Mai banale Alexander Bublik, che ha fornito numerosi spunti interessanti nella sua conferenza stampa dopo la vittoria ai danni di Marton Fucsovics nel secondo turno dell’Australian Open 2026. “Sono davvero contento del modo in cui sono rimasto sul pezzo mentalmente e ho continuato a lottare, anche se ero sotto al break nel terzo set. Sicuramente vincere mi piace di più rispetto agli anni precedenti. Sto giocando in questo modo probabilmente da Madrid/Roma/Torino dello scorso anno e proseguo così. Se qualcosa deve essere cambiato o modificato, spero di farlo in tempo e non in ritardo come a inizio 2025. Ma finché funziona, cercherò di continuare” ha esordito.
Il cambio di mentalità
A proposito di maturità, invece: “Con gli anni sono invecchiato un po’ e ho iniziato a trattare il tennis più come un lavoro. Ad esempio sono venuto qui in Australia per fare tutto il possibile per vincere partite. Per me è più una questione di lotta. Voglio dire, non sono contento di venire qui, perdere magari in cinque set, urlare e spaccare racchette: non sento il bisogno di farlo“. Indubbiamente un ruolo importante lo gioca il contesto extra-tennistico: “Cerco di essere un buon padre, un buon marito, un buon amico. Credo sia importante tenere i piedi per terra, lavorare sodo, giocare a tennis: è tutto quello che cerco di fare come essere umano“.
Anni sprecati?
Infine Bublik si è lasciato andare a una lunghissima riflessione quando gli è stato chiesto se, col senno di poi, direbbe di aver sprecato gli ultimi 5-10 anni della sua carriera: “Penso che non si possa davvero spingere qualcuno a fare qualcosa se non per sfinimento. Tutti dicono ai propri figli di imparare dagli errori degli altri, ma io credo che in realtà impariamo dai nostri errori. A me dicevano tutti di cambiare: io li ascoltavo ma certe cose non mi entravano in testa. Sono in top 50 da 7-8 stagioni di fila e già nel 2017 ero in top 100, quindi è stata una lunga strada. Questo cambiamento è stato una mia scelta“.
La consapevolezza di Bublik
Il kazako ha poi aggiunto: “Se ho cambiato mentalità è semplicemente perché per me è un modo più naturale di fare le cose. Ad esempio in passato mi piaceva mangiare cibo spazzatura e bere tanta Coca-Cola, mentre ora non lo faccio più. Oppure adesso mi piace dormire bene e stare con la famiglia invece di uscire“.
Infine ha concluso: “Dalla mia prospettiva attuale potrebbe sembrare che abbia sprecato anni, ma in realtà ero felice perché facevo ciò che sentivo di dover fare, consapevole delle conseguenze. Ero pragmatico, sapevo quello che facevo. All’improvviso ho vinto un titolo ed ero felice. Guardando indietro, non cambierei nulla. Non so cosa succederà al Bublik tra cinque anni, se sarò ancora più affamato oppure se non andrò ai tornei perché vorrò stare a casa. Quindi per me è più un modo naturale di imparare dai propri errori“.
