Dalla Sofferenza La Conoscenza

di - 13 Marzo 2010

tennis100

di Silvano Papi (Maestro Nazionale, Responsabile Pia Lazio 2, Psicologo e Psicoterapeuta)

Amici di Spazio Tennis! Ho scoperto il vostro fantastico blog dopo l’ intervista che mi hanno fatto Alessandro e Nicola sull’allenamento mentale del giovane tennista (qualcosa di più facile no?). Seguo regolarmente se non quotidianamente la rubrica genitori&figli. Aspetto con ansia i pezzi di Stefano Grazia, così come da ragazzo non vedevo l’ora che uscisse l’ultimo ‘Sanantonio’. Leggo i commenti e oramai conosco tutti e comincio a dargli un volto proprio come nei romanzi.

Stefano ci ha messo la faccia in tutti i sensi, voglio dire proprio le foto.

Federico Di Carlo è apparso in tutta la sua saggezza nella foto del pezzo a lui dedicato.

A Mad non riesco a dare un volto sarà perché dite che è scomparso o che appare sotto mentite spoglie.

Bogard ha la faccia da buono e dice cose buone.

Nikolik ha lineamenti duri ed è tosto, con lui non si passa.

Archipedro, alto e sicuro di sé, vola alto.

Ted un po’ sfocato ma, non so perché, lo sento vicino.

Roberto Commentucci l’ho incontrato alla convention sulla riconversione dei campi da terra in cemento (feci in quell’occasione un intervento in totale sintonia con le sue tesi, salvo poi leggere i conti economici ed avere dubbi sui tempi di ammortamento da lui indicati) però è ok, facciamolo. Di lui mi colpiscono l’energia e l’approccio economico-matematico, anche se nelle faccende umane scienza ed alchimia viaggiano sempre insieme e si compendiano.

Pinot esilarante: ” Il maestro di mio figlio è muto”. Mi fa ridere un sacco, chissà quante volte l’hanno detto o pensato di me: “Con lui non si pùò parlare! Ma chi si crede di essere!” Vi giuro che non è vero, mi piace comunicare…. Ve ne accorgerete!

Mauro g&f un tipo gentile.

Kill Bill di poche parole ma…

Andrew un buon sociologo, che non disdegna la politica e accetta le sfide filosofiche.

Chiedo scusa a quelli che ho dimenticato, o forse dovrei scusarmi con quelli che ho citato. Fate voi. Vi assicuro che questa ironia non è mancanza di rispetto, al contrario lo definirei un gesto affettuoso nei confronti di chi mi sta aiutando a capire i miei compagni di viaggio ovvero i genitori. Tra voi parlate senza peli sulla lingua. Al contrario dei maestri di tennis, che vanno sempre di corsa, vi ritagliate del tempo da dedicare allo studio e allo scambio di informazioni. Per questo generate buone idee sulla programmazione, sullo staff che deve seguire un talento, sulla preparazione fisica. Altro vantaggio mica da ridere vi rendete conto di quanto costa tutto ciò! Concordo con Stefano che l’academy non è il massimo, sia che si tratti di Bollettieri o di Sanchez, a meno che non sei un protagonista. Ma è un’ottima soluzione per la maggior parte degli aspiranti tennisti. Se devo dirtela tutta non mi piace la definizione “Genitore Illuminato” mi fa pensare alle “vacanze intelligenti”, però ho capito cosa intendi.

Mi presento raccontandovi qualcosa di me:

Mi chiamo Silvano Papi, sono Tecnico Nazionale. Sono laureato in psicologia alla Sapienza di Roma con una tesi sperimentale sull’”Apprendimento motorio nel tennis. Relazione tra linguaggio ed apprendimento, rilassamento ed apprendimento”, iscritto all’albo degli psicoterapeuti. La mia formazione presso la S.U.R (Sophia University of Rome, Istituto di psicoterapia analitico-esistenziale). Ho lavorato al Verde Roma per più di 20 anni, contemporaneamente ho fondato nel 1980 un club a Genazzano (RM) ad uso quasi esclusivo dei ragazzi, 6 campi in terra, 1 veloce coperto, 2 in gomma all’aperto. Non voglio partire dalle origini per non tediarvi ma dalla fine, così forse qualche nome lo conoscete. L’ultimo ragazzo talentuoso che ho allenato è stato Sacha Merzetti, nato a Nizza da padre italiano e madre algerina. L’ho avuto per 4 anni da 8 a 12 più o meno appena entrato in Italia, non diceva una parola in Italiano e la sua erre era improponibile. Però una situazione fantastica per sperimentare, papà motivatissimo, estremamente coinvolto, così sopra le righe e fuori dalle regole che maestri e genitori mi chiedevano se non fossi matto ad avere rapporti con lui. La presi come una sfida, e non nascondo di aver nutrito sin dall’inizio simpatia per la sua famiglia errante e per i suoi eccessi. A 11 anni ha vinto i Campionati Italiani U/11 sia singolare che doppio e nello stesso anno semifinale alla Lambertenghi (persa con Baldi). L’anno precedente esattamente nel Giugno 2008 vinse la Smrikwa bowl (Croazia), un torneo che consiglio a tutti gli under 10 di livello (tra i vincitori degli anni precedenti Bobo Virgili e GL Quinzi). Nel 2009 di nuovo semifinale alla Lambertenghi. Attualmente è in Francia per la grave malattia della zia, si allena nel centro federale parigino ormai da Gennaio. In bocca al lupo e mi auguro che torni.

Martina Di Giuseppe 1991, ha vinto la Lambertenghi. Genitori fantastici non sportivi, ha cominciato a giocare con me a 7 anni e fino a 16 anni. A 14 anni finale ai Campionati Italiani (perse da Alice Moroni). A 15 sul campo centrale del Real Sporting Club di Roma ha battuto la Dokic (al rientro)1° turno di un 10.000$ 64 64. Chiuse quell’anno alla 800esima posizione WTA (tra le migliori dopo Paliuchenkova, Hercog, Pervak , Martic, ecc). Sempre convocata nelle rappresentative nazionali giovanili. Ha vinto tornei ETA ed ITF. Ora a 19 anni è considerata una delle promesse al femminile, classifica 440 WTA. C’è un segreto per lei? La grande attitudine, la serenità e continuità con cui abbiamo lavorato, la programmazione tecnica ed agonistica all’interno di un team ristretto, la qualità dello staff e soprattutto la condivisione totale con i suoi genitori.

Andrea Paciello 1991, si è allenato con me 2 anni da 14 a 16, padre semi-nomade nell’ambiente lo chiamano ‘navigatore solitario’, ‘pazzo volante’, ‘il rom’. Ora ha 57 anni e una splendida chioma bianca raccolta in una lunga coda. Gira, estate e inverno, in pantaloncini e non usa il computer, si affida alla sua agenda dove c’è tutto, matches giocati, chilometri percorsi, ore di allenamento, regolamento ITF. Era un avvocato e sicuramente aveva dei vestiti. Ora gira l’Europa con un Volkswagen Comby che usa come casa. Non sono mai stato da loro a Gaeta, con google earth ho visto una piccola costruzione di 60 mq. con accanto 600 mq. di campo da tennis dove allenava Andrea (Sergio non gioca) con il cesto e tanta passione. Diritto e rovescio bimani perché non si decidevano se era destro o mancino. “Mi dispiace ma credo di aver fatto il massimo per Andrea, mi rendo conto che non è molto!” mi diceva spesso. In realtà ha fatto moltissimo. Ha tirato su un ragazzo forte che non guarda la TV, che ha 1 solo paio di jeans (che non mette mai), 2 tute sbrindellate, le sue ore di allenamento valgono doppio perchè sa quanto costano e perché vuole arrivare. Per 2 anni il Settore Tecnico ci ha aperto le porte di Tirrenia per 1 settimana al mese nel periodo invernale, Andrea Martina e me. Lui alto poco meno di 160 cm. si è trovato di fronte dei giganti fuori della sua portata. Ci allenavamo con il gruppo dei residenti mattina e pomeriggio e, dalle 15.00 alle 17.00 mentre loro erano a scuola, Renzo Furlan (che non ringrazierò mai abbastanza, grande spessore tecnico ed umano) ci consegnava le chiavi dei campi coperti. Una Moschea che ci faceva venire voglia di toglierci le scarpe, cesti pieni di palle luccicanti e via a lavorare servizio e risposta, risposta e servizio, tante volè e poi di nuovo servizio…Ah dimenticavo, Martina in un ITF sulla moquette di Amburgo nei quarti di finale vinti al terzo set segnò 17 aces! Il secondo anno Andrea ha battuto Della Tommasina a Salsomaggiore, Bortolotti in più circostanze, Abondanzieri 62 62, Piludu, Speronello sotto lo sguardo incredulo di Giancarlo Palumbo (ringrazio anche lui per l’ospitalità), insomma lo convocarono in nazionale riconoscendogli un discreto contributo. Esordio vincente contro l’Irlanda.

Prima di parlarvi di Margot Torre voglio prevenire la vostra domanda sul perché questi rapporti si sono chiusi alle soglie della carriera vera e propria. La risposta è semplice anche se sofferta. Non penso di essere un coach, mi piace la parte evolutiva da 0 a 15/16/18 anni, ovvero la costruzione. Dopo bisogna possedere qualità che non mi riconosco. La costanza, il piacere per la vita nomade… e non coltivare altri interessi. Ho collaborato e lavorato con Carlo Polidori e Giampaolo Coppo (mio compagno di doppio e di università), sono amico e stimo Riccardo Piatti, a loro invio se possibile i miei giovani allievi quando decidono di spiccare il volo. Sottolineo sofferta perché all’inizio ci stavo male nel vedere il mio allievo con le valige in mano, ora lo considero una specie di regalo che faccio ai miei colleghi e all’atleta. Spesso seguiamo insieme le partite, ci scambiano impressioni insomma un passaggio tutt’altro che traumatico anzi direi interessante per noi e peri ragazzi.

Margot (1986) ho cominciato ad allenarla a 13 anni. L’anno precedente non si qualificò neppure alla Lambertenghi pur giocando bene. Grande lavoratrice, intelligente, a volte insofferente, stimolante. Dopo più di un anno di lavoro e alcuni buoni risultati ci aiutò economicamente una Società Svizzera la ‘Up Turn One’ che aveva messo, attraverso il suo mentore Ivan Du Paschier ex davis man svizzero, sotto contratto Margot e altre sette ragazze da tutta Europa tra cui Ana Ivanovic. Avevamo la loro carta di credito per biglietti aerei, hotel, ristoranti, quello che non potevamo pagare con carta ce lo rimborsavano a piè di lista, più 2.200$ mensili per l’allenatore. 2 volte all’anno ci riuniva tutti o una parte, coach e ragazze per 2 o 3 giorni per vedere i progressi o se buttavano i soldi. Un raduno lo volle fare nel mio centro di Genazzano (Castelli romani) e non se ne voleva più andare “Qui si sta troppo bene, tu hai capito tutto” Rimase 8 giorni mangiando e soprattutto bevendo. Per Margot e le ragazze fu un incubo del tipo ‘Non si uccidono così anche i cavalli?’ A 15 anni fece quarti di finale al 10.000$ di Sezze e al 10.000$ di Forte dei Marmi. Il papà, che smanettava su internet, mi diceva che la Safina (sua coetanea) però aveva già vinto i suoi primi 10.000. Noi poveri mortali facevamo anche gli ITF junior vincendo Bari e Bologna entrambi di gruppo 1 o forse Bari era gruppo 2. Anche Mario Torre, medico di successo, è stato un genitore ‘Illuminato’, molto ambizioso, forse un po’ impaziente, ma con un ruolo positivo nel team. Mi ha aiutato per la parte medica ovviamente e poi mi metteva un po’ di pepe al ….che non ci sta mai male. A 17 anni, come vi dicevo prima, il passaggio a Carlo Polidori. Un anno strepitoso che la portò 17enne entro le prime 500. Pochi giorni dopo la finale del 10.000$ al Parioli ci comunicò, con la consueta chiarezza e fermezza, che non aveva intenzione di andare avanti. “Si avete capito, smetto”.

Non posso non citare Eleonora Iannozzi (1988) un’altra allieva a cui ho voluto veramente bene, ha cominciato con me e ha fatto l’ultimo anno con Giampaolo Coppo. Finalista alla Lambertenghi, finalista ai campionati U/14. 700 WTA a 18 anni. Genitori splendidi, illuminati, allegri, disponibili, competenti, colti e entrambi tennisti. E’ mancato 3 anni fa Marco, il papà 50enne, per una malefica leucemia. Il suo ultimo anno l’ha passato ad incoraggiare la moglie ed i figli, soprattutto ha preteso da Baba (Eleonora) che non rinunciasse al suo sogno di studiare in America. Le manca poco per la laurea in ‘business administration’ in una università del Tennessee, dove si mantiene con una borsa di studio al 100% grazie al tennis e ai suoi genitori.

Mi rendo conto che sto abusando della vostra attenzione perciò do un taglio netto. Vi dirò che per 7 anni (dagli 11 ai 18) ho allenato Stefano Tarallo (1976), con 2 parentesi a Cesenatico (lo ricordate il Centro Tecnico diretto da Bertolucci?). Su di lui e suo padre e su Cesenatico potrei scrivere un libro ma ve lo risparmio Il suo best ranking 127 ATP.

Da 6 a 12 anni ho lavorato con Gianluca Luddi, 115 ATP.

Ero con Francesco Pisilli a Porto San Giorgio quando perse la finale con un pallettaretto non molto alto di nome Goran Ivanisevic 63 63. Sempre lì vidi Monica Seles vincere l’U/12 a poco più di 10 anni.

Agli europei di Berlino U/16 Tarallo vinse il titolo di doppio in coppia con Ceraudo , all’Avvenire perse in semi da Norman ed ebbi la fortuna di assistere alla finale femminile vinta da Martina Hingins in maniera disarmante, concedeva alla avversaria 4 anni e infilava colpi vincenti col sorriso sulle labbra.

Dario Berrettini, Alessio Varriale, Lorenzo Profeti, Fabrizio De Marchis, Alessia Sciarpelletti vincitrice anche lei della famosa Lambertenghi, Riccardo Rosolin attuale coach all’accademia Sanchez Casal (chi volesse informazioni a riguardo posso metterlo in contatto), Sonia Jacovacci, Eleno Petrucciano forse qualcuno lo sto dimenticando, sono stati tutti miei allievi. Molti oggi fanno i maestri, tutti seconda categoria almeno, alcuni nel ranking ATP e WTA. Li saluto con affetto e li ringrazio perché hanno contribuito alla mia crescita.

In conclusione mi chiedo e forse vi chiederete perché raccontare questa storia a dei genitori che neanche conosco? Cercherò di rispondere schematicamente così mi chiarisco anch’io le idee.

Sono 3 mesi che rovisto nel vostro sito, mi pare ora di restituire qualcosa.
Mi piacerebbe conoscervi perché i vostri racconti mi interessano.
Voglio spezzare qualche lancia in favore sia dei genitori che dei maestri. Ho avuto tanto culo ad incontrare soltanto genitori illuminati o ci siamo aiutati a vicenda? Voglio dire, genitori e coach illuminati si può diventare? Con umiltà, intelligenza, comunicando e rispettando l’altro si.
Mi piacerebbe veder giocare i vostri figli, perché sono curioso e un po’ fissato.
Non escludo una puntata a Lagos, se Stefano è d’accordo, quando c’è il teppista. Magari in autunno o quando vuoi tu.
Potrei ospitare qualche ragazzo con genitore e maestro (gratuitamente, nel mio club di Genazzano c’è la foresteria) per macth di allenamento o simili.
Faccio la mia parte nella lotta ai luoghi comuni, alla stupidità e alle consorterie. Internet è uno dei pochi spazi a disposizione delle persone che non ‘appartengono’. Niente truppe cammellate, niente Bondi per intenderci.
Sono anche genitore di 2 figlie, la prima phd in Biologia Molecolare allo Sloan-Kettering Cancer Center di Manhattan dove hanno curato George W. Bush, l’altra Sociologa, Istruttrice di 2° grado e agonista per molti anni. Secondo voi ho fatto delle cazzate? Certamente. Sapeste quanto mi ha ‘illuminato’ vedere le cose dai due punti di vista essendo anche l’allenatore.
L’istinto mi ha fatto scrivere non so bene perchè. Però mi sono sempre fidato del mio istinto.
In questo momento sto allenando 4 ragazzi tra la provincia di Roma e quella di Frosinone, una specie di gruppo itinerante. Spesso ci appoggiamo al mio club di Genazzano, sfruttando la foresteria, oppure ce ne andiamo in giro alla ricerca di sparring e di confronti. Il team ristretto è un grande vantaggio. Lo staff si compone oltre a me di 2 sparring (definizione riduttiva, sono ottimi giocatori laureati uno in scienze motorie e l’altro in economia) e del preparatore fisico laureato IUSM e 2° FIT che, investendo sul suo lavoro, mi ha spesso accompagnato a Tirrenia e in giro per tornei.

I miei maestri di Genazzano hanno formato, parallelamente alla scuola tennis, un gruppo di 10 bambini U/10 di buon livello e li osservo, cercando di dare qualche contributo, mentre crescono manco fossero piantine nella serra.

Una cosa non posso permettere e permettermi, che il lavoro diventi routine. Che i programi e le buone intenzioni vadano a farsi benedire travolte dalla quotidianità, dalla sciatteria, dalla noia, dalla mancanza di fiducia. Questo lavoro o lo ami o diventa un incubo, come il rapporto di coppia.

Nei circoli è complicato non essere banali, per questo bisogna creare percorsi differenziati se non alternativi.

L’ultimo pensiero lo dedico ai genitori un po’ troppo ansiosi quelli che vogliono sapere subito se il figlio è in grado, se arriverà. “Ma tu come lo vedi mio figlio?” oppure “Diamoci dentro quest’anno, se non va si dedica solo allo studio”.

Leggete i libri di Messner e di Soldini. Mica stanno a pensare ogni minuto a quanto manca alla cima o alle coste del Brasile, ce la farò… ne vale la pena….Vanno avanti. Quelle cose le hanno pesate e pensate prima di partire. Ora si godono il viaggio, sapendo che c’è anche da soffrire.

Dalla sofferenza la conoscenza. No?

Un abbraccio a tutti

Silvano

© riproduzione riservata

58 commenti

  1. Sempre più interessante questo spazio per maniaci del tennis , un benvenuto a Silvano
    Anche io sono grato a questo blog che seguo da qualche anno e quello che mi ha più colptito e l’alto livello di Competenza Tennistica dei genitori che scrivono in questo blog , forse quando si parla della propria carne le energie si moltiplicano e gli stimoli ad aggiornarsi sono quotidiani
    Forse per te conoscere i miei gemelli di 3 anni è troppo presto ? Marco portato all’apprendimento , palleggia con me per ore senza mai stancarsi Matteo più dotato fisicamente ma molto più fantasioso , meno allenabile
    Vivo a Latina e li alleno io ,sono insegnante di ed fisica e preparatore atletico FIT .
    Penso che il prossimo anno inizierò una programmazione atletica mirata e ho bisogno di consigli per una buona programmazione .
    Per le strutture non ho problemi perchè dispongo di 2 campi coperti della mia scuola e due in sintetico esterni
    Ciao Francesco

  2. Monet

    bei tempi maestro Silano quando viaggiavamo assieme ai Cierro-Palumbo.Carnovale,credo siano stati gli anni più belli quelli degli junior che battaglie nelle finali di coppa Berardinelli a Roma,ricordi?

  3. Silvano Papi

    Sei Fulvio, Vero?
    Ho dei bellissimi ricordi, in molti di quelli ci sei tu e Fabio. L’Alto Adige…La Svezia…La Danimarca…Mica male. Anche la Belardinelli era divertente.
    Un abbraccio

  4. “Archipedro, alto e sicuro di sé, vola alto”

    Silvano Papi,
    mi dispiace d’essere uno che s’è già disinnamorato dell’ambiente tennistico prima ancora che il suo piccolo v’abbia fatto ingresso. Magari per esserne rigettato, assieme all’ “alto” padre, subito dopo… In realtà è il “piccolo” ad essere molto alto, m.1,41 ad otto anni e lascia, con più di nove centimetri di crescita nell’anno solare. Sia chiaro… non interpreto il mio profilo da te tracciato come offensivo… semplicemente non si tratta d’una analisi molto raffinata… ma come pretenderlo… 🙂
    Non sono affatto sicuro di me, nel senso becero del termine, perché chi interpreta la vita come una ricerca lo fa sempre a partire da un dubbio… “der Sucher”, se hai letto Siddharta… Certamente ho espresso delle opinioni scomode, ingombranti, di quelle che i blasonati mestieranti dello sport non gradiscono… e sicuramente ho fatto male ad insistere. E forse faccio male a risponderti… però questo contenitore m’ha fatto conoscere persone degne, e profonde: spero di coltivarne a lungo frequentazione o magari amicizia. Auguro anche a te d’arricchirti nello stesso modo, affinché tu possa trasmettere ai tuoi discepoli un’amore non per il volo alto ma per quello libero…

  5. king of swing

    @francesco coach gemelli

    perchè non lo scrivi tu qualche articolo?

    ogni tanto spunta qualche coach…mental trainer …

    ma vorrei leggere articoli scritti dai nostri preparatori atletci…

    qualcuno mi spieghi perchè uno dei nostri migliori preparatori atletici…Marco Panichi…si lamenta di un’inadeguata educazione alla mobilità dei nostri bambini…che poi non consente loro di eccellere nel nostro sport…

    qualcuno mi spieghi perchè un guru della preparazione atletica come catizone..svolge un lavoro atletico organizzato con i bambini a partire dai 4 anni…mentre la stragrande maggioranza dei nostri preparatori atletici considera inopportuno e anche controproducente…fare un’adeguata preparazione atletica prima dei 12 anni?

  6. bogar67

    Benvenuto Silvano e grazie di tutto il resoconto. Ho sentito parlare per la prima volta di Genazzano l’anno scorso con una mamma che un paio di anni fa ha portato li due suoi figli. Si parlava di centri di qualità, non ricordo l’ intera discussione ma di sicuro era nata sul fatto di chi potesse prendere bimbi piccoli per bravi stage oltre ai centri FIT. Mi parlava bene del centro e di chi ci lavorasse, tanto da farci un pensierino anche io. Mi ha riferito che era la prima volta che lasciava il figlio (ottimo 2001) quasi da solo perchè cmq ci stava fratello più grande. Mi raccontava che lei aveva trovato alloggio in agriturismo vicino al centro che è servito quando ve ne è stato bisogno perchè il bimbo sentiva mancanza da mamma. Mi pare ma non ricordo bene che era finita a Genazzano grazie al fatto che ci stava una persona del team, non ricordo il nime che aveva avuto in passato un’ottima collaborazione con un circolo sardo.

  7. Dicevo, “alto” il mio piccolo… ieri il pediatra era colpito da quella curva di crescita… ed io ho pensato alle disarmonie morfo-cinetiche, cercando di tranquillizzarlo… “Guardi che dev’essere una cosa naturale, perché le sue capacità coordinative e condizionali si stanno consolidando benissimo…”. Abbiamo anche convenuto che il mio protocollo d’allenamento ambidestro non lo renderà schizofrenico… Insomma argomenti inerenti la fisiologia umana applicata allo sport… la biomeccanica… la lateralità… sapete di cosa parlo, vero?! Ne sono sicuro… 🙂

    Bene, perché è così che si dovrebbe sempre agire, da maestri federali, con gli ambiziosi genitori dei mini-pro-tennisti dei circuiti U6-8-10… sempre chiarendo che la racchetta non è parte integrante dello scheletro umano… e che la crescita naturale non renderà quei futuri giocatori miracolosamente adatti al tennis agonistico vero (quello internazionale intendo) in assenza di preparazione atletica… insomma… il rispetto delle fasi sensibili… (gattonare, camminare per bene, saltare e correre per bene, lanciare… la battuta in kick viene sicuramente dopo… lo precisate sempre, vero?)
    Cosa sono le fasi sensibili?! Dai, non prendetemi in giro… 🙂

  8. Diciamo che sono preparatore atletico della FIT sono sulla carta , preso il patentino nel lontano 1981 , poi ho girato per affari il mondo . sono stato uno dei primi nel 1995 a lavorare con fonderie cinesi , molte aziende del Nord non sono fallite per il mio lavoro ,adesso con internet il mio ruolo và scemando nel tempo e ho preferito continuare il mio lavoro di insegnante , cosa che preferisco anche se i guadagni non sono nemmeno paragonabili , e poi i due gemelli mi lasciano poco tempo libero
    Il mio apporto al blog è limitato perchè in effetti io ho lavorato con un davis man Mario Visconti n° 160 ATP nel lontano 1980 , poi emigrò in Spagna e non ha retto ai duri allenamenti spagnoli , un infrotunio ne ha fermato la carriera
    Allora era molto più facile raggiurere quei livelli

  9. Giuliano

    Un ringraziamento a coach Papi per il suo bel articolo. Anche io seguo la saga di stefano grazia con grande partecipazione ma per l’appunto è una cosa di tipo letterario, soprattutto nei commenti se ne sentono davvero di tutti i colori, non discuto che dalla gran massa di informazioni se ne possa trarre del beneficio ma capita ad esempio che il genitore di un nostro top player venga rintuzzato e contestato con ragionamenti plausibili ma molto banali ed inconsistenti da qualcuno dietro il paravento dell’anonimato. Quindi il mio invito è quello di continuare a scrivere e rispondere alle domande non per sentito dire o per aver letto dei libri ma per la propria esperienza di anni. Per cominciare ne faccio subito una io difficile difficile. Per poter dire di un ragazzo/ragazza: è una promessa su cui si può investire (scusate il brutto termine ma è per capirci) che classifiche FIT, TE, ITF, ATP si deve raggiungere anno per anno dai 12 ai 18 anni? Poi chiaro che se un genitore vuole spendere 100.000 euro all’anno per portare suo figlio ad essere un 2.8 a 18 anni liberissimo di farlo e nessuno ha il diritto di criticarlo ma per l’appunto non si tratta certo di un investimento.

  10. Mauro g&f

    Silvano, benvenuto e complimenti per il lavoro svolto sino a qui e per l’articolo dove si rende manifesta la tua umanità e sensibilità.
    Auspico anch’io ci si possa incontrare tutti insieme.

  11. Mauro g&f

    Per Giuliano invece se gli fosse sfuggito copio un mio post del blo genitori e figli:

    Non credo si possano fare classifiche a 12/13 anni, ci sono i lavori in corso, c’è da costruire il palazzo, c’è chi è allle fondamenta, chi al primo piano, chi al 5°, chi non lo finirà mai, chi gli crollerà appena finito, chi pensa di avere costruito un grattacielo ed ha solo una catapecchia, chi si sente catapecchia ed è invece un bel palazzo.
    Sarà poi il tempo a dire chi l’ha costruito (o potuto costruire), bello, funzionale, duraturo.
    Di certo noi genitori insieme ai ragazzi, siamo i progettisti, a volte direttori lavori, a volte muratori, di sicuro i finanziatori, ma dobbiamo essere anche i primi a trovare alternative se il palazzo non devesse venir su come abbiamo progettato.

  12. cesare veneziani

    Grande Silvano, invidia a 1000, spero sana, per curriculum e la tua professione. Ti conoscevo di nome,giocando e insegnando a Roma da qualche anno.
    Soon

  13. Pinot

    A Silvano Papi
    Sono contento che ti faccia ridere, perché quello che, da profano, ho visto sui campi da tennis è tensione e volti scuri, a volte pianti e tante volte tanti “come on” di rabbia urlati in faccia all’avversario quando si chiude un punto e che contrasta con la gioia, per es., del goleador, una gioia che si realizza per sè e per i propri compagni, più che contro gli avversari. O la gioia rapida che si legge sulla faccia del cestista che la mette dentro. Qui si vince e si perde con rabbia.
    Ecco penso che nel tennis (italiano?) manchi un po’ di leggerezza e non so se è la peculiarità di questo sport, individuale e duro, se fatto in modo serio.
    Ed il titolo dell’articolo da te postato, mi ha riportato alla mente gli allenamenti che ho visto tra i davisman italiani dove, a parte il discolo di Fognini, erano tutti molto seri, troppo seri. Ho visto dei lampi immediatamente dopo il 3-0, ma sembrava più sollievo che gioia. Anche i bielorussi, e prima le russe, erano serissimi. Più scanzonate e rilassate le ragazze, già in allenamento, il sorriso di Sara e di Roberta, la grinta serena della Schiavone, la serietà rilassata di Pennetta.

    E allora bisogna passare dalla sofferenza per giungere alla conoscenza?

    Qualche tempo fa ho postato questo. “… Forse quello che preoccupa maggiormente è il percorso di sacrificio a cui stiamo avviando i nostri figli. O meglio a cui sto avviando mio figlio.
    Da una parte lo vedo giocare a calcio, correre e rincorresi con i propri compagni. Driblare e segnare, prendere calci e spinte e ridere e condividere. Condividere con i propri compagni di classe, che giocano con lui, condividere guardando calcio dappertutto, impianti in paese, campioni a portata di mano, tv, nazionale, squadra del cuore, squadra del paese, e spettatori dappertutto dai milioni per una grande partita alle centinaia per la più periferica squadra strapaesana… e poi…
    e poi in macchina da solo con papà e via ad allenarsi solo con il maestro o con gli altri due o tre bambini, ed ore di allenamento e preparazione atletica per giorni, per mesi e forse per anni e giocare la più belle ed avvincenti partite davanti ad un pubblico che nella migliore delle ipotesi è di qualche decina di spettatori, ma normalmente composto dai soli genitori e da una tensione esegerata.
    Solo la passione può far passare in secondo piano i sacrifici che questi bambini devono affrontare per praticare, senza dover essere frustrati ed abbandonare subito, uno sport come il tennis. Superare immediatamente il gap che li separa da chi è sui campi da tennis praticamente dalla nascita, e impostare le cose in modo che si possa impostare una preparazione che dia i frutti nel medio periodo e quelli migliori nel lungo periodo. “
    La passione è la condizione propedeutica per soffrire?

    Dunque questo sport genera passione. Così si può chiamare quella cosa che attanaglia chi è ammalato di tennis. E mio figlio si sta ammalando di tennis. Temo di sì.
    Fino a qualche tempo fa mi diceva risoluto “tennis sì, ma il calcio non lo lascio…”, oggi è meno deciso, gli impegni del tennis sono aumentati, quelli del calcio si sono ridotti, ma non se ne duole più di tanto. Lo sto accompagnando un giorno la settimana a basket e quello che chiede è “ma serve per il tennis?”
    Ecco temo che si stia ammalando di tennis e la riprova è che l’altra sera mi ha chiesto di svegliarlo alle 4 (si, alle 4 di mattina) perché aveva sentito o letto in qualche parte dell’esibizione di Fed-Sam-Aga-Nadal. Non vede molto tennis in tv, se non le finali di slam e qualche spezzone di partita tra i top. E alle ore 2 del mattino è venuto a ficcarsi nel lettone e “mi svegli alle 4?”… ed io…si,si… ma manco per sogno, pensavo. Ed alle cinque ed un quarto, mi ha svegliato, mi ha chiesto l’ora e… “papà, vado a vedere la partita, mi accompagni”. Lì per lì…manco per sogno (di nuovo), ma poi ho capito che dovevo andare. Stava finendo la partita delle donne e poi ci siamo goduti quella esilarante partita parlata tra quei mostri sacri del tennis.
    Niente di serio, ma la cosa mi ha fatto riflettere. Manco dieci anni, ma quando ha sentito che giocavano quelli, non ha avuto dubbi, si è svegliato nottetempo e non è cosa da poco. Pur giocando a calcio e tifoso dell’inter, non ha mai visto un secondo tempo di partita (mò, forse uno) di calcio perché alle nove e mezza va a letto.
    E lì, alle cinque del mattino ho realizzato che per mio figlio quello che fino ad ora era un gioco sta diventando una passione.
    Pensi che sia passione, maestro?

    E la Passione che ti porta al Sacrificio e alla Sofferenza per poter accedere alla Conoscenza?

    E’ per questo che tanti tennisti professionisti preferiscono che i figli facciano un altro mestiere?
    E, comunque, finchè vorrà e sarà possibile asseconderò la passione di mio figlio.

  14. Stefano Grazia

    Mi trovo da ieri ad Abuja, la Brasilia (o la Canberra) Nigeriana, dove staro’ una settimana in orevisione di un definitivo trasferimento a Giugno. Rispetto a Lagos sembra un altro pianeta nel senso che essendo relativamente nuova e poco popolata e’ ancora tutta bella pulita e ordinata e con poco traffico (anche se mi dicono che sta cominciando a rovinarsi). Comunque e’ per questo che non sto aprendo il computer e frequentando il Blog ma ieri notte all’una mia moglie,oltre a comunicarmi la solita brutta notizia del default di Nicholas al secondo turno (si, lo so, sembra una barzelletta…e gli avevo parlato mezzora prima della partita rassicurandolo dicendo che del risultato non ce ne poteva fregar di meno…ma it’s my nature, disse lo scorpione),mia moglie,dicevo, mi ha detto che c’era questo articolo e quindi stamattina ho aperto, ho letto con genuino interesse e la mente mi e’ stata attaversata perfidamente,lo confesso, anche dal commento che m’immagino avrebbe fatto Mad Max sui risultati raggiunti perche’ lui o hai allenato un top 10 o guadagni 200-300.000 Euro all’anno oppure sei una merdazza qualunque…ma chissa’, magari in questo caso anche il buon vecchio Mad Mr Hyde Hulk Max avrebbe applaudito. Io lo faccio per la passione e la voglia di mettersi in gioco e soprattutto la voglia di ascoltare che traspare, anzi trasuda dall’articolo. Che poi era quello che si richiedeva fin dall’inizio al Coach quando si avvicina al Progetto. Poi, e’ chiaro, bisognerebbe conoscersi, annusarsi, provarsi, vedere cosa succede sul campo e nelle immediate vicinanze. Nicholas sara’ in Italia a giugno e luglio … FORSE. Non escludo di DOVER arrivare ai mali estremi, estremi rimedi e cioe’ RITIRARLO dall’Academy : cioe’ fargli fare quello che fu fatto a Borg, forse a Federer, a Ferrer, ad altri: cioe’ imporgli laCacciata dall’EDEN…fargli fare il primo semestre ad Abuja(che gia’ in quanto a tennis facilities e’ piu’ scarsa di Luanda) per fargli capire che non stiamo scherzando e poi se mostra segni di pentimento e ravvedimento, eventualmente riportarlo a Bradenton a gennaio.
    In questo caso a giugno-luglio non viene nemmeno in Italia ma vengono direttamente ad Abuja, per motivi di visto, trasloco, convenienza…
    L’unica cosa che mi frena ora come ora e’ il fatto di fargli cambiare ancora la scuola…Mi sarebbe piaciuto fargli finire il Ciclo delle Medie prima di dover prendere una decisione. Per cui,Silvano, se Nicholas e’ in Italia e tu sei sempre disponibile, volentieri potremmo (potrebbero…0 fare un salto a Roma ma come ho piu’ volte ripetuto, il problema di Nicholas non e’ tecnico e quindi in un’ora o in un giorno potrebbe anche essere difficile rendersene conto: sicuramente comunque la sua eccellenza tecnica non e’ sufficiente da sola a farne un giocatore in grado di guadagnare il Main Draw di un ETA e quindi temo che non sia un giocatore ancora degno del tuo interesse. Secondo me in Italia ce ne sono almeno 20-30 piu’ forti (nel senso che lo batterebbero tranquillamente anche perche’ magari lui dopo aver perso il primo e 21 per lui si potrebbe far buttare fuori per intemperanze… Il che significa che non gli piace, in verita’, combattere. Che tutta questa competitivita’ potrebbe essere solo rabbia, ansia, frustrazione, paura.Sicuramente paura. Non ci ho ancora parlato ma quel che gli diro’ sara’ probabilmente questo: ok, e’ sicuramente colpa mia e della mamma, comunque a questo punto hai due scelte: continuare a lamentarti o provare a riuscirci. In ogni caso sei l’unico che puo’ provarci, questa cosa dipende solo da te. It’s up to you.
    Magari e’ una cosa di cui fra qualche anno rderemo insieme, io e lui, pero’ ora come ora che cosa posso farci? Non certo vivere alla giornata (non e’ nemmeno piu’ un rollercoaster: e’ un pugno nei maroni dopo l’altro …) ma aspettare serenamente che fra 2-3 mesi mi dicano che finalmente ha dato qualche segno di ravvedimento… e se no, Legione Straniera.

  15. Gus

    un abbraccio di benvenuto a Silvano, che decide di mettersi in gioco mettendoci la faccia e arriva in un bel posto, un grandioso luogo di incontri, che ha anche qualche ruvidità,sopratutto verso gli addetti ai lavori.

    Spero tu rimanga con noi a lungo.

  16. Gus

    @giuliano: se è vero che segui la saga, troverai anche la tua risposta, ne abbiamo già parlato e io al contrario di altri credo che le classifiche siano, non una certezza, ma un indicazione di merito.

    Questa discussione è stata fatta anche recentemente e alcuni sostengono non conti nulla, io invece la penso in modo diverso, Non aspettarti però che le domande che poni siano “obbligatoriamente” poste al centro della discussione.

    Non capisco molto il discorso sui “lettori di libri”, ho come l’impressione che qualcuno possa credere che senza cultura si possa andare da qualche parte.

    Fosse anche solo cultura sportiva.

  17. Gus

    @silvano: sono un buon appassionato di montagna, ci sarebbe molto da apprendere dagli alpinisti.

    Ma pare che leggere libri non sia molto di moda, o sia solo per finti sportivi:-)

    Se posso permettermi, a tutti e in particolare a te, ti consiglio il libro della moglie di Karl Unterchircher, Silka: “l’ultimo abbraccio della montagna”.

  18. giogas

    Ogni tanto come una meteora compaio nel blog genitori e figli senza peraltro partecipare incisivamente alle discussioni. Il mio contributo è marginale ma l’esperienza che vivo è analoga a quella di tanti altri genitori che hanno figli che aspirano a diventare dei professionisti. Professionisti…sì la parola è forte e andrebbe sussurrata. Chi ci è già passato da questa fase invita alla prudenza e a non farsi tante illusioni. La realtà è dura la “conoscenza passa attraverso il sacrificio” Ma il sacrificio di chi? Intendiamo il sacrificio di un ragazzino che rinuncia “volontariamente” al divertimento di una partita di calcio, ad andare in piscina con i coetanei o alla festa di compleanno o si tratta piuttosto del duro sacrificio che deve sostenere un genitore per assecondare il proprio figlio? Di figli ne ho due e tutti e due amano il tennis ma uno in particolare nutre nei confronti di questo sport una passione smisurata e non sente sacrifici (almeno per ora ), mentre l’altro è più “equilibrato” e non disdegna di tanto in tanto di spostare il proprio interesse, anche verso altri sport (ultimamente si è appassionato di ciclismo). Sono gemelli pertanto il legame tra loro è forte e speciale e così pure la rivalità. Fino a qualche mese fa frequentavano un circolo della città di Istanbul poi hanno smesso perchè il gruppo in cui erano inseriti non era adeguato al loro livello. Adesso sono soli e giocano partite con adulti di passaggio sui campi da gioco di un hotel non lontano da casa. Tra un anno e mezzo rientreremo in Italia e avremo bisogno di un circolo o gruppo sportivo o team idoneo ad accoglierli. Approfitterò della prossima estate per visitare per brevi periodi strutture e accademie sparse per l’Italia e in tale ottica accoglierei volentieri l’invito del maestro, sempre che sia ancora disponibile e libero. Si tratta di stabilire il momento migliore. Se si verificasse questo incontro il maestro sappia che potrebbe anche buttare via un po’ del suo tempo in quanto al momento non ci sono stati eventi significativi su cui si possa contare per scommettere su di loro.

  19. king of swing

    il discorso di Mad Max(hai allenato un top ten o guadagni 200-300 mila euro l’anno ) è valido da noi purtroppo..per lo meno in generale…

    se andiamo però in Spagna dove c’è una scuola agonistica di alta qualità…quelli bravi li trovi pure se non guadagnano 200-300 mila euro l’anno…

    in Spagna direttamente o indirettamente magari hanno avuto a che fare con chi ha allenato qualche top ten…

    se qui da noi ci fosse una scuola agonistica di qualità…pure noi potremmo trovare gente capace che magari non guadagna quei 200-300 mila euro l’anno…

  20. Giuliano

    @Mauro
    Senza offesa, ma la domanda era per coach Papi

    @Gus
    Lungi da me pensare male di chi legge libri! Semplicemente se salgo su un aereo mi interessa di più che il pilota sia esperto in navigazione aerea che abbia letto l’Amleto. Poi certo la risposta politically correct alla mia domanda la conosco anche io: le classifiche contano poco…non si può mai dire…dipende dallo sviluppo fisico…dipende dallo sviluppo psichico…dipende dal coach…dipende dai tornei fatti…dipende da quando ha iniziato…dipende da quanti soldi ha il papà…a 16 anni può innamorarsi e smettere di giocare…a 17 può infortunarsi…dipende da quanti libri ha letto il coach…dipende dal preparatore atletico…potrei andare avanti due pagine e queste in effetti sono le risposte che si ricevono. Io invece, guarda un pò, la penso diversamente: se non si rispetta un ruolino di marcia già dai primi anni è inutile provarci! Non crocifiggetemi!

  21. Silvano Papi

    @Pinot
    Mi ha fatto sorridere il paradosso ‘ Il mio maestro è muto ’ Non il tuo intervento. Poi ho continuato a ridere sotto i baffi perché ho immaginato quante me ne hanno dette a me in quasi 30 anni. Stop ho riso per questo.

    Sono d’accordo con te sulla leggerezza e non solo nel tennis.

    La gioia l’ho vista tante volte negli occhi dei tennisti. Se manca… qualcosa non funziona. Il sogno è svanito. Paura di fallire. Scarsa fiducia. Imborghesimento (il peggiore di tutti).

    ‘E allora bisogna passare dalla sofferenza per giungere alla conoscenza?’ La mia risposta è si. La sofferenza fa parte del cammino di tutti sia che giochino a tennis o no. Puoi affrontarla e crescere, oppure esorcizzarla e rimanere un fantastico adolescente.

    Non vedo grossi sacrifici nella carriera di un tennista a condizione che ami ciò che fa e sono convinto che si può imparare ad amare.
    La passione è la condizione propedeutica per soffrire? Quando parlo di sofferenza intendo quella intrinseca alla condizione umana, non quella masochistica degli ossessivi. La passione viceversa può portare all’amore.

    ‘Pensi che sia passione, maestro?’ Certo! Nel lettone con te, svegliarsi all’alba e condividerla …Penso che poteva riguardare il motociclismo, l’atletica leggera, la musica…poco importa, l’importante è che sia capace di emozionarsi e di vivere la passione. Qui, a mio avviso, sta il tuo merito.

    ‘E’ per questo che tanti tennisti professionisti preferiscono che i figli facciano un altro mestiere?’
    Molti genitori preparano per i figli strade più semplici di quelle che loro stessi hanno dovuto percorrere.

    Ti faccio un grande in bocca al lupo per tuo figlio.
    A presto Silvano

  22. Gus

    io non ti crocifiggo di sicuro, stai tranquillo.

    Ti volevo solo dire che certi argomenti erano stati trattati non più di due settimane fa in G&F e io sostenevo che la classifica qualcosa dice, almeno secondo me.

    Non sono convinto che “sia inutile provarci” perchè per me lo sport ha un fine superiore allo stesso essere o non essere un pro.

    Detto questo, io sono convinto, come ho già detto, che un ragazzo di 13/14 che ambisca a diventare un pro debba potersi confrontare con atleti adulti di terza bassa, seconda alta.

    Quinzi inizia l’anno 2010 da 3.1, tanto per capirci e io credo che debba finirlo in seconda buona.

    Poi le eccezioni esistono ed esisteranno sempre, ma io la vedo così.

  23. Silvano Papi

    @Giuliano
    Grazie a te per il benvenuto.
    La tua domanda è la più gettonata nell’ambiente genitori/maestri. Concordo con Mauro g&f e aggiungo che semmai puoi “promuovere” ma non “bocciare”. Statisticamente i vincitori della Lambertenghi non diventano campioni. Il rendimento a 12 anni quasi mai si associa alla crescita tecnica.Sicuramente vanno sostenuti tutti i ragazzi promettenti.
    Per quanto riguarda la scalata delle varie classifiche, ti consiglio di farla a ritroso. Se l’ipotesi è che il mio atleta giochi uno slam in tabellone a 22 anni, vuol dire primi 100 (meglio 90). A 21 deve essere 200. A 20 tra 400 e 500. A 19 800. A 18 deve prendere i primi punti ATP. A 17 il livello di gioco 2.3/2.5

  24. Silvano Papi

    @Giuliano
    Grazie a te per il benvenuto.
    La tua domanda
    “Per poter dire di un ragazzo/ragazza: è una promessa su cui si può investire (scusate il brutto termine ma è per capirci) che classifiche FIT, TE, ITF, ATP si deve raggiungere anno per anno dai 12 ai 18 anni?

    è molto gettonata nell’ambiente genitori/maestri. Concordo con Mauro g&f e aggiungo che semmai puoi “promuovere” ma non “bocciare”. Statisticamente i vincitori della Lambertenghi non diventano campioni. Il rendimento a 12 anni quasi mai si associa alla crescita tecnica.Sicuramente vanno sostenuti tutti i ragazzi promettenti.
    Per quanto riguarda la scalata delle varie classifiche, ti consiglio di farla a ritroso. Se l’ipotesi è che il mio atleta giochi uno slam in tabellone a 22 anni, deve essere primi 100 (meglio 90). A 21 200. A 20 tra 400 e 500. A 19 800/900. A 18 deve prendere i primi punti ATP. A 17 il livello di gioco 2.3/2.5 e via dicendo, con la differenza che più scendi di età e più si deve parlare di livello di gioco anzichè classifica ITF-ETA-FIT. Si fa troppo spesso l’errore di inseguire il ranking U/14 che non vuol dire assolotamente niente. Yari Natali è stato n° 1 ETA 14, intervista ad uno mattina, max classifica raggiunta 2.7. Non è dipeso dalla pochezza dell’allenamento, ma da quella del progetto. Hanno coltivato un bonsai sperando diventasse un baobab. Tutto perchè ci si lascia ingolosire dalla vittoria, dalle convocazioni, dalle belle figure…
    Ciao

  25. Silvano Papi

    @Stefano Grazia
    Mi fa piacere che hai colto lo spirito del mio intervento (non avevo dubbi) e visto che ti piace Guccini…
    non ho scuse da portare, non dico più d’esser poeta,
    non ho utopie da realizzare: stare in campo il giorno dopo è forse l’unica mia meta…
    Beh insomma più o meno.
    La disponibilità, che ti rinnovo, dipende dalla passione, dalla curiosità e dal piacere di incontrare persone piacevoli e stimolanti.

  26. Silvano Papi

    @Gus
    Grazie!
    Sono appassionato di montagna anch’io. Ferrate, qualche 3°-4° con l’età che avanza, rifugi, bivacchi, rispetto per la natura, avventura.
    Leggerò “L’ultimo abbraccio della montagna”
    Ciao

  27. Nikolik

    Incredibile, Maestro Silvano, sei tu il Maestro di Margot Torre!!!!

    Io la vidi giocare, quando era proprio una bambina, a Lido di Camaiore (guarda, Maestro, che ti sbagli, non era al Forte, era al Lido, io c’ero!).

    Maestro, Margot era fortissima, era una campionessa!
    Una campionessa, una vera campionessa.
    Mi ricordo bene di lei.
    Ah, bei tempi, quando avevo il tempo per andare a vedere i tornei!

    Complimenti, Maestro, lei era proprio forte ed ottimamente allenata.

  28. Premessa: mi compiaccio del nuovo corso, dello spirito ecumenico e dei toni finalmente garbati… Bravi tutti! 🙂

    Nella mia partecipazione ormai residuale a G&F, stimolata da qualche riferimento estemporaneo al mio credo “autarchico”, vorrei sottolineare come una buona parte dei protagonisti di G&F si sia sempre apertamente espressa, al contrario del sottoscritto, contro la FIT ed il suo Presidente. FIT che io non conosco e non critico; e di cui in effetti non mi occupo. Ora trovo legittimo che questo stesso contenitore sia contestualmente utilizzato per favorire contatti tra quei genitori arrabbiati ed illustri tecnici nazionali di chiara fama (ben venga il confronti). Che pur tuttavia rimangono maestri organici alla Federazione medesima. In questa ambivalenza (utilitaristica?) mi sembra ben rappresentata l’Italia, dove il tutti contro tutti, il chiacchiericcio in genere, serve, dulcis in fundo, per mascherare una basilare ricerca della convenienza personale.

    Se fosse per me, se io oggi avessi figli che partecipano ai tornei federali, mi dimostrerei più rispettoso delle istituzioni che governano il movimento. E viceversa meno ossequioso nei confronti di quegli operatori che concretamente si dimostrino poco competenti, obsoleti, incapaci d’allenare degli agonisti o semplicemente interessati ai soldi dei ricchi signorotti che popolano i circoli.
    Che tra l’altro mettono in imbarazzo i maestri preparati, motivati e corretti.

    In tal senso più che le parole sono stati educativi, almeno per me, i silenzi dei genitori alla Giorgio Errani, padri e madri che i propri figli espatriati li vedono con il contagocce. Ed io stesso, che preparo, con largo anticipo, l’auspicabile fuga del cervello e del corpo di mio figlio, porto già nel cuore il dolore di quello che sarà la nostra ennesima sconfitta. L’ennesima cronaca d’uno spreco annunciato.

    I risultati di questa Italia sportiva continuano ad essere sotto gli occhi di tutti.

  29. Kill Bill

    Bravo ! Grazie per il suo contributo.

    ”Non penso di essere un coach, mi piace la parte evolutiva da 0 a 15/16/18 anni, ovvero la costruzione.”
    più unico che raro, di solito ai maestri piace il contrario, non amano il lavoro ” sporco” di formazione di qualità e preferiscono allenare giocatori o aspiranti tali in stadi più avanzati.

    ” Questo lavoro o lo ami o diventa un incubo, come il rapporto di coppia.”
    esatto ! Sono un ex tecnico di altra disciplina e so cosa vuol dire. Anch’io vedo i problemi da 2 lati , genitore e coach, e sono convinto che più il genitore è informato meno danni fa e meno rompe al maestro, sempre che questo abbia un’orecchio per ascioltare e il buon senso di spiegare.

    Non mi piace, per principio, la figura del coach-genitore anche se a volte nel tennis non se ne può fare a meno. E questo non depone a favore dell’ambiente…

    Che età hanno quelli che sta allenando ?
    Che tornei fanno ?

  30. Atti

    Complimenti al maestro Papi…mi fa piacere che noti, aldilà di qualche eccesso (di gioventu’ tennistica), lo spirito che ci anima… che è solo passione e tentativo di condividere un percorso….noi cerchiamo di capire , e chi offre spunti, senza preconcetti classistici, è sempre gradito e apprezzato.

    Quello che è certo è che non ci intromettiamo per partito preso, semplicemente riteniamo fondamentale che le sinergie si uniscano… a volte si possano anche scontrare … purchè sia in ottica di ottimizzare e migliorare…
    D’altronde lei il percorso lo conosce benissimo e meglio di noi, e sa quanto in salita sia…

    Poi se non erro, e lo dico per Stefano ed altri aficionados della prim’ora…. il mastro Papi è anche molto amico del maestro Carlo Polidori … già nostro frequentatore …nonché maestro di Costanza Pera, una delle migliori U12 italiane (e lo dico da quando era U10….)
    Se andate nel sito del maestro Polidori (http://www.carlopolidori.it/) troverete spunti interessanti…
    Cito il maestro Polidori, perché il percorso che sta facendo fare a Costanza, è in prospettiva molto interessante per tanti genitori di questo Blog (me compreso)…

    E probabilmente, credo, sia molto simile alla filosofia di lavoro che svolge il maestro Papi…

  31. andrew

    …massimo rispetto per l’impegno di tutti e per la pacatezza del maestro Papi…

    tuttavia, io ormai non mi aspetto più niente da chi, con le sue ragioni, continua a far vivere e sopravvivere questo sistema-tennis.

    Un sistema tennis che, come concepito, non deve dimostrare mai niente a nessuno, nè sportivamente nè socialmente.

    Io, intanto, continuo a dover pagare 480 euro per mettere piede in un campo di un circolo (e non lo faccio). Circolo che spende da una decina d’anni 150.000 euro per la serie A e non produce un 2 categoria…

  32. Roberto Commentucci

    Andrew, fai una cosa.

    A Roma c’è grande richiesta di bravi traduttori. Vieni a lavorare nella capitale, e così ti sottrarrai all’angusto ricatto del tuo circolo bassanese.

    E soprattutto, forse capirai che esistono non solo genitori e genitori e maestri e maestri, ma anche Circoli e Circoli…

  33. Beh, Roberto, sicuramente a Roma ci devono essere i migliori maestri e circoli nazionali.. se pensiamo che effettivamente il nostro miglior tennista internazionale, direi l’unico vincente degli ultimi trenta-quarant’anni, è proprio romano… E lo stesso Pietrangeli, nato a Tunisi, è praticamente romano… basta andare indietro solo mezzo secolo… 🙂
    Insomma, nessun dubbio sui tuoi ottimi contatti…

  34. nicoxia

    Silvano mi unisco ai saluti e ai complimenti di tutti,sicuramente visto la media generale di risultati la sua lista è sicuramente sopra,la sua metodologia porta a dei risultati soddisfacenti,però siccome non credo alla fortuna e alla sfortuna,mi chiedo come mai i suoi allievi non sono entrati nei primi cento,dove lei individua l’anello mancante,nel suo percorso come è cambiata la metodologia per cercare di portare qualcuno nei top 100,come venivano seguiti i suoi atleti dal punto di vista atletico,avrei molte altre domande ma non vorrei sembrare scortese non è il mio intento che è solo quello di capire,se ci potesse segnalare qualche errore da evitare o cosa farebbe se potesse ci si potrebbe riflettere.Stefano questo io intendo per bon ton.

  35. Roberto Commentucci

    Archi, io ho sempre riconosciuto ad andrew grandi qualità, di onestà intellettuale, presenza di spirito, arguzia, viva inteelligenza.

    Gli ho sempre rimproverato, però, di elevare a sistema universale e onnicomprensivo un’esperienza basata su un campione di rilevazione troppo limitato.

    Il mondo è grande, e non finisce a Bassano del Grappa, con tutto, il rispetto.

  36. Roberto,

    credo semplicemente che ad Andrew, come un po’ a me, faccia sorridere l’idea che oggi la prospettiva della “rivoluzione tennistica italiana” sia nelle mani del “povero” Roberto Commentucci, colui che ha finalmente messo a fuoco il “problema della terra rossa”, ed ora si danna l’anima nella proposta dei business-plan ai vari circoli capitolini…
    Voglio dire, e ti parlo in modo diretto, e corretto, ed amichevole… non ti rendi proprio conto che un “mondo antico” così arroccato sulla conservazione del privilegio di pochi non si smantella in due giorni?!

    Perché quando i valenti preparatori atletici degli sport veloci vengono assoldati dai vari tennisti pro, per raddrizzare loro le gambe senza disturbare i relativi allenatori, lenti e metodici guru del tennis, ormai… è semplicemente troppo tardi. Quest’ultimi, ormai é evidente, ancora non hanno colto i problemi di fondo…ed i giocatori o subiscono o scappano.

    Una base troppo ristretta… una non-organizzazione associativa… campi pubblici inesistenti e costi esagerati… nessuna ambizione sportiva… nessun rapporto con la scuola… nessuna vera ricerca scientifica dedicato al tennis… un intero sistema che si soffoca nei salotti ed in asfitiche conoscenze personali…

    Dove vorresti andare, tu solo…?! 🙂

  37. Roberto Commentucci

    Io credo molto alla forza della persuasione.

    La persuasione si baasa sui numeri e sul buon senso.

    Finora non ho trovato alcun muro di omertà, ma al contrario attenzione e disponibilità, sia in Federazione, sia nei Circoli che ho visitato.

    E i risultati arriveranno.

    Quanto a me, non ambisco ad alcun ruolo rivoluzionario, voglio solo far conoscere le mie idee e le mie analisi, portando un contributo costruttivo e non motivi di scontro.

    Gli interessi contrapposti vanno soppesati con lungimiranza e risolti avendo presente il bene comune e il futuro del movimento. Gli illuminati, che mi stanno iniziando a seguire, serviranno da stimolo e da esempio agli altri.

    Se si continua a ragionare alla Bartali, della serie “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare…” non si andrà mai da nessuna parte e fra 50 annni faremo ancora gli stessi discorsi.

    Il mondo cambia, e ci cambia, anche se non ce ne accorgiamo.

  38. Silvano Papi

    @Nikolik,
    ero io il maestro di Margot. Sicuramente hai ragione tu su Camaiore. Quello stesso anno (primo 16) vinse i Campionati Italiani U/16 a Perugia e raggiunse le semifinali agli europei U/16….Si è laureata lo scorso anno in giurisprudenza.
    @Kill Bill,
    Il più giovane è U/14 e la programmazione dei tornei è complicata. La scorsa settimana ha vinto un Nike (Rieti livello basso), però a mio avviso non ha ancora il livello per gli ETA. Nel mezzo non c’è niente. Concordo con Stefano G. sui tornei-verifica week-end. Ripiegheremo (quando inizieranno!) sugli open, che non sono esattamente il massimo per tanti motivi. Gli altri 3 ragazzi sono U/16 e U/18. Mi sto adoperando, con colleghi e una azienda di tennis per proporre il modello week-end per le categorie giovanili (no rodeo!) e sperimentarlo in 1/2 regioni.
    @Atti,
    sono amico fraterno di Carlo Polidori, ho lasciato sul suo blog alcuni ricordi ed impressioni dei nostri 25 anni di amicizia e collaborazione. Decine di migliaia di km con i nostri ragazzi, tra cui una 11enne piccolina Gloria Pizzichini futura n° 43 del mondo.
    Andrew,
    solidarizzo con te sui temi che hai toccato (costi elevati, club che non producono, sperperi) non capisco a chi e a cosa ti riferisci “non mi aspetto più niente da chi, con le sue ragioni, continua a far vivere e sopravvivere questo sistema-tennis” ci sono anc’hio sicuramente, che, oltre al sistema tennis, ho fatto sopravvivere me e la mia famiglia non rinunciando mai alle mie idee, alla critica, al rispetto degli altri, alla fiducia nel cambiamento.
    @Nicoxia,
    ho lasciato per ultima la risposta più difficile che richiederà magari un approfondimento successivo da parte mia (Preparazione fisica, programmazione). Per ora però ti dico che in un paio di situazioni ciò che è mancato di più è stata la fiducia e il coraggio

  39. nicoxia

    Silvano,per me il coraggio è la conseguenza della fiducia che va conquistata giorno dopo giorno con il lavoro,crescendo insieme.

  40. Ciao Silvano,
    tra le cose più ardue nel dialogare con i genitori ho trovato che spiegare i processi di crescita e miglioramento in età giovanile è tra le più dure. In particolare ho trovato spessissimo che non si rendono conto che
    1) l’apprendimento ha delle fasi di quiete e di involuzione anche quando il trend educativo è crescente;
    2) mente e corpo non apprendono in modo sincrono;
    3) una qualsiasi programmazione di lavoro impone ad un maestro una pianificazione minima di almeno due anni; occorre fiducia nel maestro e coraggio nel pianificare a lungo termine mantenendo inalterate energia e determinazione.

  41. Silvano Papi

    Ciao Federico piacere di sentirti,
    Sul terzo punto concordo completamente. Sugli altri due purtroppo non ne so abbastanza e non so che dire, ma credo che il punto 3 li contenga. Tu lavori nel tennis? Ciao a presto.
    Nicoxia scusa ho dimenticato di finire la frase…”Mancanza di fiducia e coraggio…da parte mia.” Lapsus?

  42. nicoxia

    Scusa Federico io lo trovo di una semplicità estrema,basterebbe dirgli che se gli allievi migliorassero settimanalmente senza involuzioni nel giro di 2 anni sarebbero tutti Federer.Poi gli spieghi perchè non è possibile.Silvano la fiducia è la cosa più importante se uno non l’ha in se stesso difficilmente la puo trasmettere.Se uno ha fiducia in se stesso affronta con coraggio qualsiasi situazione.

  43. bogar67

    Ho conosciuto la Pizzichini di vista nel 2005 a L’Aquila, mi trovavo in un locale il fine settimana durante il corso di ispettore gdf. Nella vita ci sono eventi, situazioni o solo coincidenze che ti portano sempre in un’unica strada o che pensi di aver vissuto, parlavo di genazzano con la mamma di uno che si allena nello stesso circolo di mia figlia ed hop-la che spunta Papi su questo blog-forum. Un giorno ho partecipato ad un concorso a premio su internet promosso dalla hertz con in palio un week end a Wimbledon per assistere al torneo, ho inserito il nome mio e di un mio amico del circolo tennis che frequento, non ci crederete ma ha vinto lui ed insieme siamo andati nel templio del tennis, tutto spesato dalla Hertz (aereo, macchina a noleggio, pranzo e cena all’interno della sala che dava sui campi, hotel 4 stelle etc). Quando dicevo a mad max che se mia figlia un giorno dovesse avere bisogno di un sostegno economico mi riferivo al colpo di qul in tal senso, uno sponsor, un’osservatore etc . qualcosa come quella descritta da Papi spero ci venga incontro. “”Dopo più di un anno di lavoro e alcuni buoni risultati ci aiutò economicamente una Società Svizzera la ‘Up Turn One’ che aveva messo, attraverso il suo mentore Ivan Du Paschier ex davis man svizzero, sotto contratto Margot e altre sette ragazze da tutta Europa tra cui Ana Ivanovic”

  44. Mauro g&f

    Archipedro post 33, ma tu sei veramente convinto che quando fai un regalo alla tua donna lo fai per altruismo? Spero di no, lo fai per puro e sano egoismo. Tu partecipi anche residualmente a questo blog per motivi altruistici? Se rispondi onestamente dirai di no. Tutti noi pensiamo ed interagiamo col nostro prossimo ricercando come dici tu una convenienza personale. La differenza sai dove sta? E’ tra quelli che se ne rendono conto e quelli che pensano invece di essere i paladini della verità e dell’altruismo.
    Io personalmente partecipo perché ricerco la mia basilare convenienza personale che però cerco di allargare alla personale convenienza di altri.
    Uno dei motivi che Stefano Grazia mi è piaciuto è perché sin dà subito non ha voluto “vendere” la sua partecipazione, ma ha detto scrivo perché ho bisogno di farlo.
    Allora Archi, hai sempre contribuito con delle cose interessanti, smettila di porti più in alto del tuo prossimo evidenziando difetti e debolezze altrui.

  45. 42 – “…fra 50 annni faremo ancora gli stessi discorsi”

    Roberto, non c’é che dire, se ti proietti così lontano devi essere proprio un inguaribile ottimista… 🙂

    Bravi che dalle vostre parti fate laureare i vostri tennisti… quello si che sarebbe un bel tema da sviscerare… come alfabetizzare tutti i giocatori a rischio di mono-dimensionalità mentale… affinché da ex facciano i maestri con una laurea pesante in tasca (tipo in medicina fisiatrica o in ingegneria biomedica), e tanta voglia di studiare ancora…
    Anche scienze motorie e dello sport (tutto lo sport) andrebbe benissimo… 🙂

  46. Mauro g&f,
    non fare un caso personale d’un ragionamento generale: eri stato tu il primo, illo tempore, a distinguere le due cose…
    Sono qui alla ricerca (egoistica) di genitori che vogliano occuparsi dei loro figli, in un’ottica collaborativa. Sono critico con gli ambienti che quei genitori circuiscono e sfruttano. Sono altruisticamente pronto ad offrire loro suggerimenti gratuiti…
    Ho qui incontrato genitori in gamba e sono alla pari. Nessuna voglia d’imperversare oltre… dipende anche da voi… 🙂

  47. Ciao Nico,
    per riprendere un modo di dire che riguarda i soldi che si dice dalle mie parti, molti genitori, quando si parla di risultati vogliono “poco, maledetto e subito”. Mi sono reso conto che ciò è determinato dal fatto che i genitori stessi non sanno cosa vogliono dal tennis per i loro figli e non hanno chiesto ai figli cosa si aspettano dal tennis. Ovviamente, quando non sai dove vorresti arrivare a lungo termine, qualsiasi strada è quella buona purchè porti un riscontro immediato.

  48. Mauro G&F,

    a proposito di persone umili e gentili… dai un’occhiata ai commenti in onore del quarantesimo compleanno di Diego Nargiso, presso l’articolo di Roberto…
    Direi che adesso ci siamo… lo spirito genuino del tennis emerge tutto…

    E’ questa che chiamate sportività? 🙂

  49. Ciao Silvano,
    mi sono occupato di tennis a livello universitario in Inghilterra ed Australia (ove ho diretto un circolo tennis per la parte junior e competitiva). Ritornato in Italia ho intrapreso tutt’altra carriera lavorativa ma parallelamente, negli ultimi due anni, alleno la parte mentale in un circolo tennis della mia provincia ai ragazzi che fanno agonistica. Dai miei appunti per i ragazzi sta nascendo un libro.

  50. Questa mi era sfuggita.

    Ti sentiresti vicino a me? Non te lo auguro, perchè vuol dire che spofonderesti all’inferno come un piombo in un pozzo 🙂 scherzi a parte, grazie del curriculum che ci hai postato.
    tra i nomi che hai citato conosco abbastanza la leggenda di margot torre. conosco bene la digiu e l’ho vista giocare un match praticamente perfetto, forse il più bello della sua carriera due anni fa a santa croce. spero che continui a lavorare – e tanto – sulla mobilità.

    ciao

  51. Silvano Papi

    Ciao Gus,
    non riesco a trovare “l’ultimo abbraccio della montagna” puoi dirmi l’edizione ed il nome completo di Silka
    grazie

  52. mm

    caro Silvano, Ti ringrazio per aver fatto conoscere ad un bambino il training autogeno ed a me il Tennis….

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