Coppa Davis Story: il capolavoro di Lione

di - 18 Novembre 2014

leconte forget davis 1991

di Alessandro Mastroluca

Ci avviciniamo a Francia-Svizzera con due finali a loro modo memorabili che hanno coinvolto le due nazionali. Due storie vicine nel tempo e con un comune denominatore: gli Stati Uniti. Iniziamo dal 1991, dal trionfo francese di Lione, dal capolavoro di Forget e Leconte. Nel secondo appuntamento di questa miniserie di racconteremo la finale dell’anno successivo, l’ultima giocata dalla Svizzera prima di Lille. 

“Pensi che non sono più in grado di vincere un torneo? Pensi che sono un giocatore finito?”. Quando il suo storico coach, Patrick Hagelauer, futuro direttore tecnico della federazione, gli chiede di diventare capitano di Davis per la stagione 1991, Yannick Noah all’inizio non la prende bene. Poi però si convince, a una condizione: “Se i giocatori lo vogliono, accetto”. I nuovi moschettieri trovano un condottiero che li porta in finale di Davis, al Gerland di Lione, contro gli Stati Uniti di Agassi e Sampras. Tutta la Francia sogna di rialzare quell’insalatiera che manca dal 1932, dall’epoca dei Moschettieri Borotra, Lacoste, Brugnon e Cochet. Dopo la semifinale vinta a Pau contro la Jugoslavia, Noah va a parlare con Henri Leconte alla piscina dell’hotel. Leconte, convocato come quinto per la semifinale, è infortunato alla schiena, è sceso al numero 143 del mondo, sta bevendo un bicchiere di vino, da solo, in un albergo vuoto. Noah il condottiero arriva e in un attimo tutto cambia: “Ho bisogno di te. Non per giocare. Per vincere. Senza di te non possiamo farcela, conto su di te”. Lacrime di gratitudine gli solcano il viso. Per lui, per lasciare un posto a Leconte, Noah lascia fuori il giovane Santoro, che ha dato ai Bleus il punto della vittoria nei quarti contro l’Australia e vinto il secondo singolare a Pau, e ora si sente tradito dal suo idolo.

È Guy Forget che apre l’80ma finale nella storia della Coppa Davis. Di fronte ha Andre Agassi, il kid di Las Vegas, l’anello debole, si dice, del quartetto a stelle e strisce, che però ha firmato la vittoria decisiva su Stich in semifinale. Forget gioca come se avesse sulle spalle il peso della nazione, Agassi con la fretta di chi va di corsa per accorciare la sofferenza. Il primo set è il migliore dell’intera prima giornata. È una battaglia di 76 minuti che Forget chiude solo 9-7 al tiebreak. Agassi lo aiuta con 25 gratuiti; ne commetterà solo altri 16 in tutto il resto del match. “E’ stato un primo set sfiancante, emotivamente e fisicamente” ammette Agassi. “Penso che Forget fosse concentrato non solo su quella partita, ma pensasse a gestirsi per l’intero weekend, e non è una posizione facile. Dopo quel primo set, mi sono sentito in totale controllo”. Il francese, numero 7 del mondo, perde sistematicamente il servizio in apertura di secondo, terzo e quarto set. Alla fine cerca anche di cambiare tattica, di scendere più spesso a rete, ma le volée sono stanche quanto lui e i passanti di rovescio di Agassi si moltiplicano, mortiferi. Il punteggio parla da solo: 6-7(7) 6-2 6-1 6-2. “Andre ha sempre comandato il gioco” commenta Forget, “non potevo fare niente. La pressione, le aspettative, non c’entrano nulla: oggi è stato più forte di me. Punto e basta”.

Ora, tra il Rodano e la Saône, Lyon scopre il suo angelo più inatteso. Leconte, il soldato agée e infortunato, recuperato in extremis, ha tutto da vincere e tutto da perdere contro Pete Sampras, il miglior giocatore del mondo. Ma è lui che scrive la storia, quella storia che dà i brividi perché nessuno la può inventare. E davvero nessuno avrebbe potuto inventarla una partita così, davanti agli 8.300 spettatori che gridano, applaudono, vibrano e cantano il suo soprannome come un inno, come un salmo: “Riton, Riton…”. Sampras, all’esordio assoluto in Davis, non ha tempo di pensare, di respirare. Leconte dispensa 34 vincenti e conserva i suoi colpi migliori, servizi e fulminanti risposte incrociate, per i momenti decisivi. Perde il servizio solo una volta, nel primo set, e recupera il controbreak al game successivo. Firma i break chiave quando fa più male, sul 5-5 nel secondo e sul 4-4 nel terzo. “Non ricordo di aver giocato una partita così perfetta dall’inizio alla fine” dice dopo il 6-4 7-5 6-4 che tiene in vita la Francia. L’abbraccio commosso a Noah a fine partita è l’immagine di un venerdì di passione.

Leconte torna in campo dopo meno di 24 ore, in un sabato grigio e uggioso, per il doppio con Guy Forget. Insieme, non hanno mai perso in Davis. E non perdono nemmeno da Flach e Seguso che, scrive Thomas Bonk del Los Angeles Times, “sulle sponde del Rodano affondano come una barca che fa acqua”. I Bleu dominano, 6-1 6-4 4-6 6-2: otto vittorie su otto in Davis, sono una garanzia. Nessuna nazione ha mai rimontato da sotto 1-2 in finale di Davis dalla vittoria degli australiani proprio sugli Usa nel 1964. Agli Stati Uniti una risalita simile non riesce dal 1902.

La notte prima dell’esame è una notte di coppe, vicine ma lontane, e di campioni inquieti. Non riesce a dormire Forget, la vittoria in doppio non ha cancellato i dubbi per la sconfitta contro Sampras. Va in camera di Noah, che è sveglio pure lui, e decide che quella notte deve passarla in un altro modo. All’una si veste, esce e va in rue Mercière, la via dei bistrot. Passa dall’uno all’altro, e la notte diventa folle, improbabile. Si mischia ai tifosi, beve con loro e a tutti dice una cosa sola: “Dobbiamo sostenere Guy domani! Non lasciamolo solo”. La domenica quei tifosi vanno oltre. Non incoraggiano Forget, lo portano, lo spingono, lo trascinano. “Non ho mai visto un tifo così incondizionato per un giocatore” dirà Noah.

Il Gerland si trasforma in un ring, teatro di una battaglia che procede colpo su colpo per 12 game nel primo set. Sul 5-5 nel tiebreak, Sampras stampa un ance e arriva a un punto dal set. Ma qui Forget apre la prima crepa nella fiducia del numero 1 del mondo. Ace per salvare il set point, cui seguono due punti di fila: è 8-6. Stavolta, però, Sampras reagisce nel secondo, che chiude 6-3. E nella testa di Forget tornano i dubbi della rimonta subita contro Agassi. Dubbi che cancella con l’ace di seconda sul 5-3 30-40. “Ci sono momenti in cui devi prendere dei rischi”, dirà Forget, che gioca con una racchetta disegnata da Lacoste. “Yannick mi ha dato questo gusto per la ricerca del limite, queata voglia di andare oltre le mie capacità”. Il pubblico fa il resto. Forget salva 12 palle break su 13, vince 7-6 3-6 6-3 6-4 e dà ai Bleus la prima Coppa Davis dal tempi dei Moschettieri. “Non credo che gli americani abbiano capito quanto conti questa competizione per noi. In Francia abbiamo i Mondiali di calcio, il Tour de France e la Davis”, spiega Forget che ha ricevuto, insieme al capitano e al resto della squadra, anche un telegramma di congratulazioni del presidente Francois Mitterrand. “In America ci sono almeno dieci manifestazioni considerate più importanti”.

Dopo il punto della vittoria, Forget festeggia come non avrebbe mai creduto di poter fare. “Non mi vedrai mai rotolarmi per terra per un successo” aveva detto nella camera d’albergo a Noah. “E’ ridicolo”. Qualche ora dopo,evidentemente, aveva cambiato idea.

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