Le bucce di banana del Master

di - 8 Novembre 2014

davydenko master 2009

di Andrea Martina

Nell’Università del Tennis lo studente che si avvicina a dare l’esame di Storia Moderna, non può evitare di ripassare un capitolo importante che riguarda il Master di fine anno.

In questa competizione la storia degli ultimi anni ci ha regalato moltissime sorprese e alcuni spunti che, proiettati all’edizione 2014, possono far nascere qualche dubbio su chi parte come favorito e chi sarà costretto ad inseguire. Anche quest’anno gli occhi sono puntati sui membri del club “Fab Four”: Djokovic e Federer sono i primi due della classe e hanno disputato una stagione di altissimo livello, soprattutto per continuità. Nadal ha praticamente finito di giocare dopo il Roland Garros e Murray è stato costretto agli straordinari per entrare nei primi 8, difficile metterlo tra i favoriti oggi.

Wawrinka, Nishikori, Berdych, Raonic e Cilic completano il gruppo. Ma prima di spendere altre parole su quello che potrà succedere tra un paio di giorni mandiamo un momento le lancette del tempo indietro di qualche anno.

2005: TUTTI PAZZI PER NALBANDIAN. Il tennis dell’argentino è sempre stato difficile da decifrare. Poteva sonnecchiare per tutta la stagione e vivere di qualche lampo, ma appena trovava un paio di settimane giuste era impossibile giocarci contro, indipendentemente se il nome che si trovava dall’altra parte della rete era quello di Federer o Nadal. Nel 2005 si qualificò al Master finale prendendo l’ultimo posto disponibile e riuscì a passare il Round Robin nonostante la sconfitta avuta proprio con Federer all’inaugurazione del torneo. Qualche giorno più tardi si affrontarono in finale e dopo essere stato sotto di due set (la finale si giocava 3 su 5) la“Nalba” riuscì a ribaltare il match e vincere al tie-break del quinto set, con Roger che aveva accusato dei problemi alla spalla nel corso della partita.

Ma la storia di Nalbandian è talmente strana che, paradossalmente, oscurò l’edizione della Master Cup del 2007 pur non riuscendo a parteciparvi. Qualche settimana prima, infatti, si giocavano i consueti due Master sul veloce indoor a Madrid e Parigi che precedevano il Master dei primi 8 al mondo. L’argentino riuscì a vincere tutti e due i tornei portando a casa una clamorosa doppietta fatta di vittime eccellenti: in 14 giorni riuscì a battere Federer (due volte), Djokovic, Del Potro, Ferrer, Nadal (6/1 6/2 a Madrid e 6/4 6/0 a Parigi), Gasquet e Berdych. Ciò nonostante non riuscì ad entrare nei primi 8 al mondo a fine anno con grande sollievo di chi invece si era qualificato.

2006: IL LAMPO DI JAMES BLAKE. L’americano, sempre molto divertente in campo, non aveva mai partecipato ad un’edizione della Master Cup e riuscì in quell’anno ad agguantare l’ultimo posto disponibile togliendolo a Mario Ancic per appena 100 punti. Questo traguardo riuscì a raggiungerlo soprattutto grazie alle vittorie nei tornei minori di Bangkok e Stoccolma nel mese di Ottobre.

Ma più che la sua partecipazione destò sorpresa il suo tennis: mai così aggressivo e variegato. Nel suo girone capitolarono prima Nadal in due set e poi Davydenko. In semifinale andò k.o. proprio Nalbandian con un secco 6/4 6/1 e la finale persa contro Federer è stata senz’altro la vetta più importante della sua carriera.

2007: UN TERRAIOLO AL POTERE. Prima di quell’edizione David Ferrer era visto come un rognoso tennista da terra rossa con evidenti limiti sulle superfici rapide. Il sorteggio del 2007 fu parecchio duro, si presentava un girone con Djokovic, Nadal e Gasquet: vinse tutti e tre i singolari e si qualificò in semifinale contro Andy Roddick. La sorpresa fu doppia quando anche l’americano fu costretto ad alzare bandiera bianca conquistando appena 4 giochi in un netto 6/3 6/1. La finale giocata con Federer, poi, ha avuto una forte somiglianza con quella della scorsa edizione. Ferrer vestì i panni di Blake e lo svizzero passeggiò per tutti e tre i set concedendo le briciole.

Dopo quell’edizione, però, Ferrer ha dimostrato di essere competitivo sul veloce anche nei successivi anni, tanto dal chiudere sempre intorno alla quarta o quinta piazza della classifica subito dietro i più forti.

2008-2009: LA RIVINCITA DEL BRUTTO ANATROCCOLO. Se non ci fossero stati Federer e Nadal, Nikolay Davydenko avrebbe sicuramente raggiunto la prima posizione del mondo e vinto almeno un paio di Slam. Non veniva mai considerato un vero e proprio big per quella sua spiccata dote di anti-esteticità, ma con la racchetta era capace di disegnare traiettorie sconosciute anche ai videogame. Ogni anno riusciva puntualmente a piazzarsi nei primi 5 del mondo e le edizioni del 2008 e 2009 lo videro come protagonista. Nel primo caso perse in finale da Novak Djokovic e l’anno successivo riuscì a rifarsi alzando il titolo che ha rappresentato un coronamento alla carriera più che un torneo vinto. Nel suo girone c’erano Nadal, Djokovic e Soderling e il russo riuscì a passare grazie alla differenza set. In semifinale fu spodestato Federer dal trono e il giorno successivo un 6/3 6/4 su Del Potro poneva la parola “fine” a quello che è stato l’ultimo grande Davydenko. Infatti quella Master Cup (la prima edizione giocata nella 02 Arena di Londra) è stato l’ultimo passaggio di un finale di stagione esaltante soprattutto in Asia con la vittoria del torneo di Kuala Lumpur e del Master 1000 di Shanghai (battuti anche qui Djokovic e Nadal).

2011: TSONGA E IL VENTO DI PARIGI. Questa stagione molti la ricorderanno per la devastante striscia di vittorie consecutive di Djokovic all’inizio, ma anche per la sontuosa forma con cui si presentò Federer alla fine, vincendo Basilea, Parigi-Bercy e Londra. L’unico tennista che in quel frangente aveva provato a mettersi di traverso è stato proprio Tsonga che, dopo aver trionfato nei tornei di Metz e Vienna, raggiunse la finale sia a Bercy che alla Master Cup di Londra. Questi risultati la dicono lunga su quanto sia importante arrivare con il pieno di benzina a fine anno.

2014: negli ultimi due anni abbiamo visto alternarsi Djokovic, Federer e Nadal nell’ultima partita dell’anno che celebra “il maestro”, quasi come se gli altri 5 o 6 fossero dei semplici comprimari. Questo poteva andare bene in tempi di dittatura. Dall’Australia, però, da Gennaio è arrivato un vento nuovo di democrazia con l’affermazione di Wawrinka, lo stesso vento ci ha fatto vedere dei nuovi semifinalisti in prove dello Slam (Raonic, Dimitrov e Gulbis) e si è particolarmente intensificato a Flushing Meadows con Nishikori e Cilic che si contendevano il titolo.

Arrivati a quest’edizione possiamo solo avere una certezza anziché avventurarci in ardue previsioni. Quella dei “Fab Four” (Federer-Nadal-Djokovic-Murray) è stata una bella storia che ha avuto la sua fine.

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