Grigor Dimitrov, mister terzo turno

di - 25 Settembre 2014

Dimitrov servizio

di Fabio Ferro

Il 2014 ha già portato tre titoli ATP nella bacheca di Grigor Dimitrov, insieme al tanto atteso ingresso in top ten. L’ex clone di Federer, a tratti Mr Sharapova, ha avuto una grossa evoluzione nel gioco che lo ha portato, subito dopo la semifinale a Wimbledon, all’ottava piazza mondiale del ranking.

Rispetto alla scorsa stagione i miglioramenti sono realtà, basti pensare che nel 2013 non sono state poche le partite perse per mancanza di esperienza e per una condizione fisica precaria.  Inizialmente si pensava ad una deficienza del suo fisico, non perché il ragazzo non fosse prestante, anzi, piuttosto perché quella sua verve nel gioco e la sua velocità spesso lasciavano il posto a crampi e cali vistosi di energie. Ma il problema, almeno a dire di Roger Rasheed, suo coach, risiedeva negli allenamenti massacranti ai quelli si sottoponeva il ragazzo, tali da sfinirlo e ridurlo senza energie per le partite. In passato una situazione simile aveva visto un Andrè Agassi rinverdire dopo aver cambiato allenamento, sotto la guida di Brad Gilbert, che praticamente eliminò la corsa sulle lunghe distanze. Secondo Brad, non solo rallentava il fisico, ma soprattutto non concedeva un adeguato tempo di recupero per il resto dell’allenamento. Non sarebbe, quindi, il primo caso di iper-allenamento.

La stagione in corso per il bulgaro è cominciata piuttosto bene, con un quarto di finale all’Australian Open, perso contro un Nadal, poi finalista, in 4 set, esprimendo un buon tennis, ma mantenuto sempre a distanza di sicurezza dal maiorchino. Sempre sul duro, a fine febbraio ad Acapulco, Grigor fa suo il Primo titolo Atp 500, battendo Murray, suo amico, in semifinale e dando segnali molto positivi sulla sua condizione. Poco più tardi, nel Master 1000 di Indian Wells perde da Monfils in tre set, al terzo turno. Stessa sorte gli tocca nel Master 1000 di Miami, sempre al terzo turno, ma per mano della versione Manga di Djokovic, il giapponese Nishikori. Inizia, poi, la stagione europea su terra rossa e nel Master 1000 di Montecarlo perde contro Ferrer, sempre nei sedicesimi di finale, abbastanza facilmente. Gioca nell’Atp 250 di Bucharet, vincendo a mani basse e conquistando il secondo titolo stagionale contro un altro suo amico, Lucas Rosol, battendolo con un 7/6 6/1 poco veritiero nei confronti del suo controllo sul match. Gioca nel 1000 di Madrid, perde al terzo turno con Berdych, senza riuscire a costruire una tattica efficiente. È il turno di del Master 1000 di Roma e qui Grigor arriva carico, raggiungendo la semifinale e battendo nell’ordine Karlovic, Berdych e Haas. La semifinale contro Nadal interrompe un bel torneo per Dimitrov, che comincia a macinare punti veri nel circuito. Con una stagione in crescendo sulla terra rossa, si presenta al Roland Garros e trova al primo turno Ivo Karlovic che lo demolisce in tre set, ricorrendo solo una volta al tie-break. Dopo la disfatta della campagna francese, arriva l’erba. Grigor gioca all’Atp 250 del Queen’s, torneo prestigioso a dispetto dei 250 punti in palio, domina Wawrinka in semifinale e va a vincere una finale, praticamente già persa nel secondo parziale, contro un ottimo Feliciano Lopez, ispirato e combattivo come non mai. Forte del risultato, si presenta a Wimbledon. Batte Dolgopolov, dopo aver salvato una partita compromessa, mostrando gioco di altissimo livello e soprattutto carattere e mentalità da grande. Batte il Murray della famosa esternazione “2 maledetti minuti prima del match” e approda in semifinale. Incontra Djokovic che lo batte non agevolmente, ma in controllo. È il suo miglior risultato in carriera e tutto sembrerebbe gettare le basi per una stagione americana di alto livello. Sbarca a Toronto e, nel Mater 1000 canadese, raggiunge la semifinale perdendo da uno Tsonga, poi vincitore, praticamente ingiocabile. Il torneo successivo è il Master 1000 di Cincinnati, al primo turno ha un walkover, ormai è top ten, ma al secondo turno cade per mano di Jerzy Janowicz. È tempo di Us Open e complice un tabellone abbastanza facile, che vede sul suo cammino Harrison, Sela e Goffin, incontra Monfils nei sedicesimi e cede il passo al francese, non senza lottare, ma anche senza convincere.

Forte di un ranking attuale da n.10, e un best da n.8 subito dopo Wimbledon, Grigor ha migliorato il suo modo di giocare a tennis, ma ancora sembra non abbia finalizzato le sue potenzialità tecniche. Al momento è, senza dubbio, il giocatore più spettacolare e completo dopo Roger Federer, tanto da meritarsi il soprannome di “Showtime”. Ma le occasioni perse quest’anno sono tante, troppe. Basti pensare che Raonic gli è davanti, nonostante il bulgaro abbia un record di vittorie/sconfitte pari a 41/13, contro i 39/13 del canadese. Se poi consideriamo che tra la posizione n.5 e la n.10 del ranking vi sono solo 785 punti di gap, cominciano a pesare la sconfitta al primo turno al Roland Garros e gli innumerevoli terzi turni collezionati durante l’anno, soprattutto in un momento della stagione nel quale non vi sono più molti tornei ad elargire punti, se non due Master 1000 e le Finals, dalle quali sarebbe fuori, in quanto anche nella Race è al 10° gradino, attardato di 175 da Tomas Berdych, n.8 e preceduto da nomi illustri che non cederanno punti molto facilmente. Pesa anche la sconfitta con Monfils a New York, che avrebbe dato una continuità adeguata ai suoi risultati, sempre in crescita durante l’anno e che, avrebbe potuto scrivere un epilogo diverso al torneo. Ma, soprattutto, manca un titolo all’altezza delle sue aspettative, un Master 1000. Ad oggi il suo miglior risultato, sia negli Slam che nei Master, è la semifinale. Troppo poco per uno come lui.

Volendo fare un paragone pesante, possiamo considerare che Federer, all’età di 23 anni, quella attuale di Dimitrov, aveva già vinto le Tour Finals del 2003, vincendo poi Australian Open, Wimbledon, US Open e Finals nel 2004. È un paragone impietoso e bisogna considerare che il Federer di allora aveva altri avversari rispetto ai Djokovic, Wawrinka, Nadal odierni, oltre che allo stesso Federer, che Grigor non ha mai battuto.

Dai suoi risultati, emerge una certa sudditanza nei confronti dei top players, dei quali è riuscito a battere solo Wawrinka e Murray, due volte. Mai ha impensierito davvero Nadal o Djokovic e Federer lo ha sempre sovrastato di gioco, ancor prima che di tattica.

Restano ancora molti dubbi sulle vere potenzialità di un giocatore che potrebbe dare continuità ad un tennis ormai d’altri tempi, fatto di rovescio a una mano e sensibilità, oltre che potenza. Tutti gli appassionati, specie quelli che hanno avuto modo di apprezzare la sua disponibilità fuori dal campo, si augurano che il ragazzo diventi uomo e mostri di avere il carattere per battere i top player e superarli nel ranking. Se ciò dovesse accadere per ritiro dall’attività dei “vecchietti”, non sarebbe un vero successo e sarebbe come leggere un giallo dall’ultima pagina alla prima.

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