Andy Murray dopo il suo ritiro ha fatto parte dello staff tecnico di Novak Djokovic da novembre 2024 a maggio 2025, allenando di fatto l’ex rivale per circa 8 mesi. Un periodo che si è concluso con la sconfitta in finale al Masters 1000 di Miami 2025 – 7-6(4) 7-6(4) contro Jakub Mensik – come punto più alto, poco rispetto alle aspettative. Lo scozzese è tornato a parlarne durante una puntata di Served, il podcast dell’ex numero 1 ATP Andy Roddick. Murray ha descritto lucidamente alcune dinamiche del rapporto con Djokovic che lo hanno sorpreso. “Verso la fine della carriera i dubbi iniziano a insinuarsi – ha raccontato il vincitore di 3 Slam e 2 ori olimpici in singolare -. Novak è uno degli sportivi più tosti dal punto di vista mentale, ma ha un sacco di dubbi su sé stesso, sul suo gioco e prima dei match importanti“.
Corsi e ricorsi storici
L’allenatore scozzese, oggi coach di Jack Draper, ha spiegato alcune delle difficoltà incontrate nei mesi trascorsi assieme a Djokovic: “È probabilmente il miglior giocatore di tutti i tempi, provavo a fargli capire ciò che lo rendeva grande e farlo ragionare su quali decisioni prende nei momenti in cui gioca al suo massimo”. Anche l’attenzione di Djokovic per la propria tecnica ha particolarmente sorpreso Murray, che ha svelato: “Voleva moltissimi feedback soprattutto sulla tecnica, mi ha davvero colpito”.
Da giocatore, il britannico ha sfidato “Nole” in ben 36 occasioni (11-25 il bilancio) dando vita anche a 7 finali Slam. Curiosamente, Murray ha vinto 2 dei suoi 3 Slam (US Open 2012 e Wimbledon 2013) proprio contro Djokovic. Alla luce dei dubbi del serbo, ha scherzosamente ammesso: “Gli dicevo che se l’avessi saputo quando giocavo contro di lui, sarei stato molto più sicuro dei miei mezzi“.