Alberta Brianti: “Ho ancora voglia di ricominciare”

di - 21 Novembre 2015

Alberta Brianti

di Paolo Angella

Nella storia del recente tennis italiano un posto di riguardo lo merita sicuramente Alberta Brianti, una professionista seria e scrupolosa che, senza mai cercare lustro o visibilità, è arrivata ai venti anni di carriera professionistica, che, con alti e bassi, l’ha sempre vista comportarsi dignitosamente in tanti tornei minori, raggiungere per ben 34 volte la qualificazione ai tornei del Grande Slam, vincere nel 2010 il torneo WTA di Palermo in doppio assieme a Sara Errani, vincere nel 2011 il suo unico WTA in singolo a Fes in Marocco, battendo in finale una giovane Simona Halep e raggiungere il best ranking alla posizione numero 55 nel giugno del 2011.

La carriera di Alberta è piena di partite e episodi che sono passati alla storia del tennis, i più clamorosi dei quali sono la vittoria contro Samantha Stosur agli Australian Open del 2010, dove Alberta ha raggiunto il terzo turno, e la grande partita al Roland Garros del 2012, quando stava vincendo per 7-6 4-0 contro la allora numero uno del mondo Vika Azarenka, che poi però è riuscita a raddrizzare e vincere quella partita.

Il 2015 è stato un anno difficile per Alberta, l’ha vista scendere di parecchi posti nel ranking, ora è al numero 275 delle classifiche mondiali, ma non ha perso la voglia di giocare. La incontriamo subito dopo aver giocato (e vinto) in Serie A1, con la sua squadra, Tennis Club Genova 1893, e subito prima che parta per la Francia, dove gioca nella locale serie A con il rinomato Tennis Club de Paris. Parliamo con lei della sua stagione, degli obiettivi per la prossima, ma sfruttiamo la sua grande esperienza nel circuito WTA per parlare, più in generale, del mondo del tennis.

Alberta, il 2015, per te, è stato un anno molto difficile, che bilancio fai della stagione che sta per concludersi?

Ho avuto subito problemi fisici a inizio anno, prima con il gomito destro e subito dopo con il polso. Dopo il
Roland Garros mi sono dovuta fermare un mese, senza praticamente toccare la racchetta per provare a curarmi. Poi sono rientrata a Wimbledon, perché non si può dire di no al torneo più importante, ma evidentemente non ero ancora a posto e quindi mi sono trascinata questi problemi fisici per tutto il resto della stagione. Ho giocato poco e giocando poco non si entra in condizione. Poi, chiaramente sono iniziata a calare parecchio in classifica, perché uscivano i punti dell’anno precedente e allora subentra anche una certa ansia e tensione perché mi vedevo precipitare nel ranking e questo non mi ha aiutata. Nell’ultimo mese ho provato a giocare tornei di basso livello un po’ per mettere un po’ di partite nelle gambe e poi per provare a recuperare qualcosa che mi potesse rimettere in gioco in prospettiva Australian Open 2016, ma a quel livello la concorrenza è spietatissima, ho trovato ragazzine davvero brave e che tirano fortissimo. In questi giorni ho preso la decisione di chiudere l’anno con i tornei e di dedicarmi solo alla serie A in Italia e in Francia.

Hai sempre voglia di rimetterti in gioco? Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione?

Certo, la voglia di giocare e di rimettermi in gioco non è mai mancata. Anche in questo travagliato anno mi sono sempre divertita e, almeno nella prima parte dell’anno ho giocato anche bene. A Stoccarda, in aprile ho vinto le tre partite di qualificazione e poi ho perso, giocando bene, dalla Brengle. Al Roland Garros ho giocato molto bene e ho perso, avendo le mie chance per vincere contro la Hlavackova, poi purtroppo mi hanno bloccato i problemi fisici, non certo la mancanza di voglia o desiderio di giocare. Ora sono pronta a ripartire e rimettermi in gioco e finché sarò in grado di giocarmela a un certo livello di sicuro lo farò. Certo, fare tornei a bassissimo prize money, dove si fa fatica a rientrare nelle spese di viaggio e soggiorno e si raccolgono pochissimi punti non è assolutamente stimolante, ma se sarò in grado di ritornare sui livelli degli ultimi anni, sicuramente giocherò ancora, almeno questo è il mio desiderio. Spero di avere le energie per poterlo fare. Io amo il tennis e ho sempre tanta voglia di giocare.

Come è cambiato secondo te il tennis negli ultimi venti anni?

Venti anni fa il tennis era molto più tecnico. Si imparavano i fondamentali, dritto e rovescio, poi sevizio e tutto il resto. L’aspetto fisico era assolutamente secondario. Adesso è completamente l’opposto. La prima cosa che fanno è potenziare fisicamente le ragazzine che si avvicinano al professionismo e solo dopo lavorano sulla tecnica. Poi sembra che adesso la sola cosa su cui insistono i maestri sia il “tirar forte”. Il tocco, le volée, le palle corte non le sa fare più nessuno. Ho fatto qualche 25.000 dollari e ho visto ragazzine, soprattutto dell’est Europa, che a 15-16 anni hanno muscoli da far paura e che tiravano molto più forte di me, sono rimasta davvero impressionata.

Anche il tuo rovescio a una mano è ormai quasi in via di estinzione…

Oramai credo che nessun maestro prenda nemmeno più in considerazione la possibilità di insegnare il rovescio a una mano. Non solo, il back di rovescio non credo che sappiano nemmeno cosa sia le tante ragazzine che iniziano a giocare a tennis. E poi nemmeno tanti altri colpi di tocco, sono completamente scomparsi, sostituiti dalla potenza. Mi dispiace perché credo che il tennis di una quindicina di anni fa fosse più spettacolare.

C’è qualcosa che credi sarebbe opportuno cambiare nell’organizzazione dei tornei?

C’è una differenza abissale di organizzazione tra il circuito WTA e quello ITF, soprattutto quelli minori. Alcuni tornei sono veramente carenti nell’organizzazione che, a volte, sembra davvero essere lasciata al caso. Pensa che nella recente trasferta di Casablanca sentivo problemi alla schiena, mi sono rivolta all’organizzazione per avere la consulenza della fisioterapista e non sapeva veramente cosa fare, mi è sembrato veramente un ruolo improvvisato. Per noi tenniste a volte la fisioterapista ha risolto problemi seri nei vari tornei WTA, qua non sanno davvero cosa sia questo ruolo.

L’attuale modello del calcolo del ranking credi sia “giusto” e rispecchi i reali valori delle tenniste oppure andrebbe modificato qualcosa?

C’è troppa differenza nel punteggio assegnato ai tornei più importanti e in quelli a livello più basso. Un colpo di fortuna, magari un infortunio dell’avversaria, che ti fa vincere tre partite in un WTA, guadagni i punti che non riesci a fare vincendo tante e tante partite in un ITF alto. Credo non sia corretto. Fra l’altro il livello medio si è alzato tantissimo e non mai facile vincere negli ITF. Trovi queste ragazzine che sono senza ranking o con ranking bassissimo perché hanno appena iniziato a fare tornei pro che tirano fortissimo e sono molto brave e non è detto che vinci facile e se non vinci il torneo, praticamente, al mio livello, la trasferta è stata inutile. Fare i quarti di finale in un 25.000 dollari ti dà 9 punti, per chi vuole entrare nelle qualificazioni degli Slam è ovviamente un risultato assolutamente inutile che non serve a nulla e non è per nulla facile andare a vincere 25.000 o 50.000 dollari in giro per il mondo.

Secondo te c’è troppa differenze tra quello che guadagnano le top player e le altre tenniste? Andrebbe modificato il prize money dei vari tornei?

Certamente. Nel circuito ITF il prize money è sostanzialmente rimasto invariato da anni, mentre la qualità della vita è aumentata di parecchio. Nei tornei di basso livello, se non vinci è praticamente certo che non rientri nelle spese. Le tenniste sono costrette a viaggiare da sole, perché è impensabile pagare le spese di viaggio e soggiorno anche ad un coach e questo è un problema non da poco, perché la tennista dovrebbe concentrarsi solo sulle partite e invece è costretta ad affrontare mille problemi logistici e di organizzazione e tutti gli imprevisti che normalmente capitano in queste trasferte. Da soli si fa il triplo della fatica, però con i premi che ci sono non ci sono alternative a viaggiare da soli a questi livelli.

La tua carriera professionistica è iniziata non da giovanissima. C’è stato un periodo in cui le ragazzine passavano ai tornei pro a 14/15 anni. Questa tendenza sembra ora essersi un po’ arrestata. Quale è l’età giusta per iniziare a fare tornei pro e girare il mondo?

Chi inizia molto presto di solito poi rischia che le passi la voglia di giocare altrettanto presto. Abbiamo tanti esempi in tal senso. Io ho fatto tutto il mio percorso di studi in una scuola pubblica, facendo tanta fatica per allenarmi. Avrei voluto smettere di studiare per dedicarmi solo al tennis, ma i miei genitori me lo hanno impedito e, a posteriori, li ringrazio tanto per averlo fatto. Ora vedo che qualcuna lascia gli studi senza avere nemmeno un punto WTA, io lo trovo inconcepibile. A quell’età è quasi impossibile sapere se poi la ragazzina diventerà un fenomeno e potrà vivere di tennis. Prima credo che sia giusto farle studiare, poi si possono iniziare a fare tornei in giro per il mondo. Io sono l’esempio vivente che si può fare tennis professionistico per oltre venti anni, iniziare a 19 invece che a 15 non vedo dove sia il problema. Poi mettendo troppa pressione addosso a queste ragazzine, facendole illudere che diventeranno le nuove top player, rischi di bruciarle.

La tua coetanea Venus Williams ha vinto il Master, è un segno che il tennis non sta producendo validi ricambi generazionali oppure è l’impresa di una campionessa?

Mi ha fatto piacere vedere che una mia coetanea che riesce ancora a primeggiare nel tennis mondiale, è un bello stimolo per tutte noi “vecchiette”. Certo, è anche un segno che le nuove leve fanno fatica a sostituire le vecchie, però c’è da dire che sia Venus che Serena hanno una volontà straordinaria e sono ancora fortissime.

Il tennis italiano è in un momento di passaggio di consegne, Pennetta si è ritirata, Vinci è all’ultima stagione, come vedi il futuro del tennis femminile in Italia?

Qualche giovane interessante c’è. Il problema è che fanno fatica a fare il definitivo salto di qualità. Del resto sia Schiavone che Vinci che Pennetta sono arrivate ai grandi successi già abbastanza avanti con gli anni, quindi io sarei ancora ottimiste per le nostre ragazze che hanno intorno ai venti anni e sono un po’ dietro le migliori, hanno tutto il tempo per riuscire a entrare nel tennis che conta.

E tra le giovani leve del tennis mondiale, quale è la ragazza che più ti piace?

A me piacciono molto sia Nastassja Burnett che Martina Caregaro. Purtroppo entrambe hanno avuto gravi problemi fisici, se riescono a risolverli definitivamente secondo me possono arrivare tra le più brave.

Concludiamo con una domanda sulla Fed Cup: hai avuto l’onore di giocarla, hai rimpianti per non essere stata convocata in altre occasioni? Ti piace la formula, oppure credi che abbia poco senso in uno sport individuale come il tennis?

La Fed Cup ed anche la serie A1 sono molto importanti perché portano stimoli differenti. Si gioca e si viaggia da soli tutto l’anno, credo sia giusto fare anche delle competizioni a squadra che hanno un’atmosfera e un ambiente completamente diverso. Per me personalmente è stato un ricordo fantastico aver giocato in Fed Cup. Mi ha caricato moltissimo e la settimana successiva sono andata a vincere il torneo a Fes con addosso l’adrenalina e le energie che mi aveva portato la Fed Cup.

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