Gianluigi Quinzi, giocatore vero

di - 7 Luglio 2013

di Alessandro Nizegorodcew

Gianluigi Quinzi è il nuovo campione di Wimbledon Junior. Il marchigiano, classe 1996 (è sempre giusto ricordarlo, visto che dovuto affrontare molti giocatori più grandi di un anno), succede nell’albo d’oro del più prestigioso torneo al mondo a giocatori del calibro di Roger Federer (1998), Ivan Lendl (1978), Stefan Edberg (1983), Gael Monfils (2004), ma anche a tennisti mai entrati nella storia come Roman Valent (2001), Florin Mergea (2003) o Diego Nargiso (1987).

Si, proprio lui, Diego Nargiso, che 26 anni superò Jason Stoltenberg 76 64 conquistando lo Slam londinese under 18. In questi giorni si è ricordata spesso la vittoria del tennista campano, sperando che Quinzi non ripercorra la strada di Diego, mai entrato tra i top-50. A dire la verità non sarebbe male se Gianluigi ripercorresse in tutto e per tutto il primo anno da professionista di Nargiso, spintosi a 18 anni al numero 67 Atp. Continuando però a scalare la classifica anno dopo anno, sino al sogno di entrare nel gotha del tennis.

L’albo d’oro di Wimbledon Junior è certamente il più difficile da interpretare perché, se è vero che molti vincitori degli Slam giovanili si sono nel tempo persi per strada, è ancor più evidente che a Londra pochissimi campioni hanno poi avuto una grande carriera professionistica. C’è però una qualità che accomuna tutti o quasi tutti i campioni di Wimbledon Junior, da Valent a Federer, da Mergea a Edberg: il talento.

E’ evidente che il talento puro nel tennis non basta, se non supportato adeguatamente da fisico e mente. Una banalità, è vero, che però è importante ricordare per supportare la tesi in questione.

Voltchkov, Chardy, De Bakker, Mahut, Young, Dimitrov, solo per citarne alcuni. Trovatene uno che non abbia un talento (purtroppo per loro quasi solo tecnico) purissimo! Gianluigi Quinzi è spesso considerato un tennista costruito ed in parte è vero. Un rovescio come il suo, però, è qualcosa di magico, di esaltante; la maniera in cui sente la palla dalla parte destra è fuori dal comune, rarissimo, ai limiti dell’unicità. E’, in tutto e per tutto, un talento tennistico, ma ha dalla sua anche il talento mentale.

La forza mentale dimostrata anche oggi, nella finale contro Chung, è stata disarmante per il giovane coreano (dal rovescio bimane sontuoso). Tanti i giochi recuperati da 0-40, da 0-30 o da 15-30. Tante le situazioni in cui, nonostante le percentuali basse di prime in campo, ha sferrato ace o servizi vincenti, bloccando i ripetuti tentativi di Chung di allungare sia nel primo che nel secondo set.

Altra banalità: Quinzi sa giocare a tennis. Frase scontata, ma assolutamente veritiera.

Una ulteriore qualità che dimostra la futuribilità (parola di una bruttezza rara, ma che rende al meglio l’idea) dell’azzurro è la capacità di alzare il proprio livello all’aumentare della posta in palio, del numero di spettatori e dell’importanza dello stadio in cui si trova a battagliare. Questa, senza bisogno di possibili smentite, è una qualità che non si costruisce, non si insegna, si ha dentro e la si lascia sfogare al momento opportuno. Come oggi, come nel primo set recuperato da 3-5 a 7-5 o, ancor di più, nel perfetto tie-break del secondo set.

Tecnicamente e tatticamente ci sono certamente ampi margini di crescita. Verticalizzare il gioco, presentarsi a rete ed essere in grado di chiudere un certo tipo di volée, utilizzare angoli più chiusi con il diritto mancino, migliorare la seconda e alzare la percentuale di prime (che però, intanto, sono molto più veloci di pochi mesi fa). Tanto da migliorare, ma la base del grande giocatore pare esserci tutta.

Inutile dire “facciamolo crescere in pace” o “non mettiamogli pressione”. Questo ragazzo vive di pressione, il suo pane è la partita, il suo unico obiettivo è la vittoria. Non nascono tanti giocatori (e uomini) con queste qualità che a ragione possono ugualmente chiamarsi tennistiche, seppur non riguardanti la tecnica e la tattica.

Arriveranno molte sconfitte nel circuito “pro”, fisiologiche, dettate dalla mancanza di esperienza a certi livelli, da una crescita fisica, tattica e tecnica non completa. Arriveranno tante critiche ma la sensazione è che Gianluigi riuscirà a dar loro il giusto peso, sapendo, dentro di sè, di essere “una bomba pronta ad esplodere” come una certa Francesca Schiavone dichiarò di se stessa a 20 anni.

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