Ma come è possibile?

di - 21 Giugno 2014

Sergey Stakhovsky

di Andrea Martina

C’è  un uomo disteso per terra. Attenzione, non è l’incipit di un romanzo giallo, anche se può sembrarlo. L’uomo disteso a terra ha appena sentito una voce che, in uno stadio ammutolito, diceva: “game , set and match Mister Stakhovsky”. Siamo al Centre Court di Wimbledon ed è il secondo turno dell’edizione del 2013 e, mentre Stakhovsky si sta rialzando da terra ancora incredulo per quello che è appena sucesso, c’è un altro uomo che si avvicina a testa bassa verso di lui per dargli la mano. E’ l’uomo che ha perso. È Roger Federer, il Re.

Ad un anno di distanza quell’immagine è ancora nitida, con quel tabellone che spazzava via ogni dubbio: Stakhovsky batte Federer 6/7 7/6 7/5 7/6. Il risultato ha dell’incredibile per due motivi: Federer è il campione uscente e siamo ancora al secondo turno del torneo e poi solo 48 ore prima Darcis aveva eliminato Rafael Nadal al primo turno in soli tre set.

Stakhovsky e Darcis, gli eroi di giornata, perderanno entrambi il loro match successivo ritornando serenamente nell’anonimato del circuito. Sempre in quella strana edizione del 2013 c’era un quarto di finale epico per una nazione, la Polonia: Janowicz e Kubot si giocavano un posto tra i quattro semifinalisti di Wimbledon, una situazione impronosticabile, quasi assurda.

E Wimbledon 2012? Anche in quell’edizione le sorprese non tardano ad arrivare. Al secondo turno Rafael Nadal sfida Lukas Rosol, un buon battitore che fino a quel momento alternava tornei del circuito maggiore e challenger per poter rimanere nei primi 100 del mondo. Il campione spagnolo perderà in cinque set e il suo sfidante uscirà dal torneo al terzo turno: anche Lukas Rosol è eroe per un giorno.

Le storie degli outsider spesso sono tra le più emozionanti, indipendentemente dallo sport in questione. Nel tennis, poi, capita spesso di vedere nella prima settimana di uno slam risultati imbarazzanti dove i big concedono poco o nulla ai tennisti di seconda fascia. Motivo per cui, soprattutto i campioni, utilizzano la prima settimana di un torneo come Wimbledon per trovare la migliore condizione, come se le partite che li separassero da un quarto di finale fossero degli allenamenti. E spesso è proprio così che vanno le cose. 

Altre volte invece incappano in un avversario normale che trova una giornata di grazia e fa quello che non riuscirebbe mai a fare in quindici anni di carriera.

Una giornata che può metterti un marchio definitivo.

Prendiamo Rosol: è un tennista che ha raggiunto la posizione numero 35 e ora è intorno ai primi 50 del mondo, ha vinto anche un torneo del circuito maggiore, gioca nella serie A di Coppa Davis con la Repubblica Ceca ed è regolarmente presente agli appuntamenti più importanti del circuito. Ma non dimenticherò mai come, nel corso di un match di qualificazione sul Pietrangeli contro Cipolla, il pubblico lo riconosceva come “quello che ha battuto Nadal a Wimbledon”.

Fatte queste considerazioni possiamo proiettarci all’edizione di quest’anno con un bel piatto offerto dal sorteggio. Gli intenditori avranno sicuramente apprezzato alcuni accoppiamenti al primo turno  (Brown-Baghdatis su tutti) e si saranno spinti un po’ più in là notando come nello spot di Djokovic ci siano nell’ordine Golubev e Stepanek. Nadal, invece, potrebbe affrontare ancora una volta Rosol (e sempre al secondo turno), senza contare che al terzo turno la situazione rischia di complicarsi con i “teneri” servizi di Ivo Karlovic. Roger Federer ha beccato il nostro Paolo Lorenzi al primo turno (vedi splendido articolo di Marco Mazzoni) e potrebbe avere qualche problema nel match successivo dove, ironia della sorte, ci sarà il vincente di Benneteau-Muller: il primo è andato ad un passo dall’eliminare Federer nell’edizione 2012 al terzo turno e il secondo sta vivendo una stagione di ottimo rendimento nei tornei minori. Se questi nomi possono sembrarti niente, caro lettore, al cospetto di plurivincitori di Wimbledon fatti una domanda: chi è che aveva paura dei vari Stakhovsky o Darcis prima di quelle partite?

Insomma, sembra una prima settimana molto interessante dove i big saranno costretti ad alzare il loro livello di gioco fin dalle prime battute.

Se vogliamo allargare il campo delle sorprese, anche in termini di qualità, basterebbe prendere alcuni degli ultimi risultati per capire come, rispetto alla scorsa stagione, il tennis di vertice stia cambiando: Wawrinka che vince gli Australian Open e Montecarlo, Gulbis semifinalista al Roland Garros, Nishikori in finale sulla terra rossa di Madrid e vari nomi interessanti che più o meno regolarmente si stanno affacciando nelle semifinali dei Master 1000 (Dimitrov, Raonic, Dolgopolov). 

La sensazione è che questo 2014 stia portando una ventata d’aria fresca ai piani alti del tennis. E la storia ci insegna che Wimbledon può essere il miglior trampolino di lancio per fare un salto che in questo sport è tutto: passare da ottimo giocatore a campione.

La lista degli eterni piazzati è assai lunga: abbiamo visto i francesi Gasquet e Tsonga arrivare fino alle semifinali per poi spegnersi quando il gioco si faceva ancora più serio. Berdych ha anche raggiunto una finale per poi alzare bandiera bianca come in tante altre occasioni mancate in carriera. La truppa delle nuove leve, invece, sembra essere più agguerrita e pronta rispetto alla scorsa edizione: Raonic, Dimitrov, Nishikori e Gulbis sembrano aver trovato quella personalità giusta per fare male ai più forti. 

Però c’è un aspetto da non sottovalutare: giocare sull’erba è molto strano e se ritorniamo all’inizio dell’articolo, se prendiamo quel match dei quarti di finale giocato da Kubot e Janowicz, ci rendiamo conto che i giochi sono apertissimi. A questo punto non ci vuole tanta immaginazione per pronosticare un bel torneo di Feliciano Lopez (già tre volte ai quarti di finale del Championship) o di John Isner, sperando che non inciampi in match più lunghi di una laurea in Medicina. Se ci aggiungiamo una punta di follia, poi, ci viene spontaneo sperare in un Dustin Brown ispiratissimo come ad Halle.

Oppure possiamo inciampare nello sconosciuto, l’eroe di giornata, che ci farà dire quella frase che è un po’ l’essenza delle storie di sport: “ma come è possibile?”.

È Wimbledon.

 

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