Il Re Juan Carlos Ferrero

di - 18 Febbraio 2010

Juan Carlos Ferrero

di Cesare Veneziani

In questo breve articolo proverò ad illustrarvi i cinque motivi secondo i quali, a mio modesto parere, Juan Carlos Ferrero potrebbe dirsi tornato fra i migliori.

Intanto una premessa: tutti i giocatori che sono stati fra i primi tre al mondo e che per varie vicissitudini, agonistiche e non (penso a Safin), si ritrovano a mettere le unghie per rimanere attaccati ai migliori 30, in realtà, per cosa combattono? Certo non per abbattere quel muro, l’hanno già fato una volta e la loro vita è già cambiata. E l’unico muro che fa la differenza a quelle altezze è dall’ 8 in poi, primo numero utile per qualificarsi all’esclusivo Master di fine anno. Ma sono lontani quasi 3000 punti…hai voglia a vincere. Lottano per i soldi? Si, certo, quelli fanno sempre comodo…ma per gente che ha galleggiato anche solo un annetto fra i top five i soldi, fra premi e contratti, non sono più un problema serio. Non lottano per la fama, sono già più che conosciuti, non lottano per le donne (specie i belli come Ferrero o Safin) e magari non lottano nemmeno per competere in coppa Davis. Nella recente finale “un” Ferrero non era nemmeno fra i convocati.

Uno come Ferrero lotta principalmente per due motivi: conquistare altri titoli titoli e arrivare più in fondo possibile negli Slam, e magari giocarsi una finale. Notevole in questo senso il “quarto” raggiunto a Wimbledon 2008, quando di vittorie se ne vedevano davvero pochine. Dopo un grande primo set, vinto al tie-break, venne sconfitto in quattro set dall’insuperabile Federer.
Ma veniamo ai motivi che mi lasciano pensare a un Ferrero rilanciato:

1. E’ tornato perché ha vinto un torneo, e se si esclude il 250 di Casablanca, l’anno scorso, questo non avveniva dal 2003, anno del primo posto in classifica e dell’unico Slam portato a casa. Va detto che nelle ultime sette stagioni Ferrero era riuscito a catturare ben sette finali, ma alzando sempre il piatto del secondo.

2. La potenza. Anche se la reattività non è più quella degli anni migliori – Ferrero è dell’80 – osservandolo in televisione ho notato che la forza “sopra” è decisamente aumentata. E’ proprio quella, insieme al vecchio nerbo, che serve per reggere più a lungo il necessario numero di scambi ad alta velocità per portare a casa il punto, magari sulla stessa diagonale, e specialmente sulla terra. Considerando il braccio d’oro di Ferrero, sono abbastanza convinto che questa componente agonistica possa risultare decisiva per conquistare qualche altro trofeo, soprattutto sul rosso.

3. Gli occhi. Nella finale del torneo di Costa do Saupe ha lasciato solo un game a Kubot. Il polacco, giocatore caldo e comunque capace di eliminare Andreev e Montanes, durante il torneo aveva mostrato un servizio e un rovescio che lasciavano presagire un match aperto. Niente da fare, 6-1 6-0 per lo spagnolo. Ma la cosa impressionante non è stato il punteggio a dir poco autoritario, è stata vedere gli occhi fissi davanti a se del giocatore spagnolo durante un cambio campo nel secondo set. Eravamo sul 6-1 3-0 per Ferrero, tutto facile, ma lui era più concentrato di Alì durante il match con Foreman. Una iena, credetemi. Per chi ha più di venticinque anni ed era già un minimo competente quando Ferrero vinse Parigi, quell’immagine deve avergli fatto pensare: adesso sono ca…voli.

4. La tenuta. Il fatto che, negli anni, non abbia mai mollato. Per quanto distratto, infortunato e precipitato in classifica (98 nel 2005, 115 nel 2009) Ferrero ha sempre saputo riprendersi. Credo che di fondo lui sia più tenace di quanto abbia mostrato al mondo dal 2003 in poi, e forse con la piena maturità sarà lui stesso a rendersene conto. Ripeto: per uno col suo carattere, diciamo un po’ pigro, la cosa che mi stupisce di più è il bicipite. Più grande, più tonico.

5. La pressione. E’ sparita. Ormai ha trent’anni e non vince un torneo importante da una vita, lo strascico del numero uno è finito e poi in Spagna hanno Nadal, Verdasco e Ferrer. Chissene frega di Ferrero! Lo dimostra anche il suo nuovo sponsor tecnico – i bei tempi di Nike e Sergio Tacchini sono finiti – è la semisconosciuta Joma, la stessa linea di Feliciano Lopez, che guarda caso a Johannesburg…

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