La seconda vita del signor Tennys

di - 1 Giugno 2017
Tennys Sandgren

Quando sono in caffetteria e sento dire tennis non sono mai certo al 100% se mi stanno chiamando o se parlano dello sport”. A raccontare questo aneddoto è Tennys Sandgren, tennista statunitense classe 91 che a maggio del 2016 gravitava fuori dalle prime 300 posizioni del ranking atp. Adesso, a 12 mesi di distanza, per lui sono cambiate molte cose: dalla classifica che attualmente lo vede al 113esimo posto, sino al debutto in un torneo del Grande Slam arrivato dopo che in carriera aveva fallito per 12 volte nelle qualificazioni (mai oltre il secondo turno). A portare il venticinquenne del Tennessee alla ribalta sono stati i risultati ottenuti nei challenger giocati sulla terra americana che gli hanno permesso di ottenere la wild card che la USTA assegna annualmente per il Roland Garros ad un suo atleta. A far parlare di Tennys non sono stati solo gli ottimi risultati conseguiti sul campo ma anche e soprattutto il suo particolare nome che ha suscitato la curiosità di appassionati e addetti ai lavori durante l’avvicinamento al torneo parigino. Il nome è di origini svedesi, ed è stato scelto in onore del bisnonno che si chiamava per l’appunto Tennys. Quindi una scelta che non ha che vedere con lo sport anche se probabilmente questa casualità ha spinto ulteriormente verso la decisione, dato che i genitori di Sandgren sono grandi appassionati di tennis.

La Storia. I genitori lo indirizzano verso la racchetta all’età di 5 anni e i risultati iniziano a farsi vedere sin dall’inizio. Come lo stesso Sandgren ha ripetuto più volte nelle sue interviste “Non posso avere il nome di una disciplina e poi praticarla male. Non mi sono mai aspettato di essere un fenomeno ma almeno dignitoso”. E a quanto pare non aveva tutti i torti dato che già a livello under 18 si costruisce una buona carriera raggiungendo la nona posizione del ranking di categoria. Nel 2008 ha l’occasione di affrontarlo il nostro Federico Gaio, che viene sconfitto con il punteggio di 6-3 6-4. In quel Trofeo Bonfiglio il cammino del ragazzo del Tennessee si ferma ai quarti di finale contro Andrey Kuznetsov. Raggiunta la maggiore età Tennys prende quella che è una decisione molto comune tra i tennisti stelle e strisce ovvero intraprendere l’avventura del College NCAA. La scelta ricade sull’università del Tennessee a Knoxville, che si trova a poco meno di tre ore da Gallatin, la sua città natale, e nella quale già gioca e studia il fratello Davey. Nei due anni di college raccoglie buoni risultati sia a livello di squadra che individuali, nel 2010 aiuta con un record personale di 20-1 l’università a conquistare il titolo di conference e ad arrivare alle finali nazionali dove vengono sconfitti da Southern California che annovera in quell’occasione tra le sue fila Steve Johnson. Nel suo anno da sophomore invece raggiunge la semifinale del torneo NCAA a livello individuale dove viene eliminato dal compagno di squadra e di stanza Rhyne Williams.

Il passaggio al mondo pro’.Nel 2011 arriva l’approdo al professionismo e nei primi due anni di attività post College arrivano ben sei successi a livello futures che gli permettono di chiudere il 2012 da numero 232 del mondo. Ma il picco della sua prima metà di carriera arriva a novembre del 2013, quando in due settimane raggiunge la semifinale nel challenger di casa a Knoxville e poi il successo nel challenger di Champaign dove estromette Jack Sock al secondo turno e si impone su Sam Groth al tie break del terzo set in finale. La sua scalata al ranking però si blocca a febbraio del 2014 quando un problema all’anca lo costringe ad un’operazione che lo tiene fuori dal tour per sei mesi. Al rientro non riesce a ritrovare continuità e non difende i punti della stagione precedente il che lo porta nel giro di trecentosessantacinque giorni a sprofondare dalla posizione numero 183 a quella 660 della classifica. Così nel 2015 Tennys è costretto a ricominciare da capo e per due stagioni alterna successi nei futures a risultati poco entusiasmanti nel circuito challenger, ma la finale al challenger di Columbus in chiusura di 2016 gli permette di avere buone aspettative per la nuova stagione.

A un passo dal gotha. Il 2017 infatti inizia bene con il successo sul cemento di Tempe a Febbraio, ma la vera svolta arriva con l’inizio della “USTA PRO CIRCUIT Roland Garros wild card Challenge” tramite la quale la federazione americana ogni anno assegna una wild card per il Roland Garros al tennista americano che fa più punti su terra rossa tra tornei Atp e challenger nelle quattro settimane che chiudono il mese di Aprile. Il periodo di “mini-circuito” comincia bene per Tennys, che tramite le qualificazioni conquista a Houston il primo main draw in carriera in un Atp 250, ma sono la finale di Sarasota e il successo di Savannah ad averlo spinto alla piazza 113 del ranking e ad avergli permesso di ottenere la wild card per il Roland Garros. Un traguardo totalmente inaspettato per lui che per poter contenere i costi nelle settimane di aprile ha macinato chilometri in auto da un torneo all’altro e si è fatto ospitare dai membri dei locali tennis club.

Da Parigi a… Parigi. Già nel 2009 Sandgren aveva calcato i campi di Bois de Boulogne quando giocò il torneo juniores, occasione in cui ebbe anche il piacere di allenarsi con Rafael Nadal. Un ritorno in terra francese che tuttavia dal mero punto di vista di risultati è stato amaro con le sconfitte a Lione contro Berlocq e al Roland Garros contro Kukushkin. Nonostante ciò per Sandgren è stata un’esperienza speciale come ha tenuto a precisare in conferenza stampa post match di primo turno a Parigi, nella stessa conferenza sono arrivate le scuse da parte di un giornalista che gli aveva fatto un domanda sul suo nome dopo la sconfitta, ma in tutta serenità Tennys ha replicato “Non preoccuparti, non sei decisamente il primo a chiederlo e sarei assolutamente scioccato se fossi l’ultimo”.

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