A tu per tu con… Adriano S.

di - 18 Novembre 2011

Spazio Tennis prosegue la serie di interviste ai giornalisti specializzati di tennis, dai più ai meno famosi. Oggi è il turno di Adriano S. di Tennis World Italia.

di Alessandro Nizegorodcew

Qual è stata Adriano la tua carriera nel mondo del tennis e del giornalismo fino ad ora?
“La mia carriera ‘giornalistica’ si è andata ad infilare in un periodo di ‘stallo’ a livello personale. E’ nata quasi per caso, due anni e mezzo fa con Pianetatennis, allora diretto da Marco Rebuglio. Poco dopo è arrivata l’opportunità offertami da Federico Coppini, ed è nata Tennisworlditalia sulle ceneri del vecchio sito. Occuperei 100 righe per spiegare l’evoluzione delle cose, ho sintetizzato parecchio, ma il progetto Twi sta ripagando le attese. A dire la verità ho sempre sognato di entrare in qualche modo nel mondo dello sport. Facendo uno stupido esempio potrei dire di essermi ritrovato in una stanza con 3 porte. In una c’era scritto agonismo, nell’altra professionalità, e nell’altra giornalismo sportivo. Ho pagato pigrizia e vizi, e ho scelto la seconda via, più stabile, lasciando però sempre socchiuse le altre due. Col passare degli anni la prima si è riempita di polvere e non è più passato uno spiffero d’aria, e la terza si è riaperta. A 28 anni il mio desiderio è adesso di far combaciare interessi e professione personale con la mia passione per il tennis e per il mondo dello sport in generale. Le idee non mi mancano, il problema è non accavallarle.”

Come e quando ti sei appassionato al tennis? Chi era il tuo idolo? E chi ti piace ora?
“Mi sono appassionato vedendo Chang mandare al manicomio Lendl nell’89. Non c’è un perché, è il mio primo ricordo ‘tennistico’ davanti a un televisore, a posteriori posso dire di detestare entrambi. Da lì la curiosità infantile mi ha portato a scoprire i vari Becker, Edberg, i grandi tornei e tutti i protagonisti degli anni 90. I miei idoli da bambino derivano dalle telecronache di Galeazzi e Tommasi, sono Omar Camporese e Boris Becker. Più in là i miei preferiti sono stati senza dubbio Pat Rafter e (ancora oggi) Roger Federer. In ottica futura dico Milos Raonic. Ho una profonda fiducia nel canadese, sono convinto che diventerà un ‘dominante’ come Pete Sampras, al quale lo associo spesso e volentieri per il modo di stare in campo.”

Cosa ne pensi del tennis italiano attuale? Chi ti ispira simpatia (o addirittura tifo)?
“Credo che il periodo di crisi sia alle spalle. Dopo anni di buio assoluto credo che si stia vivendo un presente accettabile e si possa sperare in un buon futuro. Va detto grazie soprattutto alle nostre ragazze, che anche inconsciamente hanno a mio parere stimolato i maschi a far meglio. Un altro enorme grazie va ai soliti due: Federer e Nadal hanno il grande merito di aver riportato l’attenzione del mondo sportivo italiano sul tennis. Eravamo caduti nel dimenticatoio sportivo nazionale e non solo per colpe ‘nostre’. Roberta Vinci è quella che mi emoziona di più sul campo. La Schiavone è un personaggio interessante a mio parere e credo di esser l’unico a sorridere di gusto per le ‘follie’ di Fognini. Ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con Gianluigi Quinzi, e spero che il mio tifo si riverserà presto su di lui: diventerà un superpersonaggio.”

Quali pensi siano i mali del tennis italiano? E cosa invece credi stia andando meglio rispetto al passato?
“Penso che il male sia la chiusura dei circoli alle novità e al progresso. Si vive ancora sulla ‘scia atavica e aristocratica dei tempi belli’. Io credo che i problemi vengano sempre dal basso, e che le colpe non vadano sempre addossate ai vertici. Nei circoli vedo ancora invidie, caste, una tendenza a limitare ogni cosa al proprio orticello, una certa chiusura mentale. Il tennis come detto sta vivendo un nuovo boom in Italia, e bisognerebbe approfittarne rendendo più sportivo il contesto. La Francia secondo me sarebbe l’esempio da seguire in tal senso. Supertennis, l’impatto mediatico, il successo del Foro, sono tutte cose che vengono da sé. E’ stato fatto qualcosa, ma si può fare di più aprendosi alle novità e non ponendo limiti a quello che dovrebbe essere un interesse comune.”

Se fossi il presidente Fit in che campo investiresti il maggior numero di risorse?
“Sulle infrastrutture in primis. In secondo luogo aiutando chi si vuol fare aiutare ma dimostra di meritare risorse: nelle scuole pubbliche, dove manca del tutto il tennis, e nei circoli propositivi ed attivi. Taglierei tutto ciò su cui si può mangiar su. Dulcis in fundo sui media, aiutandoli a crescere e a diffondere la parola del Tennis.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Essere Mirka Vavrinec. Sono etero, ma vorrei rinascere come Mirka Vavrinec. Scherzi a parte, avere un italiano al numero uno delle classifiche mondiali, un Messia. Andando sul personale, vedere che quello che faccio fa felice qualcuno è qualcosa che mi dà grande soddisfazione, non ho un sogno ben definito, vivo molto alla giornata.”

Segui tennis femminile e maschile nello stesso modo? Cosa pensi del circuito Wta attuale?
“Seguo ovviamente il femminile ma l’attenzione principale è sul circuito maschile. Ho vissuto molto male l’addio di Justine Henin. Ancora oggi non accetto la sua mancata vittoria a Wimbledon, e da quel giorno ho seguito molto meno la Wta, nonostante la gioia vissuta grazie a Francesca al Roland Garros. Il tennis delle Wozniacki non fa per me.”

A tuo avviso il mondo del giornalismo tennistico italiano specializzato è buono? Malato? Che critiche hai da fare? Chi sono i giornalisti che stimi di più?
“C’è poca voglia di collaborare e molta voglia di disturbare o mettere in cattiva luce il lavoro altrui. Si pensa troppo a ciò che conviene fare e poco a ciò che sarebbe più corretto fare. Oltretutto, collaborando per pura passione la convenienza arriverebbe per tutti, quindi chi persevera è sciocco e fuori dal tempo. Umiltà, correttezza, sincerità, passione, competenza. E questo io l’ho ritrovato pienamente solo da voi. Non fraintendermi, credo di esser tutto tranne che ruffiano, anzi spesso e volentieri non le mando a dire. Se vuoi i nomi…a mente leggera non può che venirmi in mente Rino Tommasi, aggiungo Ferrero e Campanile. Non tollero i tuttologi coi ciuffi alla Zazzaroni.”

Chi è il tuo telecronista di tennis preferito?
“Bisteccone. Sarà la fede laziale in comune…Su Supertennis ormai da un anno c’è Stoppani, scrive con noi dagli inizi di Twi, spero che la sua carriera da telecronista lo porti in alto e che la sua Roma vada sempre più in basso.”

Se dovessi scegliere un match da vedere, una finale alla quale assistere, quale sarebbe il torneo e chi i due giocatori/giocatrici?
“Federer vs Sampras Wimbledon. Se non stiamo parlando di sogni cambio Sampras con Tsonga.”

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