Lorenzo Musetti, con la finale all’ATP 250 di Hong Kong persa contro Alexander Bublik, ha messo in scena la miglior partenza stagionale della sua carriera. La buona notizia (ingresso in Top 5 ATP, come fosse un traguardo banale) e la cattiva notizia (un titolo che manca dall’ottobre 2022) sono inequivocabili. L’analisi però, nel tennis, deve sempre partire da lontano cercando di spingersi molto in là nel tempo. Una carriera tennistica è una maratona e non una gara da 100, 200 o 400 metri. Il problema ‘finali’ esiste, inutile girarci intorno. Anche se una nota iniziale va aggiunta: nell’estate del 2024 Musetti ha sconfitto Auger-Aliassime in una delle finali più importanti della storia del tennis italiano, a Parigi, riportando all’Italia una medaglia olimpica (bronzo) che mancava esattamente da 100 anni.
PARTENZA LANCIATA. È, come detto, la miglior partenza di ‘Muso’ nella sua carriera da professionista. Nel 2020, nella stagione poi interrotto per l’epidemia di covid-19, Lorenzo fu battuto al terzo turno delle qualificazioni a Melbourne, mentre l’anno successivo non riuscì a superare nemmeno l’esordio; nel 2022 fu eliminato immediatamente sia ad Adelaide che a Melbourne, mentre nella stagione a seguire fu sconfitto ha Lloyd Harris al primo turno dell’Australian Open. Nel 2024 ottenne un successo a Hong Kong, uno ad Adelaide, uscendo sconfitto al secondo turno di Melbourne da Van Assche. Lo scorso anno finalmente un terzo turno all’Australian Open dopo i quarti a Hong Kong. Mai, quindi, era partito con una finale e alcune belle rimonte come con Etcheverry e Rublev; mai era giunta una finale ATP nelle prime settimane stagionali.
GARANZIA PERLAS. L’innesto del tecnico spagnolo è una scelta che non può essere messa in discussione. Potrà funzionare o meno, ma puntare su Perlas è sempre una decisione condivisibile. Josè è quanto di più vicino esista (con le debite proporzioni) a un Velasco del tennis: allenatore eccelso e persona ancor migliore. Da un certo punto di vista potrebbe valere per Musetti ciò che Cahill rappresenta per Sinner. Non tanto tecnicamente o tatticamente, ma come gestione del team. Fa sorridere leggere chi pensi che un coach come Perlas sia utile a migliorare ancor di più sulla terra. Vuol dire semplicemente non conoscere l’allenatore spagnolo, che sa adeguarsi al proprio giocatore come pochi altri al mondo.
LE FINALI. L’aspetto psicologico è decisamente un fattore, inutile nascondersi dietro un dito. E se si affrontano due giocatori d’altissimo livello come Musetti (8 sconfitte consecutive in finale prima di Hong Kong) e Bublik (vinte sette delle ultime otto finale ATP disputate), in una sfida tecnicamente equilibrata, l’ago della bilancia è la mente. E in finale, oggi, Lorenzo non arriva forte e in fiducia. È successo a molti, si sbloccherà. Magari servirà un pizzico di fortuna, un episodio, ma si sbloccherà. Intanto, da Montecarlo 2025 a Hong Kong 2026, Lorenzo ha messo in fila un record di 41 vittorie e 19 sconfitte, con 6 successi su Top 10. Il problema esiste, ma affrontarlo da Top 5 ATP e con Josè Perlas (oltre a Tartarini e il preparatore fisico Fiorucci) al proprio angolo, ha certamente un sapore diverso.
