ESCLUSIVA – Santopadre sulla finale a Monte-Carlo: “È stata una partita a scacchi. Jannik ora sa fare tutto”

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Vincenzo Santopadre, Simone Vagnozzi, Umberto Ferrara e Jannik Sinner - Foto Felice Calabrò FTG

È stata la finale che il mondo del tennis bramava. E nessuno può di certo essere rimasto deluso. Jannik Sinner è diventato per la prima volta principe di Monte-Carlo, conquistando il quarto Masters 1000 consecutivo, il terzo nel 2026, piegando in due set l’arcirivale Carlos Alcaraz. Ha saputo cavalcare il vento del Principato e, grazie alle folate, si è riportato al numero 1 del mondo, detronizzando proprio il murciano dal gradino più alto del ranking.

A circa 700 km di distanza dal Monte Carlo Country Club, Lorenzo Ercoli – vicedirettore di Spazio Tennis – e Vincenzo Santopadre, coach di Lorenzo Sonego, si sono intrattenuti in una chiacchierata per analizzare in che modo l’altoatesino sia riuscito a battere Alcaraz.

È stata una partita straequilibrata. Spesso ci si chiede chi sia il più forte, ma la verità è che tra i due può prevalere l’uno o l’altro ogni giorno: dipende da chi si adatta meglio alle condizioni del momento – afferma Santopadre, che ha tenuto a sottolineare l’importanza della tenuta mentale di Sinner nel corso del match –. Oggi c’era molto vento, il che ha causato molti errori, sia per le condizioni climatiche, sia perché i giocatori non potevano esprimere la loro solita solidità, dovendo forzare ogni colpo. È stato un match di altissima intensità attentiva: mantenere la concentrazione elevata è fondamentale e, in questo, Jannik, al momento, è il numero uno del mondo. È migliorato notevolmente nella gestione dei tempi di gioco e nella copertura del campo: ora è difficilissimo fargli un vincente”.

Il nuovo Jannik

Per l’ex coach di Matteo Berrettini, la crescita e il miglioramento nei “nuovi” colpi portati da Jannik (su tutti il servizio e le palle corte) gli hanno permesso di ampliare le frecce al suo arco e, ora, potendo contare su una faretra ricca di dardi, per l’azzurro le strategie e le possibilità di variare nel corso della partita sono molteplici. “Nonostante Sinner abbia vinto cinque game di fila, l’equilibrio è rimasto costante, con scambi lunghi e palle game per entrambi. È stata una partita di scacchi. Bisogna dare tempo a chi prova soluzioni nuove: quello che sta facendo Jannik è grandioso perché ha il coraggio di sperimentare, come con la palla corta, anche in situazioni difficili. La sua grande capacità è quella di progettare queste novità in allenamento e avere la forza di eseguirle in gara nei momenti critici. Questi due ragazzi portano gli avversari allo sfinimento; perfino un giocatore come Machac ha ammesso che, per fare un punto contro di loro, doveva cercare il vincente su ogni singolo colpo”.

Cambi di classifica

Lo swing su terra è solo all’inizio. Con la vittoria a Monte-Carlo, Jannik ha messo nuovamente la freccia, superando sia nel ranking sia nella race il murciano, ma il controsorpasso può avvenire già a partire dalla prossima domenica a Barcellona, se Carlos trionferà nel torneo catalano. Un duello ricco di sorprese e continui saliscendi, destinato a non finire mai. “Credo che la loro umiltà riguardo alla classifica sia sincera e faccia parte della loro mentalità. Sono convinto che puntino a vincere più Slam possibili e che considerino il primato nel ranking come una conseguenza del loro miglioramento costante. Le condizioni sulla terra variano molto: Madrid è in altura e la palla viaggia velocissima, mentre il Roland Garros è un altro sport ancora, trattandosi di match al meglio dei cinque set. L’unica costante è che questi due continuano a vincere sempre”.

Sonego e Musetti

In chiusura, Santopadre ha poi raccontato le sue impressioni sul momento di Lorenzo Musetti e del “suo” Lorenzo Sonego, sottolineando insidie e difficoltà di un torneo come l’ATP 500 di Barcellona: “Sonego torna da uno stop molto lungo, una situazione nuova per lui. Dovrà essere bravo ad avere pazienza: se accetti di doverti guadagnare i risultati piano piano, arrivi prima alla forma migliore. Musetti sta cercando di ritrovare la condizione; a Melbourne l’avevo visto in grandissimo spolvero e credo che in futuro potrà rivestire un ruolo di alto livello, simile a quello di Rublev. Per quanto riguarda i campi di Barcellona, le righe senza chiodi li rendono un po’ più scivolosi. Il campo di allenamento è apparso più rapido rispetto al centrale, che risulta un po’ più lento, sebbene molto dipenda dalle condizioni meteo giornaliere”.

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