Benoit Paire, l’adone sprecone…


di Ianhungar (inviato a Todi)
Quando si pensa ai talenti sprecati del tennis, vengono sempre a mente i francesi. Quando si pensa ai giocatori che giocano il rovescio meglio del dritto, si pensa ai francesi. Quando si viene a conoscenza di partite in cui un giocatore ha sprecato 7 match point, si dà per scontato che sia francese. Benoit Paire incarna quasi tutti i prototipi dell’idea di tennista francese: bello e fragile, diseducato e coinvolgente, morto che rinasce e poi ri-muore. 22enne di Avignone, Paire ha un’altra topica in comune coi vari Monfils, Gasquet, Simon. Il suo linguaggio del corpo dice: “Se mi impegnassi, sarei un top ten. Solo che per ora non mi va”. E allora stuzzica le aspettative, diverte le folle. Ma non concretizza. E resta appeso lì, tra i condizionali e le speranze, intrappolato in una rete di eterne promesse rimaste tali. E che spreco sarebbe. Intanto, volendo, potrebbe vantarsi di essere il tennista colla maggiore sproporzione tra (fantastico) rovescio e (mediocre) dritto. C’è dell’altro, però. A parte quell’aria da 22enne che la vita vuole godersela, e non modellarla per il tennis, a Paire sembrano mancare i punti fermi. Come un allenatore che ti segue e colla sola presenza sugli spalti ti fa vincere partite che un amante dell’autocommiserazione in monologhi spesso finisce col perdere. “Mi sto allenando da un anno con Lionel Zimbler, ha allenato Saulnier, Santoro e Mahut. Solo che viaggia raramente con me”. O di idee chiare riguardo al proprio potenziale, al proprio gioco, agli obiettivi. Perché altre delle dichiarazioni rilasciate in esclusiva prima di partire per Metz, dove sarà in tabellone con una wild card, lasciano troppo perplessi, quasi privano Paire di credibilità. Basta averlo visto giocare un paio di volte per vedere che il suo gioco d’incontro si adatta meglio al cemento che alla terra. Basterebbe sapere che indoor ha battuto Benneteau e Simon e perso una drammatica partita al secondo turno di Us Open 2010 contro Feliciano Lopez (avanti due set a uno e un break). No, per lui non basta. Anzi, lui la pensa proprio in un altro modo. E gli obiettivi… sembrano teatro dell’assurdo: “Io ora penso solo a fare punti per evitare le qualificazioni agli Australian Open (mancano 4 mesi!!). Per questo gioco sulla terra, perché si adatta di più alle mie variazioni, alla profondità del mio rovescio (!!)…L’unico torneo sul cemento che giocherò fino a fine anno è Metz, perché mi hanno dato una wild card e non potevo rifiutarla. Ma poi ripartirò dalla terra, andrò a Napoli e da lì poi vedrò”. Benoit Paire è così, un rebus continuo. Basta che non sia uno di quelli troppo difficili, che alla fine nessuno riesce a risolvere.

Leggi anche: