A tu per tu con… Antonella Serra Zanetti

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di Giulia Rossi

Nel periodo in cui le sorelle Williams si spartivano alternativamente titoli degli Slam quasi fossero caramelle, altre due sorelle, molto più discretamente, si issavano a colpi di talento e astuzia tra le protagoniste del tennis italiano negli anni 2000. Erano Adriana e Antonella Serra Zanetti.

Antonella Serra Zanetti compie oggi 35 anni. La più giovane delle sorelle modenesi, dopo una carriera che annovera 6 titoli Itf in singolare, 2 titoli Wta in doppio (uno dei quali a Tashkent con la sorella Adriana) e altri 5 nel circuito Itf, quasi  900 partite giocate in 13 anni di attività professionistica, si dedica oggi alla preparazione delle giovani promesse italiane a Tirrenia. La raggiungiamo infatti durante la trasferta ai Campionati Europei under 18 in Svizzera.

Comincio questa lunga e piacevole chiacchierata chiedendole di raccontarmi come si è avvicinata al tennis, ovvero come tutto ha avuto inizio: “Guarda, mio padre è sempre stato un appassionato, da giovane giocava pure…  io poi avevo mio fratello più grande e Adriana che già giocavano, quindi in casa mia ho respirato tennis fin da piccolissima! Diciamo che per me è stato normale avvicinarmi a questo sport, papà e mamma ci portavano sempre al circolo dopo la scuola, ho iniziato così… avrò preso in mano la mia prima racchetta verso i 4 o 5 anni…” Così comincia il cammino della piccola Antonella verso l’affascinante mondo del tennis professionistico e l’obiettivo è nitido fin dall’inizio: “Essere una tennista è stato il mio sogno fin da piccola, già a 8-10 anni avevo le idee chiare, poi ero bravetta, anzi in Emilia Romagna ero la migliore, anche a livello nazionale arrivavo sempre in fondo nei tornei. Ma il passo decisivo è stato quando ho deciso di andare ad allenarmi in Federazione. Certo,mi mancavano la mia casa e i miei amici, anche la scuola mi è sempre piaciuta, però amavo troppo il tennis! Sì è stata una rinuncia a una vita “normale” ma andava bene così, anzi sono riuscita negli anni a mantenere le amicizie dell’infanzia. Guardandomi indietro è stata la scelta giusta!”

Le chiedo di ritornare con la memoria al 1995, quando poco più che ragazzina fece il suo debutto professionistico nel circuito Wta: “Madoooo si parla di vent’anni fa oramai!!!” scoppia in una fragorosa risata, poi ripensando con tenerezza a quel periodo continua: “In realtà mi ricordo molto bene quell’anno. Ero giovanissima, contenta e molto emozionata di fare le mie prime esperienze da pro, mi ricordo che  avevo molto rispetto delle giocatrici più grandi di me. Invece noto che le ragazzine oggi sono molto sicure di sé stesse, giocano tranquillamente contro giocatrici più forti, mentre io da piccola ero molto intimorita dalle giocatrici più grandi semplicemente perché erano più forti di me, poi ovviamente a forza di giocare e rigiocare sono salita di livello e ho creduto più in me stessa”.

E a livello juniores la più giovane delle sorelle Serra Zanetti si mette decisamente in luce, tanto che nel 1998 è la numero 12 nel ranking under 18. Ma sia Antonella che Adriana si sono avvicinate al professionismo molto giovani, sentendo forse un po’ di  pressione in una fase molto delicata, soprattutto per le ragazze: “Sì il passaggio è stato un po’ complicato, almeno per me. Ero abituata a giocare nei tornei giovanili e da un giorno all’altro ti trovi a giocare in un circuito contro giocatrici che non conosci e con obiettivi diversi, perciò c’è voluto un po’ di tempo. Per fortuna già a 18 anni avevo una buona classifica Wta, per me il passaggio è stato difficile ma non particolarmente traumatico”. Mentre parliamo della sua esperienza da juniores finiamo per asserire di come i tempi tennistici si stiano allungando sempre di più: “Oggi invece passare all’attività professionistica è più complicato e ci vuole anche molto più tempo. Si è tutto allungato, ci sono molti più tornei e ci sono molti meno punti quindi è più difficoltoso scalare la classifica: se quando giocavo io c’erano ragazzine che già a 15-16 anni disputavano tornei Wta, adesso è molto più difficile trovare juniores con un buon ranking Wta… sì magari le migliori, ma nella media si tende a giocare di più a livello giovanile e il passaggio al professionismo si è spostato 2-3 anni in avanti, generalmente tutta la carriera si è spostata un pelino più avanti. Da un lato è vero che è un percorso più lungo, complicato, c’è anche un dispendio economico maggiore, ma dall’altro si arriva più pronte e mature, si è più preparate mentalmente per certe partite, anche a gestire lo stress che a 17 anni magari non sai come affrontare. Poi se cominci tanto presto, raggiungi presto anche la saturazione. Anche a livello di stress fisico il circuito non è facile… Adesso il tennis è molto più fisico, le giocatrici sono più preparate atleticamente, la maggior parte sono anche più alte e spingono di più, noi tiravamo sicuramente più piano, almeno per quanto mi riguarda – ride – ma eravamo un pochino più intelligenti, nel senso che ora le ragazze sono più impulsive, mentre noi ragionavamo un po’ di più, sono più aggressive e pensano meno”.

A gennaio del 2006 Antonella raggiunge il suo best ranking piazzandosi alla posizione numero 60. In realtà la sua annata d’oro è stata il 2005, l’anno in cui ha raggiunto il terzo turno a Wimbledon, il miglior risultato in carriera in uno Slam, togliendosi anche lo sfizio di battere la testa di serie numero 10, e recente finalista a Roma, Patty Schnyder: “Sì il 2005 è stato l’anno in cui sicuramente ho giocato meglio. Wimbledon è sempre stato il mio torneo preferito, fin da quando ero piccola, il ricordo di quei giorni ce l’ho proprio impresso…al primo turno ho battuto Patty Schnyder  in una partita durissima al terzo set e anche contro la Ardvisson al secondo turno ho vinto in rimonta, perdevo 1-4 al terzo set ….” Il tono sognante, la mente sui campi di Church Road, il viso sicuramente illuminato da un sorriso denso di ricordi: ” Il clima di Wimbledon non lo dimenticherò mai… diciamo che sono cose che o le vivi o è difficile spiegarle…”

Inevitabile non parlare del rapporto con sua sorella Adriana, altra pietra miliare del tennis italiano, numero 38 del ranking mondiale nel 2002: “Per me lei è sempre stata un esempio, un modello da seguire, poi però a livello giovanile abbiamo avuto percorsi completamente diversi, anzi ci siamo viste molto poco, lei è andata ad allenarsi in Argentina, io a 15 anni sono andata in Federazione e avevamo delle programmazioni molto diverse. Diciamo che io ho preso indipendentemente la mia strada e verso i 19-20 anni ci siamo riunite, avevamo lo stesso allenatore e la nostra carriera è proseguita insieme”. Durante il loro cammino comune ci sono state delle volte in cui si sono ritrovate a incrociare le racchette e altre, più frequenti, in cui hanno unito le loro forze in doppio: “Giocare contro è sempre stata una tragedia per noi, perché comunque non è bello avere dall’altra parte una persona a cui vuoi bene, infatti non sono mai state belle partite perché c’era sempre una delle due che riusciva a gestire meglio le emozioni e una che non riusciva a giocare. Invece giocarci in doppio mi dava moltissima sicurezza io sapevo che lei era forte e che potevo contare su di lei, io rendevo sempre molto bene quando giocavamo in doppio. Poi conoscendoci a memoria lei anticipava le mie mosse e io le sue,  ci completavamo bene a vicenda, lei spingeva molto bene da fondocampo e io ero un po’ più bravina a rete. Soprattutto andavamo molto d’accordo a parte qualche piccolo screzio. L’affiatamento in doppio è molto importante e quella era senza dubbio la nostra arma in più”. Si ferma, e in un attimo forse ripensa a tutte le emozioni, le vittorie e le sconfitte, i luoghi e le persone, che ha condiviso con sua sorella Adriana, un privilegio riservato a pochi: “È stato sempre bellissimo, davvero fantastico stare sempre con lei perché ci davamo sostegno a vicenda ed è stato fondamentale per me avere una parte di famiglia accanto… era tutto perfetto! Abbiamo girato praticamente tutto il mondo, è chiaro che quando sei in gara sei molto concentrato sul torneo, poi quando finisce ti prepari subito sul successivo, ti alleni, cerchi solo di riposarti e di recuperare mentalmente… ma il poco tempo libero che avevamo l’abbiamo utilizzato bene per girare la città, vedere qualche museo, andare in giro… diciamo che non stavamo tutto il giorno al circolo, ecco!” In tutto questo peregrinare due luoghi sono rimasti nel cuore di Antonella: “L’Australia mi è piaciuta tantissimo perché c’è una qualità di vita straordinaria, ma New York è la mia città preferita. Da tennista ti dico che il torneo organizzato meglio forse è proprio l’Australian Open perché è tutto vicino, meno caotico e tutto più tranquillo. Almeno io da giocatrice sentivo molto meno stress, anche se tutti sono organizzati benissimo per amor del cielo. Mentre per lo Us Open stai a Manhattan e ti devi spostare, a Parigi c’è sempre un sacco di traffico… in Australia invece è tutto più facile per un tennista”.

Antonella ha smesso col tennis a 28 anni, un’età in cui parecchie tenniste d’oggi raggiungono la maturità agonistica. Parlando in precedenza di Patty Schnyder mi viene in mente che la svizzera recentemente è rientrata nel circuito giocando un torneo Itf in Germania. La domanda mi sorge spontanea: mai pensato ad un ritorno in campo? “Io mi sono ritirata perché avevo la spalla che mi dava sempre molto fastidio. Soprattutto non riuscivo più ad allenarmi e fare le cose sempre al 100% e quando sei a quei livelli o ti dedichi totalmente o non lo fai. Ho travagliato per un anno e poi alla fine non ce la facevo più. Non ho mai avuto rimpianti, non ho mai pensato a ritornare, quello che dovevo fare l’ho fatto, sono in pace con me stessa, sono tranquillissima!!”

Quindi, cosa ha fatto Antonella Serra Zanetti negli ultimi anni, dopo il ritiro? “Quando ho smesso di giocare ho iniziato a lavorare al circolo tennis di Bologna Giardini Margherita, mi sono fatta qualche anno di esperienza lì poi ho cominciato a lavorare con il settore tecnico a settimane, prima come responsabile under 14, poi under 16 e adesso sono due anni che lavoro stabilmente a Tirrenia come responsabile del settore femminile. Collaboro con Tathiana Garbin, da quest’anno anche lei è fissa a Tirrenia, fino all’anno scorso seguiva l’under 18 invece ora lavora tutto l’anno per la Federazione. Poi ci troviamo benissimo insieme… Tathiana è fortissima e poi ci voleva una donna in mezzo a tutti quegli uomini! Lei ha tantissima esperienza, un grande carattere e una grandissima passione per il tennis, diciamo che la sua presenza ci voleva proprio. Anche con le ragazze mi trovo benissimo, al di là di quelle che seguiamo a Tirrenia, ho un buonissimo rapporto anche con le ragazze che ho portato questa settimana in Svizzera, cerchiamo sempre il confronto insieme con i loro allenatori e con le famiglie, il clima è sempre sereno”.

L’ultima mia curiosità è sapere cosa si augura Antonella nel suo futuro lavorativo: “Sarebbe bellissimo vedere una delle ragazzine di Tirrenia giocare tra qualche anno nei tornei dello Slam. Per me sarebbe una soddisfazione grandissima”.

E noi speriamo di veder realizzarsi il tuo desiderio. Auguri di buon compleanno, Antonella.

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