Conversazione con Claudio Pistolesi

di - 31 Maggio 2009

Claudio Pistolesi e Simone Bolelli

di Alessandro Nizegorodcew

Dopo la separazione consensuale tra Simone Bolelli e il suo coach Claudio Pistolesi, abbiamo intervistato, durante la trasmissione Ho Scelto lo Sport, il tecnico romano. Abbiamo cercato di capire le motivazioni di questa decisione, la sua impressione sul movimento tennistico italiano e le ipotesi riguardanti il suo futuro.

Allora Claudio, iniziamo riassumendo i tuoi quasi 4 anni al seguito di Simone Bolelli..
Fino a tre mesi fa, mi sento di dire che è stata una marcia trionfale. Lavorando in quel modo, credo che Simone sarebbe potuto diventare un top-10. Ho cominciato a lavorare con lui quando si trovava al numero 258 del ranking, portandolo al 36; questi sono numeri indiscutibili, a dimostrazione che il lavoro fatto con Simone è stato di un valore immenso. Non è accaduto molto spesso, nel nostro paese, che un allenatore italiano e un giocatore italiano, abbiano raggiunto risultati di tale rilevanza. Come tutte le cose belle, ad un certo punto si è esaurita. Non è colpa di nessuno, ma non c’è stata più quella sintonia che aveva contraddistinto il nostro rapporto. In fin dei conti io vedo solamente il bicchiere mezzo pieno, non considerando quello mezzo vuoto..

Quattri anni da allenatore di tennis non sono paragonabili allo stesso lasso di tempo in uno sport di squadra, come ad esempio il calcio. Si vive sempre a contatto con il proprio giocatore ed il rapporto deve essere quasi perfetto perché possa fruttare risultati importanti e continuativi. Sei d’accordo?
Sono assolutamente d’accordo. Nel tennis il rapporto è sempre uno a uno. Si viaggia sempre sulla stessa barca, condividendo un progetto insieme, condividendo tutto. Quattro anni nel tennis sono molti di più nel calcio, anche se non si posso comparare esattamente i due tipi di lavoro.

Qual è l’impresa di Simone che ricordi con più emozione?
Se devo scegliere, opto per la vittoria contro Gonzalez a Wimbledon. A mio avviso, in quell’occasione è stata scritta una pagina della storia del tennis italiano. Le motivazioni sono tante, partendo dal fatto che Londra non ha mai portato bene ai nostri colori; in più contro il numero 13 del mondo, su un campo prestigioso come il numero 14. Un’emozione indescrivibile. Ma ce ne sarebbero tante altre di vittorie da citare, come il terzo turno a Parigi superando Del Potro; come i quarti a Basilea battendo Berdyche, sifdando a casa sua il re Roger Federer; oppure la vittoria con Simon alla Hopman Cup, occasione nella quale Simone ha letteralmente scherzato il numero 6 del mondo. Un’altra cosa che mi ha fatto emozionare sono stati i tanti complimenti ricevuti sulle migliorie tecniche di Simone, da parte di gente che ha fatto la storia di questo sport, come Tony Roche oppure Stolle. Le soddisfazioni sono state tantissime, per questo parlo sempre di bicchiere mezzo pieno.

Che differenza hai riscontrato nell’allenare un giocatore italiano ed uno straniero?
Non cambia nulla di per sé. In Italia è però molto difficile allenare. Il Coni dovrebbe vigilare su alcune situazioni, che si sono acuite negli ultimi dieci anni. I giocatori e i coach dovrebbero essere appoggiati e non ostacolati, come invece accade spesso da noi.

Anche i media che si occupano di tennis sono stati spesso criticati per il modo in cui trattano i protagonisti azzurri del panorama internazionale. Esaltazioni alle vittorie, aspre critiche dopo le sconfitte. Due visioni opposte ed egualmente sbagliate..
Sono assolutamente d’accordo con te. La stampa specializzata nel tennis non è affatto ummune da colpe. Conosco giornalisti molto prepatati con i quali mi confronto spesso; mentre ce ne sono altri da cui sono totalmente distante. Dalle esaltazioni sbagliate come “Bolelli il nuovo Federer” fino alle denigrazioni più aperte e ingiustificate, spesso non supportate da una competenza tecnica all’altezza.

Parliamo di alcuni giovani italiani. Matteo Trevisan si è un po’ perso nel passaggio dai tornei giovanili a quelli professiontici, anche a causa di molti problemi fisici. Cosa pensi di questo ragazzo?
Non lo conosco benissimo ma gioca un ottimo tennis. Spero possa ritrovare la salute e soprattutto una certa continuitò di gioco e tornei. Credo che potrà arricchire il nostro tennis, poiché alle spalle di Seppi, Bolelli e Fognini non c’è molto. E questo per colpa della mentalità, troppo politica e poco tennistica, che c’è ai vertici del nostro movimento.

Un giovane che potrebbe fare bene nei prossimi anni è Federico Gaio, finalista pochi giorni fa al torneo del Bonfiglio..
Sono molto curioso di vedere cosa potrà fare Gaio nei prossimi mesi ed anni. Si allena con Simone Ercoli, che per due anni ha lavorato presso la mia accademia. Ercoli ha anche avuto la possibilità di accompagnare Bolelli in alcuni importanti tornei; lo stesso ercoli ha riconosciuto l’importanza dell’accademia pistolesi, che lo ha riportato nel grande tennis in un momento in cui ne era uscito.

In questo momento di stai riposando, pensando al tuo futuro, o hai già voglia di rimetterti a lavoro con un nuovo giocatore?
Dopo 11 anni da professionista e 13 da coach, posso dire di correre ininterrottamente da 24 anni. In questi giorni mi sto godendo il fatto di essere padrone del mio tempo. Ho l’imbarazzo della scelta, poiché, per fortuna, ho un’eccezionale credibilità all’estero e non avrò difficoltà nel disegnare il mio prossimo futuro. Mi piacerebbe avere un ruolo anche in Italia, ma questo è un punto interrogativo. Non ho fretta, però pernso che all’estero ci sia più comeptenza ed un ambiente più adatto. In due parole fuori dall’Italia il terreno molto più fertile. Mi piange il cuore, come italiano, non poter dare una mano al mio paese. Ma, come detto, mai dire mai.. Potrei anche tornare in Giappone, dove sono stato per due anni; è un paese con il quale ho un feeling particolare

Qual è, per concludere, il giocatore di seconda fascia che più ti ha impressionato in questi ultimi mesi?
Ho visto Andreas Beck che mi piace moltissimo, così come il suo connazionale Zverev. Dimitrov anche ha grandissime potenzialità, ma deve ancora maturare molto. Poi c’è Nishikori, che se non avesse avuto tanti infortuni, sarebbe già molto avanti in classifica. Il giorno in cui si rinforzerà fisicamente, sarà un protagonista assoluto del circuito

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