È ora di diventare grandi

di - 16 Febbraio 2016

Taylor Fritz
(Taylor Fritz)

Dai numeri dei big attuali si può comprendere il futuro delle giovani promesse?

Un dato innegabile, che viene spesso citato dai grandi giornalisti di questo settore, vuole l’età media del tennis mondiale, al maschile in particolare, alzatasi in maniera evidente negli ultimi anni. Dato appunto incontrovertibile su cui vogliamo far scaturire un altro tipo di analisi, relativo all’età in cui i giocatori sono diventati “grandi”, e per farlo siamo andati a vedere a quale età questi tennisti hanno raggiunto e superato due soglie psicologiche nella corsa verso il loro innalzamento nel gotha dello sport, ovvero la prima settimana tra i top 20 e i top 10. Da un’analisi relativa alla classifica attuale, è emerso quanto segue nella tabella sottostante.

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Se guardiamo la prima colonna, quella relativa all’entrata nei top 20, notiamo come il raggiungimento prima dei 20 anni sia stato un affare per pochi, in particolare per i Fab Four oltre che per Richard Gasquet, sul cui essere precoce esiste un’intera branca di giornalismo sportivo. Se ci spostiamo invece nella colonna più a sinistra, che si limita a informarci a quale età i citati tennisti sono entrati nel novero della top-10 – risultato ancora non raggiunto da Goffin, Bautista, Thiem e Tomic – apprendiamo che il solo Nadal ha superato il traguardo prima dei 19 anni, mentre Djokovic e Murray sono stati gli unici a farlo prima dei 20 (con il britannico che ha anticipato di poco il serbo). Già Federer ha dovuto aspettare un anno in più – tempo di calmare il carattere fumantino ? – ma l’impressionante longevità gli ha permesso di rifarsi alla grande.

Si può inoltre valutare facilmente quali siano stati i traguardi in termini di tornei vinti raggiunti dai medesimi tennisti facenti parte dell’attuale top-20.

Atp

Balzano all’occhio un paio di curiosità: dapprima il fatto che Milos Raonic non ha vinto alcun challenger, dovuto al suo livello di gioco che è cresciuto in maniera vertiginosa tra le stagioni 2010, in cui vinceva futures, e 2011, in cui sia aggiudicava il primo titolo ATP (San Jose), oppure la straordinarietà di Kei Nishikori, che si è ritrovato a vincere prima un Atp (Delray Beach) rispetto ad un challenger.

Scendendo nel particolare, emerge che 13 top-20 hanno vinto il primo titolo challenger prima dei 20 anni – e ben 5 (Djokovic, Nadal, Berdych, Gasquet e Tomic) ce l’hanno fatta prima dei 18 – mentre in 9 sono stati capaci di fare altrettanto a livello ATP. Se escludiamo da questo novero le figure di John Isner e Kevin Anderson, che avendo frequentato il college non potevamo giocoforza esprimersi così giovani a tale livello, è una controprova molto forte: vincere da giovani è condizione necessaria, anche se chiaramente non sufficiente, per diventare un grande del futuro. Giusto tennisti di un’intelligenza tattica esasperata, come sono Bautista o Simon, possono permettersi un percorso di crescita più lineare.

Se dovessimo basarci su questi dati per comprendere quanto possano fare i giovani di oggi, possiamo innanzitutto ricordare come Taylor Fritz, che a breve varcherà la soglia dei top-100, può vantare un piccolo record, detenuto solo dai più grandi, ovvero essere stato capace di aggiudicarsi due challenger prima dei 18 anni d’età (lo scorso autunno tra Sacramento e Fairfield, nella sua California), l’unico a farlo in un back to back che ha svelato tanto sul suo conto. Hyeon Chung, altro giovane d’oro, il primo titolo, giunto nel 2014 a Bangkok, lo ha alzato a 18,27 anni, Mischa Zverev a soli 17,19 anni, facendolo perlopiù con la ricca concorrenza di Braunschweig, una delle manifestazioni del circuito secondario più rinomate. Thanasi Kokkinakis e Borna Coric sono gli altri due attuali under 20 presenti nella top-100: l’australiano ha aspettato i 19 anni per il primo e ancora unico hurrà (Bordeaux 2015), il croato ha invece rispettato il suo appeal di stella precoce cogliendolo, come Fritz e Zverev prima dei 18. Abbiamo quindi ben 5 tennisti (I 4 top.100 e Fritz, ora al 102) con le stimmate delle future star, ma attenzione: vincere challenger giovanissimi è un buon viatico, ma non è assolutamente sufficiente. Chi si ricorda di Aki Rahunen, ma anche lo stesso Jimmy Wang, di Taipei, non ha avuto il decorso da professionista che appartiene al predestinato.

E’ però la finale di Taylor Fritz, raggiunta nell’ATP 250 di Memphis, a fare davvero i conti con la storia. Nel giorno della finale, il californiano aveva 18 anni, 3 mesi e mezzo, e per trovare un giocatore così giovane in un atto conclusivo di un qualsiasi evento del circuito maggiore bisogna tornare indietro alla finale di Delray Beach del 2008, con Kei Nishikori a segno contro James Blake 1 mese e mezzo dopo aver compiuto i 18 anni, altrimenti bisognerebbe risalire al 2004 con la finale di Rafael Nadal ad Auckland (17 anni e 7 mesi, poi alla stessa età di Nishikori avrebbe colto l’alloro a Sopot). E questi sono gli unici casi del nuovo secolo: davvero un appuntamento con la storia, senza timore di smentita alcuna.

Per trarre una conclusione, si può affermare con una certa fiducia che dopo un generale invecchiamento del tennis mondiale, dovuto alla doppia combinazione generazione fortissima e nuove leve non esattamente alla stessa altezza, si intravede all’orizzonte l’arrivo di forze fresche alquanto convincenti.

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Se è vero che, non a sproposito, si tende a pensare che i tornei junior vogliano dire poco o niente, è altresì  lampante che, dando un’occhiata al passato, spesso questi non hanno raccontato soltanto delle fandonie. Dei top-20 attuali ben 8 sono stati classificati al primo o al secondo posto, e 12 in top-ten. Casi estremi, come quello di Nadal, evidenziano come tergiversare negli junior può essere inutile, se già si possiede il fondo per giocare con i pro’, ma al contempo esempi come Simon o Isner raccontano una storia completamente differente, ovvero che non essere all’altezza tra gli under 18 non vuol dire in assoluto non essere adatti al tennis del circuito principale. Casi rari, ma pur sempre esistenti. Tuttavia, non riguardano i cinque giovani che abbiamo prima analizzato.

Taylor Fritz, per esempio, è stato lo scorso anno classificato al numero 1 tra gli junior, così come Zverev, a soli 16 anni e mezzo, e Coric, mentre Chung è arrivato alla 7 e Kokkinakis al decimo gradino del ranking: tutti comunque tra i migliori 10, tutti con un grande desiderio di dominare il domani.

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