Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta

di - 21 Agosto 2015

Romina Oprandi

di Giorgio Giosuè Perri

La vita nel circuito non è facile. Non è facile convivere con gli infortuni, non è facile riuscire a superarli, e ci vuole coraggio. Tanto coraggio per prendere decisioni scomode, tanto coraggio per non lasciarsi mettere i piedi in testa, tanto coraggio per ritrovare sempre la forza. Romina Oprandi, nel corso degli anni, non ha solo dimostrato una grande dedizione al lavoro, ma è riuscita allo stesso tempo a conquistarsi la simpatia di (quasi) tutti. Un passato da 32 del mondo, una finale raggiunta nell’International di Marrakech l’anno scorso, ma soprattutto i 24 titoli a livello ITF conquistati tra il 2004 e il 2015.

Vive tra Italia e Svizzera, facendo i suoi primi passi nel circuito nel 2000. Non proprio una predestinata, malgrado il successo all’Orange Bowl nel 1998, ma una ragazza, prima che una giocatrice, dal grande spessore culturale e dall’animo nobile. Diventa ben presto beniamina di tutti quando, nel 2006, riesce ad issarsi sino ai quarti di finale a Roma. Lo stesso anno della prima Fed Cup firmata Schiavone-Pennetta-Errani-Vinci, di cui lei fa parte senza però scendere mai in campo. “Una delusione?”- “Non proprio”,  ha sempre ribadito l’italio-svizzera.  I veri Romina Oprandiproblemi, per Romina, non riguardano mai la tenuta mentale o quella dei colpi, ma gli infortuni. 5 le operazioni subite alla spalla da quando gioca a tennis, innumerevoli i problemi alle ginocchia e all’avambraccio. Dotata di un tennis sfavillante, veloce, ricco di accelerazioni e di variazioni, si definisce “Una lottatrice, una che sa stare in campo e che nel corso degli anni ha saputo cogliere l’evoluzione di questo sport”. Sempre consapevole del suo grande talento, ha sempre mantenuto i piedi per terra: “Mi fanno piacere le considerazioni sul mio successo, ma nel tennis odierno non basta solo quello per emergere”.

Non solo infortuni, per fortuna, ma anche sacrifici ripagati e soddisfazioni non indifferenti, dentro e fuori dal campo. Dopo il 2006 vive degli anni duri, ma rinasce per l’ennesima volta nel 2012. Le trattative per portarla sotto la bandiera svizzera erano già in corso da tempo, ma finirono per diventare di dominio pubblico solo al termine della partita che Romina vince contro Francesca Schiavone agli Australian Open. La Federazione Italiana, incapace di garantire lo stesso pacchetto di prestazioni della Federazione Svizzera, non preme poi più di tanto per tenersi l’allora numero 80 del Ranking nel bel paese. “Amo l’Italia, ma devo anche pensare al mio futuro” –  aveva detto la Oprandi qualche mese prima, così nel giro di qualche tempo diventa tutto ufficiale. Romina ricomincia a macinare tennis, a ritrovare fiducia e a non incappare in alcun infortunio. Condisce il tutto raggiungendo il Best Ranking il 10 giugno 2013, ma proprio durante quella settimana si rompe tutto, ancora una volta: inizia un nuovo calvario.

Mollare? Non se ne parla. La doppietta in Germania messa a segno nell’ultimo mese, ha portato Romina a rompere il record di maggiori titoli conquistati nel circuito ITF. Ben 25 (36, se si considerano gli 11 in doppio). Un traguardo di tutto rispetto, considerando soprattutto il livello ormai altissimo in tutte le competizioni del “tennis minore”.  Una carriera costellata da numerosi infiniti, ma rimessa a posto sempre con la stessa identica voglia di lottare e di tornare sempre più forte. Forse, negli anni, questa caratteristica si è persa, e Romina è rimasta una delle ultime “naif” con il cuore grande, l’umiltà come prima dote e la semplicità alla base dei successi.  Svizzera=Federer, Svizzera=Hingis. Con i due, Romina, ha costruito nel tempo un rapporto d’amicizia, allenandosi spesso con entrambi e condividendo anche in Fed Cup il campo con l’ex “baby-prodige” del tennis mondiale, oggi straordinaria doppista. “Sono due ragazzi splendidi, ed è sempre un onore per me poterci giocare, scoprire qualche segreto e poter e poterlo mettere in pratica.

Forse non tutte le storie hanno un lieto fine, magari non tutti sono destinati a calcare i palcoscenici più importanti. Ma, delle volte, le vittorie più belle sono quelle conquistate al termine di battaglie dentro e fuori dal campo, e Romina Oprandi ha dimostrato nel corso di tutti questi anni una straordinaria forza d’animo. Amante del cinema, dello sport in generale e della buona musica, sogna di poter dare ancora tanto: “Da piccola volevo vincere il Roland Garros, che per caratteristiche tecniche è il torneo dello Slam nel quale mi adatto meglio, ora penso settimana dopo settimana, anche se ancora oggi trovo tanta carica dai quarti ottenuti a Roma e dalla vittoria a s’Hertogenbosh contro l’allora numero 1 del mondo Kim Cljisters.

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