Non ci abbandonare, Bernard!

di - 26 Settembre 2014

Tomic

di Federico Mariani

La pazienza, si sa, è cosa effimera. Nello sport in genere, specie nel tennis, lo è ancora di più. L’attesa di vedere Bernard Tomic ai piani alti del tennis mondiale come si prevedeva già da qualche a questa parte sta diventando (forse) troppo lunga. Ed il timore che si profili l’ennesimo flop all’orizzonte si avvicina sempre più terribilmente alla verità.

Ad enfatizzare il momento negativo del ragazzo nato a Stoccarda da genitori croati ma di passaporto australiano, ci stanno pensando i suoi giovani connazionali decisamente in rampa di lancio, in particolar modo Kyrgios. Il greco-malese, infatti, nonostante sia ben tre anni più giovane del buon Bernard, già lo precede nel ranking di quindici posizioni e, in generale, pare essere in grado di garantire molte più sicurezze.

Ma l’Australia del futuro non è solo Kyrgios, c’è anche Kokkinakis . Altro talento d’importazione, come del resto Tomic e Kyrgios, ed altro enfant prodige (è solo classe ’96) che proprio quest’anno si sta mettendo in luce. Se Kyrgios e Kokkinakis rappresentano il futuro del tennis aussie, Lleyton Hewitt è il recente passato ma anche il presente della terra dei canguri dato che in Davis gli viene ancora data la precedenza come visto contro l’Uzbekistan. In questo contesto, dove si colloca Tomic? Domanda difficile, aperta a più soluzioni, tutte però che dipendono da lui. Fino a qualche anno fa, quando dominava il circuito junior fino a vincere due prove dello Slam, Tomic era il campione annunciato che avrebbe dato il cambio al vecchio Rusty magari portando a casa qualche Slam in più pure. Ora, invece, le prospettive sono radicalmente cambiate con un ranking che si è pericolosamente stabilizzato fuori dai primi 50 del mondo e con risultati che, fuori dall’Australia, latitano con estrema regolarità. I paragoni scomodi, però, non si fermano ai confini australiani: nel panorama mondiale, infatti, i classe ’90 come Janowicz, Pospisil e Goffin sembrano averlo scavalcato chi più chi meno definitivamente, così come Thiem che è addirittura ’93, per non parlare di giocatori come Raonic, Dimitrov e Nishikori che sono già tra i primi dieci e allo stato attuale delle cose neanche possono essere avvicinati dall’australiano.

Finora, quindi, le promesse non sono state mantenute, ma non perché Tomic non abbia i mezzi tecnici necessari ad arrivare in alto e restarci, quelli li ha così come il talento che è palese. Il problema è l’attitudine: l’attitudine al lavoro, l’attitudine al sacrificio, l’attitudine alla lotta. Queste sono le caratteristiche che fanno un buon giocatore oltre alla tecnica, e queste sono le cose che Tomic sta dimostrando di non avere. Guardandolo sul rettangolo di gioco, si vede uno splendido “non-giocatore” che avrebbe i colpi per fare la differenza, ma non la voglia. Questa è francamente una scelleratezza!

Ultimo in ordine temporale è stato il match nel 250 di Kuala Lumpur contro Herbert perso dall’australiano al tie break del terzo nonostante una serie infinita di occasioni che è inutile ricordare. Tomic nell’occasione ha giocato i momenti cardine del match con una leggerezza ed una superficialità tali da ritenerli un’offesa per il gioco tutto. Dall’altra parte della rete c’era Herbert, un classe ’91 quindi un ragazzo come lui, questi chiaramente sapeva fare molte meno cose di Tomic sul campo, eppure quello in cui riusciva meglio cercava di farlo al massimo tra un’imprecazione ed un allez fino a vincere poi meritatamente l’incontro. Tutti comportamenti che, invece, l’australiano non ha tenuto. Tomic da parte sua subiva gli eventi, era sul campo col corpo ma non con la testa, forse avrebbe preferito essere da un’altra parte. Non una reazione, non un pugnetto, non un urlo. Niente di niente, perfettamente indifferente a ciò che gli stava accadendo.

Non tutte le colpe, però, sono imputabili al ragazzo. Sulla sua formazione, infatti, ha inciso troppo la figura di Tomic padre. Ivica Tomic, John per l’Australia, è un folle totale (per non dire altro) ed una di quelle figure pesanti e scomode, difficili da tenere alla larga. Bernard si sta facendo risucchiare da questo vortice che il padre gli ha creato intorno ma, nonostante questo, continua a difenderlo ed a restargli accanto seguendo alla lettera i suoi “insegnamenti” . Notizia dell’ultim’ora, tra l’altro, è il ritiro dal centro nazionale australiano che John Tomic ha disposto per sua figlia Sara, numero 80 ITF. Altro elemento che ci fa intuire come questi sia la classica figura del padre-padrone che vuole mantenere tutto sotto il suo stretto controllo quando per tutto si intendono i figli.

Difficile dire cosa può fare Tomic per svoltare la sua carriera. Quel che è certo è che la spinta deve partire da lui e dalla sua voglia, che finora però pare latitare. In secondo luogo, sarebbe necessario staccarsi da papà Tomic quantomeno professionalmente, ma anche in questo senso la strada da percorrere è molto difficile conoscendo i soggetti.

Bernard col suo talento mette in campo un tennis stravagante, desueto, sicuramente unico. Un tennis ed un giocatore che servono da morire ad un palcoscenico in cui i migliori attori sono sulla via del tramonto. Continuando così, però, la strada diventa impervia e forse non riusciremo mai a vederlo lassù tra i primissimi a spartirsi Slam con gli altri campioni del futuro. Questo sì che sarebbe un peccato mortale.

La speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire ma non è infinita. Non ci abbandonare Bernard!

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