Maèstro-nzo o no!!!

di - 15 Febbraio 2012

Premessa: Il titolo è chiaramente giocoso e non vuole sembrare né tanto meno essere un’accusa generalizzata al mestiere di maestro di tennis, anzi. Lorenzo Falco, nel suo ultimo editoriale, ha sottolineato alcune domande di padri e madri di ragazzi che di certo non elevano la figura dei genitori; stessa cosa fa il bravo Mario Zanetti, papà del giovane tennista Edy, rimarcando esperienze vissute in prima persona con maestri impresentabili e con altri, invece, di grande levatura e professionalità. Non si sentano offesi quindi i maestri così come i genitori per altri articoli su questo sito. In pratica, come ha sempre sostenuto Stefano Grazia (che attendiamo per i prossimi articoli) “ci sono genitori e genitori, maestri e maestri…” Vi prego di essere moderati nei commenti… Grazie ps salvo evitare confusioni, i maestri nelle foto sono tutti dal sottoscritto estremamente stimati
Alessandro Nizegorodcew

Articolo di Mario Zanetti

Il titolo è assolutamente provocatorio, ma affronto con ironia e sincerità il percorso di molti genitori e dei loro figli tennisti, più o meno agonisti, nel rapporto con la categoria più vituperata e/o più apprezzata del blog: i maestri.

Si tratta di esperienze di vita vissuta, di aneddoti, racconti, fatti e fatterelli che dopo anni di esperienza di padre accompagnatore, pagatore, disilluso e disincantato ho deciso di raccontarvi, ma non per mettere in cattiva luce la categoria dei maestri, né per incensarla, ma soltanto per passione. Passione che per questo dannato sport ti fa trascurare il lavoro, indebitare, ti fa macinare chilometri su chilometri per far disputare una partita, non ti fa dormire, prendi freddo o grondi sudore, ti viene la gastrite per il caffè che consumi e il fiatone per le sigarette che fumi.
Sport che però ti da tanto da un punto di vista emozionale, ti fa trepidare per una partita vinta o persa di tuo figlio, come se assistessi alla finale di Wimbledon, ti fa interagire e confrontare con tante persone che circondano questo sport, ti fa gioire o deprimere dopo un punto perso o vinto in un piccolo circoletto di provincia, come se stessi in tribuna al Roland Garros, ma soprattutto vedi tuo figlio che ti cresce sotto gli occhi, che matura, che diventa grande; a differenza di tanti che tornando dal lavoro una sera, perché solo questo hanno fatto o hanno dovuto fare, si accorgono di quanto è cresciuto, e pensano a dove sono stati in tutti questi anni e a chi è quel ragazzone che si aggira per casa, che ti chiede 50 euro e le chiavi della macchina.

Si cementa un rapporto, che a seconda dei caratteri degli attori (padre figlio/a) diventa di grande complicità con il bisogno di confrontarsi e di consigliarsi, oppure si sente la necessità di “fanculizzarsi” e mandarsi a cagare durante i match, come mi raccontava stasera un noto personaggio del blog sentito per telefono.

Appunto perché la centralità della nostra esistenza è quella di creare rapporti, inizi ad interessarti del tipo di rapporto maestro–tennista e genitore-maestro che si va creando nel tempo.
E qui incominciamo ad elencare quello che si dice, o che si è detto, che succede o che è successo, e succederà durante i tuoi appostamenti, tornei, allenamenti, lezioni.

“Quel maestro è bravissimo è stato un b1”, diceva la mamma di un tennista in erba parlando del maestro di suo figlio, incuriosito incominciai a parlare con tale depositario di conoscenza, per appurare dopo un po’ che Lui diceva di essere stato B1, ma in realtà era un istruttore di 1° grado ex 4 categoria; é come per un manovale spacciarsi per ingegnere che ha progettato case, palazzi e cattedrali o per un maestro elementare per cattedratico alla Sorbona (con tutto il rispetto e considerazione per il manovale e per il maestro).
Di contro ci sono tanti modesti istruttori che insegnano il tennis molto meglio di tanti celebrati ex giocatori; uno di questi con un passato agonistico importante voleva dare a un ragazzino di kg 30 una racchetta di 310 grammi dicendo che così avrebbe spinto meglio!!!
Soltanto l’insistenza del padre, che in teoria non capisce un beneamato, non ha reso possibile questa idiozia, oltreché dannosa.
E un altro famoso maestro che dice all’allievo che le corde che ha montato fanno schifo (Head sonic pro), dicendo che deve montare quelle arancioni non quelle bianche, perché sono diverse!!!! Mentre tutti sanno che sono perfettamente uguali.

Alcuni maestri (ma voi lo sapete bene) non hanno idea di cosa si parli quando si discute di impugnature continental e le scambiano per marche di pneumatici, di western ed eastern e pensano che tu sia appassionato di film con John Wayne, con altri cerchi di parlare di anticipazione motoria e hai l’impressione che intendano una gara di moto e di occhio dominante per un problema di vista.

Mentre altri, come me, sono oltre che dei lavoratori che devono guadagnare per vivere, anche degli appassionati ed è piacevole parlare con loro, ti confronti e non ti guardano dall’alto in basso pensando ma “questo che c…..ne capisce”, anzi capiscono l’importanza del genitore (non rompipalle) nella crescita del loro allievo.

Io per la mia professione vado a corsi e congressi, spendo soldi mi aggiorno, solo pochi maestri partecipano a corsi di aggiornamento e nuove metodiche di allenamento, insegnano il tennis che si insegnava quando sono diventati maestri loro, una buona parte preferisce andare su internet solo per chattare su facebook e durante la lezione invece di impugnare la racchetta preferiscono un fiammante i-phon 4s manico 3. Altri prendono a parolacce i propri allievi, li insultano, rompono racchette come se fosse un comportamento non solo lecito, ma addirittura importante e fondamentale per farsi dare attenzione e considerazione, non capiscono che poi a 13 anni e anche prima, il loro allievo che li amava (e dopo la mamma e il maestro delle elementari era la persona più importante della loro vita) li manda affa…. e hanno bisogno di cambiare e molti, anche con discreto talento, smettono perché il loro maestro gli fa odiare questo sport.

Molti invece, soprattutto maestri e padri di figli, invece riescono subito a capire il carattere di ogni allievo e sanno usare la carezza o il pugno a seconda dei casi.
Poi sul capitolo soldi possiamo scrivere dei poemi, mi sono sentito chiedere i soldi per la coca cola che i ragazzi avevano consumato in più durante trasferte per tornei, quando pure i muri sanno che mio figlio è diabetico e non la può bere, tra l’altro non c’era neanche la zero o la light. Di contro un maestro famoso che ha allenato con lezioni individuali mio figlio per una settimana prima dei nazionali non si è voluto fare pagare neanche un euro dicendo che per lui era un piacere stare con mio figlio e non lo faceva certo per pietà!!
Però ci sono tanti maestri che addirittura ci rimettono soldi quando accompagnano ragazzi e tanti che capiscono i sacrifici di noi genitori e cercano di fare risparmiare più soldi possibili.
Maestri che fanno della correttezza e del comportamento in campo la prima caratteristica per diventare giocatori ed altri che al termine di un incontro (testimone io) dicono al proprio ragazzo di non stringere la mano all’avversario.

Altri che, siccome il genitore è ricco e/o più o meno importante, convocano il figlio nelle rappresentative fregandosene degli altri ragazzi che sono più bravi o più meritevoli ma che hanno il torto di avere padri con meno soldi e meno amicizie.
Si lo so, di questo tema se ne è parlato, se ne parla (vedi i post di “Alla scoperta di Tarbes”), e se ne parlerà, ed è vero che alla fine è il campo che da la risposta finale, ma è anche vero che queste ingiustizie esistono, e ne sono testimone io anche recentemente nella mia macroarea, non come persona interessata. Tutti o quasi tutti sanno che per mio figlio ho aspettative diverse, ma stando per due giorni nel CPA ho raccolto sfoghi e ho visto torti. Tanti maestri trattano le SAT come bacino per foraggiarsi le proprie lezioni private dicendo ai padri che i figli hanno talento e che devono incrementare, e vedi bambini di 6 anni che fanno lezioni private il sabato e domenica mattina e pomeriggio.

Invece altri che trattano il tennis di quell’età come è giusto che sia, cioè un sano e costruttivo divertimento e si dedicano anima e corpo seppur in quelle poche ore settimanali a far divertire e svagare i bambini che altrimenti sarebbero schiavi di Play Station, Nintendo, merendine e porcherie varie.
In conclusione per riprendere il titolo,come in tutte e dico tutte la categorie di lavoratori, anche nella categoria dei maestri ci sono le persone serie e quelle meno, bisogna avere la fortuna di trovare quelle serie; e la funzione di questo blog che ho la fortuna di leggere e di analizzare, deve essere anche quella di indirizzare i genitori a trovare le persone giuste cui affidare i propri figli che li facciano crescere con educazione e sani valori che questo splendido sport come tutti gli sport hanno come finalità.

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