Grigor, qualcosa si è rotto

di - 26 Febbraio 2015

dimitrov 2015

di Federico Mariani

Qualcosa si è rotto, inutile negarlo. Qualcosa, nella testa prima e nel tennis poi, di Grigor Dimitrov si è arenato. Ieri sera nel match di secondo turno che lo vedeva opposto a Ryan Harrison si è percepito il crac definitivo, ed ora una situazione, che già da inizio 2015 si poteva scorgere all’orizzonte, è divenuta triste realtà davanti alla quale non si può tacere.

La sconfitta rimediata ieri dal più che modesto Harrison è la classica goccia, l’ultimo segnale prima dell’esplosione, o forse sarebbe più opportuno dire implosione in questo caso. Il tennis di Dimitrov è andato in frantumi, così come la sua racchetta distrutta nell’ultimo punto di un primo set prima dominato e poi perso, peraltro è il terzo attrezzo spaccato dal bulgaro in due mesi, sintomo di un’evidente inquietudine interiore. Una sconfitta del genere non è tollerabile, e non lo è per una serie piuttosto articolata di ragioni.

Innanzitutto c’è da considerare la qualità dell’avversario. Harrison ha un tennis decisamente mediocre, è una sbiadita versione del prototipo made in USA che poco ha a che vedere coi commenti entusiastici provenienti oltreoceano nelle primissime fasi della sua carriera.
In secondo luogo va presa in considerazione l’evoluzione del match e del punteggio con Dimitrov che nel primo set si trova avanti 5-3 prima di subire quattro giochi di fila, vince il secondo parziale per poi incassare un eloquente 6-0, fedele fotografo della situazione del bulgaro.
infine, ciò che rende ancora più grave questo scivolone è il fatto che ad Acapulco Dimitrov stava difendendo il titolo conquistato dodici mesi fa, il primo dei tre successi targati 2014.

I problemi del talento di Haskovo non iniziano certamente in Messico, anzi. Il 2015 è stato sin qui orribile: sette vittorie contro quattro sconfitte, un bilancio che tuttavia non immortala appieno le difficoltà del Dimitrov versione 2015. C’è, infatti, un’evidente e preoccupante involuzione nel gioco e nell’attitudine mentale del bulgaro, un’involuzione che se non stoppata a breve termine potrebbe portare a conseguenze tragiche nel futuro del più cristallino talento della sua generazione.

E’ pleonastico sostenere che urge un’inversione di rotta che può concretizzarsi in un cambio in panchina. A tal proposito, la separazione di Dimitrov dal team capeggiato da Magnus Norman che tanto bene sta facendo con Wawrinka ed il contestuale assoldamento di Roger Rasheed è stato salutato con scetticismo pressoché ovunque. A ben vedere, tuttavia, il tecnico australiano ha portato muscoli e solidità che, a loro volta, hanno portato a vittorie e fiducia. Tutti elementi di primaria importanza nel tennis odierno che, piaccia o non piaccia, devono essere presi in considerazione. Ora, però, qualcosa è cambiato, si è rotto, si è ingolfato ed è facile intuire l’esigenza di un cambio della guida tecnica, senza ovviamente scordare le migliorie apportate da Rasheed che ormai fanno parte del bagaglio del bulgaro.

I campioni, o presunti tali, si vedono nel momento di massima difficoltà. Dimitrov ora deve trovare la sua via e percorrerla fino in fondo. Il paragone con Federer, forse il più inflazionato argomento degli ultimi anni del tennis da divano, è tremendamente ingiusto per entrambi ed odora ormai di muffa. E’ evidente che il bulgaro non riuscirà neanche lontanamente a ripercorrere i successi dell’ex numero uno del mondo perché è palesemente inferiore a lui, ma questo Dimitrov lo sa così come sarebbe opportuno iniziassero a capirlo tutti.

Continuare a vedere Grigor performare come fatto ieri è francamente inammissibile ed irrispettoso nei confronti della generosità che Madre Natura ha avuto con lui.

© riproduzione riservata

7 commenti

  1. Gabriele da Ragusa

    Bah tutto dipende secondo me da che luce si vede e conseguentemente si giudica la carriera e l’evoluzione di Dimitrov. A mio modesto parere per talento di intende tutto, anche la tenuta mentale in cui lui magari deficita un po. Ma a mio avviso se si vede in lui un giocatore capace di ripercorrere le orme di un Wawrinka, una sorte cioè di one slam man cn tanti acuti allora secondo me possiamo già ora evitare di approfondire ulteriormente perchè potrebbe finire per vincerne uno. Se invece si vedeva in lui un possibile fenomeno, siamo totalmente fuori strada. La sua generazione si trova in un limbo difficilmente risolvibile a favore delle nuove leve 94-97. Salvo, ripeto, acuti isolati.

  2. cataflic

    Per me è colpa della racchetta in fase di cambiamento che crea quel po’ di dubbi sufficienti a sgretolarne la stabilità che aveva finalmente trovato.

  3. Federico Mariani

    @Gabriele. Sostanzialmente sono d’accordo con te. Lo scorso anno anche la tenuta mentale andava di pari passo col tennis. Vinse moltissime partite tirate, anche importanti, alcune anche con matchpoint salvati. Mi viene in mente ad esempio proprio la finale ad Acapulco vinta al tie break del terzo e tante altre. Per quanto riguarda le aspettative, hai centrato il problema: non ci si può aspettare da Dimitrov 10 Slam o giù di lì, sennò è ovvio rimanere delusi. Ci si DEVE aspettare però almeno 2/3 Slam che sono in linea col talento che ha.

  4. Federico Mariani

    @cataflic. Addossare tutte le “colpe” all’attrezzo mi pare francamente troppo riduttivo. Lui già nella fase finale della scorsa stagione giocava col prototipo della Wilson. Ora ne ha uno che, almeno esteticamente, pare diverso da quello, ma non mi pare proprio la racchetta il problema. Se perdi set già vinti (e ne conto almeno quattro quest’anno abbastanza gravi), la colpa non è dell’attrezzo.

  5. cataflic

    Federico Mariani
    Per me in alto ci sono i Campioni, quelli che a 18 anni battono il n.1 e te li trovi in finale in un GS poco dopo e ne stai a parlare anche dopo 10 anni, sotto ci sono gli altri, ottimi giocatori che però hanno un qualcosa in meno come colpi, come testa e/o come continuità e/o come integrità fisica.
    Ferrer ad esempio ha continuità, ha testa e fisico ma non ha i colpi, ad altri mancano altre cose.
    Quando vedi volteggiare Nole, guardi sotto e vedi delle fondazioni di cemento armato profonde 15 metri, quando guardi Grigor vedi che è in piedi su un blocco di cemento largo 1 metro.
    Basta un alito di vento per sbilanciarsi e uno che ci ha messo 5 anni a migliorare di una virgola, fa presto a ricadere.

  6. Federico Mariani

    Ma infatti non è mia intenzione, né mia idea, paragonarlo a Djokovic o ad altri mostri sacri. Sono dell’idea che sarà top ten per moltissimo tempo se migliora un paio di cose. E’ un comprimario di lusso che immagino sarà tra i primi 5, ma non un campionissimo da 5 Slam in su insomma.

  7. Agatone

    Condivido con l’articolo sul fatto che Dimitrov sia al bivio. Può diventare un Gasquet o cercare il cambio di passo. Se gioca tre metri dalla linea di fondo, cerca di vincere remando costantemente e ogni tanto cercare il vincente viavcchierà tra la decima e la ventesima posizione. Se si decide a cercare sempre di verticalizzare, ad andare a rete molto più spesso, a variare il gioco usando tutte le sue qualità tecniche, a prendere in mano le partite mettendole sul piano di gioco a lui preferito, allora potrà secondo me fare una carriera migliore. Ma temo che finirà alla Gasquet, che si porterà dietro i suoi pregi e i suoi difetti immutati per tutta la carriera. Spero di sbagliare.

    Quindi sì, anch’io spero che cambi allenatore e ne cerchi uno che lo convinca a giocare in modo diverso. Farlo giocare così è come allenare che so il Bayern Moncao e farlo giocare difesa e contropiede

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *