Quella caccia alla volpe ai piedi delle Alpi

di - 4 Gennaio 2015

Tennis Club Cuneo spaziotennis

di Paolo Silvestri

Il 22 luglio del 1928 alle 9,45 i motori ruggivano ai nastri di partenza di una gara a dir poco eterodossa per una cittadina pedemontana: una caccia alla volpe. Si trattò in realtà di una rivisitazione “aerea” di quella anglosassone, con una coda di volpe appesa ad un pallone aerostatico “inseguito” da una cinquantina di prodi automobilisti e motociclisti, pronti ad impossessarsene nel momento dell’atterraggio. L’occasione di questo peculiare avvenimento fu l’inaugurazione del primo circolo locale, il Tennis Club Cuneo, da alcuni definito, in ossequio alla politica linguistica autarchica ed esterofoba del regime fascista, “Consorziazione della pallacorda”. Le testimonianze e le foto ci parlano naturalmente di un tennis d’altri tempi, bianco e signorile, ancora elitario, con tanto di “civettuolo e graziosissimo” chalet in legno in perfetto stile inglese, poi purtroppo spazzato via dalla speculazione edilizia degli anni sessanta. Qui la contessa Maria Alberta Chiodo, oggi ultracentenaria ma ancora lucidissima, si dava appuntamento alle sei e mezza (del mattino!) per giocare nientemeno che con l’eroe nazionale Duccio Galimberti, ottimo spadaccino ma che, a detta della contessa (abituale vincitrice dei loro duelli) “con la racchetta non era dei migliori”. Su quei campi rossi si sono formate intere generazioni di tennisti, appassionati anonimi e solidi agonisti, ma li hanno anche calcati personaggi poi divenuti famosi, come Sergio Tacchini che, impegnato a Cuneo per gli esami di maturità ed il servizio militare (Totò insegna), partecipò nel ’55 a un torneo internazionale di terza categoria, vincendolo a sorpresa.

Il seguente capitolo della storia del tennis cittadino sembra quasi scritto dagli sceneggiatori dei film di Don Camillo e Peppone. Aldo Benevelli, straordinario personaggio poi divenuto sacerdote, da ragazzo viveva proprio di fronte al Tennis Club Cuneo e, forse influenzato anche dalla madre che ironizzava sui “cacam” (gli “snob”, in dialetto) che lo frequentavano, decide di costruire un campo per tutti, creando così le basi di un nuovo circolo, la Cuneese Tennis, che ne rappresenterà il contraltare “popolare” e darà inizio a quel processo di democratizzazione del tennis che proseguirà nei decenni successivi con la creazione dei campi negli oratori, dei dopolavoro e delle strutture comunali. Ma un solo campo è troppo poco, e allora per finanziare l’operazione di costruzione del secondo, il presidente della Cuneese Tennis decide di presentarsi, come esperto in arti figurative della Grecia classica, allo storico concorso televisivo Lascia o Raddoppia? Risponde con disinvoltura a tutte le domande con cui viene bombardato da Mike Bongiorno, ma poi scivola su un quesito incredibile: quali sono i nomi dei due tirannicidi presenti in un gruppo scultoreo trafugato da Serse ad Atene nel 476 a.C.? Elementare, avrebbe detto in qualsiasi altro momento: Aristogitone e Armodio. Ma quella sera purtroppo Armodio non ne volle proprio sapere di venire a galla, preferendo rimanere nel limbo del subcosciente. Però la dea della Fortuna volle metterci una toppa e grazie al suo intervento il secondo campo si fece. Intervistato prima di abbandonare gli studi, il presidente raccontò infatti il motivo della sua partecipazione al concorso, il che propiziò l’intervento del CONI che si fece carico delle spese. Incredibile, ma vero.

Questi ed altri aneddoti curiosi sono presenti nel volume “Racchettate. Il Tennis a Cuneo dal 1928 ad oggi” (Ed. Primalpe, 2014), ideato e voluto dal vulcanico Sergio Parola, e scritto dai giornalisti della Stampa Giancarlo Spadoni, Lorenzo Tanaceto e Michela Casale Alloa.

Copertina

Un volume di 400 pagine accuratamente documentato, ben scritto, e corredato da uno straordinario repertorio fotografico, in cui si vedono immagini sorprendenti d’antan riesumate dagli archivi locali, ma anche scatti più recenti, come quelli che immortalano piccoli giocatori poi divenuti grandi, per esempio Roddick, Ferrer, o Robredo, impegnati nella “Nec World Youth Cup” del ’98, il campionato mondiale a squadre under 16 -vinto in campo femminile dalle nostre Pennetta, Camerin e Vinci– oppure un giovanissimo Federico Luzzi, vincitore del campionato italiano under 14. Lo scenario di questi avvenimenti è stato il Country Club, il circolo locale con maggiore proiezione internazionale, sede tra l’altro di un Challenger da 25.000 dollari nei primi anni ’80 che vide la partecipazione di moltissimi top 100 (fra i quali tutti gli italiani) e poi, fra il 99 ed il 2011, di un Itf femminile che nelle ultime edizioni raggiunse un montepremi di 100.000 dollari e che ha contato nella sua storia con la presenza di molte grandi giocatrici. Il Country Club, animato per decenni dal mitico maestro Paolo Montevecchi -campione italiano di seconda categoria nel ’68 ed ex top 15 nazionale- è anche il circolo di Nicole Clerico, la tennista cuneese che ha raggiunto i migliori risultati in campo internazionale, e della giovane e promettente Camilla Rosatello. E in gioventù faceva il pendolare da Bra per venirsi ad allenare qui Massimo Puci, che raggiunse la classifica di B3, per poi riciclarsi felicemente come coach prima di Golubev, e adesso di Donati, Eremin e Civarolo.

La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”, dice la bellissima canzone di De Gregori. La Storia, quella con la esse maiuscola, è fatta anche di microstorie, mille rivoli che si riversano nei fiumi che a loro volta sfociano nel mare. Oltre al suo valore documentario, quello capace di arginare lo scorrere del tempo e far sì che fatti, storie, immagini, giocatori e persone che hanno segnato un’epoca non cadano nell’oblio, Racchettate segue in questo senso un percorso nel tempo che solo in apparenza può parere marginale, ma che non lo è più se lo si considera come un tassello della Storia del tennis nel nostro paese.

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