Sinner salta Shanghai e si affida al “dottor miracolo”

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Jannik Sinner - Foto FITP

DA PECHINO

Jannik Sinner salta il Masters 1000 di Shanghai e si affida al “dottor miracolo”. Sia chiaro, il soprannome non è un’invenzione del sottoscritto, ma è così che i colleghi di Marca hanno ribattezzato il dottor Bertrand Sonnery-Cottet dopo aver permesso al calciatore del Valencia Mouctar Diakhaby di tornare in campo a meno di un anno dalla terribile lussazione del ginocchio rimediata contro il Real Madrid.

Anche questa volta il numero 1 del mondo ha aspettato fino all’ultimo, ma alla fine, dopo la rinuncia alla difesa del titolo di Pechino, è arrivato anche il forfait a Shanghai. Si prolunga così lo stop per i problemi al ginocchio destro, già costati a Sinner lo US Open e i precedenti tornei di Montreal e Cincinnati. L’ultima partita giocata da Jannik resta dunque la finale di Wimbledon vinta contro Zverev il 12 luglio 2026. Proprio il tedesco, da qui a fine anno, vede allargarsi il ventaglio di possibilità per diventare numero 1 del mondo: già in Asia potrebbe completare il sorpasso qualora riuscisse a centrare la prestigiosa doppietta Pechino-Shanghai.

JANNIK A LIONE DAL DOTTOR MIRACOLO

Quanto a Sinner, le parole che hanno accompagnato l’annuncio del ritiro non forniscono alcun aggiornamento sulle ragioni che continuano a impedirgli di competere. Ad oggi l’ipotesi più accreditata, mai smentita dall’entourage del giocatore, resta quella di una tendinopatia al ginocchio destro. Più precisamente, è stata più volte citata un’infiammazione della bandelletta ileotibiale, nota anche come sindrome della bandelletta ileotibiale.

Dopo le tante settimane trascorse al J Medical di Torino, è notizia recente che Jannik Sinner si sia rivolto al Centre Orthopédique Santy, dove lavora proprio il dottor Bertrand Sonnery-Cottet, rinomato chirurgo ortopedico e traumatologo specializzato nella chirurgia del ginocchio, nelle ricostruzioni del legamento crociato anteriore (LCA) e nelle lesioni multi-legamentose.

Curiose le circostanze che hanno portato alla scoperta della notizia. Galeotto è stato il post di una tifosa, che ha incontrato Sinner al Restaurant Le Santy, a due passi dal Centre Orthopédique Santy. La ragazza aveva inizialmente menzionato il centro nel post, salvo poi rimuovere il riferimento. Nel giro di pochi minuti è sparita anche la foto e il profilo è diventato privato, ma ormai era troppo tardi. Da lì i conti della serva hanno fatto il resto: se la vicinanza tra il ristorante e il centro ortopedico rappresentava già un indizio importante, a rafforzarlo c’è anche il fatto che diversi giocatori della Juventus, tra cui Bremer, Cabal e Khephren Thuram, si siano rivolti alla struttura in tempi recenti.

PERCHÉ “DOTTOR MIRACOLO”

Onorato del soprannome, il dottor Sonnery-Cottet ne ha parlato in diverse interviste. Cresciuto proprio nei pressi di Lione, dove si è laureato in medicina nel 1993, si è formato sotto la guida di Pierre Chambat, pioniere francese della chirurgia del crociato. Se il “miracolo” Diakhaby gli è valso il simpatico nickname, già in precedenza Sonnery-Cottet aveva firmato un recupero fuori dall’ordinario.

Tra il 2017 e il 2018, infatti, seguì la sciatrice Veronika Velez-Zuzulová. La slalomista riportò nel settembre 2017 la rottura del crociato durante un allenamento in Argentina. A cinque mesi dall’Olimpiade, le stime parlavano di almeno nove mesi di stop per un infortunio che già in passato le aveva negato un appuntamento olimpico, seppur rimediato all’altro ginocchio. In quell’occasione Sonnery-Cottet, invece di ricostruire il crociato, decise di ripararlo. Nel giro di dodici settimane le risonanze mostrarono un legamento guarito e, appena venti settimane dopo l’intervento, la slovacca riuscì a tornare a competere.

Poi il già citato caso di Mouctar Diakhaby, che il 2 marzo 2024 riportò una lussazione del ginocchio. Cinque giorni più tardi venne operato con una ricostruzione simultanea di più legamenti; menisco e cartilagine risultarono in condizioni migliori del previsto e, dopo sei settimane, fu esclusa la necessità di un secondo intervento. Se il punto di partenza era sostanzialmente “vedremo quando potrà tornare a camminare”, i sorprendenti progressi permisero a Diakhaby di rientrare in campo dopo 330 giorni, meno di un anno dopo l’infortunio.

Nel curriculum del dottor Sonnery-Cottet c’è anche l’intervento effettuato nel 2022 su Zlatan Ibrahimovic, con ricostruzione del crociato, rinforzo laterale e riparazione del menisco. Più recentemente ha seguito anche il recupero senza intervento chirurgico di Kylian Mbappé da una distorsione al ginocchio sinistro prima del Mondiale.

COSA DICONO GLI STUDI?

Se dovesse effettivamente trattarsi di sindrome della bandelletta ileotibiale, almeno in una prima fase l’ipotesi di un intervento chirurgico sarebbe generalmente scongiurata. Secondo un scheda clinica compilata dal dottor Andrew Hadeed e dal dottor David C. Tapscott, la maggior parte dei pazienti guarisce dopo 6-8 settimane di trattamento conservativo, mentre la chirurgia diventa un’opzione soprattutto dopo sei mesi di cure senza successo.

Conclusioni simili emergono da un articolo del dottor Corey Beals e del dottor David Flanigan dell’Ohio State University: in un campione ristretto di 24 runner, il 44% è tornato all’attività entro otto settimane e il 91,7% entro sei mesi attraverso un trattamento conservativo. Va naturalmente precisato che si tratta di un campione ridotto e che un atleta come Sinner, già tornato ad allenarsi nelle ultime settimane, difficilmente può concedersi uno stop così prolungato, soprattutto in assenza di un intervento che lo costringa necessariamente a fermarsi.

Il programma seguito dai runner nello studio prevedeva anche il rinforzo della muscolatura dell’anca. La bandelletta ileotibiale, infatti, parte dal bacino e arriva sotto il ginocchio, fino al tubercolo di Gerdy. La sindrome deriva generalmente da un problema di sovraccarico, particolarmente comune nella corsa, e viene trattata attraverso fisioterapia, stretching della bandelletta e rinforzo dei muscoli dell’anca.

Idealmente, tanto per una persona comune quanto per un atleta professionista, studi e letteratura suggeriscono il ritorno all’attività soltanto dopo la completa guarigione. Una possibilità che nello sport di vertice non sempre esiste, come insegna anche la recente terapia conservativa scelta da Taylor Fritz per gestire il proprio problema al ginocchio.

Dalla sua Sinner, a prescindere dalla natura specifica dell’infortunio, può permettersi di prendersi tutto il tempo necessario, come sta facendo, con la consapevolezza di avere il livello per tornare immediatamente ai vertici una volta ritrovato il 100%. Un lusso che non tutti i giocatori, magari alle prese con esigenze di classifica più impellenti, possono concedersi. Il futuro, ad oggi, resta un’incognita. Ma se l’attesa servirà a riconsegnarci un Sinner a pieno regime, allora vale la pena aspettare.

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