per farlo al Challenger 175 di Cagliari 2026. Perché il capoluogo sardo ha un posto speciale nel cuore di Matteo e, dopo una brusca frenata al Masters 1000 di Madrid, per il romano è fondamentale andare a caccia di fiducia, di buone sensazioni e, perché no, di successi.
Ripartire da Cagliari
Alla vigilia del suo esordio contro lo statunitense Patrick Kypson, Matteo si è presentato in conferenza stampa con tutt’altro tenore rispetto alla delusione di Madrid post sconfitta contro Prizmic. “Sono contento di essere qui perché la prima volta che sono venuto in questo circolo ero veramente un bambino, quindi fa sempre piacere tornare e ci siamo sempre sentiti ospitati nel migliore dei modi. Ricordo di quando giocai il doppio con mio fratello qui ben cinque anni fa: fu una bellissima settimana. Spero che da qui io possa prendere tutta l’energia necessaria per affrontare l’annata”.
E, tralasciando la doccia fredda sul rosso madrileno, Berrettini dovrà cercare di ripartire dalle sensazioni trovate a Monte-Carlo: “So di poter giocare contro i migliori del mondo e di appartenere a quel livello, anche se questo sport è diventato complicato perché, a qualsiasi livello, bisogna stare attenti. Mi sento parte di questo gruppo di giocatori e sono consapevole che anche sulla terra posso giocare bene; sono nato e cresciuto sulla terra, quindi speriamo possa essere una bella settimana”.
I rivali nel tour e il rapporto con la terra rossa
Proprio facendo riferimento a quel “gruppo di giocatori”, Matteo ha ammesso: “Sulla bocca di tutti c’è ovviamente Rafael Jodar. Mi sono allenato con lui a Marrakech e ho sentito un giocatore molto centrato, senza buchi, già completo a 19-20 anni. Poi mi è piaciuto molto Arthur Fils; so quanto è difficile tornare da un infortunio e lui è tornato con una continuità che non mi aspettavo. Infine dico Francisco Cerundolo; mi sono allenato con lui e credo che abbia il livello per arrivare in fondo nei grandi tornei e che, a breve, farà un risultato molto grosso”.
Per il romano, ritrovare sensazioni sulla terra battuta è la via migliore per uscire dal momento complicato: “La terra rossa è stata casa per tantissimi anni e mi sento sempre a mio agio. Mi piace giocarci perché è un gioco più tattico e c’è quella sensazione di battaglia e fatica che piace anche agli spettatori. L’obiettivo per questo torneo è prendere una partita alla volta, cercando di trovare la miglior forma”.
Se poi sommiamo la presenza del pubblico italiano, ecco il binomio di ingredienti di cui Matteo non può fare a meno: “Il calore del pubblico italiano è stata una delle motivazioni che mi ha spinto a venire qui; sentire il pubblico a favore è sempre un’emozione grande”.
Mentre sul suo attuale ranking in classifica non si sbilancia: “Sulla classifica dico che è una serie di cose che si mettono insieme: continuità e risultati. So quello che valgo e accetto la posizione attuale perché so che è un processo e che si può ritornare più in alto. Non gioco per la classifica, ma per provare a me stesso che so ancora fare bene questa cosa e perché mi piace stare lì, sudare e vincere le partite”.