ESCLUSIVA – Mosè Navarra: “Giocare Wimbledon è una sensazione diversa rispetto agli altri tornei”

Marco della Calce
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L’ex numero 119 del mondo Mosè Navarra, finalista al Roland Garros juniors 1992 e 3 titoli Challenger in bacheca, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Spazio Tennis assieme al direttore Alessandro Nizegorodcew. L’azzurro, adesso tecnico federale e allenatore, ha parlato, a pochi giorni dall’inizio di WImbledon 2026, proprio della sua esperienza nel Major londinese e dell’erba, una superficie che negli anni è cambiata moltissimo diventando sempre più lenta e regolare.

WIMBLEDON 1996

Navarra ha raccontato, tra aneddoti divertenti e grandi emozioni, del torneo disputato a Wimbledon nel 1996, in cui parte dalle qualificazioni, superando tutti e tre i turni, e raggiunge il terzo turno battendo il ceco David Rikl e lo spagnolo Albert Costa, prima di fermarsi contro l’australiano Jason Stoltenberg. “Era la prima volta che giocavo le qualificazioni di Wimbledon, quindi non sapevo che si giocava tre su cinque. L’ho scoperto al sorteggio, non era come oggi con internet che tutti sanno tutto. Superare le quali è stato bello, avevo 20 anni, è stato come capire di essere entrato nel tennis dei grandi. Ho avuto questa sensazione“. L’azzurro, che già nel 1991 aveva partecipato ai Championship da junior, ha parlato proprio della differenza rispetto ad affrontare questo torneo da professionista. “È un’altra cosa, totalmente. Ho giocato due volte anche nel tabellone principale del Roland Garros, però la sensazione di giocare Wimbledon, su quei campi, è fantastica“.

L’EVOLUZIONE SULL’ERBA

L’ex numero 119 del ranking ha proseguito riflettendo sull’evoluzione dell’erba, una superficie che negli anni si è assimilata alla terra battuta e al cemento, diversamente da com’era negli anni ’90 e i primi anni 2000. “Ai miei tempi l’erba premiava il giocatore aggressivo e il gioco a rete veniva valorizzato. Era un’erba più veloce, anche se avevano già iniziato a rallentare le palline, che ti permetteva di essere estremamente aggressivo. La palla rimbalzava più bassa rispetto a oggi ed è questa la differenza più grande. Oggi si vedono lunghi scambi da fondocampo, infatti il campo si rovina sempre sulla linea di fondo per orizzontale, mentre a rete rimane immacolato. Prima non era così. Anche la velocità è cambiata: oggi le velocità sono quasi raddoppiate, si gioca molto più forte. Bisogna avere una grande capacità di spostamento e di adattamento sull’erba, non è facile“.

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