Gianluca Naso: “Fabio Rizzo e Alessio Di Mauro per risalire”

di - 12 Settembre 2014

Gianluca Naso

di Luca Fiorino

Grinta e determinazione da vendere. Questo è il ritratto di Gianluca Naso che, nonostante il periodo buio, non si dà per vinto. Sì, perché chi lo conosce bene, sa che è un combattente e non si rassegna al fatto di vedere il suo nome relegato a posizioni di classifica che non gli competono minimamente (attualmente n.437 del ranking). Le sensazioni sono più che positive tanto che il tennista trapanese confida in un repentino cambio di rotta nella speranza di tornare ai fasti di due anni fa.

Chi era il tuo idolo quando hai iniziato a cimentarti nel tennis?

“Da ragazzo mi ispiravo a Gustavo Kuerten. Al tempo (correva l’anno 2000) era numero uno al mondo e divertiva il pubblico con un tennis straordinario. Aveva vinto già due volte il Roland Garros e adoravo vederlo giocare. Era in assoluto il mio giocatore preferito, il suo rovescio era poesia in movimento”

Prima volta nel tabellone principale degli Internazionali d’Italia nel 2008 contro Guillermo Canas. Cosa ricordi di quel match?

“Porto con me ricordi più che positivi di quella partita. In quel periodo arrivavo da un ottimo momento, ero in gran fiducia. Avevo giocato bene a Monaco, battendo Rainer Schuettler (ex numero 5 della classifica Atp) e, complice anche qualche rinuncia, mi fu assegnata una wild card per Roma. Fu un’emozione incredibile appena scesi in campo perché mi ritrovai catapultato nella bolgia di quella che oggi si chiama Supertennis Arena di fronte agli occhi emozionati dei miei genitori e degli amici venuti a sostenermi da Trapani. Iniziai il match molto bene. La tensione era tanta e l’adrenalina alle stelle. Vinsi il primo set al tie-break lottando come un leone ma accusando troppa fatica. Senza presunzione alcuna, per come mi stavo esprimendo, penso proprio che avrei meritato di chiudere il set un po’ prima. Stavo giocando un livello di tennis per assurdo nettamente superiore a quello dell’argentino. Canas era tra l’altro reduce da un periodo strepitoso, in cui aveva battuto per due volte un certo Roger Federer sul cemento americano. Il mio match purtroppo si concluse con una sconfitta in tre set. Credo però che se avessi vinto il primo set con un 6-3 o un 6-4 giocando una mezz’ora in meno, magari nel secondo set sarei potuto essere un po’ più lucido”.

In quali anni ritieni di aver espresso il tuo miglior tennis?

“Il mio miglior tennis l’ho espresso principalmente nel 2008 e nel 2012. Nel 2008 a livello prettamente tecnico e tattico, mi sentivo in gran forma. Entrai nel tabellone principale di due Master 1000, ad Amburgo e a Roma, e disputai anche quattro tornei ATP battendo gente molto quotata. Sicuramente in quell’anno non ero così completo come sono ora. Ad oggi mi ritengo più esperto, sono migliorato negli spostamenti e al servizio. A quei tempi ero più giovane, gli avversari mi conoscevano meno, spingevo di più, ed ero consapevole di non avere nulla da perdere. Succede spesso che un tennista ha un grande exploit, e dopo pochi mesi rallenta un po’. Questo perché ti incominciano a conoscere e riescono a capire i tuoi punti deboli. Il caso di Alexander Zverev ne è la testimonianza. Ha avuto un acuto ad Amburgo, nessuno l’aveva mai affrontato e si sono ritrovati spiazzati dal suo modo di giocare. Nei tornei successivi, gli hanno preso le misure ed infatti sta facendo un po’ più di fatica. L’altro anno in cui ho dato il meglio di me, è stato nel 2012. Mi sentivo un giocatore più completo ed anche a livello di risultati sono stato molto più costante. Totalizzai solo nel secondo semestre quasi 200 punti. Avvertivo che i giocatori quando li incontravo, specialmente sulla terra rossa, avevano un po’ di timore nei miei riguardi. Non a caso ho raggiunto il mio best ranking (numero 175 della classifica Atp) in occasione della vittoria del Challenger di San Benedetto in finale contro Haider Maurer. In quell’anno ero in fiducia, soprattutto sulla terra, avendo vinto qualche partita a livello challenger. Dopodiché andai in Sudamerica ad inizio 2013 e giocai anche abbastanza bene, qualificandomi a Vina Del Mar. Tornando in Europa ho riscontrato qualche problema nella gestione dei punti in scadenza, accusando la tensione e perdendo la lucidità necessaria per mantenere quel tipo di classifica. Sono abbastanza certo che se dovessi ritornare in quelle posizioni, saprei gestirmi meglio avendo nel tempo accumulato l’esperienza giusta per affrontare certi tipi di situazioni”.

Da cosa è dipeso questo calo di risultati e la tua attuale posizione in classifica?

“All’inizio dell’anno ho fatto delle scelte che ai tempi furono fatte per cercare di migliorare il mio tennis. Una di queste decisioni fu quella di cambiare racchetta dopo ben 8 anni. Passai da una Babolat ad una Wilson, una racchetta un po’ più rigida, perché credevo mi potesse aiutare nel spingere ancora di più mantenendo allo stesso tempo un buon controllo sulla palla. Dopo cinque mesi in cui ho utilizzato questo tipo di attrezzo, i risultati non sono andati come speravo. La palla viaggiava molto meno e non riuscivo a comandare gli scambi come mi era solito fare. Ho deciso così di ritornare alla mia vecchia racchetta già da Cordenons. Non a caso in queste ultime settimane, anche se non ho totalizzato tantissimi punti, ho lottato contro tennisti che fino a qualche tempo fa non credevo di poter battere. Già a Como, in cui ho perso l’ultimo turno di qualificazione con Zopp (rivelatosi poi finalista del torneo), ho provato migliori sensazioni e maggior fiducia. Anche a Genova e Biella, negli ultimi due tornei Challenger da me disputati, ho percepito che il mio livello di tennis stava salendo. Ora mi sento molto meglio in campo, sono più tranquillo e a differenza di prima sono meno nervoso. Esprimendomi in percentuali, mi sento di dire che nell’ultimo mese ho provato un buon 70% di sensazioni positive contro un 30% di sensazioni negative, mentre prima era esattamente il contrario. Riguardo la mia attuale posizione nel ranking mondiale, riconosco che non sia facile dover partire dalle qualificazioni anche nei challenger ma è pur vero che se si gioca bene per un paio di settimane si possono fare i punti necessari per poter migliorare la classifica”.

Quali sono ora i tuoi obiettivi per il prossimo futuro?

“Innanzitutto questa settimana mi aspettano le qualificazioni per il torneo di Meknes, in Marocco. Starò lì per quindici giorni perché disputerò anche il torneo di Kenitra la settimana successiva. L’obiettivo è quello di tornare a competere nel migliore dei modi nei challenger, raggiungere quanto meno le semifinali o le finali, e perché no, magari anche vincere. Dopodiché inizierà la Serie A e giocherò nel frattempo qualche Future in Sardegna. L’ambizione più grande è però quella di recuperare le posizioni perse. Non nascondo che mi piacerebbe giocare le qualificazioni in Australia e magari vincere anche qualche partita prima dell’inizio della nuova stagione per poi iniziare l’anno con maggior fiducia in me stesso”.

Esempi come Luca Vanni e Paolo Lorenzi, che hanno ottenuto i migliori risultati nella seconda parte della loro carriera, possono rappresentare un’iniezione di fiducia?

“Sono dell’opinione che noi italiani maturiamo un pochino dopo. Ci sono le eccezioni come Fabio Fognini, che già in giovane età è riuscito ad entrare tra i primi cento al mondo, Andreas Seppi o lo stesso Simone Bolelli, ma la grande maggioranza dei tennisti italiani ha iniziato a giocare a livelli più alti solo dopo aver compiuto i 25-26 anni. A mio modo di vedere questo dipende dal fatto che in Italia non ci sono tanti bravi allenatori. I giocatori per essere completi e riuscire a competere con quelli più forti hanno bisogno di un po’ più di tempo per arricchire il proprio bagaglio tecnico e fare il salto di qualità. In Spagna ad esempio, già a 20 anni, ci sono ottimi tennisti che aiutati da ottimi coach sono già pronti a giocare tornei di un certo tipo”.

Oggi chi è il tuo allenatore? Quali sono le persone più importanti che ti hanno aiutato a crescere nel mondo del tennis professionistico?

“Il mio attuale coach è Fabio Rizzo ma a partire già dal torneo di Meknes sarò seguito anche da Alessio Di Mauro, ritiratosi da poco dal circuito. Mio padre e Rizzo sono state senza dubbio le due figure più importanti nella mia carriera. Prima di tutto mio padre (Enzo Naso, ex giocatore di prima categoria), che mi ha insegnato a giocare a tennis e mi ha dato lo slancio nel mondo professionistico. Fino all’età di 16 anni sono stato sotto la sua guida ed è stato il periodo in cui ho iniziato a giocare i primi tornei internazionali. E’ grazie a lui, che mi ha messo nelle condizioni tecniche ideali, se oggi ho ottenuto discreti risultati. Non meno importante è stato Fabio Rizzo: con lui ho ottenuto il mio best ranking, ed è l’allenatore con cui continuo a lavorare tuttora. Ora insieme al mio attuale coach, lavorerò con Alessio Di Mauro che già è nel team da qualche settimana. Ritengo che sia un’aggiunta importante al nostro progetto. Oltre ad avere un ottimo rapporto con lui, conosce molti dei giocatori all’interno del circuito. Sono certo che mi darà una grossa mano per risalire la china”.

Settimana di Coppa Davis: come pensi che l’Italia si comporterà in quest’impegno?

“Ho un buon presentimento, credo proprio che Fognini farà divertire un po’ di persone. Fabio sarà carichissimo solo al pensiero di dover affrontare Federer e Wawrinka. Quando non ha tanta pressione addosso, in appuntamenti di questo livello come una semifinale di Coppa Davis, rende sempre al meglio delle sue capacità. Basti pensare alla partita contro Andy Murray, è stato davvero un match incredibile. E’ vero anche che in quella occasione la pressione era maggiore visto che a Napoli si giocava in casa e sulla terra. Il suo difetto è non riuscire a gestire la tensione in partite che lo vedono favorito. In Svizzera, problemi di questo tipo non ci saranno dovendo affrontare due giocatori di livello assoluto. Per quanto concerne il doppio sono del parere che sia favorita la coppia azzurra. Fognini e Bolelli possono battere tranquillamente il duo svizzero. Federer e Wawrinka non costituiscono un doppio eccezionale e lo hanno dimostrato a più riprese negli incontri di Coppa Davis passati. Detto ciò, raggiungere la finale sarà un’impresa molto dura”.

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26 commenti

  1. dentmar

    Quindi per capire, l’allenatore che lo allena da una vita , gli fa cambiare racchetta , ed ha bisogno di 5 mesi per capire che con questa racchetta non va, e allora il buon Naso ricomincia con lo stesso allenatore mah..Spero che il bravo Alessio Di Mauro gli faccia fare la svolta

  2. Alessandro Nizegorodcew

    @tony71
    Si parla del 2012 infatti. Quando è tornato Top-200. Mi sembra ci sia scritto in maniera palese.

    @dentmar
    Non so come sia andata ma spesso la scelta del cambio di racchetta è a discrezione (anche giustamente) solamente del giocatore. Non sparare sentenze così dai, non sappiamo come siano andate le cose nel dettaglio

  3. Piero Emmolo

    “In Italia non ci sono tanti bravi allenatori”? Brandi con Delic;Antonini con Lu; CINÁ CON LA VINCI (É ANCHE SUO CONTERRANEO E “VICINO DI CASA”) il maiuscolo non è casuale, ma soltanto per coivolgimenti emotivi-tennistici personali particolari con Robertina; Lo stesso Piccari e la Knapp ; Piatti vabè, troppo scontato ; Nargiso con Krajinovic (ma questa è una mia scommessa) ,farà bene. Mi fermo qui. Tutti questi hanno fatto cose ottime. Delic l’ho visto dal vivo. Mi ha stupito. Ha tutto per arrivare in alto: grinta,volontà, fisico e, da ultimo ma non per jltimo, educazione e rispetto per l’avversario. Oggi ha annientato Sijsling. Che intende per bravo allenatore? bohh

  4. Piero Emmolo

    Sartori e Seppi; Fanucci(ex) e Volandri ; lo stesso Rianna. Era un’elencazione esemplificativa eh.

  5. dentmar

    @Alessandro Nizegorodcew

    Posso essere d’accordo ,sul fatto che la scelta della racchetta è un fatto soggettivo del giocatore, ma un coach, ripeto non sapendo i particolari,non si accorge che la palla esce in maniera diversa ,che i colpi una volta vincenti , diventano inefficaci, e poi con tutto il massimo rispetto per coach Rizzo,ma quali altri giocatori è riuscito a rendere migliori, Di Mauro grandissimo ,fantastico,esempio per tutti, ma mi risulta raggiunge il suo massimo sotto la guida del fratello Germano,Naso potenzialità incredibili , ma può essere che il suo grosso limite è stata una preparazione atletica non idonea per certi livelli ?
    E allora non ci si poteva concentrare a sviluppare più motricità, e reattività?
    Seppi prima di essere allenato da Sirola, ricordate come si muoveva?Comporto è andato da lui per dare una svolta dove è finito? Gestisce una pizzeria e gioca ogni tanto.Attenzione ripeto massimo rispetto per Rizzo e il suo staff,ma faccio certe riflessioni da appassionato e non critico tanto per farlo.

  6. Stefano

    “Non ci sono bravi allenatori…” 🙁

    E sarebbe questo il motivo per cui i nostri non combinano niente prima dei 26 anni? Ne deduco pertanto che Naso ritenga i suoi allenatori (il padre e Fabio Rizzo) degli incapaci, altrimenti non si spiega la sua classifica passata e attuale.

    Oppure, molto semplicemente, Naso è più scarso dei 20enni spagnoli, di Lorenzi o, santo cielo, di Zverev, portandolo a testimonianza (addirittura) della ridicola tesi che quando sei giovane puoi fare un exploit ma poi ti prendono le misure.

  7. bogar67

    Piero Emmolo scrive Piatti vabè, troppo scontato!!

    Ma quale scontato Piatti costa, si fa pagare 🙂

    Per dentmar, se ha trovato lo sponsor che paga e copre le spese cmq gira il mondo e si diverte sempre meglio di gestire una pizzeria, la sicilia è piena di pizzerie 🙂

    Naso
    Carriera Alto 175 16.07.2012

    Price money
    $ 352.262
    Singles & Doppio combinato

  8. Piero Emmolo

    @bogar67 Ammetto di averla capita con qualche istante di ritardo. 🙂 Comunque sul fatto che la Sicilia sia piena di pizzerie, da siculo insulare, posso darti ragione. Il siciliano è “manciuni” per eccellenza. 🙂

  9. cataflic

    Naso ha solo problemi di piedi in parte perchè è molto massiccio e pesante e bene aveva fatto a cercare di aumentare la sua velocità con allenamenti specifici.
    Perchè poi per aumentare la velocità dei colpi abbia preso una clava non lo capisco, perchè è potente ma non ha un braccio fulminante se non ci va dietro col peso.
    Dai Giallo cerca di risalire che 400 nusseposentì!

  10. Piero Emmolo

    @cataflic Giusta osservazione. Gioca con la Babolat pure storm tour. La mazza di Gonzalez, per intenderci. Che aveva tutt’altro braccio e un soprannome degno di quell’attrezzo. Nemmeno può dirsi non c’abbia provato. Quando i risultati vengono meno si tenta di tutto per cambiare rotta. Io avrei optato per un telaio sempre Babolat, ma meno tosto della storm. La Babolat Roddick+ ad esempio, la mia pupilla, long body e più pesante della classica pure drive, si assesta sui 335gr incordata, racchetta maschia, più maneggevole ma simile per inerzia e controllo alla storm. Opportunamente customizzata, sarebbe stata un passaggio meno traumatico e magari più proficuo. Chissà.

  11. Alessandro Nizegorodcew

    @Stefano
    Che abbiano in poco tempo preso le misure a Zverev è palese. Il ragazzo però ha grande talento, è giovanissimo, e troverà il modo di ovviare a tutto ciò. E’ un tennista in erba e diventerà molto forte ma obiettivamente oggi, dopo l’exploit di Amburgo, basta giocare in un certo modo (ovviamente parliamo di livello Atp) per batterlo.

    Sugli allenatori. Tutti noi sappiamo che i coach di livello ci sono, sono bravissimi (se non bravissimissimi), ma sono oggettivamente pochi.

    @dentmar
    Io veramente Antonio Comporto lo avevo lasciato che si allenava con Lisa Sartori. Antonio ragazzo bravissimo, buon tennista, ma obiettivamente non credo che con un altro coach sarebbe arrivato top-100 eh. Non si possono fare miracoli. Non è che Piatti se da domani allena me mi fa entrare nella classifica Atp eh!

    Inoltre vorrei aggiungere che bisognerebbe vedere degli allenamenti, capire un percorso, conoscere la programmazione, seguire i match a bordo campo. Tante cose bisognerebbe fare per capire un coach e un suo giocatore.

  12. Piero Emmolo

    Esatto Ale. I miracoli non li fa nessuno se non c’è la materia prima. Naso è della prov.di Trapani, come me. L’ho visto giocare dal vivo decine e decine di volte. E ti dico che è un onesto giocatore che, a parer mio, ha avuto un apice e buoni sprazzi in carriera, raggiungendo il massimo che poteva raggiungere(forse forse una ventina di posizioni in piu oltre il BR 175, ma non oltre). Il che è comunque da lodare.

  13. Stefano

    @ Alessandro

    Zverev è un 97, ma che significa che gli hanno preso le misure? Ci mancherebbe che un 17enne da un giorno all’altro si mette a battere tutti, non siamo più ai tempi di Becker, è normale che perda delle partite, anche non necessariamente perchè gli hanno preso le misure. E poi quali exploit ha mai fatto Naso per accostarsi a Zverev? Nel 2008 era già 21enne, e come migior risultato, se non ricordo male, ha passato un turno in un 250

    Come dice Piero Emmolo, giocatore onesto che ha fatto probabilmente il massimo per le sue doti, bravo lui, ma per favore non mettiamoci a dire che non è arrivato più in alto perchè non ha trovato il coach giusto o perchè da giovane hanno preso le misure al suo gioco.

  14. Alessandro Nizegorodcew

    @Stefano
    A me sembra che Naso abbia detto che si arriva tardi (non lui, dice in Italia) per mancanza di un buon numero di coach all’altezza. Non si è mai paragonato a Zverev sotto il profilo tennistico dio mio, come fai solo a pensare una cosa del genere? Ha solamente fatto un esempio di un altro giocatore che era uscito fuori e che poi ha vinto successivamente molto poco perché hanno capito (oggi) come affrontarlo. Domani, grazie al lavoro, sarà lui a sorprendere nuovamente gli altri. Come si faccia a parlare male di Naso, interpretando a caso le sue parole, mi pare assurdo, tutto qui. Poi liberi di pensarla come volete, ma travisare volontariamente le parole è un’altra cosa

  15. Stefano

    Alessandro, ma scusami, è Naso che paragona il suo exploit a quello di Zverev, mica io. Se sono ancora in grado di leggere riporto quanto sopra:

    “A quei tempi ero più giovane, gli avversari mi conoscevano meno, spingevo di più, ed ero consapevole di non avere nulla da perdere. Succede spesso che un tennista ha un grande exploit, e dopo pochi mesi rallenta un po’. Questo perché ti incominciano a conoscere e riescono a capire i tuoi punti deboli. Il caso di Alexander Zverev ne è la testimonianza.”

    Come puoi venire a dirmi che interpreto e traviso le sue parole, quando sei tu stesso ad averle messe per iscritto.

    E ribadisco che Zverev ha perso qualche partita (peraltro da Montanes su terra e Paire su cemento, non proprio da scarsoni) non soltanto perchè “gli hanno preso le misure”, ma perchè il suo gioco è in evoluzione tecnicamente ed è normale prendere delle stese.

    Se mi parlassi di Mischa Zverev potrei anche capire il discorso, lui sì che hanno capito come affrontarlo e non ha più fatto nulla, ma era un giocatore molto limitato, niente a che fare con Alexander.

    E poi io non parlo male di Naso, secondo me ha fatto il massimo che le sue doti gli consentivano di fare, l’ho già scritto sopra.

  16. bogar67

    Piero Emmolo
    io Piatti come canta Carapezza non me lo posso permettere 🙂 per cui vado al risparmio. Mi sono giá organizzato.per il prossimo anno. Mi affitto un monolocale sull’isola d’elba quando Piatti fa uno dei suoi stage, mi piazzo con um binocolo e gli rubo il mestiere. 🙂

    Rimanendo in tema pensate che la carriera di Naso senza Rizzo ma con Piatti si sarebbe evoluta in maniera diversa?

  17. Piero Emmolo

    @Alesandro Niz. Comporto si è ritirato; forse continuerà a giocare la serie A ma da un due anni gestisce una pizzeria a Palermo. E qui mi riconnetto a @bogar67 che parlava di pizzerie in Sicilia. Quanto al quesito che hai posto, penso proprio che con un tecnico di maggior livello, non me nw voglia male Rizzo, avrebbe raggiunto quelle 20 posizioni ( di cui parlavo sopra) in più rispetto al best ranking di numero 175. MA non oltre. Semplicemente della classe ’87, dei tre che parevano più accrditati a raggiungere alti livelli (con Arnaboldi e Fognini) solo quest’ultimo ha veramente fatto il salto, anche perchè più talentuoso e dotato fisicamente degli altri,s’intende…

  18. Monet

    @ piero emoòo,non è vero che fognini era piu talentuoso di arnaboldi e naso,fognini ha fatto solamente le scelte giuste nei momenti importanti,gli altri due no….!!!

  19. Alessandro Nizegorodcew

    @Stefano
    No Stefano, confermo, leggi male. Il paragone su Zverev è solo sul fatto che hanno preso le misure a entrambi. Non tennistico, né di potenzialità. Mai.

  20. Bob

    discussione interessante. Io ho visto Naso un po’ di volte in streaming a molti anni fa dal vivo. A me sembra che il sup problema sia la testa. Non vince quasi mai le partite tirate. Al terzo set sembra crollare. Spero-gli auguro-che Di Mauro lo aiuti in questo. Lui si’ che non molla(va) mai…

  21. cataflic

    Monet…seh…! tu dici?
    Ma secondo te Naso e Arna quand’è che si sono ingrippati? Per me Fabio(che poteva tranquillamente finire anche lui a fare futures, anzi …a lavorare!) aveva una marcia in più ed inoltre ha fatto pure le scelte giuste.

  22. rikys

    Fare le scelte giuste presuppone di essere nelle condizioni di poter scegliere, chi mi dice che Naso e Arnaboldi a differenza di Fognini abbiano avuto le sue stesse possibilità? Poi sono d’accordo anch’io con cataflic che Fabio ha una marcia in più rispetto agli altri.

  23. Monet

    giallo e andrea vengono da due ottime famiglie ………dove le palanche non mancano…….forse a uno manca il….fisico,mentre l’altro ne ha …troppo!!!!!

  24. bogar67

    Monet
    Come genitore sei stato bravo a fare le scelte giuste oppure hai avuto semplicemente fortuna?

  25. Luca Fiorino

    @Stefano

    Mi dispiace ma Gianluca non ha fatto nessun tipo di paragone tra il suo exploit e quello di Zverev. Ha semplicemente detto che quando si è giovani e da poco nel circuito (che sia Atp o challenger) gli avversari non ti conoscono e si fa dunque più fatica a leggere il gioco. Poi, piano piano che si prendono le misure, vuoi per averci già giocato, vuoi perché tra tennisti ci si parla, può accadere che il giovane faccia molta più fatica. Quindi il paragone è, come dice Alessandro, basato sul fatto che sia a lui che a Zverev, parlando tra colleghi e affrontandoli, hanno preso le misure e adottato i giusti schemi di gioco per metterli in difficoltà e rallentare la loro crescita.

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