Max Sartori, ex coach di Andreas Seppi e attuale tecnico di Giulio Zeppieri alla Horizon Tennis Academy di Vicenza, è intervenuto a Spazio Tennis Live, la rubrica settimanale in onda ogni lunedì alle ore 22.00 sul canale YouTube di Spazio Tennis.
Nel corso della diretta – insieme a Giovanni Galuppo, coach di Francesco Maestrelli, e a Marco Bortolotti – Sartori ha analizzato in profondità il momento di Jannik Sinner, dalla vittoria del Sunshine Double alla gestione del calendario, fino agli aspetti mentali che oggi fanno la differenza ai vertici del tennis mondiale.
TIRARE FUORI IL MEGLIO QUANDO CONTA
Per Sartori, il percorso recente dell’azzurro non è una sorpresa, ma la conferma di una qualità che lo accompagna da sempre: “Jannik ha sempre dimostrato, fin da piccolo, che nei momenti complicati riesce a tirare fuori il meglio. È un ragazzo riflessivo, ha bisogno di tempo per metabolizzare quello che succede, ma poi non si tira mai indietro. Anzi, va a cercare qualcosa di nuovo per diventare più efficace e più vincente”.
Una crescita che oggi lo ha portato a un livello superiore: “Questa volta ha dimostrato di essere veramente molto forte. Il percorso può sembrare a tratti un po’ traballante, ma in realtà ha sempre avuto il controllo delle situazioni. Le gestisce a modo suo e le porta fino in fondo”.
Nei momenti decisivi, poi, emerge la vera differenza: “Quando si arriva nelle fasi importanti, lui mette una pressione incredibile e fa giocare male gli altri. Anche quando è sotto, riesce sempre a ribaltare l’inerzia”.
SINNER E ALCARAZ: UN ALTRO LIVELLO
Lo sguardo si allarga poi al circuito, dove secondo Sartori è ormai chiaro chi stia facendo la differenza: “Jannik Sinner e Carlos Alcaraz stanno dimostrando di essere di un altro livello. Sono giovani ma già dominanti”.
Il vero gap, però, non è solo tecnico: “La qualità superiore ce l’hanno, ma la differenza è mentale. Quelli dietro non hanno idea di cosa significhi essere numero uno al mondo”. Un paragone con il passato rende ancora più evidente il concetto: “Prima avevamo Rafael Nadal, Roger Federer, Novak Djokovic, Andy Murray, Stan Wawrinka: tutti volevano essere numero uno. Oggi ce ne sono due, forse tre”.
E tra questi, Sinner rappresenta un caso emblematico: “Jannik si sveglia tutte le mattine per essere numero uno del mondo. Non è che lo pensa: lo fa. Ogni giorno fa qualcosa per arrivarci”. Una mentalità che gli inseguitori non riescono a sostenere con continuità: “I giocatori dietro magari tengono quel livello per un mese, due mesi… loro invece lo fanno tutto l’anno”.
MONTECARLO, SI O NO?
Entrando nel tema calendario, Sartori si espone sulla possibile assenza di Sinner a Montecarlo: “Per me non giocherà Montecarlo. Arriva da una trasferta americana in cui ha fatto vittoria-vittoria, quindi ha speso tanto. Se avesse fatto meno strada, forse avrebbe giocato”.
L’idea è chiara: arrivare al top nei tornei chiave sulla terra: “Penso che si riposerà, si preparerà e poi giocherà Madrid, Roma e Roland Garros. È un filone lungo, che poi porta anche verso Wimbledon”. Anche dal punto di vista pratico, la scelta ha senso: “Per preparare bene la terra servono almeno 10-15 giorni. Per questo credo che si fermerà e lavorerà in modo specifico”.
L’ORGANIZZAZIONE DEI RISULTATI
Il tema della programmazione si lega a un concetto ancora più profondo: “Ho visto che ha iniziato a gestire molto meglio le pause tra i tornei. Questo ti fa capire che il suo obiettivo è diventare numero uno, non inseguire risultati settimana dopo settimana”.
Una mentalità che cambia completamente prospettiva: “Lui non corre dietro al risultato, perché sa che il numero uno arriva facendo le scelte giuste”. Anche nei casi negativi, l’approccio resta lo stesso: “Se fai la scelta giusta e perdi subito — cosa che praticamente non succede — la accetti e vai avanti. E su questo Jannik è bravissimo”. Il concetto chiave è uno: “Non rincorrono il risultato, lo organizzano”.
IL RUOLO DEL RIPOSO
Infine, Sartori si sofferma su un altro aspetto cruciale del tennis moderno: “Il riposo oggi è diventato una tappa dell’allenamento. Anzi, è quasi il primo allenamento: prima recuperi, poi ti alleni e poi gareggi”.
Un cambio di paradigma che si lega al livello del giocatore: “Se hai il livello, la prestazione arriva. L’importante è mantenerla di qualità”. E qui entra in gioco il lavoro del team: “Quando hai un giocatore così, devi tenerlo sempre pronto, sempre ‘vivo’. Questa è la vera bravura dell’allenatore”.
Diverso il discorso per chi è ancora in crescita: “Se il livello non c’è, devi lavorare sulla quantità. Ma quando il livello c’è, devi solo trovare le soluzioni migliori per quel giocatore”.
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