L’Ambizione dei Genitori

di - 27 Febbraio 2011


(Vincenzo Santopadre e Karolina Boniek con il piccolo Matteo – Foto Nizegorodcew)

di Maurizio Pusceddu (alias Mauro G&F)

Noi genitori veniamo accusati spesso di voler trasferire le nostre ambizioni ai figli, spingerli a fare quel qualcosa che noi non siamo riusciti a fare. Spesso anch’io mi sono chiesto se a far diventare mia figlia un’agonista nel tennis sia stata principalmente la sua volontà o la mia ambizione.
Ebbene la risposta giusta è la seconda, ovvero il suo essere un’agonista nel tennis è frutto essenzialmente della volontà dei genitori, nella fattispecie della mia.
Prima di scandalizzarci però la domanda da fare è un’altra, ovvero: ciò è veramente un male oppure un fatto inevitabile e per certi versi giusto?

Da secoli, soprattutto per necessità, l’uomo ha trasferito ai suoi figli il proprio sapere, perché ciò significava insegnare a vivere e camminare con le proprie gambe, pensiamo per esempio all’arte della caccia. Col tempo l’uomo ha trasferito alla sua progenie il proprio mestiere, chi l’agricoltore, chi il fabbro, chi il falegname ecc., perché significava dare al proprio figlio la possibilità di imparare un mestiere e guadagnarsi da vivere.
Oggi questa necessità è andata scemando, anche se in molti casi un avvocato ha un figlio avvocato, un panettiere ha un figlio panettiere ed un politico ha molti figli (ahimè) politici.
Non solo, con l’andare degli anni sono nati anche gli hobbies e gli sport, ed anche in questo caso assistiamo spesso al passaggio di padre in figlio.
Ma è un male?…..Andiamo avanti.

A noi genitori, hanno anche insegnato che educare significa tirar fuori, far venire alla luce, dal latino educere; giusto, corretto, ma sicuramente si intende non far emergere un desiderio particolare ma piuttosto fare venire alla luce delle qualità quali la forza di volontà, il coraggio, la sensibilità la generosità ecc.
C’è qualcosa di male se un genitore cerca di far sviluppare queste doti usando come mezzo ciò che meglio conosce e ama di più? A questa domanda occorrerebbe rispondere.
Certo, meglio sarebbe se il mezzo lo scegliesse il proprio figlio, ma da piccoli, hanno gli strumenti e le conoscenze per farlo?

Credo inoltre che i nostri ragazzi, oggi, abbiano bisogno di certezze, di strade tracciate nelle quali possano scegliere se percorrerle o meno, ma devono vederle, hanno bisogno di porti sicuri dove potersi riparare in caso di necessità.

La scuola trasmette valori e conoscenze ai nostri ragazzi, gli amici trasmettono loro socialità e complicità, i genitori tutte queste cose, ma c’è qualcosa di male se trasmettono anche le proprie passioni?

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29 commenti

  1. Atti

    Bravo Mauro….buona la prima…e ovviamente condivido.

    Come sempre sono gli estremismi che rovinano i buoni propositi, o le false aspettative e/o illusioni…

  2. “C’è qualcosa di male se un genitore cerca di far sviluppare queste doti usando come mezzo ciò che meglio conosce e ama di più?”

    Mauro, secondo me se ciò che conosce ed ama di più è un MEZZO per poi condurre i figli su un loro sentiero originale va tutto bene. Viceversa se dei figli inadatti ad una attività PREscelta, o disciplina, vengono forzati, costretti per amor paterno a diventare es. tennisti quando non hanno i mezzi fisici e la mentalità adatta, allora i rischi sono notevoli. Spese immorali, feedback fallimentari, frustrazioni e ribellioni, abbandono dell’attività sportiva tout-court. Tra l’altro spesso partendo, nel caso del tennis, dal gioco ossessivamente giocato e non dalla fisiologica preparazione atletica ed agonistica…
    Per cui va bene la passione, ma stemperata dalla cultura necessaria per comprendere a fondo i processi di crescita, educativa e sportiva, in modo da non anticipare troppo le scelte definitive e viceversa da osservare (e mettere a frutto, fino in fondo) tutti i risultati delle diverse sperimentazioni…

    “Non solo, con l’andare degli anni sono nati anche gli hobbies e gli sport, ed anche in questo caso assistiamo spesso al passaggio di padre in figlio. Ma è un male?”

    Spesso i genitori che si propongono come modello non sono affatto dei campioni consapevoli e testimoni d’un “mestiere”. Anzi, i figli dei grandi tennisti fanno sovente tutt’altro, perché a quei tennisti è del tutto chiaro quanto sia complesso costruire a tavolino un giocatore. Sono i genitori comuni, che non hanno fatto sport ad alto livello, ad illudersi che la loro “passione” possa essere facilmente capitalizzata. In quel caso però dovranno, loro per primi, colmare il gap che li separa da chi lo sport lo conosce a fondo…

  3. Triesticola

    Il figlio dell’avvocato o del medico impara il mestiere perche’ conviene alla famiglia cosi’ c’è un investimento.Ma una figlia fa sport perche’ si diverte e se diventa una professionista di qualche cosa dovra’ sempre continuare a divertirsi perche’ lo sport non è un lavoro e non lo deve diventare.Quindi il parallelo con il lavoro vero non va, e’ meglio avere figli agonisti ma dilettanti.Giocare male tornei solo per soldi produce un pessimo spettacolo.

  4. bogar67

    Grazie Mauro
    Io sabato e domenica scorsi ho avuto la conferma anche se non ve ne era bisogno che mia figlia di anni sei e qualche mese ha la passione innata per questo sport ed in genere per quello che è l’agonismo. Non vi voglio tediare con i racconti su mia figlia, però a proposito delle ambizioni dei genitori, vi dico che mentre mia figlia voleva farsi per forza il torneino del gigetto pur con febbre, nausea e vomito ero l’unico a volerla riportare a casa distante 220 km e non farla giocare mentre i genitori degli altri bambini tutti a dirmi “poverina farla giocare, se ne ha tanta voglia” da qui mi sono fatto l’idea che va bene essere genitori appassionati ma qui si tratta di pura follia e sono sicuro che questa gente ragiona in questi termini anche con i loro figli anche quando questi invece non vogliono giocare che è ancora più grave.

    Il tennis agonistico non sarà mai la mia ambizione, ci posso sperare sotto sotto ma la vita è di mia figlia, se vorrà fare altro importante che viva felice e contenta.

  5. cataflic

    Io sono profondamente convinto che ci sia qualcosa di più della semplice “intenzione” dei genitori.
    Un bambino assorbe il mondo che lo circonda attraverso gli occhi dei genitori che, anche se non dicono, “fanno”, agiscono, operano in un loro mondo, fatto di valori morali ed equilibri personali.
    Questo passa inevitabilmente nella costruzione dei modelli comportamentali del bambino stesso permeandolo, senza che ci sia bisogno di nessuna “coercizione”.
    Un genitore appassionato e abituato a vivere il mondo tennistico, fatto di campi, circoli, trasferte, agonismo, anche a basso livello, trasferirà questa “sensazione” domestica anche nella mente del figlio.
    Sarà quasi inevitabile che il figlio anche per caso non si ritrovi con in mano una racchetta.
    Mi chiedo perchè mai uno dovrebbe “costringere” il figlio stesso a seguire forzosamente strade sportive alternative che non conosce e dove gli è più difficile capire le dinamiche tecniche, psicologiche e relazionali….perché..? ? non ci troviamo anche in questo caso davanti ad un “esperimento-sfida” ad uso e consumo del genitore stesso??

  6. Archipedro

    @5 “perchè mai uno dovrebbe “costringere” il figlio stesso a seguire forzosamente strade sportive alternative che non conosce..”

    Cataflic,
    perché io credo (se la domanda era per me), anzi lo dicono le statistiche, che il drop-out sportivo dei ragazzi è ampiamente correlato agli insuccessi. Quindi per tenerli sui campi da gioco bisogna che siano effettivamente bravi. Vista la fisicità degli sport del terzo millenno, la scelta della disciplina adatta è fondamentale… 🙂

  7. andrew

    “Un genitore appassionato e abituato a vivere il mondo tennistico, fatto di campi, circoli, trasferte, agonismo, anche a basso livello, trasferirà questa “sensazione” domestica anche nella mente del figlio.”

    appunto…se gli trasferisci questa sensazione è già un problema…

  8. animacandida

    da papà e da maestro dico:1)studio.2)studio.3)studio.
    Se gli piace fare sport agonistico e hanno passione e gli viene bene ne riparliamo più avanti quando saranno capaci di dirmi: io ci provo!Altrimenti lo sport come palestra di vita.
    Se i miei figli non avranno testa per studiare, un bel lavoro da artigiano che in futuro ce ne sarà bisogno.
    Se non avranno voglia di lavorare allora sarà un dramma.

  9. bogar67

    @archipedro
    Ti faccio un piccolo esempio e mi devi dire la tua per favore.
    Metti che esiste una squadra di tennis con il nome fantasioso
    “Equipe Tennis”, questa squadra è formata da 12 bambini che partecipano a tornei sotto l’egida FIT, si va dall’under 10 all’under 14. Durante i vari tornei del gigetto che si svolgono il 70% di questi bambini molto bravi tecnicamente viene sconfitto spesso e volentieri al terzo set dopo aver superato più turni anche agevolmente. Tu cosa ne deduci, numeri alla mano? cioè se la maggior parte delle gare pese dai componenti di questa squadra (in tutte le categorie) si verifica al terzo set è una questione mentale, solo tecnica o manca qualcosa nella preparazione atletica?

  10. bogar67

    scusate dovevo mettere il post 9 per archipedro su articolo “L’eccesso di doping esistenziale”

  11. cataflic

    @Archipedro
    premesso che qui stiamo facendo un discorso più educativo che sportivo (non mi immagino il padre padrone assatanato alle 6:30 della mattina a urlare dietro al figliolo sul campetto ancora nebbioso…) io credo che l’errore non sia nello sperare che il bambino dia il meglio di se, ma nel credere in maniera immotivata che possa raggiungere livelli che non gli competono per talento e fisicità.
    E qui una bella mano la devono dare i responsabili della preparazione tecnico altletica…..
    A me vien da ridere(o forse da piangere) quando vedo e sento questo e quell’altro 4.5 a 13 anni o 2.5 a 18, che……però…e… qui e là

    Questa può essere solo passione…la sua passione! non la tua!
    basta interpretare le cose con la giusta misura…..e se la sua passione sarà il crocket amen!

  12. Bernie

    Io sono un agonista sciatore, maestro di sci, molto forte nella categoria master (pluricampione italiano). Gioco a tennis categoria 4.1. I miei figli sciano molto bene, fanno gare ad ottimo livello, giocano a tennis, il maschio è molto promettente, la piccola fa la Sat. La piccola, 7 anni, pattina su ghiaccio ed ha già scelto questo sport come principale. E’ brava e si trova bene con le amiche. Io avrei preferito il tennis, ma lei no. Punto. Il maschio invece ha già scelto tennis, anche se in inverno preferisce lo sci. Ma è conscio che tutto non potrà fare fra un paio d’anni. In famiglia siamo sportivi, molto. Mia moglie è 4.3 nonostante abbia cominciato 12 anni fa, con 2 gravidanze in mezzo. Che male c’è a trasferire le passioni? Chi se non un appassionato può spendere certe cifre per far fare sport agonistico ad un figlio? Il maschio mi costa quasi 3000 euro per lo sci e altrettanti per il tennis. A 8 anni e mezzo. La femmina meno, ma solo perchè il pattinaggio non è ancora assurto a certi livelli. Metteteci che anche io spendo un sacco per le mie gare e il quadro è completo. Solo la passione per uno sport può farti sopportare certi esborsi, indipendentemente dal fatto che diventino o meno campioni. Anzi, questo è l’ultimo dei miei pensieri. Secondo me l’età più bella è proprio questa! Fino ai 12-13 anni. Poi il quadro diventa tremendamente complicato e da genitori laureati come siamo, speriamo che studino e si divertano con lo sport.

  13. Bernie

    Tu sei un appassionato dei miei filmati! ;-))
    Come si chiama il cugino? Quanti anni ha?
    Domani sono a Folgaria per il trofeo del Barba.
    Comunque quello che voglio dire che senza certe passioni familiari è difficile (soprattutto in Italia, in altri paesi è diverso) che i figli crescano sportivi e che nascano, poi, dei campioni.
    Non è un male in se, ma i figli non devono essere caricati di aspettative e di voglia di risultati non conseguiti. La mentalità deve essere quella sportiva, dell’amore per lo sport e per il miglioramento.

  14. Atti

    Spesso si confonde lo sport con i sogni di gloria….
    E continuiamo a parlare di sport solo in funzione del professionismo o giu’ di lì… e vià coi luoghi comuni e le situazioni estreme peggiori che sembra siano il caso piu’ comune.

    Non so di cosa possiamo venir accusati come genitori, certo non di aver trasmesso o cercato di trasmettere valori sportivi e agonistici. E’ lampamte e assodato che il 99% dei ragazzini inizia a giocare a tennis perché avviati dai genitori (come penso accada in quasi tutti gli altri sport). Non capisca dove si voglia arrivare..già sono pochi gli agonisti…

    Ognuno ha un suo percorso familiare e quindi sportivo, gli eccessi in quanto tali vanno sottolineati ma mai generalizzati.

    La scuola è al primo posto, solo perché è quella che probabilmente ti permetterà di trovare un lavoro e mantenerti… non certo per chissa quali altri valori.

    Lo sport checchesenedica rimane la parte piu’ istruttiva nell’educazione comportamentale.
    Anche senza essere Nadal o la Schiavone si puo essere sportivi agonisti praticanti, siamo noi italiani che enfatizziamo all’eccesso la linea di demarcazione fra vincitori e comprimari… in altri paese non succede, e non è un caso se raccolgono piu’ praticanti e forse anche maggiori risultati.

  15. Roberto Commentucci

    In merito all’organizzazione del Circuito Nazionale Giovanile, copio dal sito FIT:

    RADUNI CENTRI ESTIVI 2011
    Gli appuntamenti, si giocherà anche sul veloce
    tennis
    Ecco le date di tutti i raduni organizzati nell’ambito dei Centri Estivi della Fit. Si comincia nella settimana dal 12 al 18 giugno a Castel di Sangro (nati nel 2000) ed a Sestola (nati nel 1998).

    Nell’ambito della nuova strategia di organizzazione delle gare giovanili delineata nel Progetto Campi Veloci continua a crescere il numero e la rilevanza delle competizioni giovanili disputate su campi sintetici, al fine di meglio sostenere i percorsi di crescita tecnica dei giovani agonisti. Si terrà infatti sui campi rapidi del Centro Estivo FIT di Castel di Sangro, dal 31 luglio al 6 agosto 2011, l’importante Master Finale del Circuito Nazionale Giovanile FIT by Lotto, riservato ad atleti delle categorie under 10, 12, 14 e 16. Il Centro Estivo di Castel di Sangro ospiterà inoltre, dal 9 al 12 giugno 2011, la fase finale della Coppa delle Province, manifestazione a squadre per rappresentative provinciali under 11. Va ricordato, inoltre, che anche i campionati individuali 2011 validi per le categorie under 13 e under 14 (questi ultimi denominati “Coppa Federico Luzzi”) si disputeranno su superfici veloci.

    Il Progetto Campi Veloci avanza.

  16. Stefano Grazia

    Da tempo sono scarsamente motivato a scrivere e confesso anche (ah!ah!ah!)che da quando non ci scrivo piu’ io, SpazioTennis mi sembra piu’ noioso il che la dice lunga sul mio schifoso narcisismo, ma e’ chiaro che faccio volentieri un eccezione per il primo articolo di Mauro …
    Direi che sono d’accordo sia con Mauro che con Atti e faccio fatica a capire tutto questo mettere i puntini sulle i anche da parte di Archipedro qui nelle vesti di Avvocato del Diavolo anche se mi trovo d’accordo col suo invito alla Polivalenza, almeno e soprattutto all’inizio (e infatti io feci praticare dagli zero ai 7-8 anni nuoto, sci, tennis, golf, calcio, karate’, piano…)Poi e’ chiaro che EST MODUS IN REBUS… E l’abbiamo anche sempre detto:siccome uno non puo’ svegliarsi un mattino a 14 anni e dire : da grande voglio fare il Campione, ormai nemmeno per sport come la Formula Una, dai tre ai 12 anni decide il Genitore, poi sara’ il Bambino a dettare le condizioni… Dai tre ai 7-8 anni piu’ sport possibili, dagli 8 ai 12-14 senza abbandonarli tutti ma continuando a praticarne diversi forse per certi sports molto tecnici come appunto il tennis occorrera’ fare alcune scelte perche’ alcuni allenamenti dovranno essere sempre piu’ specifici… E’ poi vero anche, almeno secondo me, che ci sono Genitori e Genitori, Sport e Sports e soprattutto Bambini e Bambini…Tu puoi fare tutte le cose giuste e dire e fare tutte le cose giuste ma tuo figlio/a e’ una zucca oppure semplicemente un lazzarone … mai capito come un bambino potesse divertirsi a praticare certe specialita’ dell’atletica, a fare ore di nuoto o di ginnastica artistica … li’ subentrano altre cose, motivazioni inconsce e/o spiriti di rivalsa sconosciuti ai piu’…E infatti poi i campionissimi sono poi dei soggetti tutti particolari in cui il caso ha messo insieme doti fisiche e mentali eccezionali e genitori o folli o sognatori o crudeli o tutte e tre le cose insieme … Poi se invece vogliamo parlare di Mens Sana In Corpore Sano e’ tutta un’altra storia e io ne sono il prodotto piu’ eclatante: nuoto,sci, calcio, rugby, windsurf, tennis, golf, palestra, jogging … ma ahime’, mai stato un campione e mai avuta nemmeno la chance, nemmeno nel rugby dove pure avevo le mani piu’ belle del campionato e quando facevo una finta, ci cascava pure la mia ombra…Mio padre diceva che prima di tutto veniva lo studio, e ai suoi tempi come dargli torto…Ma negli ultimi 20-30 anni fare sport e’ diventata una carriera come un’altra e anche, per quelli che continuano a studiare magari laureandosi in 10 anni anziche’ 4 o 5,un’opportunita’ di lavoro dopo una carriera sportiva magari mediocre … Quindi ci sono molte piu’ variabili e scusanti per un genitore che decide di mettere almeno agli inizi studio e sport quasi alla pari …
    Tutto questo almeno in teoria.
    L’esperienza poi di solito dimostra che noi abbiamo sempre torto e hanno avuto ragione Gli Altri. quali altri? Quegli altri, quegli altri comunque, The Others…

  17. “non ci scrivo piu’ io, SpazioTennis mi sembra piu’ noioso”

    Beh, Spazio Tennis non coincide con TG&F, di cui Stefano Grazia è stato l’indiscusso leader. E nessuno ha mai messo in dubbio il peso specifico di questo strano personaggio. Dovesse tornare al sub-Comando, con il suo mirabile verbo, si confermerà degno del suo splendido recente passato.

    Incidentalmente potrebbe chiedersi, prima di riproporsi, se il mondo che tanto l’ha appassionato è l’unico possibile. Da raccontare, intendo… 🙂

  18. Mauro g&f

    In effetti come dice Atti, spesso in Italia non ci sono vie di mezzo, o sei un campione o che lo fai a fare lo sport.
    L’estata passata sono venuti nel nostro circolo un gruppo di francesi in vacanza dalle nostre parti, erano circa una ventina, avevano dagli 8 ai 60 anni, il loro livello poteva essere da nc a 4.1, ma giocavano tutti un giorno si ed uno no.

  19. Stefano Grazia

    Archie, post 17: non e’ l’unico da raccontare ma e’ l’unico di cui sono esperto ed e’ per questo che poi ho smesso di scrivere, proprio per non atteggiarmi ad esperto di cose che non conosco … Ma un articolo ogni tanto, anche oper spiegarmi meglio, puo’ darsi che riusciro’ ancora a tirarlo fuori anche se confesso stavo meditando un percorso inverso al tuo e finire a ritirarmi a scrivere di me, di sport, di libri, cinema e fumetti in un mio umilissimo e poco seguito blog personale … Vivo a disagio un Blog dove chiunque, per il semplice atto di apparire, viene subito scambiato per giornalista, allenatore, tecnico, competente … Io ho sempre e solo raccontato di me stesso e di chi mi stava intorno e ho sempre insistito che erano solo canzonette, solo chiacchere da bar … Non ho mai voluto insegnare la via od ergermi a faro ma tutt’al piu’ condividere esperienze … Infatti piu’ che ai tuoi ‘tomi’ sul ginocchio o sulla costruzione dell’atleta, molto filosofici o teorici,son sempre stato piu’ interessato al tuo pratico quotidiano e a quello che facevi in pratica sul campo con Mati e gli altri bimbi … Per esempio e’adesso che ti voglio, e’ adesso che diventi interessante, adesso che potresti/dovresti raccontarci le prime esperienze e sensazioni, vittorie e sconfitte, lacrimuccie e emozioni, del tuo pistolero…corredate, quelle si, da annotazioni tecniche …

  20. animacandida

    ….solo uno svitato di maestro uisp poteva incoraggiare l’inizio alle “competizioni” di un bimbo che gioca indifferentemente con la destra e la sinistra!A parte l’innocente provocazione,vorrei essere presente per testimoniare e sentire le considerazioni assolutistiche di qualche purista che già, immagino, si scateneranno a bordo campo.
    (Il ragazzino, ad es., potrebbe specializzarsi e servire sia con la dx che con la sx !!!)
    Invece si tratterà di divertimento e inclusione, all’interno spero e credo di un ambiente protetto che non si prende troppo sul serio (casomai ce ne sarà tempo più avanti).Siccome il dr.Grazia tempo fa scriveva e i suoi spunti stimolavano il sottoscritto (e non solo) anche al di fuori dell’ambito tennistico gli chiedo se per caso ha visto “The Fighter” pluricandidato all’oscar.Per me un bellissimo film sulla box e sulla vita nonchè illuminante circa la mentalità di una certa provincia americana…buona domenica a tutti.

  21. animacandida

    @oops ,dr.Grazia ,non avevo letto l’annotazione finale nel suo post in altra rubrica (doping esistenziale),circa il film “the fighter” già abbastanza lusinghiero…anyway if you want…thanks!
    p.s.Nicholas gioca ancora eh?…

  22. massimiliano pace

    Perfettamente in accordo con Atti (post 14 ) Lo sport e la pratica sportiva, oggi, va messa al primissimo posto, se non altro per cercare di creare una “PASSIONE” in nostro figlio che potra’ poi portare avanti per il resto della vita, lo terra’ spesso lontano dalle varie piccole o grandi tentazioni sbagliate che di sicuro avra’,il nemico da evitare per un bimbo ed un ragazzo poi secondo me e’ LA NOIA, appassionandosi ad uno sport , il tennis nel nostro specifico , ma va bene tutto non ci si annoia si e’ impegnati fisicamente e mentalmente, si forma il carattere, forse arrivo a dire che per un bimbo und. 10 il tennis e’ anche troppo duro delle volte, con i suoi confronti testa a tasta dove lo sconfitto non ha alibi di sorta,e sfido a far capire ad un bimbo che ha perso che non importa andra’ meglio alla prossima , dopo aver visto esultare il suo diretto avversario, le lacrime sono all’ordine del giorno.
    Concludo, facciamo appassionare i nostri bimbi al tennis, la mia delusione piu’ grande sarebbe che mio figlio mi dicesse:” papa’ non voglio piu’ giocare a tennis” e non che non diventi un campione.

  23. nunziovobis

    Finalmente si ritorna a parlare di rapporto genitore figlio, ogni tanto anche io mi chiedo, ma chi me lo fa fare a perdere tempo ad allenare mia figlia durante la pausa pranzo, invece di riposarmi le ossa? cosa mi spinge a tirare palline o a passare le ore notturne alla ricerca di nuovi esaltanti esercizietti per allenarla?
    La risposta ancora non l’ho trovata, ma sono sicuro di una cosa: che mia figlia grazie allo sport sta venendo su una meraviglia, sia mentalmente che caratterialmente, certo anche le piccole vittorie che sta ottenendo fanno da ciliegina sulla torta, ma l’impegno che ci mette ogni giorno mi ripaga di tutto il lavoro svolto.
    Spero che diventi un campione? sarei ipocrita a dire di no, ma quello che mi interessa è che nella vita uno deve impegnarsi a cercare di raggiungere degli obbiettivi, poi se son fiori fioriranno, è questo che voglio far capire a mia figlia

  24. Mauro g&f

    Nunzio, porsi delle domande è già segno di intelligenza, nonchè capacità di non dare nulla per scontato.
    Piuttosto ciò che dobbiamo domandarci è se questo percorso è adatto o meno ai nostri figli, ma non nell’eccezione che intendeva Archipedro, sulle capacità fisiche, ma soprattutto su quelle mentali; è qui a mio avviso che dovremmo presstare più attenzione, perchè ci potremmo trovare davanti ad un figlio/a al quale è più necessario praticare uno sport di squadra che non uno individuale.
    Io la mia risposta in questo senso l’avevo avuta quando agli inizi dell’agonismo, dopo tra l’altro una partita persa ma combattuta, mia figlia stramazzando sul sedile anteriore della mia auto, mi disse. papà, l’agonismo è troppo bello. Lì, mi sono sentito fregato, ed ho pensato adesso sono cavoli amari.

  25. Mauro g&f

    Messaggio per Cesare Veneziani ma anche per Stefano Grazia e per tutti, è stato bandito dal Coni il concorso nazionale per il miglior racconto sportivo dell’anno giunto alla 40^ edizione, per chi è interessato questo è l’indirizzo: coni.it/fileadmin/concorsi_let/2011/racconto2010.pdf
    Per corretezza aggiungo che l’avviso l’ho letto sul sito nazionale della Fit.

  26. Archipedro

    Mauro,
    si parla spesso dei bambini “da sport di squadra” o “da sport individuale”… Mi dicevano tutti, da piccolo (essendo presuntuoso e tendenzialmente arrogante) d’essere tagliato per gli sport individuali. Eppure la mia capacità di leadership m’ha garantito, quando l’ho potuta mettere a frutto, i migliori risultati.
    Questo per dire che non saprei se quella distinzione sia rigorosa, o se forse non vada meglio analizzata in relazione alle fasi ontogenetiche della crescita fisica e spirituale dell’individuo. Direi che solo con l’adolescenza, e sulla base della passione ormai manifesta del ragazzo, si può comprendere se per un certo tipo di disciplina l’interessato sarà attaccante o difensore, leader o gregario, giocatore da gara secca o da campionato…

  27. Mauro g&f

    Piero, sicuramente le certezze le avrai nelle età da te indicate, ma un certo tipo di indicazione esiste anche molto prima. Mi ricordo la caparbietà di mia figlia che aveva nel voler uscire dal box giochi, mi nascondevo per guardarla ed ammirare la sua forza di volontà il suo non arrendersi, oppure quando a due anni e mezzo mi promise di buttare il ciuccio se si fosse rotto, io glielo ruppi apposta a sua insaputa, appena lo vide lo buttò e non ne volle altri. capii che era un agonista nata nel senso di combattente, non cecessariamente nello sport, ma le sue inclinazioni erano molto chiare.
    Ciò che invece non sono riuscito ad esprimere bene, è il fatto che tu hai messo l’accento sulla predisposizione fisica a fare un certo sport, io sul discorso mentale, perchè credo che quest’ultimo prevale su tutto anche dove esistono limitazioni fisiche, Pistorius insegna. A tal proposito se i vostri figli amano la lettura, la sua biografia è veramente educativa.

  28. Archipedro

    Mauro,
    a suo tempo mi sono interessato dell’universo “special olympics”… ho scritto pure un prologo ad una pubblicazione in tema. Mondo affascinante ma atipico… il mental alla Pistorius… ci sono tantissime altre storie educative. Ma non riconducibili al percorso di cui abbiamo parlato, almeno secondo me… Quindi confermo, per me prevale, nel percorso canonico, la componente genetica e l’approccio polivalente della fase giovanile

  29. Mimmo

    Evviva l'”identificazione proiettiva” del genitori appassionati di tennis! Quella positiva però…Mio figlio mi sta facendo rivivere le emozioni ed i sogni che avevo da ragazzo. Solo per questo non finirò mai di ringraziarlo

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