Youth Olympics: Majchrzak e i sogni del tennis polacco

di - 20 Agosto 2014

Kamil Majchrzak

di Alessandro Mastroluca

“Non volevo vincere così, avrei preferito una vittoria normale”. Parola di Kamil Majchrzak, il volto nuovo del tennis polacco, in semifinale grazie al ritiro del coreano Duck Hee Lee. Majchrzak si è trovato sotto 63 42 quando l’avversario ha iniziato a soffrire di crampi. Perso il secondo set 64, Lee ha preferito abbandonare.

La sua è una storia quasi unica nel mondo del tennis. Il giovane coreano, di cui si parla dal 2010 quando ha vinto l’Eddie Herr under-12 senza perdere un set e battendo in finale lo statunitense Michael Mmoh con un secco 6-1 6-0, è sordo dalla nascita. “In campo è più facile concentrarsi perché non sento nulla. È più facile giocare così” ha raccontato Duck, che a luglio ha conquistato il suo primo titolo Future, a Hong Kong, superando il thailandese Wishaya Trongcharoenchaikul 61 64.

“Sono molto felice di essere in semifinale” ha commentato Majchrzak, “anche se lui avrebbe meritato di esserci più di me. Domani farò del mio meglio. Farò di tutto per vincere una medaglia, di qualunque metallo”. Majchrzak arriva da un’estate molto positiva. Prima al Poznan Open ha sconfitto Pierre Hugues-Herbert, l’avversario con la miglior classifica che abbia battuto in carriera, prima di cedere dall’ex fidanzato di Petra Kvitova, Adam Pavlasek. Conquistato poi il Future di Michalovce, in Slovacchia, giocando una partita molto solida in finale contro il ceco Philip Brtnicky, ha portato poi la Polonia in finale in Coppa Valerio. Ma nella finale di Venezia si sono arresi alla Spagna che ha celebrato il decimo titolo nella manifestazione, il primo dal 2003. Decisiva la sconfitta del polacco 76 63 contro Jaume Munar Clar nella sfida fra i due primi singolaristi.

Il bel percorso di Majchrzak, che al secondo turno aveva eliminato Lloyd Harris, il primo tennista sudafricano a partecipare alle Youth Olympics, è l’ultimo capitolo della rivoluzione del tennis polacco, rimasto un passatempo borghese e non troppo ben visto per tutti gli anni Ottanta. Nel 1975 l’unico tennista riconosciuto è Fibak, che ha imparato a giocare tirando una vecchia palla contro una parete della sua casa di Poznan. “I miei successi hanno creato il movimento tennistico nazionale. Allo stesso modo il tennis mi ha aperto molte porte, mi ha dato tutto nella vita”. Gli ha permesso di emigrare negli Stati Uniti con la famiglia, di entrare nel business dell’edilizia e di aprire una galleria d’arte, come il suo principale partner di doppio, l’olandese volante Tom Okker. Nel 1979, quando è all’apice della sua carriera, Fibak diventa coach e mentore di Ivan Lendl. “Praticamente l’ho costretto a venire negli Stati Uniti” ha ricordato. “Gli ho detto che doveva venire negli Usa per diventare un giocatore e una persona migliore. Inizialmente non voleva venire. Ma poi è diventato più americano di me, più americano degli americani”. Nello stesso anno, un altro polacco inizia a scrivere la storia. E non in senso metaforico. Da quell’estate, infatti, Roman Zoltowski ogni estate parte da Poznan in macchina per andare a Wimbledon: è lui che incide il nome del vincitore e della vincitrice sui trofei più ambiti. Scappato con madre e sorella dopo l’invasione della Polonia nel 1939, mentre il padre viene fatto prigioniero e muore in Siberia, Zoltowski si rifugia prima a Gerusalemme poi a Liverpool, dove impara l’arte dell’incisione alla gioielleria Halfhide, che fornisce i trofei all’All England Club. Dopo la caduta del Muro di Berlino, riesce a tornare nella sua vecchia casa ma una volta all’anno cede alla sua vecchia passione con il sogno di incidere magari il nome di Janowicz o di Agnieszka Radwanska.

Anche le loro storie intrecciano sport e politica, al di là di quanto continui a dichiarare a mezzo stampa il papà di Jano. I suoi risultati, così come la crescita di Kubot e della coppia di doppisti Fyrstenberg-Matkowski arrivati fino al Masters, sono arrivati anche grazie al supporto della federazione polacca che ha lanciato un’accademia per giovani grazie al contributo privato di Ryszard Krauze, che però ha avuto problemi finanziari ed è stato costretto a chiudere prima di Wimbledon 2013, nell’edizione storica con il derby Janowicz-Kubot nei quarti di finale, la prima sfida tutta polacca in uno slam. Hanno ottenuto aiuti anche le sorelle Radwanska, che però si allenavano in un altro centro. Ma Aga, di gran lunga la miglior giocatrice che la nazione abbia espresso, si è messa contro una grossa fetta di opinione pubblica, prima con le dichiarazioni di simpatia per il partito di destra (PIS), poi con le foto nuda per l’edizione Swimsuit di Sports Illustrated che hanno generato fortissime critiche dagli ambienti cattolici.

Storie che hanno tutte un interrogativo in comune, un dilemma di fondo espresso nell’efficace aforisma della scrittrice Urszula Zybura. È il dilemma di un Paese stretto tra l’Occidente e la Russia, tra i sogni e la sfiducia, una nazione abituata, come scriveva Guareschi, “da secoli ad essere schiacciata e a risorgere”, una nazione “di gente che viene uccisa sempre e che non muore mai”. È il dilemma che devono risolvere Aga Radwanska e Janowicz, il dilemma cui si comincia ad affacciare Majchrzak: è meglio soffrire di vertigini o sentirsi bene sul fondo?

 

RESULTS

 

GIRLS SINGLES SECOND ROUND

 

Fanni Stollar (HUN) d. Simona Heinova (CZE) 64 26 60
(7) Anhelina Kalinina (UKR) d. Naiktha Bains (AUS) 62 61

Kamonwan Buayam (THA) d. (3) Jelena Ostapenko (LAT) 16 64 64
(8) Iryna Shymanovich (BLR) d. Camila Giangreco Campiz (PAR) 16 61 75
Xu Shilin (CHN) d. (6) Marketa Vondrousova (CZE) 63 36 62
(4) Kristina Schmiedlova (SVK) d. Kim Dabin (KOR) 62 1-1 ret.
Akvile Parazinskaite (LTU) d. (5) Jil Teichmann (SUI) 67(5) 62 76(6)
(2) Darya Kasatkina (RUS) d. Domenica Gonzalez (ECU) 62 61

 

GIRLS DOUBLES SEMIFINALS

 

(3) Anhelina Kalinina (UKR)/Iryna Shymanovich (BLR) d. Jelena Ostapenko (LAT)/Akvile Parazinskaite (LTU) 61 63
(2) Darya Kasatkina/Anastasiya Komardina (RUS) d. Sofia Kenin (USA)/Renata Zarazua (MEX) 62 64

 

BOYS SINGLES QUARTERFINALS

 

(1) Andrey Rublev (RUS) d. Francisco Bahamonde (ARG) w/o

(7) Kamil Majchrzak (POL) d. (4) Lee Duck Hee (KOR) 36 64 ret.

(8) Jumpei Yamasaki (JPN) d. (3) Karen Khachanov (RUS) 63 67(6) 61

(2) Orlando Luz (BRA) d. Clement Geens (BEL) 62 64

 

BOYS DOUBLES QUARTERFINALS

 

(1) Karen Khachanov/Andrey Rublev (RUS) d. Andre Biro (HUN)/Clement Geens (BEL) 64 64

Kamil Majchrzak/Jan Zielinski (POL) d. (3) Chung Yunseong/Lee Duck Hee (KOR) w/o

Ryotaro Matsumura/Jumpei Yamasaki (JPN) d. (4) Francisco Bahamonde/Matias Zukas (ARG) w/o

(2) Orlando Luz/Marcelo Zormann (BRA) d. Nicolas Alvarez/Juan Jose Rosas (PER) 64 76(5)

© riproduzione riservata

5 commenti

  1. ZORROMANCINO

    Bravo Majckrzak vincitore dell’evento !!! Ovviamente bello l’articolo in cui affiora tutta la tua …polacchesita’ (si scrive cosi ,giusto) caro Alessandro.
    Una domanda…a cui nessuno mi ha dato una risposta. Ma perche’ non c’è stato nessun rappresentante dell’Italico panorama tennistico??
    Ciaooooo

  2. Alessandro Nizegorodcew

    E’ il quasi omonimo Alessandro Mastroluca che ha scritto l’articolo, come puoi leggere dalla firma. Niente polacchesità per lui, dunque.

  3. ZORROMANCINO

    Caro Alessandro, oppsssss che lapsus… Mi scuso con Mastroluca…effettivamente.. appena letto Il nome Alessandro è entrato in modalita’ automatica Nizegorodcew….
    Comunque la domanda rimane valida e la risottopongo ai due Alessandro:
    Come mai non ha partecipato nessun tennista..italiano a questa Olimpiade giovanile, che ha dato lustro a diversi sport???

    MR. NIZEGORODCEW… leggi email privata…grazie

  4. Nikolik

    Nessun italiano ha partecipato perché penso che nessuno potesse farlo a termini di regolamento. Potevano partecipare 13 in base al ranking juniores stilato dall’ITF alla data del 9 giugno, 16 posti divisi in base alle confederazioni continentali (2 all’Africa, 4 per Asia/Oceania, 5 Europa, 2 Nord America e Caraibi, 3 Sud America ndr) e 2 posti come wild card.

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