Campioni, Cigni Neri & Principi Buzzurri

di - 1 Agosto 2011

SAGHE MENTALI IN STATO DI GRAZIA
La Rubrica dell’(In)Esperto di Stefano Grazia

EPISODE 6_Divagazione Num 1: Similitudini fra i sottoboschi  culturali sportivi di Tennis Giovanile e Surf nella serie televisiva John  from con un interessante (?) riallaccio al film The Black Swan e al  tema della schizofrenia (va mo la’ …) con infine ritorno alla Realta’ con una riflessione sulla pressione che la presenza del Genitore durante i tornei comporta

Della serie, questo si che e’ un articolo, scritto anche questo diversi mesi fa,la prima parte, che nessuno commentera’… Edddai, continuiamo a farci del male…..Ma la seconda parte riguarda l’ultima impresa di Alessia, quindi Bogar puo’ saltare tutto l’inizio e venire al dunque …

Dopo essermi riletto l’ultimo capitolo di La Canaglia di Lagos (Colpo di Grazia 15), ho avuto solo un rimpianto: quello di aver continuato a scrivere posts ed in particolare di essere riuscito anche a litigare con Pulsatilla che in fondo prima dava della sedicente psicologa a Maria Prosperi e forse me lo sono sognato ma un migliaio di anni fa mi fece anche qualche compliment quando per l’ennesima volta diedi il mio addio ‘definitivo’ al palcoscenico. Ma questo sicuramente e’ uno degli articoli che lo avrebbe fatto addormentare, e non solo lui. Comunque in questi giorni mi sto guardando, al ritorno dalla palestra dove per tre ore tutte le sere combatto contro le mie ossessioni sprecando in fondo gli ultimi giorni a disposizione per una vita ancora passabile, sto guardando, dicevo, un a serie Tv, John from Cincinnati, che parafrasando Daniela Santanche’ che si riferiva al Benigni della Divina Commedia e della Storia in Italia a Sanremo, fa CA-CA-RE. Ho gia’ scritto che non posso certo essere definite di pura destra visto che sono a favore dell’aborto, dell’eutanasia, della liberalizzazione di tutte le droghe pur non facendone minimo uso, ma qui mi trovo d’accordo con l’onorevole: Benigni mi piaceva solo ai tempi dell’Altra Domenica di Arbore e anche li’ solo per 10-15’ e, ovvio, anche la prima volta che fece il suo show con Raffaella Carra’ in diretta , show poi ripetuto sempre uguale decine d’altre volte con Baudo e perfino alla notte degli Oscar … ma stiamo come al solito divagando. Dicevo questa serie fa ca-ca-re, in maniera davvero imbarazzante e tanto piu’ in quanto e’ stata create e prodotta da David Milch ,il celebrato autore di NYPD Blue, una serie che soprattutto nelle prime due stagioni cambio’ per sempre il modo di fare TV, e ancora di piu’ l’autore di Deadwood per HBO, la serie che e’ considerata, insieme con The Wire, quanto di meglio sia mai stato creato per la Televisione e non solo, la prova che il prodotto televisivo puo’ essere superiore , per scrittura recitazione approfondimento psicologico a tutto tondo dei caratteri, di quello cinematografico. La prima stagione di Deadwood e’ un capolavoro difficilmente eguagliabile anche se richiede pazienza, visione in lingua originale e,permettetemi di dirlo, un certo background culturale letterario e cinematografico. Nel senso che chie’ in grado di apprezzare Deadwood e’ sicuramente in grado di farsi piacere Lost ma non necessariamente viceversa.
Era quindi con una certa trepidazione che mi sono accinto a guardarmi la serie responsabile della conclusione di Deadwood, interrotta infatti dopo tre stagioni quando originalmente era stata pensata per Quattro.Il fatto che fosse stato un incredibile flop e che fosse stata cancellata dopo una sola stagione non mi spaventava, anzi (lo stesso Firefly,un’altra delle mie serie preferite di tutti I tempi e da cui poi era stato partorito il film Serenity, quello in cui c’e’ la versione moderna di Han Solo era stato cancellato dopo una stagione), e come ho appena detto perfino Deadwood doveva durare 4 stagioni e ne furono realizzate solo tre.
Ma la storia, ambientata nel mondo dei surfer californiani con al centro una famiglia che piu’ disfunzionale non si puo’ mi ha creato fin dale prime battute una spiacevolissima sensazione di disagio, disagio che si accentuava man mano che I minuti passavano e le scene e I dialoghi si susseguivano ….
Eppure…non sono riuscito a smettere di guardare.
C’e’ una striscia di Lupo alberto di Silver che spiega bene quello che e’ successo: gli animali della McKenzie Farm hanno organizzato una serata cinematografica e il film proiettato e’ un western di john Wayne… Alla fine del film, nell’ultima vignette Silver ce li disegna mentre escono , tutti con le braccia large a cercare la colt, la posa alla cavaliere solitario, imitando John wayne ed Henry Fonda, mentre nel fumetto uno dei protagonist dice: Dove diavolo ho mess oil mio cavallo?
Cioe’ gli spettatori durante il film si identificano con i protagonisti e quando escono sono ancora calati nella parte. In effetti, pur apprezzando quasi ogni genere cinematografico, confesso un debole per quelli in cui mi posso identificare, nel bene e nel male, a torto (come nel caso di Brad Pitt in Legends of the Fall) o a ragione (Joe Mantegna in Searching for Bobby Fischer), con uno dei main characters del film. Qui piu’ che identificarmi in qualcuno dei protagonista, era mio figlio che trasfigurato mi continuava a ricordare Shaunie, il quattordicenne in odore di sponsorizzazione, figlio e nipote di due leggende del surf , entrambe finite male chi per una ragione chi per un’altra.
Ben piu’ drammatica e disturbante l’identificazione che si corre il rischio di provare (e qui rientro ai giorni nostri) in un film come The Black Swan, in cui una strepitosa Natalie Portman (che io adoro da quando 14enne in Beautiful Girls ruba la scena e l’intero film a Timothy Hutton Matt Dillon Uma Thurman Mira Sorvino … film ‘piccolo’ e bellissimo, fra I miei preferiti di sempre, diretto da Ted Demme, nipote del piu’ famoso Jonathan, e poi purtroppo morto a 50 anni per infarto … ) in cui una strepitosa Natalie Portman, dicevo, interpreta una prima ballerina che, alla stessa stregua di molti campioni dello sport, devono, per soddisfare le aspettative alimentate magari inconsciamente dai genitori e/o che loro stessi si sono posti, devono non solo immolarsi sull’altare del Sacrificio attraversando il tunnel di ferro, fuoco, sudore e sangue e polvere da sparo, ma anche spesso eliminare l’unica persona che veramente si frappone fra loro e il successo e cioe’…se stessi. Come scriveva il grande Clerici, l’avversario in fondo altri non e’ che il simulacro di se stessi.

Rientro ora in media re perche’ nel riallacciarmi ai complimenti a Mad Max e soprattutto ad Alessia mi erano sorte un paio di considerazioni che potevano essere aggiunte ad un articolo sulla psicoanalisi del campione in erba. La Domanda che mi sono trattenuto dal fare al Principe Buzzurro, perche’ non era giusto farla a caldo quando l’unica cosa che contava, in quel momento, erano le congrats di rito, era: Come mai tu non eri con lei? E senza malizia, come spieghi che i migliori risultati lei li abbia ottenuti quando tu non c’eri? Ti senti di escludere aseolutamente di essere anche tu vittima della Sindrome di Stoccolma del Genitore, cioe’ di essere colpito dalla Condanna a non poter gioire in diretta dei successi della propria prole?

Adesso e’ chiaro che venendo da me la domanda puo’ apparire ambigua e l’argomento sollevato maliziosetto, direbbe Archipedro. Ma credo che, spogliato dai riferimenti personali, possa essere un buon argomento da sviscerare anche con l’aiuto di FDC aka Fuor De Cabeza. Io in realta’,ci ho pensato spesso, a questa cosa, visto che gia’ io soffrivo e soffro a vedere i match dei miei campioni preferiti in ogni sport ai quali spesso, per non portar loro sfiga, nego il mio supporto in diretta ( li guardo poi in differita ma solo se hanno vinto…) ( la Henin invece la guardavo e vinceva spesso lo stesso… piu’ di Agassi e Murray, devo dire…)…e quind idiciamo la verita’ ( scoop!), la vera ragione per cui Nicholas ha smesso e’ stata quella di non darmi questa delusione… No, scherzi a parte: la domanda non e’ pellegrina o maliziosa come qualcuno potrebbe pensare ma invece riguarda una parte importante del rapporto Genitore- Figlio/a: laddove ci sono figli/ie che hanno bisogno del Genitore come una Coperta di Linus, vedi per es la Bartoli, ve ne sono altri che invece magari hanno bisogno del Genitore a casa per l’homework quotidiano ma preferiscono affrontare i tornei da soli perche’ sentono meno la pressione…Quindi alla luce degli ultimi risultati, non potrebbe essere il caso anche di Alessia? E come reagiresti se te ne rendessi conto? Saresti disposto a fare il passo indietro ?O piuttosto lo vivresti come un’amaro scherzo del destino? Daidacci una risposta sincera…la mia sarebbe: mi girerebbero tremendamente le palle ma ovviamente lo accetterei come sacrificio in nome del team…sacrificio relativo nel mio caso perche’ soffrirei comunque troppo e quindi starmene a casa e accendere la tv solo a cose avvenute potrebbe essere anche la situazione ideale se avessi, per farlo, una scusa come questa ( daddy, porti sfiga! cioe’, no…con te in giro sentirei una pressione maggiore perche’ mi sentirei di dover vincere non solo per me ma anche soprattutto per te…o meglio, sentirei che se non vincessi tu ci rimarresti cosi’ male…si, lo so che ci rimani male anche se stai a casa, ma certo non mi aiuta saperti cosi’ nervoso ed ansioso al di la’ dell’apparenza da gentleman inglese ( Qui poi Alessia potrebbe aggiungere di suo: ah, ma lo sai pero’ che il papa’ di Nicholas a chiamarti il Principe Buzzurro ci ha proprio azzeccato…maddai, non ti sarai mica offeso, non capisci che scherzava?)

Confermo: scherzavo, e ancora Congrats sincere ad Alessia e al suo papa’ (e anche alla sua mamma!)

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