Le discese ardite.. e le risalite

di - 11 Gennaio 2011

di Alberto Brumana

Auckland, 9 gennaio 2011: una marziana è scesa in Australia. Il suo nome è Greta Arn. Chi di voi infatti avrebbe scommesso che la non giovanissima ungherese avrebbe potuto vincere questo torneo da 220.000 dollari, tra l’altro sconfiggendo consecutivamente tre delle prime quattro teste di serie (nell’ordine Sharapova, Goerges e Wickmayer) senza nemmeno perdere un set? Invece Greta ce l’ha fatta e con una naturalezza davvero invidiabile.

Ma chi è Greta Arn? Nata in Ungheria nel 1979, è cresciuta in Germania, e per la bandiera tedesca ha esordito giovanissima nel circuito ITF. Un esordio non da poco: è il 1994 e una quindicenne Greta Arn, fresca campionessa tedesca under 16, sconfigge la prima testa di serie del torneo di Bratislava, Zuzana Nemsakova (allora numero 382 del mondo) per 6-0 6-1. È nata una stella? In realtà nelle stagioni successive non gioca moltissimo a livello pro, e non vince granché nemmeno tra le juniores. Nel 2000 inizia stabilmente a iscriversi a tornei WTA, e due anni dopo sembra la stagione buona per la svolta: batte giocatrici come Mary Pierce ed Amy Frazier, entra nelle prime cento giocatrici del mondo, sembra pronta per fare il salto di qualità. Invece inizia la crisi più nera, e in tutto il 2003 non supera mai il secondo turno di un torneo WTA. Il crollo sembra senza fine, e nel 2005 Greta è oltre la 600° posizione in classifica. Sembra il tipico caso di una carriera sfiorita precocemente, ma l’anno successivo inizia una nuova vita per la Arn, con una lenta risalita che porta, nel 2007, alla prima, sorprendente vittoria in un torneo del circuito maggiore: a Estoril, in Portogallo, arriva come numero 176 del mondo, passa le qualificazioni e vince battendo in finale Victoria Azerenka. Da allora fino a oggi solo Alexandra Dulgheru a Varsavia nel 2009 è riuscita a vincere un WTA partendo da una posizione peggiore in classifica (era al numero 209). L’anno successivo Greta prende un’altra decisione forte: abbandona la nazionale tedesca e torna nella terra che l’ha vista nascere, l’Ungheria, con l’obiettivo di partecipare ai giochi Olimpici. Ci riesce, in doppio con Ágnes Szávay, ma esce al primo turno. Inizia una nuova crisi, che la porta anche fuori dalle prime 250 giocatrici del mondo. Per la nuova, ennesima svolta, deve aspettare la primavera del 2010, quando arriva in semifinale a Varsavia, partendo dalle qualificazioni. Gioca benissimo anche a Wimbledon, dove vince cinque partite prima di arrendersi a Marion Bartoli, e a Tokyo, dove batte due top100 e rientra pure lei nelle prime cento giocatrici del mondo.

Dopodichè, il suo sbarco in Australia: vince subito ad Auckland e si porta al numero 58 della classifica. Niente male per questa trentaduenne ungherese con la passione per l’Italia (passa più tempo a Roma che a Budapest, allenandosi con Gianluca Palombini), sperando che l’ultima sia stata davvero la svolta buona.

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