Gonzalo Vitale: “Crescere senza guardare il ranking”

di - 3 Ottobre 2015

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di Paolo Angella

Gonzalo Vitale vive nel mondo del tennis da quando era ragazzino. Nato in Uruguay, ottima carriera giovanile come tennista, ben presto ha girato prima il Sudamerica e poi tutto il mondo per preparare ragazzini e ragazzine, alcuni dei quali poi sono arrivati alle prime posizioni del ranking mondiale. È molto di più di un maestro di tennis, un po’ psicologo, un po’ filosofo. Ora vive e lavora in Svizzera e allena una serie di ragazze, la più titolata delle quali è la nostra Georgia Brescia, cresciuta tantissimo, sia nel gioco, che nel ranking, da quando lavora con Gonzalo. Le risposte alle nostre domande sono tutto tranne che scontate e banali. Ripercorriamo con lui la sua lunga e variegata carriera e poi parleremo della sua attuale esperienza con Georgia Brescia.

Quando è iniziata la tua passione per il tennis?

gonzalo 03Il tennis non è mai stata una passione. Non ricordo quando ho preso la racchetta in mano ma mi ricordo bene che a 15 anni lavoravo nel Carrasco Lawn Tennis di Montevideo. Tutti nel “Plantel de Entrenamiento”, come si chiama la divisione agonistica in Sudamerica, dovevamo lavorare un tot di ore alla settimana con i bambini e far palleggiare i più bravi tra gli allievi. C’è sempre stato molto da lavorare. E poi, dopo aver lavorato con i bambini, dovevo anche allenarmi. A fine giornata ero sfinito. La mia vera passione è collezionare “antivibra”, quei gommini che servono ad impedire le vibrazioni nelle racchette. Pochi giorni fa ho pubblicato una foto in Facebook, quindi chi vuole collaborare, accetto i regali.

Sei nato in Uruguay, ma hai vissuto in giro per il mondo. C’è un luogo che senti “tuo” o ormai ti senti cittadino del mondo?

Per anni ho avuto molta confusione in testa e sentivo sempre il bisogno di avere in tasca i soldi per prendere un aereo per Montevideo anche se comunque non succedeva spesso di poter tornare a casa, perché sono sempre stato all’estero per lavoro e non potevo andare e tornare in continuazione. Da qualche anno ho sviluppato una maggiore facilità di adattarmi, forse da quando ho imparato a non cercare l’Uruguay fuori dal Uruguay. Ho finito il rapporto con le cose tradizionale del mio paese come per esempio il calcio e la carne. Non va bene essere prigioniero di abitudini.

Potevi forse diventare un bravo giocatore professionista, ma sei passato presto ad allenare ragazzi; è questo il ruolo che ti ha dato più soddisfazione? Hai sempre preferito preparare e seguire ragazzi piuttosto che giocare tu stesso?

Non ho mai pensato a me stesso come giocatore professionista. Non credo aver di neanche mai provato seriamente di diventarlo. In Sudamerica è diverso che da voi in Italia. Vai ad allenarti tutti giorni, sei campione nazionale otto volte, sei tra i primi tre della classifica dall’under 12 all’under 18 ma non puoi permetterti di vivere di tennis. Era impensabile. Ho fatto il mio primo ITF a 16 anni quando giocavo nel COSAT (Confederazione Sudamericana di Tennis) girando tra tornei locali. Andavo in Argentina per allenare e intanto frequentavo anche un corso. Davo qualche ora di lezioni di tennis a Punta del Este e frequentavo un altro corso. Ero molto attratto della psicologia sportiva ma non dallo studio teorico, più dai modi in cui i giocatori l’applicavano. Forse questo mi ha portato a tentare di inserirmi in qualche team per capire certi funzionamenti della psiche del tennista. A 18-19 anni ero già nel gruppo della Coppa Davis come sparring, viaggiavo con qualche giocatore sudamericano, lavoravo per la federazione uruguaiana ero nelle organizzazioni dei tornei ATP in diverse nazioni e poco dopo sono finito in giro per il mondo con Carlos Moya, Alberto Berasategui, Jordi Arrese, Jordi Burillo, Alex Corretta, Pato Clavet e altri della “armada spagnola” a fare non so bene che cosa in giro per i tornei. A 20 anni avevo già girato tanto, avevo esperienza e tanti diplomi. Poi ho passato molto tempo con Diego Perez (ex 27 ATP) ma è a Jose Luis Damiani (ex 32 ATP) che devo la mia carriera. È fondamentale che qualcuno creda in te per diventare un buon allenatore. Ho iniziato a lavorare con i maschi ed ora invece lavoro con le femmine. Non ho idea del perché, ma lavoro e mi sento molto più a mio agio con le ragazze.

Nella tua carriera di coach hai seguito giocatori e giocatrici molto importanti, anche vincitori di Slam. C’è qualcuno che ricordi con maggiore affetto rispetto agli altri? Magari anche per l’aspetto umano oltre che tecnico

Non oserei fare un nome. Anche perché ho la memoria molto corta per queste cose. Le soddisfazioni le ricevo ogni giorno dalle persone che credono in me e fanno tanti chilometri per raggiungermi in Svizzera, dove lavoro ora. In generale non sono stati i migliori giocatori a darmi le gioie più grandi. A volte vincere un torneo di basso livello o fare una buona prestazione dà più soddisfazione che uno Slam. Sono stato licenziato più di una volta dopo aver raggiunto un obiettivo con una giocatrice già formata. Invece quando si fa un buon risultato in un torneo under 18 o un ITF i rapporti diventano veramente solidi. Dopo la vittoria sempre arriva la crisi ma poi si risale più forte di prima. Con i pro, quando dopo la vittoria viene la crisi, c’è spesso il cambio di allenatore. Non mi piace la ricerca degli obiettivi immediati. Non ho fretta e applico sempre il metodo di crescere con passi solidi e una strada lenta. Credo tanto nei rapporti a lunga durata.

Secondo te perché un ragazzo dovrebbe iniziare a fare tennis o comunque sport? Si può parlare di un ruolo “sociale” dello sport per i nostri ragazzi, nel senso che lo sport aiuta a farli crescere più sani, ma anche più socialmente inseriti

gonzalo 01Lo sport serve. E inutile che sia io a spiegare i vantaggi di fare sport. Ma con i tempi che corrono basta pensare che lo sport allontana i giovani dal tempo libero. Il tempo libero è una delle cose più pericolose che possa avere un ragazzo. Il tempo libero è diventato tempo per i social network, la tv o per essere sulla strada. Nello sport il brutto batte il bello, il piccolo vince contro il grande. Si fa squadra, si lavora in gruppo. Il tennis è un ottimo sport di squadra, lo è stato sempre. Ogni volta che un giocatore vince un torneo corre ad abbracciare qualcuno o dedica la vittoria a qualcuno. Il tennista che pensa di essere forte grazie a se stesso si sta perdendo la parte più bella di questo sport. In Europa ho notato che i ragazzi non fanno la doccia al circolo, invece è proprio nello spogliatoio che si forma la squadra. I ragazzi che palleggiano un’ora e vanno a casa stanno sudando, facendo esercizi e basta. I ragazzi che invece vivono il circolo stanno facendo carriera. La doccia al tennis dovrebbe essere obbligatoria per chi fa agonismo. Oltre a rilassare i muscoli è proprio la fine dell’attività. La partita non inizia con il riscaldamento e finisce con il defaticamento. Inizia cambiandosi per giocare nello spogliatoio e finisce sotto la doccia. Lo sport insegna codici, rispetto verso l’allenatore, buon comportamento, seguire un regolamento, rispettare arbitri e avversari.

Parlando del tennis, secondo te è ancora uno sport troppo “elitario” per ricchi oppure anche chi non ha disponibilità economiche ingenti da parte della famiglia ha la possibilità di emergere?

Assolutamente no. Elitario è avere un allenatore privato ma perché dovrebbe essercene bisogno? Il tennis non è uno sport meccanico dove tu impari un movimento e dopo tante ore riesci a farlo, facendo così ti troverai spesso a colpire a vuoto. Per giocare bene tennis bisogna capire come rimbalza la pallina, come si muove e dopo come rimbalza in diverse superfici e dopo con diverse palline e a che velocità e con che effetto ti arriva, praticamente basta avere una racchetta e giocare contro un muro. Non sbagli mai e le risposte sono tutte diverse. Il problema più grosso è che un’ora di campo in inverno coperto in Italia non scende a meno di 20/30 euro, in Svizzera, in Ticino a meno di 30/45 euro. In altre nazioni non è così caro giocare a tennis. In Francia o Stati Uniti è pieno di campi comunali. In Spagna o in tanti altri paesi con un abbonamento normale a un circolo si può prenotare un campo da tennis e giocare senza ulteriori spese. In Italia comunque penso che chi abbia le doti per giocare e non ha disponibilità economica possa emergere ugualmente. Qualunque circolo ha racchette e palline da prestare. Forse sarebbe da chiedersi perché un circolo comunale debba essere gestito come un circolo privato e perché, se la manutenzione del circolo proviene da fondi pubblici, non diventi gratuito giocare a tennis in quel circolo. Non capisco neanche perché i campi da minitennis vengano montati dentro di un campo da tennis e sotto un pallone anche a ottobre quando fuori si gioca a 25 gradi. Gli stessi bambini che devono giocare tennis in un pallone riscaldato possono andare a giocare calcio sotto la pioggia? Ovviamente non voglio generalizzare, ci saranno dei circoli che sono l’eccezione. Io lavoro all’85% dell’anno in campi outdoor, non è che chi gioca con me non si possa permettere un campo coperto ma preferisco spendere i soldi per giocare tornei. Certo che non rifiuto un campo coperto qualche volta, ma è difficile giocare tennis professionale giocando indoor per 5 mesi all’anno.

In generale quando inizi a seguire un giovane tennista preferisci adattare le tue idee e la tua visione di gioco al suo potenziale naturale o comunque che è stato costruito fino a quel momento, oppure cerchi di insegnargli subito un nuovo modo di giocare a tennis?

Normalmente chi arriva da me ha un’età in cui ha già un gioco già definito. Intendo che se gioca a due mani, continuerà a giocare a due mani. Non cambierei mai un colpo ad un agonista. Lo modificherei soltanto. Cambiare un colpo è frustante. Sono sicuro al 200% che nessun giocatore sarebbe arrivato più in alto con un colpo diverso. Federer avrebbe vinto più Slam con rovescio due mani? Nadal avrebbe sviluppato il gioco difensivo che lo ha fatto diventare il giocatore che è con un servizio come quello di Roddick? Serena Williams sarebbe stata più forte giocando lo slice per cambiare ritmo? La cosa che insegno subito è soffrire. Parlo di sofferenza agonistica ovviamente. Non serve star male. Insegno a non fare le cose meccanicamente e a cercare di imparare a giocare di istinto. La prima cosa che faccio è cercare di tirare fuori il massimo che un colpo può dare, prima di modificarlo. Nel tennis i blocchi sono principalmente mentali e solo dopo tecnici.

Da un po’ di tempo a questa parte stai lavorando in Svizzera. Come ti trovi in Ticino?

Se fossi un giocatore non penserei mai in venire a vivere in Ticino per allenarmi. Le strutture ci sono ma non hanno spazio per le esigenze di chi pratica competizione agonistica. Il tennis in Ticino è in crisi da sempre. I giovani arrivano a una certa età e poi vanno in Svizzera francese o tedesca a studiare e si perde una gran quantità di ragazzi con un livello potenzialmente alto. Le famiglie che provano ad appoggiare i ragazzi lasciandoli tentare un anno di esperienza tennistica lo fanno generalmente all’estero perché il Ticino non offre tennis dopo un certo livello agonistico e spesso provano a passare ai tornei pro quando sono ancora troppo giovani per farlo. Alla fine diventa solo una perdita di tempo perché, più che seguire un sogno per il ragazzo, diventa un fatto commerciale per l’Accademia che sa di ricevere un giocatore per un periodo limitato. Per rispondere alla tua domanda su come mi trovo in Ticino come residente devo rispondere che nessuna nazione mi ha accolto così bene come la Svizzera. Ho sentito parlare della freddezza elvetica, ma non sono per niente d’accordo. Almeno la mia esperienza è positiva e diversa da altre situazioni negative successe in altre nazioni.

Ti appoggi a qualche circolo in Svizzera o in Italia?

Purtroppo i circoli hanno il modello prestabilito e un gruppo di lavoro come il mio non entra nel loro modello. Io sono mobile e non ho orari nei giorni stabiliti per allenare così come non ce l’ha la competizione. Nessuno sa che ora e in che condizioni climatiche si giocherà la partita del torneo a cui si è iscritto 3 settimane fa. Io normalmente lavoro in un campo mio privato in Svizzera in erba sintetica (una superficie che permette giocare tutto l’anno) e in un campo in terra a casa di una delle ragazze che seguo a Fino Mornasco in Brianza. In inverno programmo la preparazione invernale in base al meteo. Quando nevica o piove facciamo atletica quando il meteo lo permette usciamo a giocare. Alla fine in 2 mesi di inverno credo riusciamo a giocare 4 settimane outdoor e 4 settimane di atletica alternandoli. Se la natura decide diversamente e ci regala più giorni di freddo dal previsto cerchiamo qualche campo coperto ma l’inverno scorso siamo andati più o meno 10-15 volte. Non è un programma deciso a tavolino, ma è un programma fatto in base alle nostre disponibilità.

Ora stai seguendo soprattutto Georgia Brescia, che è cresciuta tantissimo nell’ultimo anno in termini di classifica arrivando al best ranking alla posizione numero 364. Credi che possa veramente diventare una top player?

È difficile lavorare per creare una top player. Come con qualunque persona che arriva a giocare tennis, l’allenatore ha il compito di darle un bagaglio tecnico e anzitutto una cultura sportiva. Con cultura sportiva non intendo vietare un gelato ogni tanto. Per esempio intendo insegnarle a capire il momento in cui è in grado di sapere cosa può permettersi di mangiare e cosa no. La giocatrice deve capire se in quel momento deve curarsi o deve consumere calorie. Georgia è riuscita a passare da comunicare con un tono di capriccio, dall’idea che tutto sia dovuto, a una umiltà che ogni tanto stupisce anche me. E’ diventata esigente con se stessa. Lei adesso è più ricca. E’ più consapevole dei suoi errori e non ha idee di cosa può fare o dove può arrivare. Quindi neanche io. E difficile rispondere a questa domanda. Sono tanti fattori messi insieme che fanno la carriera. Lavori per anni al buio e un giorno si accende una luce, se le tue aspettative sono troppo alte, sicuramente non la noterai. Altrimenti ti illumina la strada e ti fa andare un pochino più avanti.

I quattro titoli che Georgia ha vinto finora pensi che siano la molla che possa farle capire anche mentalmente che è in grado di crescere ancora?

gonzalo 05Crescere ancora non dipende dei titoli che ha vinto. La crescita a livello di classifica dovrebbe esserci senza problemi per la maniera che è stato fatto il suo calendario e per il livello acquisito. Non penso che i suoi risultati a livello di 10.000 dollari siano stati fatti in settimane in cui ha giocato bene. Oltre ai quattro titoli vinti ci sono anche altre due finali. E’ proprio che ha un livello che la rende competitiva in questa fascia di tornei anche giocando male.

Per i prossimi mesi che obiettivi vi siete posti? Avete una classifica che contate di raggiungere entro l’anno o entro i prossimi 6 mesi ad esempio?

Difendere i 100 punti che ha non dovrebbe essere un problema se il fisico e altri fattori le permettono di giocare. Da questo momento lo scopo è non andare indietro nella classifica attuale. Continuare ad essere costante nella competizione e prima di tutto negli allenamenti. Potrebbe succedere che perda qualche punto e non riesca a difendere la sua classifica perché in queste momento non sta giocando per difendere altrimenti avrei programmato di giocare a Santa Margherita di Pula e non in Messico. La sua programmazione sarà fatta per non retrocedere almeno per i prossimi due anni cercando comunque di alzare il livello quindi alternando con tornei un po’ più alti. Se sale ancora lo dirà solo il tempo.

Arrivare a fare le qualificazioni in uno Slam nel 2016 pensi sia fattibile oppure è un obiettivo troppo difficile almeno per il prossimo anno?

Siamo consapevoli che non sarà top 100 nei prossimi due anni, i tornei del grande slam non ci interessano. Sono solo quattro all’anno. Voglio programmare un calendario cercando di starci dentro con il budget prefissato. Come ho detto all’inizio questa non è la mia passione e forse anche per lei non è il suo sogno. Questo è il nostro lavoro.

Georgia gioca con dritto e rovescio bimane. Hai provato a farle staccare la mano sul dritto oppure ritieni che ormai la sua impostazione sia questa e non debba più cambiarla? Quali sono i principali problemi a usare questa impugnatura e, se ci sono, i principali vantaggi?

Non cambierei mai la sua impostazione. In tanti mi invitano a farlo, ma a me piace. Ogni giocatore ha un suo particolare e Georgia è bimane. Anzi non mi piace il modello di giocatrice formata senza un dettaglio tutto suo. Lei è così. Espressiva con il corpo. È il suo particolare. Penso sia davvero difficile insegnare a giocare due mani quindi è un fattore che già non si può creare, è unico. Io non vedo problemi su questo e vedo soltanto vantaggi. Non dico vantaggi nel diritto bimane in generale, intendo vantaggi nel diritto bimane di Georgia. Non è facile farle un punto aprendo angoli o spostandola. Sono altri i colpi in cui lei perde i punti. A tutti piace il rovescio a una mano nelle femmine ma piace anche il rovescio due mani nei maschi. Questo è perché escono della generalità. Adesso vado a memoria con le statistiche ma credo siano più le ragazze che giocano il rovescio a due mani di quelle che giocano a una. Credo anche che siano di più quelle che giocano meglio nel lato del rovescio che del diritto e, in generale, tutte quelle con rovescio a due mani rispondono meglio di quello che servono. Georgia ha tutti questi vantaggi dei due lati. È geniale. Adoro il bimane nel suo caso. Per non parlare degli angoli che si riescono a trovare. Ricordo che questa domanda sul diritto bimane l’hanno già fatta un po’ di tempo fa e lei è ha risposto che il vantaggio è che riesce ad aprire più angoli con i colpi bimani, lo svantaggio è che ancora non sa farlo.

Come programmazione, ormai avete deciso di abbandonare i 10.000 dollari e fare solo tornei dai 25.000 in su, oppure credi che magari fare (e vincere) altri 10.000 possa servire sulla sua fiducia anche se poi sono pochi i punti guadagnati?

La programmazione di Georgia sarà in base alla quantità di partite che gioca e non in base alla classifica. Abbiamo stabilito una media di partite che vorrei rispettare. In questa media di partite non conto gare squadra o esibizioni. Ovviamente non pretendo che giochi 20 partite da gennaio ad Agosto e 40 il resto del anno. Più o meno devono essere distribuite in tutto l’anno. Sarà il suo numero di partite a dirci se siamo programmando bene o dobbiamo scendere un po’. Una cosa deve essere chiara: Georgia non è una 350 WTA che vale 100 WTA quindi non bisogna andare a perdere tempo giocando tornei impossibili per arrivare non so dove nel minimo tempo possibile. È vero che ci sono altre giocatrici più giovani di lei già top 100 e anche top 20 ma non deve essere lo specchio su cui rifletterci. Georgia deve formarsi e non salterà nessun gradino della scala per salire, perché dopo sono gli stessi gradini che devi saltare quando scendi. Sento spesso dire che vincere un 10.000 dollari porta pochi punti. Georgia ha più o meno 100 punti. Vincere un 10.000 sono più meno i 10% dei suoi punti in una sola settimana. È tanto.

Parlami infine della Georgia, ragazza di 19 anni. Quale è il suo carattere, quali i suoi principali pregi e difetti quando è fuori dal campo?

È una ragazza sensibile e a volte troppo emotiva. È riuscita a crearsi un carattere fuori dal campo che deve ancora portare dentro il campo. Chi l’ha vista giocare avrà notato una Georgia con lacrime di rabbia e spesso buttando fuori urli di gioia. È ironica e ha una grande capacità de ridere di se stessa. È diretta e apprensiva. Sembra facile avvicinarsi a lei ma non lo è e può dare l’impressione di avere una personalità che invece non ha. Penso che il suo più grande difetto sia di essere testarda. Mi fa arrabbiare spesso. Litighiamo tanto, quasi tutti giorni ma siamo ancora insieme, da questo punto di vista l’essere testarda è anche il suo pregio.

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2 commenti

  1. bogar67

    Bella intervista, su alcune cose mi trova d’accordo e su altre no.

    “I tornei del grande slam non ci interessano. Sono solo quattro all’anno.”

    Qui ad esempio non sono d’accordo, sono i tornei dove si guadagna di più, basta fare due o tre turni e ti sei pagato l’attività per altri tre anni, poi se è la Brescia che ha il campo privato, che ha genitori benestanti da poter permettersi una costosa programmazione è un altro conto.

    “Non bisogna andare a perdere tempo giocando tornei impossibili per arrivare non so dove nel minimo tempo possibile”

    Qui sono in parte d’accordo se no si rischia di avere una nuova Dentoni o in ultima la Barbieri però se una pensa di averlo il livello da poterlo confermare anche dopo non ci vedrei nulla di male.

  2. dario

    bella intervista..

    credo pero che… se hai doti.. ma non hai almeno 15 mila euro da investire (da quando hai 13 anni) all’anno… non arrivi…

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