Il ritorno di Timea

di - 1 Aprile 2016

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di Alberto Cambieri

Non solo Garbine Muguruza: il 2016 è un anno in cui diverse giocatrici sono chiamate a ribadire l’ottimo livello di gioco e gli impressionanti miglioramenti mostrati nel corso della passata stagione. Insieme alla spagnola appena citata, anche Makarova, Karolina Pliskova, Bacsinszky, Suarez Navarro e Safarova sono state capaci, nel corso del 2015, di fare irruzione tra le prime 10 del ranking per la prima volta in carriera, traguardo raggiunto nei primi mesi della nuova stagione anche da Vinci e Bencic. Se però gli occhi di molti sono puntati su Muguruza e Pliskova soprattutto per ragioni di età (le due sono rispettivamente classe 1993 e 1992), non pochi sono gli appassionati di tennis che si sono potuti esaltare grazie alla splendida stagione disputata dalla svizzera Timea Bacsinszky: finale a Shenzhen (sconfitta contro la Halep dopo aver superato però la Kvitova in semifinale), doppietta messicana nei tornei di Acapulco e Monterrey (impressionante serie di 15 vittorie di fila contando le due vittorie in Fed Cup contro la Svezia, i due trionfi appena citati e i quarti raggiunti ad Indian Wells prima di un’onorevole sconfitta di fronte a Serena Williams),  semifinali al Roland Garros (sconfitte Keys e Kvitova lungo il percorso prima di venire eliminata in tre set, non senza rimpianti, dalla ‘solita’ Williams), quarti a Wimbledon (persi contro la futura finalista Muguruza) e finale nel Premier Mandatory di Pechino (sconfitta avvenuta sempre per mano della talentuosa spagnola). Il 2015 è stato quindi l’anno dell’esplosione forse inaspettata di una giocatrice classe 1989, sulle spalle della quale sono state riposte fin da quando era una bambina moltissime aspettative: da futura possibile erede di Martina Hingis, la svizzera si è invece allontanata per parecchio tempo dal tennis che conta a causa di continui infortuni e di una sempre più latente voglia di vivere la vita difficile delle tenniste professioniste. Questa sua avversione nei confronti del tennis di alto livello derivava principalmente dal difficile (e ora inesistente) rapporto con il padre, che fin da piccola la sottomise a pesanti allenamenti e ad una pressione quasi ingestibile che ha causato l’allontanamento tra i due, la separazione tra i genitori della tennista di origine ungherese ma nata a Losanna e un progressivo allontanamento dal tennis di vertice da parte della giocatrice svizzera. La sua storia è ormai celeberrima e la tennista stessa non ha mai nascosto le sofferenze patite; inoltre è sempre stata pronta a raccontare della sua vita senza il tennis, come quando decise di dedicarsi ad un lavoro da receptionist in un hotel delle Alpi svizzere. Della chiamata ricevuta per informarla della possibilità di partecipare alle qualificazioni del Roland Garros nel 2013 mentre svolgeva questo incarico si è già detto e scritto abbastanza, specialmente quando due anni dopo si spinse fino alle semifinali del prestigiosissimo torneo su terra battuta. La sua favola tra fine 2015 e in questo inizio 2016 sembrava però essersi bruscamente interrotta, come se ormai anche la sorte si fosse sentita in dovere di voltare le spalle a quella Cenerentola del tennis moderno che, chissà perché, non poteva andare oltre rispetto a quanto ottenuto nel 2015 fino al mese di settembre. Nonostante una parentesi negativa durante l’estate americana (sconfitte in serie ai primi turni di Toronto, Cincinnati, New Haven e UsOpen), che alla fine le ha impedito di qualificarsi per il Master di Singapore ma non di fare irruzione, in seguito alla splendida cavalcata verso la finale di Pechino, tra le prime 10 del ranking per la prima volta in carriera, sembrava avviarsi ad una fine di 2015 positiva dalla quale riprendere la fiducia smarrita durante l’estate ed approcciare nel miglior modo possibile il 2016. Il finale di anno è però stato estremamente sfortunato per la Bacsinszky: iscritta al torneo del Lussemburgo nell’ultima settimana di competizioni ufficiali, scoprì, così come altre giocatrici, che un pasticcio della WTA impediva di poter includere i punti guadagnati in quella settimana nel calcolo della classifica Race della scorsa stagione. La tennista svizzera, così vicina alla qualificazione, avrebbe quindi sì potuto ottenere uno dei migliori 8 (9, visto il forfait di Serena) punteggi per quanto riguardava la Race, ma non avrebbe potuto in alcun modo partecipare al Master in quanto, nella stessa settimana del torneo di Lussemburgo, il torneo di Mosca assegnava invece punti ancora utili per la qualificazione che diedero infine la possibilità a Pennetta e Safarova di guadagnare il pass per l’evento di fine stagione. Nonostante fosse quindi virtualmente impossibilitata a poter competere per uno degli ultimi posti utili per disputare il Master di Singapore (l’iscrizione al torneo del Granducato le impediva ormai di disputare quello russo), decise comunque di prendere parte a quella competizione vinta nel lontano 2009, forse anche per non dare un dispiacere agli organizzatori che avrebbero dovuto rinunciare alla prima testa di serie e ad una delle giocatrici più “calde” del momento. Il suo gesto però non fu assolutamente ripagato dalla sorte in quanto, impegnata al primo turno contro la qualificata tedesca Siegemund, si infortunò al legamento del ginocchio sinistro finendo così nel peggior modo possibile una stagione da sogno.

Il suo 2016 rischiava di iniziare con una serie di forfait per i tornei della trasferta australiana a causa dell’infortunio, ma la svizzera è riuscita a recuperare dalla seguente operazione in modo assai rapido presentandosi così al via dei primi eventi dell’anno. La forma però non era certo quella del 2015 e la mobilità, uno degli aspetti nei quali è più migliorata nel corso della sua carriera e che le ha permesso di ottenere i tanti successi del 2015, risentiva parecchio dello stop forzato e dell’impossibilità di allenarsi a dovere mentre le altre svolgevano un’attenta preparazione invernale. Ecco quindi spiegate le pesanti sconfitte contro Pavlychenkova a Brisbane (pesante non tanto per il livello dell’avversaria, quanto per i soli tre giochi portati a casa), Schmiedlova (partita malissimo nel 2016 dopo un 2015 davvero convincente) a Sydney, contro Beck agli Australian Open al secondo turno (vittoria difficile al primo turno contro la non trascendentale Siniakova) e poi anche nel primo weekend di Fed Cup (sconfitta dalla Beck e poi anche da Andrea Petkovic, in due set in entrambi i casi). La Bencic riuscì a salvare la Svizzera nel primo turno del World Group di Fed Cup insieme al fondamentale apporto della Hingis in doppio, ma la Bacsinszky in quel weekend parve decisamente la gamba zoppa della formazione elvetica (nonostante le 4 vittorie della stagione precedente nella competizione che permisero alla Svizzera di arrivare al World Group partendo dalla “Serie B” con convincenti vittorie contro la Svezia e soprattutto la Polonia delle sorelle Radwanska). Un’infezione virale le ha poi impedito di preparare al meglio la stagione dei tornei mediorientali (per i quali aveva rinunciato a difendere i titoli vinti in Messico l’anno prima), raccogliendo un comunque incoraggiante terzo turno a Doha perso nettamente contro la futura vincitrice Suarez Navarro. Altri segnali di risveglio sono arrivati a Indian Wells, torneo nel quale ha superato avversarie ostiche come Pironkova e Bouchard prima di arrendersi alla sempre meno promessa e sempre più certezza russa Kasatkina in due set.

Nonostante il buon livello espresso in California, in pochi si sarebbero aspettati una cavalcata trionfale come quella di Miami: eliminate in due set la rampante Gasparyan e una Ivanovic sempre meno competitiva, ha recuperato un set di svantaggio alla Radwanska, una delle giocatrici più in forma in questo 2016 fino ad ora, ma crollata alla distanza contro la solidità da fondo, la capacità di giocare palle ed angoli sempre diversi e la voglia di non arrendersi mai della svizzera, e ha poi riservato lo stesso trattamento ai quarti ad un’incredula Halep, parsa decisamente a corto di idee dopo un primo set non troppo ben giocato da parte dell’elvetica. Particolarmente confortanti ed interessanti sono state la capacità di giocare meglio i punti che contano contro la Ivanovic (quest’ultima non è però certo la giocatrice più cinica della storia della WTA) e di rimanere “dentro” al match contro la polacca dopo un primo set dominato da quest’ultima. La vittoria contro la Halep è stata però ancora più interessante dal momento che la rumena è spesso considerata una giocatrice dall’elevato acume tattico; tuttavia, dopo la prima parte del match, quando la svizzera è stata in grado di ridurre gli errori specialmente con il diritto, il suo storico punto debole, la Halep non è stata capace di proporre soluzioni diverse rispetto a cercare di fare colpire la svizzera il più possibile dal lato destro. Grazie ai miglioramenti delle ultime stagioni e alla capacità di sfruttare il diritto in chop quando non si sente sicura nel colpire con il dritto in topspin (ancora oggi quando Timea è tesa rischia di combinare disastri con questo colpo a causa di un timing non sempre ottimale sulla palla), la Bacsinszky è riuscita a ribaltare l’esito dell’incontro sfruttando una più efficace lettura del match dal punto di vista tattico rispetto alla rumena. La sconfitta in semifinale contro una rinata Kuznetsova ha mostrato una Bacsinszky un po’ provata dalle battaglie degli ultimi due turni, ma soprattutto una russa davvero in palla e che può davvero ancora dire la sua, anche se la discontinuità sembra essere una prerogativa di questa sua parte di carriera. A differenza di Radwanska e Halep, la russa di San Pietroburgo non ha avuto paura di affrontare sul lato del rovescio la svizzera, evitano così di metterla troppo “in palla” dalla parte destra e sfruttandone la lentezza del chop di dritto per attaccarla e venire avanti a chiudere i punti. La Svizzera ha, nonostante tutto, avuto sul 5-5 una palla per andare a servire per il primo set, ma una giocata spettacolare di rovescio lungolinea della russa ha lanciato quest’ultima verso la conquista del primo set e poi anche del match in due parziali.

La trasferta americana ed il torneo di Miami soprattutto ci hanno restituito quindi una Bacsinszky tornata su ottimi livelli; forse non è ancora in grado di esprimere il livello di gioco mostrato nel corso del 2015, ma gli allenamenti per il 2016 iniziati in ritardo causa infortuni potrebbero rivelarsi assai utili per il proseguo della lunga stagione sul circuito. La prospettiva di giocare le semifinali di Fed Cup contro una Repubblica Cena non al top ed un’eventuale finale contro le non insuperabili Olanda o Francia possono darle ancora più motivazioni, specialmente tenendo conto del fatto che al suo fianco ci saranno le talentuosissime Bencic e Hingis. Se riuscirà a tenersi lontana da infortuni, grazie alla serenità con cui affronta i suoi match dopo la celebre pausa dal tennis iniziata 4 anni fa, può senza dubbio ricoprire il ruolo di insidia per tutte le tenniste di vertice. Il suo gioco ben si adatta ad ogni superficie e non ci sono tornei in cui non possa aspirare a raggiungere le fasi conclusive: ora arriva la terra e la cambiale “pesante” del Roland Garros, ma l’elvetica ha a sua volta una cambiale importante nei confronti della sfortuna (in termini di infortuni e di errate scelte dei tornei da disputare) e non è detto che questo non la spinga a riprendersi un posto tra le prime 10 e provare a spingersi ancora più su. Se è riuscita in due anni a passare da essere quasi senza ranking alla top 10 WTA, perché ora che è saldamente in top 20 non può puntare a una classifica ad una sola cifra?

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