Serie A, e se fosse senza ingaggi?

di - 9 Dicembre 2014

Vincenzo Santopadre e Simone Bolelli

di Marco Mazzoni (Foto Alberto Costantini)

La tv a volte è proprio un’arma a doppio taglio. L’appassionato di tennis “medio”, o anche il semplice curioso, facendo zapping su Super Tennis questo lungo weekend dell’Immacolata non può non aver notato il contrasto stridente tra le immagini che arrivavano dall’Asia e quelle ben diverse emesse da Genova. Da un lato il colore, gli eccessi ma anche puro divertimento e viva partecipazione del numerosissimo pubblico che affollava le Arene Asiatiche per la (discutibile) lega IPTL, con in campo alcuni campioni di ieri e di oggi impegnati a dare spettacolo in leggerezza; dalla città della Lanterna invece buchi sconfrotanti in tribuna (e scarsa copertura mediatica), ad amplificare dubbi e domande sul senso delle finali della Seria A, campionato nazionale per club arrivato al suo atto conclusivo. Ammetto di aver fatto pure io zapping, e quindi non esser al corrente di come siano andate le cose, sia in Asia che a Genova. Sui social pochi intimi scambiavano opinioni sulla Serie A più che altro incentrate sulle magie del tocco di Vincenzo Santopadre, uno che con la racchetta ha una sensibilità pari a quella degli immortali, il tutto con la leggerezza dei grandi, in campo e fuori. Ben altra attenzione, video e foto ad immortalare i colpi strappa applausi di Monfils, Federer & C. dai campi della lega asiatica.

Lungi da me voler esaltare la IPTL e denigrare la Serie A, e nemmeno metterle a confronto. Onestamente mi interessano ben poco entrambe. Quello che invece vorrei sottolineare in queste poche righe, che spero siano lette non in senso polemico ma costruttivo, è come il campionato nazionale per club così come è strutturato adesso sia assai migliorabile, nella sua struttura e nel suo stesso “senso”.

Flavio Cipolla

Che i club possano disputare un campionato di altissimo livello è legittimo, su questo non ci piove sopra. L’associazionismo è giusto che punti anche al massimo del divertimento, della visibilità e della competizione. Però l’attuale regolamento di partecipazione alla Serie A consente quello che ritengo un vero “spreco di risorse” per colpa della possibilità dei club (ovviamente più ricchi) di ingaggiare giocatori, anche di altissimo livello come Fognini, Seppi, ecc. Chiaro il vantaggio per i top club nell’avere in campo (anche se in match di fine stagione che diventano puri allenamenti agonistici…) giocatori nella top 150 ATP. Ma se vediamo la cosa da una prospettiva un tantino più ampia di quella dei club stessi, che senso ha far scendere in campo per un campionato così ristretto giocatori di altissimo livello, ma che non hanno alcuna storia o radice con quei club?

Per quanto i circoli si possano spendere in promozione e per quanto essi siano radicati in un territorio, al massimo livello il tennis resta uno sport a dimensione e trazione internazionale. Portare in campo nella Serie A giocatori di livello internazionale non riuscirà mai a far diventare l’evento economicamente interessante e capace di produrre utili, o attirare importanti sponsor… e a vedere gli spalti pure attrarre pubblico che non sia direttamente coinvolto, se non la nicchia della nicchia. Vedere un’arena bella e grande come quella di Genova deserta è stato un bello spot? Non credo proprio… Forse ritornare ad un palazzetto più piccolo e accogliente come Bra o Trento era una scelta più azzeccata.

Se l’evento è naturalmente “piccolo”, cercare di restare al top della nicchia forse sarebbe stato più logico che cercare un salto di qualità senza averne i presupposti. Forse meglio ancora aver il coraggio di “scendere di categoria”: per far diventare davvero interessante e soprattutto tecnicamente valida questa manifestazione personalmente punterei al livello “più localistico”, a costi assai minori, e cambiando radicalmente la filosofia dei giocatori impegnati, puntando esclusivamente sui giovani e su giocatori davvero creati dai club in gara. Infatti ritengo che il vero peccato originale di questa Serie A siano gli ingaggi promessi ai giocatori di alto livello per giocare una manciata di set, magari giocando pure male perché senza preparazione e voglia di dare il massimo. Ingaggi per un evento come la Serie A ritengo che siano (per i club ed a livello generale) un vero spreco. La cosa diventa paradossale quando il regolamento consente, per una competizione a forte vocazione locale, la possibilità di ingaggiare addirittura stranieri di alto livello ATP, che poi nemmeno vengono… Tanto che la vera passione ed i match che infiammano sono soprattutto quelli dei giocatori n.3 e n.4 della squadra, oggetto di forti limitazioni. Sono i match che vedono in campo i giovani, che magari in questi incontri hanno la possibilità di mettersi in mostra e trarre esperienze positive e produttive. E per gli addetti ai lavori di scoprirli e farli scoprire.

Potito Starace e Alessandro MottiNon vorrei affatto cancellare la Serie A, ma cancellerei gli ingaggi ai giocatori Top, e metterei una regola secondo cui un club può schierare soltanto giocatori che ha realmente contribuito a formare. In pratica per il club X giocherebbero soltanto giocatori davvero cresciuti in quel club, che si sono allentati da giovani ed hanno disputato campionati giovanili (in singolare o meglio in squadra) sotto la bandiera di quel club. In questo modo, il campionato nazionale per club vedrebbe in campo “il vero campanile”, e sarebbe anche un  volano per i club “ambiziosi” nell’investire sui giovani e sulla loro crescita verso il tennis di alto livello, anche verso il tennis internazionale. I soldi spesi per ingaggi a giocatori già professionisti, non sarebbero filosoficamente spesi meglio per aiutare i giovani a compiere passi importanti verso l’alto livello o il professionismo? Non sarebbe assai più interessante e virtuoso per un club poter esporre una grande foto di un giovane diventato un buon Pro dicendo “Abbiamo formato e portato al n.XX del mondo il nostro XXXXX” invece che esporre nella bacheca l’ennesima coppa, della quale interessa il giusto anche alla maggior parte degli stessi soci del club? Chiaro, il mio è un punto di vista personale, forse un po’ “romantico”; ma visti i chiari di luna generali e la difficoltà per i giovani nel reperire risorse per crescere di livello, allenarsi bene e girare il mondo verso il mondo Pro, non sarebbe molto più utile e bello che i club ricchi si spendessero totalmente per far crescere i giovani verso una carriera, e così anche poter avere poi bravi alfieri per la coppa per club nazionale?

Mi si obietterà: molti Pro di medio-basso livello con gli ingaggi dei club riescono a sostenere la propria attività internazionale. Questo è vero, ma credo che si debba anche avere il coraggio di allargare gli orizzonti, e pensare maggiormente alla crescita ed alla formazione, che al sostentamento di giocatori già oltre 25enni, che devono pensare a camminare con le proprie gambe e, se riescono, restare e crescere nel mondo Pro.

Si potrebbe discutere all’infinito di questo tema, e potrei aggiungere tanti altri aspetti e sfaccettature del problema. Spero che questo mio piccolo pensiero possa esser davvero letto in modo costruttivo, magari alimentare un dibattito “a bocce ferme” e riproporre già dall’anno prossimo una Serie A ancor più forte ed interessante. La Passione per il tennis, a tutti i suoi livelli, non è mai di “serie B”, e so che per tanti giocatori il campionato per club è amatissimo e vissuto con grande intensità. Se si riuscisse a fare un regolamento ancor più fresco, utile e interessante potrebbe alimentare ancor più la passione e magari far diventare davvero la competizione un piccolo caso, ed una vetrina per giocatori emergenti, e davvero nati e cresciuti nei club coinvolti.

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