Dalla Sofferenza La Conoscenza

di - 13 Marzo 2010

tennis100

di Silvano Papi (Maestro Nazionale, Responsabile Pia Lazio 2, Psicologo e Psicoterapeuta)

Amici di Spazio Tennis! Ho scoperto il vostro fantastico blog dopo l’ intervista che mi hanno fatto Alessandro e Nicola sull’allenamento mentale del giovane tennista (qualcosa di più facile no?). Seguo regolarmente se non quotidianamente la rubrica genitori&figli. Aspetto con ansia i pezzi di Stefano Grazia, così come da ragazzo non vedevo l’ora che uscisse l’ultimo ‘Sanantonio’. Leggo i commenti e oramai conosco tutti e comincio a dargli un volto proprio come nei romanzi.

Stefano ci ha messo la faccia in tutti i sensi, voglio dire proprio le foto.

Federico Di Carlo è apparso in tutta la sua saggezza nella foto del pezzo a lui dedicato.

A Mad non riesco a dare un volto sarà perché dite che è scomparso o che appare sotto mentite spoglie.

Bogard ha la faccia da buono e dice cose buone.

Nikolik ha lineamenti duri ed è tosto, con lui non si passa.

Archipedro, alto e sicuro di sé, vola alto.

Ted un po’ sfocato ma, non so perché, lo sento vicino.

Roberto Commentucci l’ho incontrato alla convention sulla riconversione dei campi da terra in cemento (feci in quell’occasione un intervento in totale sintonia con le sue tesi, salvo poi leggere i conti economici ed avere dubbi sui tempi di ammortamento da lui indicati) però è ok, facciamolo. Di lui mi colpiscono l’energia e l’approccio economico-matematico, anche se nelle faccende umane scienza ed alchimia viaggiano sempre insieme e si compendiano.

Pinot esilarante: ” Il maestro di mio figlio è muto”. Mi fa ridere un sacco, chissà quante volte l’hanno detto o pensato di me: “Con lui non si pùò parlare! Ma chi si crede di essere!” Vi giuro che non è vero, mi piace comunicare…. Ve ne accorgerete!

Mauro g&f un tipo gentile.

Kill Bill di poche parole ma…

Andrew un buon sociologo, che non disdegna la politica e accetta le sfide filosofiche.

Chiedo scusa a quelli che ho dimenticato, o forse dovrei scusarmi con quelli che ho citato. Fate voi. Vi assicuro che questa ironia non è mancanza di rispetto, al contrario lo definirei un gesto affettuoso nei confronti di chi mi sta aiutando a capire i miei compagni di viaggio ovvero i genitori. Tra voi parlate senza peli sulla lingua. Al contrario dei maestri di tennis, che vanno sempre di corsa, vi ritagliate del tempo da dedicare allo studio e allo scambio di informazioni. Per questo generate buone idee sulla programmazione, sullo staff che deve seguire un talento, sulla preparazione fisica. Altro vantaggio mica da ridere vi rendete conto di quanto costa tutto ciò! Concordo con Stefano che l’academy non è il massimo, sia che si tratti di Bollettieri o di Sanchez, a meno che non sei un protagonista. Ma è un’ottima soluzione per la maggior parte degli aspiranti tennisti. Se devo dirtela tutta non mi piace la definizione “Genitore Illuminato” mi fa pensare alle “vacanze intelligenti”, però ho capito cosa intendi.

Mi presento raccontandovi qualcosa di me:

Mi chiamo Silvano Papi, sono Tecnico Nazionale. Sono laureato in psicologia alla Sapienza di Roma con una tesi sperimentale sull’”Apprendimento motorio nel tennis. Relazione tra linguaggio ed apprendimento, rilassamento ed apprendimento”, iscritto all’albo degli psicoterapeuti. La mia formazione presso la S.U.R (Sophia University of Rome, Istituto di psicoterapia analitico-esistenziale). Ho lavorato al Verde Roma per più di 20 anni, contemporaneamente ho fondato nel 1980 un club a Genazzano (RM) ad uso quasi esclusivo dei ragazzi, 6 campi in terra, 1 veloce coperto, 2 in gomma all’aperto. Non voglio partire dalle origini per non tediarvi ma dalla fine, così forse qualche nome lo conoscete. L’ultimo ragazzo talentuoso che ho allenato è stato Sacha Merzetti, nato a Nizza da padre italiano e madre algerina. L’ho avuto per 4 anni da 8 a 12 più o meno appena entrato in Italia, non diceva una parola in Italiano e la sua erre era improponibile. Però una situazione fantastica per sperimentare, papà motivatissimo, estremamente coinvolto, così sopra le righe e fuori dalle regole che maestri e genitori mi chiedevano se non fossi matto ad avere rapporti con lui. La presi come una sfida, e non nascondo di aver nutrito sin dall’inizio simpatia per la sua famiglia errante e per i suoi eccessi. A 11 anni ha vinto i Campionati Italiani U/11 sia singolare che doppio e nello stesso anno semifinale alla Lambertenghi (persa con Baldi). L’anno precedente esattamente nel Giugno 2008 vinse la Smrikwa bowl (Croazia), un torneo che consiglio a tutti gli under 10 di livello (tra i vincitori degli anni precedenti Bobo Virgili e GL Quinzi). Nel 2009 di nuovo semifinale alla Lambertenghi. Attualmente è in Francia per la grave malattia della zia, si allena nel centro federale parigino ormai da Gennaio. In bocca al lupo e mi auguro che torni.

Martina Di Giuseppe 1991, ha vinto la Lambertenghi. Genitori fantastici non sportivi, ha cominciato a giocare con me a 7 anni e fino a 16 anni. A 14 anni finale ai Campionati Italiani (perse da Alice Moroni). A 15 sul campo centrale del Real Sporting Club di Roma ha battuto la Dokic (al rientro)1° turno di un 10.000$ 64 64. Chiuse quell’anno alla 800esima posizione WTA (tra le migliori dopo Paliuchenkova, Hercog, Pervak , Martic, ecc). Sempre convocata nelle rappresentative nazionali giovanili. Ha vinto tornei ETA ed ITF. Ora a 19 anni è considerata una delle promesse al femminile, classifica 440 WTA. C’è un segreto per lei? La grande attitudine, la serenità e continuità con cui abbiamo lavorato, la programmazione tecnica ed agonistica all’interno di un team ristretto, la qualità dello staff e soprattutto la condivisione totale con i suoi genitori.

Andrea Paciello 1991, si è allenato con me 2 anni da 14 a 16, padre semi-nomade nell’ambiente lo chiamano ‘navigatore solitario’, ‘pazzo volante’, ‘il rom’. Ora ha 57 anni e una splendida chioma bianca raccolta in una lunga coda. Gira, estate e inverno, in pantaloncini e non usa il computer, si affida alla sua agenda dove c’è tutto, matches giocati, chilometri percorsi, ore di allenamento, regolamento ITF. Era un avvocato e sicuramente aveva dei vestiti. Ora gira l’Europa con un Volkswagen Comby che usa come casa. Non sono mai stato da loro a Gaeta, con google earth ho visto una piccola costruzione di 60 mq. con accanto 600 mq. di campo da tennis dove allenava Andrea (Sergio non gioca) con il cesto e tanta passione. Diritto e rovescio bimani perché non si decidevano se era destro o mancino. “Mi dispiace ma credo di aver fatto il massimo per Andrea, mi rendo conto che non è molto!” mi diceva spesso. In realtà ha fatto moltissimo. Ha tirato su un ragazzo forte che non guarda la TV, che ha 1 solo paio di jeans (che non mette mai), 2 tute sbrindellate, le sue ore di allenamento valgono doppio perchè sa quanto costano e perché vuole arrivare. Per 2 anni il Settore Tecnico ci ha aperto le porte di Tirrenia per 1 settimana al mese nel periodo invernale, Andrea Martina e me. Lui alto poco meno di 160 cm. si è trovato di fronte dei giganti fuori della sua portata. Ci allenavamo con il gruppo dei residenti mattina e pomeriggio e, dalle 15.00 alle 17.00 mentre loro erano a scuola, Renzo Furlan (che non ringrazierò mai abbastanza, grande spessore tecnico ed umano) ci consegnava le chiavi dei campi coperti. Una Moschea che ci faceva venire voglia di toglierci le scarpe, cesti pieni di palle luccicanti e via a lavorare servizio e risposta, risposta e servizio, tante volè e poi di nuovo servizio…Ah dimenticavo, Martina in un ITF sulla moquette di Amburgo nei quarti di finale vinti al terzo set segnò 17 aces! Il secondo anno Andrea ha battuto Della Tommasina a Salsomaggiore, Bortolotti in più circostanze, Abondanzieri 62 62, Piludu, Speronello sotto lo sguardo incredulo di Giancarlo Palumbo (ringrazio anche lui per l’ospitalità), insomma lo convocarono in nazionale riconoscendogli un discreto contributo. Esordio vincente contro l’Irlanda.

Prima di parlarvi di Margot Torre voglio prevenire la vostra domanda sul perché questi rapporti si sono chiusi alle soglie della carriera vera e propria. La risposta è semplice anche se sofferta. Non penso di essere un coach, mi piace la parte evolutiva da 0 a 15/16/18 anni, ovvero la costruzione. Dopo bisogna possedere qualità che non mi riconosco. La costanza, il piacere per la vita nomade… e non coltivare altri interessi. Ho collaborato e lavorato con Carlo Polidori e Giampaolo Coppo (mio compagno di doppio e di università), sono amico e stimo Riccardo Piatti, a loro invio se possibile i miei giovani allievi quando decidono di spiccare il volo. Sottolineo sofferta perché all’inizio ci stavo male nel vedere il mio allievo con le valige in mano, ora lo considero una specie di regalo che faccio ai miei colleghi e all’atleta. Spesso seguiamo insieme le partite, ci scambiano impressioni insomma un passaggio tutt’altro che traumatico anzi direi interessante per noi e peri ragazzi.

Margot (1986) ho cominciato ad allenarla a 13 anni. L’anno precedente non si qualificò neppure alla Lambertenghi pur giocando bene. Grande lavoratrice, intelligente, a volte insofferente, stimolante. Dopo più di un anno di lavoro e alcuni buoni risultati ci aiutò economicamente una Società Svizzera la ‘Up Turn One’ che aveva messo, attraverso il suo mentore Ivan Du Paschier ex davis man svizzero, sotto contratto Margot e altre sette ragazze da tutta Europa tra cui Ana Ivanovic. Avevamo la loro carta di credito per biglietti aerei, hotel, ristoranti, quello che non potevamo pagare con carta ce lo rimborsavano a piè di lista, più 2.200$ mensili per l’allenatore. 2 volte all’anno ci riuniva tutti o una parte, coach e ragazze per 2 o 3 giorni per vedere i progressi o se buttavano i soldi. Un raduno lo volle fare nel mio centro di Genazzano (Castelli romani) e non se ne voleva più andare “Qui si sta troppo bene, tu hai capito tutto” Rimase 8 giorni mangiando e soprattutto bevendo. Per Margot e le ragazze fu un incubo del tipo ‘Non si uccidono così anche i cavalli?’ A 15 anni fece quarti di finale al 10.000$ di Sezze e al 10.000$ di Forte dei Marmi. Il papà, che smanettava su internet, mi diceva che la Safina (sua coetanea) però aveva già vinto i suoi primi 10.000. Noi poveri mortali facevamo anche gli ITF junior vincendo Bari e Bologna entrambi di gruppo 1 o forse Bari era gruppo 2. Anche Mario Torre, medico di successo, è stato un genitore ‘Illuminato’, molto ambizioso, forse un po’ impaziente, ma con un ruolo positivo nel team. Mi ha aiutato per la parte medica ovviamente e poi mi metteva un po’ di pepe al ….che non ci sta mai male. A 17 anni, come vi dicevo prima, il passaggio a Carlo Polidori. Un anno strepitoso che la portò 17enne entro le prime 500. Pochi giorni dopo la finale del 10.000$ al Parioli ci comunicò, con la consueta chiarezza e fermezza, che non aveva intenzione di andare avanti. “Si avete capito, smetto”.

Non posso non citare Eleonora Iannozzi (1988) un’altra allieva a cui ho voluto veramente bene, ha cominciato con me e ha fatto l’ultimo anno con Giampaolo Coppo. Finalista alla Lambertenghi, finalista ai campionati U/14. 700 WTA a 18 anni. Genitori splendidi, illuminati, allegri, disponibili, competenti, colti e entrambi tennisti. E’ mancato 3 anni fa Marco, il papà 50enne, per una malefica leucemia. Il suo ultimo anno l’ha passato ad incoraggiare la moglie ed i figli, soprattutto ha preteso da Baba (Eleonora) che non rinunciasse al suo sogno di studiare in America. Le manca poco per la laurea in ‘business administration’ in una università del Tennessee, dove si mantiene con una borsa di studio al 100% grazie al tennis e ai suoi genitori.

Mi rendo conto che sto abusando della vostra attenzione perciò do un taglio netto. Vi dirò che per 7 anni (dagli 11 ai 18) ho allenato Stefano Tarallo (1976), con 2 parentesi a Cesenatico (lo ricordate il Centro Tecnico diretto da Bertolucci?). Su di lui e suo padre e su Cesenatico potrei scrivere un libro ma ve lo risparmio Il suo best ranking 127 ATP.

Da 6 a 12 anni ho lavorato con Gianluca Luddi, 115 ATP.

Ero con Francesco Pisilli a Porto San Giorgio quando perse la finale con un pallettaretto non molto alto di nome Goran Ivanisevic 63 63. Sempre lì vidi Monica Seles vincere l’U/12 a poco più di 10 anni.

Agli europei di Berlino U/16 Tarallo vinse il titolo di doppio in coppia con Ceraudo , all’Avvenire perse in semi da Norman ed ebbi la fortuna di assistere alla finale femminile vinta da Martina Hingins in maniera disarmante, concedeva alla avversaria 4 anni e infilava colpi vincenti col sorriso sulle labbra.

Dario Berrettini, Alessio Varriale, Lorenzo Profeti, Fabrizio De Marchis, Alessia Sciarpelletti vincitrice anche lei della famosa Lambertenghi, Riccardo Rosolin attuale coach all’accademia Sanchez Casal (chi volesse informazioni a riguardo posso metterlo in contatto), Sonia Jacovacci, Eleno Petrucciano forse qualcuno lo sto dimenticando, sono stati tutti miei allievi. Molti oggi fanno i maestri, tutti seconda categoria almeno, alcuni nel ranking ATP e WTA. Li saluto con affetto e li ringrazio perché hanno contribuito alla mia crescita.

In conclusione mi chiedo e forse vi chiederete perché raccontare questa storia a dei genitori che neanche conosco? Cercherò di rispondere schematicamente così mi chiarisco anch’io le idee.

Sono 3 mesi che rovisto nel vostro sito, mi pare ora di restituire qualcosa.
Mi piacerebbe conoscervi perché i vostri racconti mi interessano.
Voglio spezzare qualche lancia in favore sia dei genitori che dei maestri. Ho avuto tanto culo ad incontrare soltanto genitori illuminati o ci siamo aiutati a vicenda? Voglio dire, genitori e coach illuminati si può diventare? Con umiltà, intelligenza, comunicando e rispettando l’altro si.
Mi piacerebbe veder giocare i vostri figli, perché sono curioso e un po’ fissato.
Non escludo una puntata a Lagos, se Stefano è d’accordo, quando c’è il teppista. Magari in autunno o quando vuoi tu.
Potrei ospitare qualche ragazzo con genitore e maestro (gratuitamente, nel mio club di Genazzano c’è la foresteria) per macth di allenamento o simili.
Faccio la mia parte nella lotta ai luoghi comuni, alla stupidità e alle consorterie. Internet è uno dei pochi spazi a disposizione delle persone che non ‘appartengono’. Niente truppe cammellate, niente Bondi per intenderci.
Sono anche genitore di 2 figlie, la prima phd in Biologia Molecolare allo Sloan-Kettering Cancer Center di Manhattan dove hanno curato George W. Bush, l’altra Sociologa, Istruttrice di 2° grado e agonista per molti anni. Secondo voi ho fatto delle cazzate? Certamente. Sapeste quanto mi ha ‘illuminato’ vedere le cose dai due punti di vista essendo anche l’allenatore.
L’istinto mi ha fatto scrivere non so bene perchè. Però mi sono sempre fidato del mio istinto.
In questo momento sto allenando 4 ragazzi tra la provincia di Roma e quella di Frosinone, una specie di gruppo itinerante. Spesso ci appoggiamo al mio club di Genazzano, sfruttando la foresteria, oppure ce ne andiamo in giro alla ricerca di sparring e di confronti. Il team ristretto è un grande vantaggio. Lo staff si compone oltre a me di 2 sparring (definizione riduttiva, sono ottimi giocatori laureati uno in scienze motorie e l’altro in economia) e del preparatore fisico laureato IUSM e 2° FIT che, investendo sul suo lavoro, mi ha spesso accompagnato a Tirrenia e in giro per tornei.

I miei maestri di Genazzano hanno formato, parallelamente alla scuola tennis, un gruppo di 10 bambini U/10 di buon livello e li osservo, cercando di dare qualche contributo, mentre crescono manco fossero piantine nella serra.

Una cosa non posso permettere e permettermi, che il lavoro diventi routine. Che i programi e le buone intenzioni vadano a farsi benedire travolte dalla quotidianità, dalla sciatteria, dalla noia, dalla mancanza di fiducia. Questo lavoro o lo ami o diventa un incubo, come il rapporto di coppia.

Nei circoli è complicato non essere banali, per questo bisogna creare percorsi differenziati se non alternativi.

L’ultimo pensiero lo dedico ai genitori un po’ troppo ansiosi quelli che vogliono sapere subito se il figlio è in grado, se arriverà. “Ma tu come lo vedi mio figlio?” oppure “Diamoci dentro quest’anno, se non va si dedica solo allo studio”.

Leggete i libri di Messner e di Soldini. Mica stanno a pensare ogni minuto a quanto manca alla cima o alle coste del Brasile, ce la farò… ne vale la pena….Vanno avanti. Quelle cose le hanno pesate e pensate prima di partire. Ora si godono il viaggio, sapendo che c’è anche da soffrire.

Dalla sofferenza la conoscenza. No?

Un abbraccio a tutti

Silvano

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