Intervista a Giulio Di Meo, “tennis champagne senza rigor di logica..”

di - 19 Luglio 2008

di Alessandro Nizegorodcew

Quante volte in Italia si è parlato di talenti inespressi, di giocatori che avrebbero potuto diventare tennisti di livello, ma che, per un motivo o per un altro, hanno fallito? Fino a qualche mese fa l’emblema di queste teorie poteva essere identificato in Giulio Di Meo, classe 1982, attualmente intorno alla posizione 600 Atp. La nostra conversazione con Giulio inizia proprio analizzando le sue grandi potenzialità inespresse: “Mi sono messo a fare sul serio perchè mi sono stancato delle persone che continuano a dirmi che sono un cretino, perché nessuno gioca me! In realtà avevo deciso di provarci già lo scorso anno, ma dopo un paio di buoni tornei mi sono rotto la spalla al challenger romano del Garden. E così ho dovuto aspettare questa stagione. Devo dire che le cose stanno andando bene se consideri che con 5 tornei disputati sono già 600 del mondo.

Giulio, hai iniziato a giocare intorno ai 10 anni, piuttosto tardi rispetto alla media..
Ho iniziato a giocare a tennis a Velletri, al Colle degli Dei con i maestri Renato Pompei e Luca Castrichella. Sicuramente tardi rispetto alla media dei giocatori in circolazione, ma parliamoci chiaro: io ho iniziato a giocare seriamente da un anno. Tardi?!”

Forse non tardissimo, se consideriamo che un tennista di talento e ben preparato fisicamente può scalare la classifica in un paio di anni, anche partendo da zero.”

Allora raccontaci come e quando hai capito di voler fare il tennista seriamente?
Come ti dicevo già l’anno scorso, prima dell’infortunio, ci stavo provando. in questa stagione ho giocato tante buone partite, anche contro gente intorno al 200 del mondo. Ma se devo dirti la verità, la partita che mi ha fatto capire di essere diventato un mezzo-giocatore è stata quella contro Vincenzo Santopadre in un Open a Frosinone. Il gioco di Vincenzo mi da particolarmente fastidio e aver vinto 61 al terzo è stata la dimostrazione di una buona solidità mentale, tecnica e tattica. In quell’occasione ho battuto altri buoni giocatori come Gorcic, Luzzi, Veronelli e Gonzalia; ho vinto quell’Open, così come tutti gli altri a quali ho partecipato.

Giulio, tu hai un gran braccio; tennis brillante e talento cristallino. Come definiresti il tuo tennis?
Se vuoi posso usare la definizione che ha coniato per me “Vince” Santopadre: un gioco champagne senza rigor di logica. Credo possa rendere bene l’idea. Solo talento senza allenamento, fino a quest’anno almeno. Che poi magari se mi alleno gioco peggio, non si sa mai..ma mi è sembrato giusto correre il rischio.

La decisione tardiva di provare a fare il tennista professionista è dovuta ad alcuni sacrifici che in passato non ti sei sentito di fare?
I sacrifici in questo mondo sono più che altro economici. Fino a che non arrivi ad un certo livello, le spese superano le entrate. Quindi diciamo che il sacrificio è sostanzialmente quello economico. Nel giro di due anni voglio arrivare nei primi 200, giocare le quali degli Slam, smentire tutti quelli che non credono che io ce la possa fare. Allora ne sarà valsa la pena.

Partecipando a numerosi tornei futures, challenger e open, hai intravisto qualche giovane azzurro capace di poter fare il salto di qualità, passando al professionismo?
Ho giocato contro Colella poche settimane fa e devo dire che non è affatto male. Il più forte di tutti, a livello di tennis, è sicuramente Della Tommasina; un’altra categoria rispetto a tutti gli altri.

Chi è oggi la tua guida tecnica?
Da poche settimane mi sta seguendo Gianluca Luddi. Lui ha grande esperienza e credo possa aiutarmi in questa mia scalata alla classifica. Gianluca conosce benissimo il tennis, ha già vissuto queste situazioni e mi ci trovo benissimo a livello umano.

Come tutti i giocatori italiani sei cresciuto sulla terra battua, ma pensi che il tuo gioco possa adattarsi bene anche alle superfici veloci? Soprattutto ad inizio e fine anno si giocano molti tornei sul rapido..
Credo di potermi adattare abbastanza bene al veloce, anche se avrei bisogno di una certa preparazione. Non è escluso che possa iniziare a giocare qualche torneo sul veloce, ne ho parlato proprio in questi giorni con Gianluca.

Dopo Rimini che tornei giocherai?
Andrò a San Marino. Poi giocherò un Open per risalire di portafoglio; in seguito ho in programma il 15.000+H di Bolzano ed un altro che adesso non ricordo. Dopo? Un po’ di vacanza, altrimenti mi scoppia la testa.

Ciao Giulio, in bocca al lupo
Ciao, grazie e crepi

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