Amerigo Contini: “Vi Consiglio gli States…”

di - 5 Ottobre 2012

di Alessandro Nizegorodcew

Abbiamo spesso della possibilità, per i nostri giovani, di trasferirsi negli Stati Uniti per studiare al College e allo stesso tempo giocare a tennis a livello molto alto. L’ultimo degli azzurrini a partire per gli States è stato Amerigo Contini, classe 1993, che difende oggi i colori di Virginia Tech. Lo abbiamo raggiunto per conoscere da vicino la sua esperienza, le sue scelte, la sua vita oggi.

La prima domanda è la più spontanea. Come, quando e perché hai deciso di trasferirti negli Stati Uniti?
“Partendo dal presupposto che studiare mi è sempre piaciuto, l’anno scorso, finita l’esperienza in Spagna, ho iniziato a guardarmi intorno cercando di prendere qualche decisione per il futuro. Per la prima volta forse mi sono chiesto cosa volessi fare da grande. A 19-20 anni penso si possano fare alcune riflessioni e sinceramente giocare futures per un altro anno non mi stimolava piu tanto. Ero convinto nel voler affrontare studi universitari ma non ero altrettanto convinto di voler lasciar perdere il tennis (stavo giocando anche abbastanza bene); purtroppo in Italia l’opzione di studiare e giocare a un buon livello è davvero minima, anzi oserei dire che è davvero impossibile. Così ho iniziato a informarmi per studiare all’estero, inzialmente pensavo di andare in Inghilterra (mi ero iscritto all’università di Bath e Loughborough), dove comunque hanno spazio per gli atleti. Informandomi bene però non ero pienamente convinto del meccanismo inglese. Così ho iniziato a informarmi per gli Stati Uniti: diverse università mi avevano già contattato ma non avevo mai preso troppo sul serio le mail che mi avevano scritto. Fortunatamente ho poututo parlare con un amico che studia in America da anni che mi ha spiegato come funziona realmente il sistema e informandomi ulteriormente tramite internet e parlando con diversi coach ho preso la decisione di andare.”

Che tipo di esami bisogna superare per essere ammessi? Come ti trovi? Com’è la vita nel Campus?
“Ero particolarmente interessato ad Ingegneria ed Architettura quindi ho guardato le migliori università di entrambe le materie e ho felicemente scoperto che la Virginia Tech è top 15 per ingegneria e top 3 per Architettura, ho subito collegato la VT con un amico italiano che studia qui, Corrado Degli Incerti Tocci, tramite lui ho conosciuto il coach che fortunatamente cercava reclute per la stagione. Ho ricevuto una buonissima borsa di studio e mi sono iscritto definitivamente. Per essere ammessi (in un università di prima divisione e di ottimo livello accademico) sono necessari diversi requisiti: 1) avere ottimi voti alle superiori. 2) sostenere due esami in Inglese e superare entrambi con un determinato punteggio stabilito dal comitato d’ammissione dell’università. Gli esami sono il SAT ed il TOEFL, non sono particolarmente difficili ma bisogna comunque studiare. 3) non avere piu di 20 anni, o non avere giocato nessun torneo dopo 6 mesi dalla fine delle superiori. 4) ESSERE ESTREMAMENTE MOTIVATI: il processo di iscrizione infatti è lungo, sono richiesti veramente tanti documenti, la forza di volontà e l’aiuto di mia mamma sono stati fondamentali. Una volta arrivato qui ho avuto la sensazione realmente di essere dentro un film, non riesco tuttora a credere di avere attorno cosi tante persone che lavorano “per me” per far sì che tutto vada per il meglio. L’organizzazione è davvero incredibile, non riesco davvero a descrivere tutto quello che abbiamo a disposizione ma non penso che alcuno studente italiano abbia anche il minimo dell’attenzione che ogni studente ha qui. Inoltre la vita dentro al campus è davvero come nei film, si fanno tantissime conoscenze, l’ambiente è davvero stimolante e si, ci si diverte tanto!”

A che corso di laurea sei iscritto?
“Sono iscritto a Ingegneria Generale, il primo anno è uguale per tutti i tipi di ingegneria, dal secondo in poi ci si può specializzare. Ho avuto ed ho tuttora molti dubbi, mi piacerebbe fare Architettura ma gli orari dei corsi sono davvero insostenibili per stare nel team del tennis. Vedremo il prossimo semestre!”

Come è organizzato nel complesso il tennis nei College?
“Arrivato qui pensavo di studiare tanto e giocare 1-2 ore al giorno, MI SBAGLIAVO. Qualsiasi team all’università è organizzato come se fosse un team professionistico, penso di allenarmi esattamente quanto in Spagna. Gli orari spesso sono difficili, abbiamo palestra 4 volte alla settimana alle 7 del mattino e ogni giorno almeno 2 ore e 30 di tennis. Nel team siamo 8, ma stiamo cercando un altro ragazzo per la primavera, che è la stagione in cui inizia la competizione a squadre. L’organizzazione è davvero pazzesca, abbiamo un fisioterapista che viene ad ogni allenamento, una massaggiatrice, una nutrizionista, un medico e una struttura tra le più avanzate (palestra, infermeria, piscina ecc..) Ci sono 2 coach: Jim Thompson e Stephen Huss (vincitore di Wimbledon in doppio nel 2000). Questo semestre ho giocato già due tornei e sono rimasto davvero stupito dal livello generale, giocano tutti davvero bene! il livello del main draw penso sia meglio del main draw di un futures.”

I tuoi obiettivi ad oggi sono più tennistici o scolastici? Vorresti ripercorrere la strada di alcuni tennisti quali John Isner?
“Il mio obbiettivo adesso è laurearmi, ma sicuramente sono molto motivato nel fare bene tennisticamente ed ho tutte le possibilità per migliorare davvero tanto, la differenza che provo rispetto alle esperienze passate è la sensazione di fare parte di un team, non entro più in campo per me stesso ma entro in campo per rappresentare con orgoglio la mia squadra e sono sempre sostenuto dai miei compagni e dai coach. Siamo realmente una famiglia e la vittoria e la sconfitta di ognuno è condivisa con tutti gli altri membri.”

Quanti campi avete?
“Abbiamo 6 campi in cemento all’aperto e 6 campi in cemento coperti.”

A prescindere dal tennis, come ti trovi negli Stati Uniti?
“Trovo la vita in America molto diversa rispetto all’Europa. Voglio precisare che qui Blacksburg dove vivo io è una cittadina universitaria, 25 mila studenti. Non ho idea di come sia vivere in un’università situata in una grande città. L’ambiente è molto stimolate e divertente, si fanno davvero tante conoscenze, la cultura è decisamente diversa. I pro rispetto all’Italia sono: vivere in un paese dove si hanno tanti stimoli, non si parla di crisi ma si parla di progresso e di come migliorare ogni giorno. Trovo le persone molto disponibili, soprattutto i professori sono pronti ad ascoltare e il lavoro di gruppo è la base di qualsiasi attività. Nei contro naturalmente devo nominare il cibo, mangiare porcherie mi piace, ma ogni tanto io e Corrado ci facciamo una pasta o delle lasagne (ricetta di sua mamma). La vita per un atleta/studente è abbastanza difficile, i ritmi di studio sono duri se si vuole studiare in una facoltà abbastanza difficile, spesso si deve stare svegli fino a molto tardi per finire i compiti o studiare per gli esami. Il caffè è il mio miglior amico.”

Come giudichi nel complesso le esperienze tennistiche prima in Italia e poi a Valencia?
“L’esperienza che ho vissuto in Spagna è stata fantastica, ho capito cosa significa fare il professionista e quali sono i sacrifici che bisogna fare per arrivare in alto. In Italia ho imparato a giocare e non smetterò mai di ringraziare Cristian Fava, il mio allenatore, per avermi insegnato ad essere un uomo prima ancora che un giocatore di tennis.”

Ma il tuo rapporto con la Fit com’è stato?
“Riguardo alla federazione preferisco non fare commenti, penso che sappiano essere estremamente cordiali e disponibili quando le cose vanno bene e estremamente menefreghisti quando le cose non vanno così tanto bene.”

In conclusione, ti sentiresti di consigliare ad un giovane italiano l’esperienza negli Stati Uniti?
“Vorrei realmente consigliare a tutti l’esperienza che sto vivendo negli States, non penso ci sia altro posto al mondo così organizzato, così stimolante e così unico come un college. Tuttavia, bisogna essere davvero motivati e munirsi di tanta forza di volontà, le mie prime 3 settimane sono state dure e spesso ho pensato di non riuscirci ma è tutta questione di abitudine. Inoltre vorrei pubblicizzare un’agenzia che il mio amico Corrado ha aperto di recente, aiuta atleti italiani a trovare borse di studio per gli States e offre assistenza durante tutto il processo di iscrizione.”

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